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L’intervento: l’insostenibile leggerezza del voucher

Fabio Iuliano

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Nuovo intervento della battaglia legale condotta dall’avvocato Gianluca Spera contro il sistema dei voucher, imposti da alcune major della distribuzione e vendita degli spettacoli live, al posto del rimborso. Queste le sue riflessioni anche alla luce della presa di posizione di Paul McCartney di fronte all’appello dei fan italiani, costretti a battaglie legali per poter riavere indietro i soldi dei tagliandi anziché convertirli in altri biglietti per concerti di altri artisti.

Così Spera sul suo blog: Mr. Hopes Stories

Nella giornata in cui si sarebbe dovuta tenere la prima delle due date italiane di Paul McCartney, quella di Napoli, è arrivata una vera e propria mazzata per l’industria dei concerti e il governo che ha avallato la pratica assurda dei voucher.

A sferrare il colpo lo stesso Sir Paul con un post al vetriolo sulla sua pagina facebook:

“È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo.

Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’estate è stato offerto il rimborso completo. L’organizzatore italiano dei nostri spettacoli ed i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso.

 Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan”. 

Parole durissime che non avrebbero lasciato spazio a repliche di sorta. Invece, come al solito, è intervenuto l’onnipresente Mimmo D’Alessandro, l’ormai noto organizzatore di eventi live, che, invece di prendere atto della reprimenda e incassare il colpo, ha rilanciato da par suo. “Paul e il suo staff erano perfettamente a conoscenza delle normative vigenti in Italia al riguardo: nel momento in cui ha deciso di cancellare i due concerti, avrebbe potuto escogitare e adottare le soluzioni che gli sembravano più idonee”. Come dire: è tutta colpa di Paul, mica nostra o del governo che ha deciso di espropriare i fans dei loro soldi. Intanto, D’Alessandro non si perde affatto d’animo e lancia una proposta alquanto bizzarra per rispondere alle critiche ricevute: rimborsare un voucher a due anni dall’emissione in caso di mancato utilizzo.

Una soluzione geniale: un prestito di ventiquattro mesi a fondo perduto, senza interessi, senza garanzie, insomma una cambiale scritta con l’inchiostro magico. Chissà perché non ci aveva pensato ancora nessuno. Più che un voucher, al malcapitato acquirente resterà tra le mani un inutile souvenir di un concerto solo immaginato.

Peraltro, dai dati forniti dai promoters dei concerti, pare che su 44 mila biglietti venduti per le date di Paul McCartney siano stati emessi poco meno di 18 mila voucher. Questo significa che almeno la metà delle persone si prepara alle inevitabili azioni giudiziarie. A maggior ragione dopo aver letto le dichiarazioni del presidente di Assomusica, Vincenzo Spera, rilasciate alla rivista Rockol: “C’è un settore che sta rischiando di sparire e che non sa quando potrà riaprire”. Cioè, a questo settore che teme il fallimento e non ha nessuna idea di quando sarà in grado di organizzare concerti, può essere mai elargito un prestito senza alcuna garanzia? Si rendono conto i ministri, i parlamentari della maggioranza (ma anche quelli dell’opposizione che si dimostrano quanto meno distratti in questa fase) che guazzabuglio è stato creato con una norma illegittima, contraddittoria, iniqua, arbitraria e molto probabilmente inapplicabile dai giudici investiti dalle domande di rimborso?

DARIO FRANCESCHINI

Forse, per questo, s’è destato anche il mite ministro Dario Franceschini che ha stretto ulteriormente nella morsa promoters e Assomusica. Il titolare del dicastero per i beni e le attività culturali, scosso dalle dichiarazioni seccate dell’ex Beatles che lascia intendere la sua intenzione di cancellare il Belpaese dai suoi prossimi tour, per contenere l’enorme danno d’immagine e attenuare la figuraccia planetaria, ha fornito un’interpretazione autentica dell’arcinoto e azzeccagarbugliesco art. 88 del Decreto Cura Italia: “È evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà, lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in sede di conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma”. Quindi, fermi tutti: non avevamo capito niente. A dar credito alle parole del ministro, non ci sarebbe alcun titolo per trattenere le somme versate per l’acquisto dei biglietti di concerti cancellati, tra cui quello di Paul McCartney, che andrebbero immediatamente restituite.

Certo, di fronte al muro eretto dall’industria musicale recalcitrante rispetto alle diffide già ricevute e in attesa del quanto mai opportuno intervento del Parlamento, non resta che far partire le azioni giudiziarie rafforzate non solo dalle sempre più solide argomentazioni giuridiche ma adesso anche dalle parole del ministro e da quelle di McCartney che va solo ringraziato per aver rimesso in riga il governo italiano. Questo a conferma che il rock possiede veramente una carica rivoluzionaria nei suoni, nei testi e nei suoi interpreti. Almeno quelli che non hanno paura di sostenere una giusta causa.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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All’Arena di Verona arriva Heroes, concerto in streaming con i grandi nomi della musica italiana

Antonella Valente

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Cinque ore di musica, trentaquattro artisti coinvolti, una location mozzafiato. Il 6 settembre, all’interno dell’Arena di Verona, a partire dalle 19 si terrà “Heroes“, concerto in streaming con alcuni tra i più grandi nomi della scena musicale italiana. L’evento sarà disponibile sulla piattaforma Futurissima (www.futurissima.net). Il servizio di streaming sarà fornito da MainStreaming, leader italiano del settore. Acquistando sin da ora l’accesso streaming, disponibile su tutte le principali società di ticketing (Ticketmaster, Ticketone e Vivaticket) a 9,90 euro più 1 euro di commissione di servizio, si entrerà a far parte della storia della live music italiana, potendo fruire ovunque ci si trovi di uno show unico, spettacolare ed interattivo.

Dal 14 al 31 luglio sarà attiva la prima fase della promozione “Iniziamo il futuro insieme” che consentirà di ottenere due biglietti al prezzo speciale di 9,90 (+1 euro di commissioni). Dal 1 agosto entrerà in vigore il prezzo pieno a 9,90 euro sul singolo biglietto, ma si manterrà comunque un’attività promozionale che permetterà l’acquisto di tre biglietti al prezzo di 19,80 (+3 euro di prevendita).

Questi gli artisti coinvolti: Achille Lauro, Afterhours, Aiello, Anna, Brunori Sas, Coez, Coma Cose, Diodato, Elodie, Eugenio In Via Di Gioia, Fedez, Frah quintale, Francesca Michielin, Franco126, Gaia, Gazzelle, Gemitaiz&Madman, Ghali, Levante, Madame, Mahmood, Margherita Vicario, Marlene Kuntz, Marracash, Nitro, Pinguini Tattici Nucleari, Priestess, Random, Salmo, Shiva, Subsonica, Tommaso Paradiso, Willie Peyote.

Il ricavato della vendita dei biglietti sarà donato al fondo “Covid-19, sosteniamo la musica” di Music Innovation Hub, sostenuto da Spotify e promosso da Fimi, in collaborazione Afi, Assomusica, NUOVOIMAIE e PMI. E’ rivolto alle categorie professionali più colpite dagli effetti della pandemia, dagli artisti emergenti ai lavoratori intermittenti. In particolare, la raccolta filantropica generata dal progetto e certificata, prevede il versamento di una quota del 15% in favore dei lavoratori dello spettacolo precari dell’Arena di Verona.

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Live Aid 35 anni dopo: il concerto che cambiò il mondo

Riccardo Colella

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Buon compleanno Live Aid. 35 anni sono passati da quello che, per molti, è stato il più grande evento rock della storia. 2 miliardi di telespettatori in tutto il mondo, che vedevano realizzarsi l’incredibile e, fino ad allora, utopica idea partorita dalle geniali menti di Bob Geldof e Midge Ure, corsi in soccorso di un’Etiopia devastata dalle carestie. All’appello dei due musicisti risposero in molti, quasi tutti.

A darsi il cambio sui palchi di Londra e Filadelfia, infatti, in una maratona di ben 16 ore di grande musica, i maggiori artisti dell’epoca: da David Bowie ai Duran Duran, dalla reunion dei Black Sabbath di Ozzy Osbourne ad Elton John, da George Michael ai Dire Straits. E ancora Madonna, Kenny Loggins, i Beach Boys, Bryan Adams e Joan Baez, Bryan Ferry accompagnato da David Gilmour, fino agli INXS del compianto Michael Hutchence, in diretta da Melbourne.

Un evento memorabile che consacrò la figura di Freddie Mercury come il frontman per antonomasia e inarrivabile per chiunque. Venti minuti sono bastati, infatti, alla band della Regina, per sovrastare le pur eccelse esibizioni degli altri artisti partecipanti. I Queen suonarono nell’ordine Bohemian Rapsody, Radio Ga Ga, Hammer to fall, Crazy little thing called love, We will rock you e We are the champions. Un’esibizione che rimarrà nella storia e che surclassò addirittura quella degli U2 e di uno scatenato Bono Vox che, improvvisatosi ballerino con una ragazza del pubblico, costrinse agli straordinari il chitarrista The Edge il quale portò la durata di Bad a ben 12 minuti, a fronte dei 5:53 originali.

Lo spirito e la solidarietà che univa gli artisti del Live Aid, in quella giornata, era tenuta su da una magia che si respirava ben viva tra le note. Con Bob Dylan che, preso a suonare Blowin’ in the wind, ruppe una corda della chitarra e Ronnie Woods dei Rolling Stones che gli prestò la sua, continuando l’esibizione a mani vuote e mimando le movenze di Pete Townsend degli The Who.

Con un Phil Collins che si trovò a suonare a Londra, per poi volare diretto verso il JFK Stadium di Filadelfia su un Concorde. Sul volo della British Airways, il batterista dei Genesis incontrò una Cher ignara di quanto stesse succedendo, e che fu tirata dentro al progetto in extremis, tanto da esibirsi con gli artisti di USA for Africa nella We are the world che chiuse l’evento americano. Sul palco di Wembley, invece, gli artisti del Live Aid intonarono quello che sarebbe diventato l’inno della manifestazione: Do they know it’s Christmas.

Una giornata da brividi in grado di far venire la pelle d’oca ancora oggi che, a 35 anni da allora e con le distanze continentali azzerate grazie alla tecnologia e a causa della pandemia globale, trasmetteva una magia che da lì in poi non si sarebbe mai più replicata.

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Dalla Maremma alle praterie del centro America: ecco “Cavallo Pazzo”

Fabio Iuliano

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Si intitola “Cavallo Pazzo” l’esordio discografico del cantautore toscano Ivan Francesco Ballerini pubblicato e distribuito da RadiciMusic Records. Sono 10 brani inediti. Si tratta sotto tutti gli aspetti di un concept album in cui si narra la storia di Cavallo Pazzo, leggendario nativo americano della tribù degli Oglala Lakota vissuto fin verso la fine dell’800.

Di nuovo un ricco artigianato d’autore come ci ha abituati la label di Aldo Coppola Neri, sempre attenta alle penne di spessore e di contenuto. Dalla Maremma dei butteri, terra d’origine di Ballerini alle praterie sconfinate del centro America “fluttuando su un piano emotivo interiore di pace e contatto circolare con la natura” (F. Balestrelli). “Cavallo Pazzo” è anche la cultura e le tradizioni dei nativi d’America, di personaggi realmente esistiti… ma è soprattutto il racconto della terribile distruzione di un popolo, voluta dall’industrializzazione spietata da chi si vantava di portare con se il futuro.

Insomma, la storia che conosciamo tutti e che qui, in forma di canzone diviene specchio e metafora di quella che vantiamo essere la nostra attuale (in)civiltà omologante e omologata, perpetrata dai poteri forti e da governi che puntano alla distruzione delle singole individualità. Canzoni morbide, canzoni di suoni puliti, canzoni di arie fresche e praterie al tramonto.

Tutto come stare a cavallo, passeggiando tra la vera storia dei nativi americani, guardandoci le spalle ed il cuore, osservando il mondo come piano piano lo stiamo distruggendo… tutte sensazioni che si respirano fin dentro il bellissimo video di lancio del singolo “Gufo grazioso” diretto da Nedo Baglioni.

Ballerini nasce a Manciano, in provincia di Grosseto, il 15 Gennaio del 1967. Sin dai primi mesi di vita, mostra un forte interesse sia per la musica che per il canto. Studia pianoforte appena finite le scuole elementari anche se poi sarà la chitarra la sua vera passione. Non essendoci un insegnante di chitarra nel paese in cui vive, decide di approfondire le sue conoscenze utilizzando il metodo di Franco Cerri e Mario Gangi.

Negli anni novanta inizia con le prime serate live, chitarra e pianoforte elettronico, girando un po’ in tutta la Toscana. Nel 2013 forma un duo, chitarra e voce con l’amico chitarrista Oriano Marretti, con cui tutt’ora collabora. Dopo numerosi live sul territorio nazionale arriva l’esordio nel 2017 con un primo disco di omaggi e di rivisitazioni personali dal titolo “Ivan & Oriano – canzoni d’autore”.

Nel gennaio del 2019 inizia a scrivere alcuni brani propri, affrontando tematiche generali, di attualità e di accadimenti riguardanti gli indiani d’America. Tra questi brani spiccano “Cavallo pazzo” e “Preghiera Navajo” per intensità della musica e dei testi. La canzone “Preghiera Navajo” inoltre partecipa ad un concorso di poesia della casa editrice Aletti – Mogol e sarà selezionata ed inserita in una loro antologia.

Con l’arrangiatore – chitarrista Alberto Checcacci decide di perseguire la strada del concept album, scrivendo ed arrangiando 10 brani inediti, tutti incentrati sulla vita degli indiani d’America. Attualmente Ivan Ballerini sta lavorando per la produzione di un nuovo album che vedrà la luce nella seconda metà del 2020: tematiche sociali, dalla solitudine al desiderio di cambiare vita… anche l’amore viene trattato dall’autore, l’amore che è poi il vero motore che spinge un artista a comporre, sia che si tratti di amore verso una donna, o verso la musica.

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