Lupin: il ladro gentiluomo su Netflix

Lupin, la nuova serie Netflix ispirata, neanche troppo, alle gesta del personaggio nato dalla penna di Maurice Leblanc nel 1905, è già nella top 10 del colosso americano.

Chi ha letto i libri delle avventure di Arsenio Lupin, o magari è cresciuto con il manga di Lupin III, rimarrà deluso dalla storia di Assane Diop, che per i suoi colpi usa gli psudonimi di Paul Sernine o Luis Perenna e si muove in un contesto odierno e diverso dal ladro da cui prende il nome la serie.

MyZona

Il Lupin di Leblanc come ispirazione

Da Lupin prende ovviamente spunto, soprattutto grazie al libro “Arsène Lupin gentleman cambrioleur” regalatogli dal padre prima dell’arresto e al successivo suicidio che cambieranno per sempre la vita di Assane il quale, ispirandosi al più famoso ladro della letteratura, diverrà un abile borseggiatore. Gli stessi pseudonimi, che altro non sono che acronimi di Arsène Lupin, sono legati ad abili travestimenti che richiamano una delle caratteristiche del personaggio di Leblanc: il camuffamento usato per i furti.

Dal ladro immaginario, ispirato a sua volta alla figura reale di Marius Jacob, Assane prende l’etica del gentiluomo. La figura del “ladro gentiluomo” torna di continuo e sembra richiamare anche la “Casa di Carta” nel momento in cui il “Professore” della fortunata serie spagnola spiega che non ruberanno al popolo ma soldi di nessuno senza voler far del male a qualcuno.

Questo tema nel personaggio interpretato da Omar Sy, famoso al grande pubblico per il film Quasi amici”, è ridondante. Le scene di violenza sono pressoché zero e i furti vengono fatti ai danni di ricchi in una sorta di “esproprio proletario”, come nel caso dei gioielli provenienti dal Congo belga che richiama il tema dello sfruttamento coloniale. Troviamo quindi il tema della rivincita. Assane, che si muove nell’odierna Parigi, è colui che vuole giustizia per il padre ma anche per il popolo, quello senegalese, dal quale discende. C’è quindi una retorica di fondo su temi quali lotta di classe e pseudo-razzismo che non sono neanche troppo impliciti.

I richiami ad altre fortunate Serie TV

Per quanto riguarda la svolta revanscista, che viene a galla minuto dopo minuto, alcune scene richiamano serie TV che hanno fatto la storia. L’entrata volontaria in carcere, ad esempio, richiama “Prison Break”, dove Michael Scofield si fa arrestare per far evadere il fratello ingiustamente carcerato.

La trama è abbastanza scontata, vista più volte in polizieschi e caper movie. Dall’idea di un colpo quasi impossibile dentro al Louvre, passando per il ricco e potente che per i suoi loschi affari incastra il povero autista immigrato, al poliziotto corrotto che poi cerca di redimersi a 25 anni di distanza, alla giornalista caduta in disgrazia che ritrova la voglia di lottare per aiutare un perfetto sconosciuto. Anche alcune battute sembrano molto banali, come quando Assane giura all’ex moglie di smettere di fare quella vita. Sembra quasi un richiamo a “Domani smetto” degli Articolo 31.

“Lupin, nell’ombra di Arsenio”, come suggerisce il sottotitolo, ha volutamente richiamare alla mente del pubblico il famoso personaggio ideato ad inizio ‘900 da Leblanc, ma la figura ideata da George Kay e François Uzan è sicuramente altro, un omaggio in chiave moderna al capolavoro letterario da cui trae ispirazione.

L’ambientazione ricorda molto alcune serie come Luther e Sherlock e non è da sottovalutare il fatto che sia stato Louis Leterrier il regista dei primi tre episodi, famoso per “Now you see me”. Con una delle prime frasi pronunciate da Assane , “mi avete visto, ma non mi avete guardato”, si ricrea quell’ambiente di magia legata al furto che aveva dato fortuna al suddetto film. In questo caso, questa capacità da borseggiatore-prestigiatore del protagonista ricorda anche Will Smith in “Focus- Niente è come sembra”.

Lupin: un finale aperto

Le 5 puntate scorrono comunque piacevolmente senza grandi colpi di scena ma con una buona dose di flashback sul passato di Assane e del suo essere un ladro gentiluomo autodidatta ispirato alla figura di Arsène Lupin. Questa figura è ciò che più di tutto lo lega al padre. Quel padre che gli è stato tolto ingiustamente e di cui vuole riabilitare la persona.

La serie si chiude con un episodio, anche esso lievemente forzato, che lascia la trama aperta e irrisolta in attesa della seconda stagione. Certo è che a livello commerciale il richiamo al ladro gentiluomo più famoso del mondo è stata una trovata geniale.

Da leggere anche

Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli