“Madre”: arriva nelle sale italiane il film del 2009 di Bong Joon-ho

Dopo “Memories of Murder” (2003), il quale venne proposto nelle sale italiane nel febbraio 2020, tocca ora a “Madre”, film cult del regista sudcoreano Bong Joon-ho.

Bong Joon-ho è conosciuto principalmente per il suo capolavoro “Parasite” del 2019. Film che ebbe un successo clamoroso agli Oscar 2020 e in cui vinse i principali premi, oltre alla Palma d’Oro al Festival di Cannes. Miglior Film Straniero, Miglior Regista, Miglior Sceneggiatura Originale e… Miglior Film. Diventando il primo film straniero, nella storia degli Oscar, a vincere quest’ultima statuetta.

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Nel suo “Parasite” Bong Joon-ho raccontò le vicende di due famiglie della Corea totalmente agli antipodi. Due famiglie, le quali non sembrano nemmeno vivere nello stesso mondo. Una estremamente ricca, viziata e a tratti ingenua. L’altra più che mai povera, senza un impiego fisso e che tira avanti alla giornata. Ma estremamente furba, la quale è stata costretta, nel corso degli anni, a dover aguzzare l’ingegno per sopravvivere nella crudele società in cui ha avuto la sfortuna di trovarsi.

Questa riesce, con l’inganno, ad intrufolarsi all’interno dell’abitazione della benestante famiglia, elaborando un piano diabolico e tentando una scalata sociale, con il fine di ottenere un po’ di sollievo e una sistemazione decente.

Ma chi sono i veri parassiti? In “Parasite” non c’è una distinzione netta tra buoni e cattivi. Ognuno dei personaggi agisce, si potrebbe dire, in maniera giustificata.

Forse il vero parassita, nient’altro è che la società, la quale porta a commettere, per forza di cose, determinate azioni. Il dramma della frattura sociale e dell’iniquità vennero trasportati all’interno di un contesto più piccolo dal regista sudcoreano, il quale riuscì in maniera incisiva nel suo intento di denuncia.

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Per omaggiare la strabiliante vittoria e il lavoro di questo grande artista, rimasto nell’ombra per troppo tempo, nel 2020 uscì nelle sale italiane il suo “Memories of Murder” (Memorie di un Assassino), pellicola del 2003 ispirata alla vera storia del primo assassino seriale coreano conosciuto, il quale colpì fra il 1986 e il 1991.

Ed è ora il turno di “Madre”, pellicola del 2009 che uscirà nelle sale italiane questo 1° luglio 2021. Il film racconta la storia di una madre, la quale più che una persona prende la forma di un concetto, difatti, la donna non ha un nome nel film, semplicemente è Madre e del suo amore incondizionato verso il figlio, che ha cresciuto da sola e che è diventato la sua unica ragione di vita.

Un amore a tratti malato e che non conosce limiti e nemmeno dubbi. Neanche quando il figlio ventisettenne viene accusato di omicidio a seguito del ritrovamento del corpo di una ragazza. Questo fatto porterà Madre a fare di tutto per salvare l’amato figlio e per provare che le accuse nei suoi confronti sono false, compreso andare alla ricerca del vero assassino.

“Madre” è un film sulla mostruosità che può derivare dall’amore incondizionato di una madre nei confronti della propria creatura. Fino a dove può spingersi questa per proteggere il proprio figlio? Questa è la domanda che ruota intorno al film e a cui Bong Joon-ho risponde così:

Tutti hanno una madre, e tutti hanno idea precisa di cosa sia una madre: è la persona che ciascuno di noi ama di più, la più gentile e al contempo la più irritante. Sono molti i sentimenti che si contrappongono quando si ha a che fare con questa figura, e questo perché la relazione tra un figlio e una madre è alla base di tutte le relazioni umane.

Innumerevoli romanzi, film e programmi televisivi si sono avvicinati alla figura materna, ma io volevo esplorarla in un modo che fosse mio peculiare, funzionale e scoprire dove potevo portarla a livello cinematografico, per poi spingerla fino all’estremo.

IL TRAILER DEL FILM

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Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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