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Musica

Concerti saltati, caos biglietti: fan di McCartney rilanciano la battaglia legale anti-voucher

Fabio Iuliano

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Cronaca di un’ingiustizia inattesa. Così l’avvocato Gianluca Spera parla sul suo blog “Mr Hopes stories” parla del caos relativo al mancato rimborso dei biglietti dei concerti, primo fra tutti quello di Paul McCartney, i cui tagliandi hanno raggiunto prezzi di diverse centinaia di euro.

Al posto del rimborso,  tuttavia, migliaia di fan si sono ritrovati in mano un voucher con cui scegliere però cantanti semisconosciuti. Perché il concerto – a Napoli (previsto il 10 giugno) come a Lucca (13 giugno) – è stato annullato. E perché, sostengono gli organizzatori, lo stabilisce la legge.

Le cose stanno effettivamente così? È da vedersi, intanto Spera fa parte di un pool di avvocati pronto a sostenere varie azioni legali per il riconoscimento dei rimborsi.

Ma andiamo con ordine e facciamolo con le parole dello stesso avvocato che riportiamo in integrale sotto questo video con cui alcuni fan italiani si rivolgono allo stesso musicista, icona dei Fab Four, per chiedere sostegno nella battaglia legale volta al riconoscimento dei rimborsi. Il testo, modulato da Yesterday e Home tonight, ricostruisce la vicenda.

CRONACA DI UN’INGIUSTIZIA INATTESA – “Il governo italiano ha giocato un tiro mancino a tutte le persone che avevano acquistato voli, biglietti per eventi musicali, pacchetti di viaggio, poi annullati per le note vicende del covid-19. Infatti, l’art 88 bis del Decreto Legge 18 del 17 marzo 2020 (convertito in legge il 24 Aprile 2020) prevede che il rimborso dei consumatori/utenti debba avvenire attraverso un voucher e non con la restituzione della somma effettivamente sborsata.

Insomma, trattasi di una norma che penalizza i consumatori in maniera grave e indecente. Non fa eccezione il tanto atteso concerto di Paul McCartney programmato per il 10 giugno in Piazza Plebiscito e poi cancellato per l’emergenza sanitaria; si badi cancellato e non rinviato. Questo significa che, in applicazione delle regole dettate dal governo, il consumatore può ricevere da Ticketone un buono pari all’importo già speso per assistere da qui a diciotto mesi a un altro concerto (purché organizzato dallo stesso promoter). Questi sono i paradossi di una normativa partorita a uso e consumo delle majors.

Da un punto di vista legale le contestazioni a questo pasticciaccio sono molteplici:

1) l’annullamento o cancellazione dell’evento ha di fatto provocato la risoluzione del contratto, concluso al momento dell’acquisto, facendo maturare il diritto del consumatore alla restituzione di quanto versato in esecuzione del contratto poi, come detto, risolto;

2) la modalità di rimborso attraverso voucher prevista dall’art. 88 bis viola le condizioni generali di contratto vigenti al momento della stipula dello stesso ed è contrastante con i diritti basilari del consumatore riconosciuti e rafforzati anche in sede comunitaria;

3) le modalità indicate da Ticketone per il rimborso attraverso voucher risultano del tutto vessatorie, essendo state predisposte unilateralmente senza alcuna approvazione da parte del contraente e avendo creato, successivamente alla conclusione del contratto (cosa incredibile!), uno squilibrio macroscopico dei diritti e obblighi derivanti dal contratto stesso;

4) la Commissione europea ha fortemente raccomandato agli Stati membri di offrire libertà di scelta tra voucher e rimborso in denaro, ammettendo implicitamente l’assoluta illegittimità della pratica del voucher obbligatorio e minacciando procedure d’infrazione nei confronti degli Stati membri recalcitranti.

Inoltre, è intervenuta l’Autorità Antistrust segnalando al Governo e al Parlamento italiano che l’art. 88 bis si pone in contrasto con la vigente normativa europea; nel caso di cancellazione per eventi inevitabili e straordinari, la legislazione comunitaria prevede, infatti, il diritto del consumatore a ottenere un rimborso.

Ha precisato l’Antitrust che, a fronte del perdurare del conflitto tra normativa nazionale ed europea, “interverrà per assicurare la corretta applicazione delle disposizioni di fonte comunitaria disapplicando la normativa nazionale con essa contrastante“.

Insomma, il consumatore ha il sacrosanto diritto a ottenere la restituzione di quanto versato per eventi poi annullati, rinviati o cancellati; tuttavia, in assenza di un ravvedimento degli organi legislativi che recepiscano gli interventi correttivi richiesti dall’Antitrust, i singoli consumatori saranno costretti a sobbarcarsi lunghe e onerose azioni giudiziarie. Come spesso succede, al danno segue anche la più classica delle beffe.

Così inquadrata la problematica, risulta di tutta evidenza che il voucher si configura come un sopruso inaccettabile perché scarica i costi delle cancellazioni sui consumatori.
Come ha ammesso candidamente anche il signor Mimmo D’Alessandro, l’organizzatore del concerto napoletano di McCartney.

Se dovessi andare in banca a ritirare i soldi per ripagare tutti quelli che hanno acquistato il biglietto di un mio concerto annullato, la banca rimarrebbe senza soldi (glielo assicuro), questo intaccherebbe l’economia con una crisi ulteriore che si riverserebbe sul cittadino”, ha detto in una recente intervista. a Il Fatto. Per poi aggiungere che “chi protesta” è una “minoranza rumorosa” che “fa casino”, gente che ha acquistato biglietti costosi che “si poteva permettere”.

Affermazioni talmente deliranti e offensive che da sole dovrebbero suggerire al governo e al Parlamento di seguire immediatamente le istruzioni dell’Antitrust. Ma D’Alessandro dimostra una certa perseveranza.

Ha chiesto scusa per l’intervista precedente in cui è stato “frainteso” ma poi ha subito rilanciato con la successiva alla rivista Rockol: “I voucher ci servono per tenere in piedi una filiera. Senza, crollerebbe tutto il nostro settore. Le aziende che si occupano dell’organizzazione dei concerti fallirebbero e, di conseguenza, non ci sarebbe più nemmeno l’opportunità di sfruttare il voucher. In quel caso sì che i soldi andrebbero persi. Il voucher è un’opzione prevista dalla legge, e meno male che è stata prevista, perché per chi fa il nostro lavoro la liquidità adesso come adesso è un enorme problema”.

Il messaggio è chiaro: cari consumatori, questi soldi non li rivedrete mai più, perché di raffa o di riffa non ve li restituiamo. In più aggiunge che le regole anti covid imposte dal governo in questa fase (e non si sa per quanto tempo ancora) non consentono di organizzare concerti negli stadi o nelle piazze. Magnifico! Quindi il voucher si trasformerebbe più in una promessa senza garanzie, in un pagherò privo di scadenza, che in un sistema certo di rimborso.

In definitiva, non resta che un’arma per combattere questa gigantesca ingiustizia: il diritto. Le prime diffide sono già state recapitate. Tutta colpa di un decreto che doveva rilanciare il Paese e, invece, costringe i cittadini defraudati a sobbarcarsi la sopravvivenza della filiera musicale. Ci sarà un giudice in Italia disposto a cancellare questo inconcepibile abuso? O si dovrà attendere il provvidenziale intervento dell’Europa?”

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

Musica

All’Arena di Verona arriva Heroes, concerto in streaming con i grandi nomi della musica italiana

Antonella Valente

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Cinque ore di musica, trentaquattro artisti coinvolti, una location mozzafiato. Il 6 settembre, all’interno dell’Arena di Verona, a partire dalle 19 si terrà “Heroes“, concerto in streaming con alcuni tra i più grandi nomi della scena musicale italiana. L’evento sarà disponibile sulla piattaforma Futurissima (www.futurissima.net). Il servizio di streaming sarà fornito da MainStreaming, leader italiano del settore. Acquistando sin da ora l’accesso streaming, disponibile su tutte le principali società di ticketing (Ticketmaster, Ticketone e Vivaticket) a 9,90 euro più 1 euro di commissione di servizio, si entrerà a far parte della storia della live music italiana, potendo fruire ovunque ci si trovi di uno show unico, spettacolare ed interattivo.

Dal 14 al 31 luglio sarà attiva la prima fase della promozione “Iniziamo il futuro insieme” che consentirà di ottenere due biglietti al prezzo speciale di 9,90 (+1 euro di commissioni). Dal 1 agosto entrerà in vigore il prezzo pieno a 9,90 euro sul singolo biglietto, ma si manterrà comunque un’attività promozionale che permetterà l’acquisto di tre biglietti al prezzo di 19,80 (+3 euro di prevendita).

Questi gli artisti coinvolti: Achille Lauro, Afterhours, Aiello, Anna, Brunori Sas, Coez, Coma Cose, Diodato, Elodie, Eugenio In Via Di Gioia, Fedez, Frah quintale, Francesca Michielin, Franco126, Gaia, Gazzelle, Gemitaiz&Madman, Ghali, Levante, Madame, Mahmood, Margherita Vicario, Marlene Kuntz, Marracash, Nitro, Pinguini Tattici Nucleari, Priestess, Random, Salmo, Shiva, Subsonica, Tommaso Paradiso, Willie Peyote.

Il ricavato della vendita dei biglietti sarà donato al fondo “Covid-19, sosteniamo la musica” di Music Innovation Hub, sostenuto da Spotify e promosso da Fimi, in collaborazione Afi, Assomusica, NUOVOIMAIE e PMI. E’ rivolto alle categorie professionali più colpite dagli effetti della pandemia, dagli artisti emergenti ai lavoratori intermittenti. In particolare, la raccolta filantropica generata dal progetto e certificata, prevede il versamento di una quota del 15% in favore dei lavoratori dello spettacolo precari dell’Arena di Verona.

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Musica

Live Aid 35 anni dopo: il concerto che cambiò il mondo

Riccardo Colella

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Buon compleanno Live Aid. 35 anni sono passati da quello che, per molti, è stato il più grande evento rock della storia. 2 miliardi di telespettatori in tutto il mondo, che vedevano realizzarsi l’incredibile e, fino ad allora, utopica idea partorita dalle geniali menti di Bob Geldof e Midge Ure, corsi in soccorso di un’Etiopia devastata dalle carestie. All’appello dei due musicisti risposero in molti, quasi tutti.

A darsi il cambio sui palchi di Londra e Filadelfia, infatti, in una maratona di ben 16 ore di grande musica, i maggiori artisti dell’epoca: da David Bowie ai Duran Duran, dalla reunion dei Black Sabbath di Ozzy Osbourne ad Elton John, da George Michael ai Dire Straits. E ancora Madonna, Kenny Loggins, i Beach Boys, Bryan Adams e Joan Baez, Bryan Ferry accompagnato da David Gilmour, fino agli INXS del compianto Michael Hutchence, in diretta da Melbourne.

Un evento memorabile che consacrò la figura di Freddie Mercury come il frontman per antonomasia e inarrivabile per chiunque. Venti minuti sono bastati, infatti, alla band della Regina, per sovrastare le pur eccelse esibizioni degli altri artisti partecipanti. I Queen suonarono nell’ordine Bohemian Rapsody, Radio Ga Ga, Hammer to fall, Crazy little thing called love, We will rock you e We are the champions. Un’esibizione che rimarrà nella storia e che surclassò addirittura quella degli U2 e di uno scatenato Bono Vox che, improvvisatosi ballerino con una ragazza del pubblico, costrinse agli straordinari il chitarrista The Edge il quale portò la durata di Bad a ben 12 minuti, a fronte dei 5:53 originali.

Lo spirito e la solidarietà che univa gli artisti del Live Aid, in quella giornata, era tenuta su da una magia che si respirava ben viva tra le note. Con Bob Dylan che, preso a suonare Blowin’ in the wind, ruppe una corda della chitarra e Ronnie Woods dei Rolling Stones che gli prestò la sua, continuando l’esibizione a mani vuote e mimando le movenze di Pete Townsend degli The Who.

Con un Phil Collins che si trovò a suonare a Londra, per poi volare diretto verso il JFK Stadium di Filadelfia su un Concorde. Sul volo della British Airways, il batterista dei Genesis incontrò una Cher ignara di quanto stesse succedendo, e che fu tirata dentro al progetto in extremis, tanto da esibirsi con gli artisti di USA for Africa nella We are the world che chiuse l’evento americano. Sul palco di Wembley, invece, gli artisti del Live Aid intonarono quello che sarebbe diventato l’inno della manifestazione: Do they know it’s Christmas.

Una giornata da brividi in grado di far venire la pelle d’oca ancora oggi che, a 35 anni da allora e con le distanze continentali azzerate grazie alla tecnologia e a causa della pandemia globale, trasmetteva una magia che da lì in poi non si sarebbe mai più replicata.

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Dalla Maremma alle praterie del centro America: ecco “Cavallo Pazzo”

Fabio Iuliano

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Si intitola “Cavallo Pazzo” l’esordio discografico del cantautore toscano Ivan Francesco Ballerini pubblicato e distribuito da RadiciMusic Records. Sono 10 brani inediti. Si tratta sotto tutti gli aspetti di un concept album in cui si narra la storia di Cavallo Pazzo, leggendario nativo americano della tribù degli Oglala Lakota vissuto fin verso la fine dell’800.

Di nuovo un ricco artigianato d’autore come ci ha abituati la label di Aldo Coppola Neri, sempre attenta alle penne di spessore e di contenuto. Dalla Maremma dei butteri, terra d’origine di Ballerini alle praterie sconfinate del centro America “fluttuando su un piano emotivo interiore di pace e contatto circolare con la natura” (F. Balestrelli). “Cavallo Pazzo” è anche la cultura e le tradizioni dei nativi d’America, di personaggi realmente esistiti… ma è soprattutto il racconto della terribile distruzione di un popolo, voluta dall’industrializzazione spietata da chi si vantava di portare con se il futuro.

Insomma, la storia che conosciamo tutti e che qui, in forma di canzone diviene specchio e metafora di quella che vantiamo essere la nostra attuale (in)civiltà omologante e omologata, perpetrata dai poteri forti e da governi che puntano alla distruzione delle singole individualità. Canzoni morbide, canzoni di suoni puliti, canzoni di arie fresche e praterie al tramonto.

Tutto come stare a cavallo, passeggiando tra la vera storia dei nativi americani, guardandoci le spalle ed il cuore, osservando il mondo come piano piano lo stiamo distruggendo… tutte sensazioni che si respirano fin dentro il bellissimo video di lancio del singolo “Gufo grazioso” diretto da Nedo Baglioni.

Ballerini nasce a Manciano, in provincia di Grosseto, il 15 Gennaio del 1967. Sin dai primi mesi di vita, mostra un forte interesse sia per la musica che per il canto. Studia pianoforte appena finite le scuole elementari anche se poi sarà la chitarra la sua vera passione. Non essendoci un insegnante di chitarra nel paese in cui vive, decide di approfondire le sue conoscenze utilizzando il metodo di Franco Cerri e Mario Gangi.

Negli anni novanta inizia con le prime serate live, chitarra e pianoforte elettronico, girando un po’ in tutta la Toscana. Nel 2013 forma un duo, chitarra e voce con l’amico chitarrista Oriano Marretti, con cui tutt’ora collabora. Dopo numerosi live sul territorio nazionale arriva l’esordio nel 2017 con un primo disco di omaggi e di rivisitazioni personali dal titolo “Ivan & Oriano – canzoni d’autore”.

Nel gennaio del 2019 inizia a scrivere alcuni brani propri, affrontando tematiche generali, di attualità e di accadimenti riguardanti gli indiani d’America. Tra questi brani spiccano “Cavallo pazzo” e “Preghiera Navajo” per intensità della musica e dei testi. La canzone “Preghiera Navajo” inoltre partecipa ad un concorso di poesia della casa editrice Aletti – Mogol e sarà selezionata ed inserita in una loro antologia.

Con l’arrangiatore – chitarrista Alberto Checcacci decide di perseguire la strada del concept album, scrivendo ed arrangiando 10 brani inediti, tutti incentrati sulla vita degli indiani d’America. Attualmente Ivan Ballerini sta lavorando per la produzione di un nuovo album che vedrà la luce nella seconda metà del 2020: tematiche sociali, dalla solitudine al desiderio di cambiare vita… anche l’amore viene trattato dall’autore, l’amore che è poi il vero motore che spinge un artista a comporre, sia che si tratti di amore verso una donna, o verso la musica.

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