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La Casa di Carta, parla Alvaro Morte: spero in dieci stagioni, è un prodotto che funziona

Federico Falcone

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Mancano 10 giorni all’uscita della quarta stagione de La Casa di Carta, i fan fremono e dopo i primi spoiler (parziali o totali, ancora non lo sappiamo) dei trailer, arrivano anche le parole di uno dei protagonisti della serie spagnola, Alvaro Morte, in arte “Il Professore“.

L’emotività sarà molto importante. È una stagione molto legata ai sentimenti dei personaggi, ma posso dirti che finirà in modo molto interessante“, ha dichiarato all’edizione spagnola dell’Huffington Post, “Non c’è un personaggio migliore o peggiore, quindi è difficile rispondere a questa domanda. Gli scrittori sono riusciti a creare un delicato equilibrio nel rappresentare tutti. Non sarei interessato alle nuove puntate se non seguissimo Denver, Helsinki o Palermo. Se smettessero di mostrarci le loro vicende sarei molto dispiaciuto, anche se la storia dovesse andare in altre direzioni“.

Non solo, sempre durante una recente intervista con Formula Tv, si è sbilanciato ancora di più, affermando la speranza di arrivare almeno a dieci stagioni. “Dal mio punto di vista, se facessimo una quinta [stagione] ma anche una decima, sarei entusiasta di continuare La Casa di Carta che è inoltre un prodotto che funziona e che ho vissuto lavorando con i miei compagni di avventura e con l’equipe di tecnici. […] Se mi continuassero a chiamare per seguire il Professore sarei completamente d’accordo a partecipare“.

Fondatore e direttore editoriale del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Dalla vittoria al talent di Radio 105 alla collaborazione con Benji&Fede, Emmelle parla del suo ultimo brano

redazione

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E’ da poco uscito “Dipende“, nuovo singolo della cantautrice Mariangela Leggieri, in arte Emmelle. Il brano, registrato in collaborazione con i colleghi di Warner Chappell del Take Away Studios di Benji e Fede, è dedicato all’amato cugino scomparso due anni fa. Un pezzo fortemente caratterizzato da un’emotività espressa in note e in parole, volutamente intimo, profondo e ricercato al tal punto da mettere a nudo le emozioni dell’artista.

“L’ho scritto nel corso dell’estate del 2019 – spiega Emmelle – ero in vacanza e ho ripensato a lui e a tutto quello che avevamo passato assieme nel corso degli anni. Ognuno di noi ha una parola che ripete in continuazione, anche senza rendersene conto. La sua era “dipende“. La ripeteva così spesso che questa parola in seguito divenne il suo soprannome”.

“Ho sempre utilizzato la musica come valvola di sfogo. Un altro mio brano, “Pezzi di vetro”, parla del bullismo che ho vissuto il prima persona ed è stato quello che ha segnato la mia liberazione attraverso la musica. La canzone sta a indicare come ci si possa sentire fragili ma, al tempo stesso, desiderosi di rivincita e di dimostrare che nella vita bisogna andare avanti a testa alta. E’ il messaggio che lancio a tutto quelli che vivono il bullismo. Quando di ciò ne ho parlato ai colleghi Francesco Sponta Marco Canigiula e Marco di Martino con cui l’ho scritta è nata subito un’empatia sincera, un confidarsi reciprocamente tirando fuori in un brano contro tutto ciò che rappresentasse questo mostro chiamato bullismo”.

La copertina del brano è stata realizzata dal grafico di Warner Music Italy, Federico Ferè, che ha realizzato anche per Ghali , Mecna , Clementino , Annalisa , Benji&Fede , Ensi , Nayt , Clementino, Mecna , Calcutta.

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Fase 2, ecco come cambia l’accesso alle biblioteche. In molte rischiano di non riaprire più

Federico Falcone

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La Fase 2 dell’emergenza Coronavirus entra nel vivo e anche le biblioteche si preparano a ripartire. Ma come? Sarà inevitabile ricorrere alla prenotazione, ai dispositivi di protezione personale come mascherine e guanti e rispettare le regole di distanziamento sociale. Almeno un metro tra le persone, dunque. Altresì fondamentale e inevitabile sarà il ricorso al termoscanner l’accesso in sala e l’ingresso contingentato. Domani, 18 maggio, queste saranno le basi per ripartire.

Ma non tutti servizi torneranno a pieno regime, anzi. Saranno garantiti affitti ai residenti del posto dove questi avvengono, le restituzioni degli stessi, uno sportello di informazione e forse l’utilizzo delle postazioni internet – laddove presenti – all’interno dell’edificio. Su quest’ultimo punto si valuta l’inevitabile principio della sanificazione costante e reiterata nel corso della giornata. Imprescindibile la sanificazione degli spazi, qualora aperti al pubblico, anche se ad ora non se ne parla di riaprirle

Come spiegato al Fatto Quotidiano da Rosa Maiello, presidente dell’Associazione italiana biblioteche, “Sono oltre 13mila quelle censite, molte hanno problemi di sedi e di personale. Una situazione aggravata dall’emergenza Covid-19. C’è chi dovrà attendere ancora, altre rischiano di scomparire”. Il rischio, dunque, di assistere a un depauperamento di alcuni tra i luoghi di cultura per eccellenza, è altissimo, ma la necessità di ripartire e guardare al futuro è imprescindibile.

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Libri

Due anni di presente-mente suoni e immagini contro lo stigma verso chi soffre disturbi psichici

Fabio Iuliano

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Due anni fa, in occasione del quarantesimo anniversario della legge Basaglia, nasceva presente-mente, la piattaforma libera sulla salute mentale ideata da Stefano Ratini. 

Un contenitore che ha dato voce a persone che, soffrendo di un disagio mentale, hanno dimostrato una sensibilità fuori dal comune; uno per tutti il racconto “Nel sogno di Celestino” di Maurizio Pietropaoli.

Il sito ha pubblicato testi e video in cui il tema del disagio mentale si sublima in arte, come i contributi di Giuseppe Tomei sulla follia. Un lavoro nella direzione di quello che raccontano canzoni come “Shine on You crazy diamond”.

L’arte è un modo per affrontare lo stigma sulla malattia mentale sempre nel segno degli insegnamenti di Basaglia, il quale diceva: “visto da vicino nessuno è normale”. Lo slogan del blog, preso in prestito da George Orwell, è “la realtà esiste nella mente umana e non altrove“.

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