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Last Tango, gli Y.A.W.P. e l’arrangiamento sospeso al tempo del lockdown

Redazione Posted On 16 Aprile 2020
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“No, non è questa la versione definitiva. Almeno quella che avremmo voluto divulgare. Ma la pandemia ha fermato tutto e le tracce sono rimaste allo studio di registrazione. Così, abbiamo messo insieme i test che avevamo fatto a gennaio e febbraio perché volevamo contribuire anche noi al racconto collettivo di questo tempo sospeso”.

Così gli Y.A.W.P. parlano di “Last Tango”, una canzone concepita a fine anni Novanta da Fabrizio Dell’Isola e Fabio Iuliano. Una notte che è la prima e che può essere l’ultima. Geometrie improbabili a definire i movimenti di un uomo e una donna. Una strada che assomiglia al tetto di un grattacielo. Un arrangiamento incompleto, che manca della parte ritmica.

“Molto ancora c’è da fare”, spiega la band, “ma abbiamo deciso di divulgare comunque l’arrangiamento per raccontare a modo nostro questa dimensione precaria e senza certezze. Ci sarà tempo, poi, per riprendere le tracce e arrivare a una versione definitiva”.

L’esperimento è disponibile sugli store digitali (Amazon, Spotify, Youtube e via dicendo) registrato negli studi Rec all’Aquila da Fabio Iuliano (voce e chitarra), con Stefano Millimaggi (chitarra), Alessandra Chiarelli (violino), Alain Jackson Bizimana (basso). Supervisione ritmica di Piero Pozzi.

Il montaggio video è a cura di Antonello Del Coco. Produzione: Morra! Una serie di immagini catturate all’Aquila in questi giorni di lockdown. Immagini di una città che stava conoscendo le prime vere luci della rinascita post-terremoto. Quelle vie, ora deserte, torneranno presto a raccogliere i passi di migliaia di persone che ora attendono risposte.

Due chitarre, un basso, una voce e una batteria per un mix di suoni alternativi. Un progetto, un esperimento, nato nell’hinterland – nella zona commerciale ovest – a due passi dall’Aquila. Questo sono gli Yawp, una proposta senz’altro di spicco nel panorama musicale del capoluogo.

Il gruppo, come racconta il magazine Worldwide Open Music, è da sempre identificato con l’alternative rock, in particolare con band che hanno segnato il percorso musicale dei musicisti, a partire dai Pearl Jam.

Ma il riferimento rischia di non rendere giustizia alle influenze eterogenee di componenti come Stefano Millimaggi, chitarra e voce con esperienze in cover band di Dire Straits e Lynyrd Skynyrd. La sei corde di Stefano si muove in elettrico e in acustico in varie tinte di rock n’roll. Le ritmiche di Piero Pozzi prendono spunto dal blues e dalle evoluzioni di questo genere negli anni.

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Alain Jakson Bizimana ha nel sangue sonorità funky e gli arrangiamenti rappresentano sempre una sfida. Infine, Alessandra Chiarelli proviene da una formazione classica, legata al conservatorio e alle orchestre da Camera. Nella scrittura dei testi si sente l’influenza di grandi nomi della poesia come Whitman o lo stesso Lorca. Dal primo – dal suo “grido barbarico” arriva l’ispirazione del nome, dai versi di quest’ultimo alcuni arrangiamenti – come Lucia Martinez – che danno il senso alla collaborazione di Ilaria De Angelis, con baile e percussioni.

Del progetto hanno fatto parte anche Nino Maurizi (basso), Irene De Amicis (baile) il chitarrista Matteo Di Stefano e l’altro bassista Danilo Ciccarella. Quest’ultimo, insieme a Millimaggi, suona anche con i Making Movies, cover band dei Dire Straits.

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