Last Tango, gli Y.A.W.P. e l’arrangiamento sospeso al tempo del lockdown

No, non è questa la versione definitiva. Almeno quella che avremmo voluto divulgare. Ma la pandemia ha fermato tutto e le tracce sono rimaste allo studio di registrazione. Così, abbiamo messo insieme i test che avevamo fatto a gennaio e febbraio perché volevamo contribuire anche noi al racconto collettivo di questo tempo sospeso”.

Così gli Y.A.W.P. parlano di “Last Tango”, una canzone concepita a fine anni Novanta da Fabrizio Dell’Isola e Fabio Iuliano. Una notte che è la prima e che può essere l’ultima. Geometrie improbabili a definire i movimenti di un uomo e una donna. Una strada che assomiglia al tetto di un grattacielo. Un arrangiamento incompleto, che manca della parte ritmica.

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“Molto ancora c’è da fare”, spiega la band, “ma abbiamo deciso di divulgare comunque l’arrangiamento per raccontare a modo nostro questa dimensione precaria e senza certezze. Ci sarà tempo, poi, per riprendere le tracce e arrivare a una versione definitiva”.

L’esperimento è disponibile sugli store digitali (Amazon, Spotify, Youtube e via dicendo) registrato negli studi Rec all’Aquila da Fabio Iuliano (voce e chitarra), con Stefano Millimaggi (chitarra), Alessandra Chiarelli (violino), Alain Jackson Bizimana (basso). Supervisione ritmica di Piero Pozzi.

Il montaggio video è a cura di Antonello Del Coco. Produzione: Morra! Una serie di immagini catturate all’Aquila in questi giorni di lockdown. Immagini di una città che stava conoscendo le prime vere luci della rinascita post-terremoto. Quelle vie, ora deserte, torneranno presto a raccogliere i passi di migliaia di persone che ora attendono risposte.

Due chitarre, un basso, una voce e una batteria per un mix di suoni alternativi. Un progetto, un esperimento, nato nell’hinterland – nella zona commerciale ovest – a due passi dall’Aquila. Questo sono gli Yawp, una proposta senz’altro di spicco nel panorama musicale del capoluogo.

Il gruppo, come racconta il magazine Worldwide Open Music, è da sempre identificato con l’alternative rock, in particolare con band che hanno segnato il percorso musicale dei musicisti, a partire dai Pearl Jam.

Ma il riferimento rischia di non rendere giustizia alle influenze eterogenee di componenti come Stefano Millimaggi, chitarra e voce con esperienze in cover band di Dire Straits e Lynyrd Skynyrd. La sei corde di Stefano si muove in elettrico e in acustico in varie tinte di rock n’roll. Le ritmiche di Piero Pozzi prendono spunto dal blues e dalle evoluzioni di questo genere negli anni.

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Alain Jakson Bizimana ha nel sangue sonorità funky e gli arrangiamenti rappresentano sempre una sfida. Infine, Alessandra Chiarelli proviene da una formazione classica, legata al conservatorio e alle orchestre da Camera. Nella scrittura dei testi si sente l’influenza di grandi nomi della poesia come Whitman o lo stesso Lorca. Dal primo – dal suo “grido barbarico” arriva l’ispirazione del nome, dai versi di quest’ultimo alcuni arrangiamenti – come Lucia Martinez – che danno il senso alla collaborazione di Ilaria De Angelis, con baile e percussioni.

Del progetto hanno fatto parte anche Nino Maurizi (basso), Irene De Amicis (baile) il chitarrista Matteo Di Stefano e l’altro bassista Danilo Ciccarella. Quest’ultimo, insieme a Millimaggi, suona anche con i Making Movies, cover band dei Dire Straits.

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