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La Casa di Carta, parla Alvaro Morte: spero in dieci stagioni, è un prodotto che funziona

Federico Falcone

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Mancano 10 giorni all’uscita della quarta stagione de La Casa di Carta, i fan fremono e dopo i primi spoiler (parziali o totali, ancora non lo sappiamo) dei trailer, arrivano anche le parole di uno dei protagonisti della serie spagnola, Alvaro Morte, in arte “Il Professore“.

L’emotività sarà molto importante. È una stagione molto legata ai sentimenti dei personaggi, ma posso dirti che finirà in modo molto interessante“, ha dichiarato all’edizione spagnola dell’Huffington Post, “Non c’è un personaggio migliore o peggiore, quindi è difficile rispondere a questa domanda. Gli scrittori sono riusciti a creare un delicato equilibrio nel rappresentare tutti. Non sarei interessato alle nuove puntate se non seguissimo Denver, Helsinki o Palermo. Se smettessero di mostrarci le loro vicende sarei molto dispiaciuto, anche se la storia dovesse andare in altre direzioni“.

Non solo, sempre durante una recente intervista con Formula Tv, si è sbilanciato ancora di più, affermando la speranza di arrivare almeno a dieci stagioni. “Dal mio punto di vista, se facessimo una quinta [stagione] ma anche una decima, sarei entusiasta di continuare La Casa di Carta che è inoltre un prodotto che funziona e che ho vissuto lavorando con i miei compagni di avventura e con l’equipe di tecnici. […] Se mi continuassero a chiamare per seguire il Professore sarei completamente d’accordo a partecipare“.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Musica

Annunciati tre concerti di Björk in Islanda, disponibili in livestreaming

Sophia Melfi

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L’artista islandese Björk ha annunciato tre nuovi concerti previsti per il 9, 15 e 23 agosto all’Harpa Hall di Reykjavík.

Le perfomance saranno disponibili in livestreaming e celebreranno tutti i musicisti islandesi con i quali Björk ha collaborato nel corso della sua carriera. Ad arrangiare i pezzi dell’artista ci saranno l’orchestra sinfonica islandese, un gruppo di sette flautisti e il coro Hamrahlíð.

I fondi del concerto, organizzato in associazione con Icelandic Airwaves, saranno devoluti in beneficenza per supportare le donne vittime di abusi domestici e gli immigrati.

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Musica

Addio a Vera Lynn, cantò quel We’ll meet again citato dalla Regina Elisabetta per motivare la sua gente durante l’emergenza Covid

Fabio Iuliano

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Addio a Vera Lynn che scompare a 103 anni. Leggenda della canzone britannica e voce popolarissima al tempo della Seconda guerra mondiale con motivi come ‘We’ll meet again’ (Ci incontreremo ancora), tornato in auge come colonna sonora del Regno anche in questi mesi di pandemia da coronavirus e di lockdown: tanto da essere citato dalla regina Elisabetta stessa a mo’ d’incoraggiamento in un recente messaggio alla nazione.

Dame Vera è spirata nella sua casa di Ditchling, nel Sussex, sud dell’Inghilterra, circondata dai suoi cari, riferisce la famiglia senza indicare alcuna malattia come causa. Salita sulle scene da bambina per la prima volta negli anni ’20, era rimasta nel cuore del pubblico d’oltremanica per tutta la vita per le sue canzoni patriottiche, il suo inossidabile sorriso ottimista e le tante attività di beneficenza. La sua ultima apparizione in video era stata per incoraggiare i connazionali a non abbattersi di fronte all’epidemia di Covid-19. Messaggi di cordoglio arrivano in queste ore dai vertici della monarchia, della politica e dal mondo della cultura del Regno. 

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C’era una volta Sergio Leone: a Roma la mostra dedicata al grande regista

redazione

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Sergio Leone ha reso leggendario il racconto filmico della storia di miti come il West o l’America. Dopo oltre mezzo secolo, lui stesso è diventato mito: si chiama infatti “C’era una volta Sergio Leone“, parafrasando i titoli dei suoi celebri film. Riapre, ed è eccezionalmente prorogata fino al 30 agosto “C’era una volta Sergio Leone”, la grande mostra dal titolo evocativo ospitata nel Museo dell’Ara Pacis con cui Roma celebra, a trenta anni dalla morte e a novanta dalla sua nascita, uno dei miti assoluti del cinema italiano.

Promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’esposizione è in Italia dopo il successo dello scorso anno alla Cinémathèque Française di Parigi, istituzione co-produttrice dell’allestimento romano insieme alla Cineteca di Bologna.

Il percorso espositivo – curato dal direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, in collaborazione con Rosaria Gioia e Antonio Bigini – racconta di un universo sconfinato, quello di Sergio Leone, che affonda le radici nella sua stessa tradizione familiare: il padre, regista nell’epoca d’oro del muto italiano, sceglierà lo pseudonimo di Roberto Roberti, e a lui Sergio strizzerà l’occhio firmando a sua volta Per un pugno di dollari con lo pseudonimo anglofono di Bob Robertson.

La mostra è realizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo , in collaborazione con Istituto Luce – Cinecittà, Ministère de la culture (Francia), CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée, SIAE e grazie a Rai Teche, Leone Film Group, Unidis Jolly Film, Unione Sanitaria Internazionale, Romana Gruppi Elettrogeni Cinematografici. Digital Imaging Partner: Canon. Sponsor tecnici: Italiana Assicurazioni, Hotel Eden Roma, Bonaveri. L’ideazione è di Equa di Camilla Morabito e il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura.

TUTTE LE INFO SULLA MOSTRA AL LINK: bit.ly/MostraSergioLeone

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