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La quarantena ispira Banksy che pubblica su Instagram “Ratti in Bagno”. Il divertimento supera la provocazione

Federico Falcone

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Genialità, spirito d’adattamento e tanta fantasia, tutto ciò che a Banksy non è mai mancato e che in questi giorni, complice l’emergenza sanitaria del Coronavirus, è costretto a mettere in pratica altrimenti. E dove altro, se non all’interno della propria abitazione? L’artista inglese, considerato tra i maggiori esponenti dell’arte contemporanea, ha pubblicato sul proprio profilo Instagram la sua ultima opera, “Ratti in Bagno“, realizzata all’interno del gabinetto di casa sua.

“Mia moglie odia quando lavoro a casa”, è il commento che accompagna la foto

Una serie di piccoli ratti, ognuno intento in un’attività diversa, sempre molto divertenti o fastidiose – a seconda dei punti di vista – riporta alla mente anche alcune scene Disney dove i simpatici topolini erano protagonisti di siparietti iconici e surreali. Addirittura c’è chi prova a fare pipì nel water senza però centrare il buco. C’è chi srotola la carta igienica e chi prende il dentifricio. Ancora una volta Banksy stupisce tutti.

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Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Walt Whitman, il padre della poesia americana

Erica Ciaccia

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Walter Whitman, noto come Walt Whitman (West Hills 1819 – Camden 1892) è stato un poeta, scrittore e giornalista statunitense. Considerato il padre della poesia americana, è stato il primo poeta moderno ad utilizzare comunemente il verso libero, di cui è considerato in un certo senso “l’inventore”.

Le sue radici si rintracciano nel visionarismo profetico di William Blake, quei suoi versi lunghissimi e prosatici provengono infatti dall’influenza di quest’ultimo, anche se il poeta americano ne stempera la carica alchemico-mitica e li usa in una versione più franta, metricamente più fluida, tanto da fargli guadagnare appunto un posto tra gli iniziatori del verso libero.

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La famiglia di poeti cui Whitman appartiene e della quale è considerato il patriarca, è una famiglia che purtroppo negli ultimi decenni non ha avuto in Italia una buona reputazione: vi appartengono cantori di una americanità continentale, come Rubén Darío, Pablo Neruda, Allen Ginsberg e perfino Borges, che fu anch’egli un whitmaniano.

La sua raccolta più famosa “Foglie d’erba” fu pubblicata nel 1855 in occasione del giorno dell’Indipendenza e proprio per questo sarà un’opera destinata ad essere considerata la “Bibbia democratica americana”. Come poeta e come persona, Walt Whitman resta grande e sfuggente.

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Non si riesce a sapere, nemmeno al giorno d’oggi, la maggior parte di ciò che egli non voleva che si sapesse, malgrado i grandi sforzi di molti devoti e colti biografi. Il legame tra la sua poesia e la sua vita è molto più incerto di quanto non creda la maggior parte dei lettori. Eppure Whitman è tanto importante per noi, tanto crucial nella mitologia americana, tanto assolutamente centrale nella nostra cultura letteraria che abbiamo bisogno di progredire nel tentativo di mettere insieme la sua vita e la sua opera. 

Di seguito alcuni versi tratti da “Foglie d’erba”: 

C’è questo in me – io non so che cosa è  – ma so che è in me. 
Contorto e sudato – calmo e fresco poi diventa il mio corpo, 
io dormo – dormo a lungo.
Io non lo conosco – è senza nome – è una parola non
detta,
Non è nei dizionari, tra le espressioni, tra i simboli.
Qualcosa lo fa oscillare su più terra di me,
amica ne è la creazione, il cui abbraccio mi sveglia. 
Forse potrei dire di più, Lineamenti! Io intercedo per 
i miei fratelli e le mie sorelle.

Vedete, miei fratelli e sorelle?
Non è caos o morte – è forma, unione, progetto – è vita eterna – è Felicità.

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Per l’uomo sarà più complesso vivere su Marte oppure affrontare il viaggio di andata?

Gaetano Miranda

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Solo pochi giorni fa il rover Perseverance è arrivato su Marte. Un evento atteso, seguito in diretta televisiva e sui social network che ha lasciato tutti con il fiato sospeso. Il segnale, arrivato a distanza di 11 minuti dall’evento a causa del ritardo nelle comunicazioni fra Marte e la Terra, ha confermato il contatto col suolo. Applausi, soddisfazione alle stelle (è proprio il caso di dirlo) e la consapevolezza di aver aperto una nuova pagina nella storia dell’esplorazione spaziale.

La missione è infatti destinata a cercare tracce di vita passata e a raccogliere i primi campioni del suolo marziano che nel 2031 saranno portati sulla Terra da una staffetta di missioni nella quale l’Italia avrà comunque un ruolo importante.

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A cercare le tracce di una vita passata nel bacino di un antichissimo lago, che ora è il cratere Jazero, ci sarà proprio Perseverance. E’ il quinto rover che l’agenzia spaziale americana ha inviato sul pianeta rosso. La Nasa ha definito la manovra come “la più precisa di sempre per raggiungere il suolo marziano”.

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Ora tutti si chiedono: potrà l’uomo vivere su Marte? Sarà in grado di farlo?

Ce lo spiega il professor Gaetano Miranda, antropologo fisico con indirizzo evolutivo e palepateologico

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Lo sapevi che: perché biciclette e moto hanno il cavalletto sul lato sinistro?

Gaetano Miranda

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Cosa accomuna motociclette, biciclette, antichi romani ed età premedievale? E cosa c’entrano l’Inghilterra, i destrimani e le consuetudini di epoche passate? E quindi, perché i mezzi a due ruote hanno il cavalletto sul lato sinistro?

Le risposte a queste domande sono tutto fuorché scontate. Nella storia dell’uomo e del suo percorso evolutivo nulla accade per caso e tutto ha una spiegazione logica, spesso celata dietro strati di consuetudini secolari. Le stesse che oggi vengono magari sottovalutate oppure sottostimate perché, più semplicemente, si ignorano i passaggi ab origine della domanda.

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Vi chiederete il perché di tante contaminazioni per ciò che, agli occhi dei più, può apparire come una mera scelta tecnica, meccanica, dettata forse dalla praticità e dalla comodità per chi cavalca una sella. Ce lo spiega il professor Gaetano Miranda, antropologo fisico con indirizzo evolutivo e palepateologico. E vi chiederete il perché di tante contaminazioni per ciò che, agli occhi dei più, appare una mera scelta meccanica, dettata, chissà, dalla praticità. Ma c’è molto altro…

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Perché biciclette e moto hanno il cavalletto sul lato sinistro?

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