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La forza nell’animo e nelle parole di Frida Khalo

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Frida Khalo (all’anagrafe Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderó) nasce il 6 luglio del 1907 a Coyoacán, Città del Messico. Simbolo del femminismo, la sua immagine è diventata negli anni una vera e propria icona: una splendida corona di fiori, occhi neri come l’onice, sopracciglia foltissime, lunghe gonne colorate e mani piene di gioielli.

Frida non ebbe una vita facile: all’età di sei anni fu colpita da una malattia invalidante che la lasciò menomata alla gamba destra. Ma l’avvenimento più tragico della sua vita ebbe luogo anni dopo, nel 1925, mentre viaggiava, in compagnia di Alejandro suo fidanzato dell’epoca, su un autobus che andò a scontrarsi contro un tram. Nell’incidente Frida riportò lesioni molto gravi alla colonna vertebrale, al bacino e agli arti inferiori che col tempo finirono per confinarla su una sedia a rotelle e in un letto. Proprio in quel periodo ebbe inizio la sua attività artistica.

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Costretta immobile in un letto, grazie ad un cavalletto, dei colori ad olio e ad uno specchio posizionato sul soffitto(così da vedere ed utilizzare la sua immagine come modello), essa iniziò a dipingere autoritratti: «Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio». I temi della sua opera sono elementi propri della sua vita: il dolore, l’aborto, la maternità, l’infertilità, la sessualità, l’angoscia, l’amore o l’infedeltà. Temi estranei all’arte ed alla società di quei tempi, ma lei li abbracciò con onestà pronta a dimostrarsi una donna determinata e non arrendevole; cos’altro avrebbe potuto fare con il suo corpo spezzato se non trasformarlo in oggetto di studio e ricerca artistica?

Così, tramite le sue opere divenne la prima artista ad esplorare apertamente la realtà femminile e ad essere simbolo di resilienza. L’unico “tallone d’Achille” di Frida, l’unica sua debolezza – se così la vogliamo definire – fu la sua passione per Diego Rivera, artista anche lui, con il quale si sposò nel 1929. La loro storia d’amore era ben lontana dall’essere perfetta. Delle volte era tossica, alimentata da gelosie, tradimenti ma sempre salvata da una passione incredibile. I due artisti hanno sempre concordato nel volere una relazione aperta ma la realtà era che non potevano stare davvero insieme né separati. Tra i tanti tradimenti reciproci, la scelta di Rivera di finire con la sorella Cristina portò al divorzio, ma neanche questo arrestò il loro amore. Ci volle solo un anno perché i due tornassero insieme tanto che si risposarono a San Francisco nel 1940.

Scontri e riconciliazioni, instabilità e sofferenza ma anche un amore diventato eterno. Alla fine, quando Frida morì nel 1955, Rivera ha detto solamente: «Ho capito che la cosa più bella della mia vita è stata il mio amore per Frida». 

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Frida Khalo però non viene ricordata solamente per le sue opere d’arte, ma anche per le sue intense ed emozionanti parole. Le sue poesie ci offrono delle immagini colme di sensazioni, ci catapultano in ciò che l’artista viveva in quel momento facendoci entrare nell’intimità della sua vita, del suo pensiero e del suo cuore. Di seguito un componimento di una profondità unica. Leggendolo si riesce a percepire l’Amore, quello con la A maiuscola; quell’amore che ti strugge, ti scalda e ti travolge, al quale bisogna arrendersi e farsi trasportare verso ciò che di più bello ha da offrire.

Voglio darti i colori più belli, Frida Khalo

«Voglio darti i colori più belli, voglio baciarti… voglio che i nostri mondi da sogno siano uno solo. Vorrei vedere dai tuoi occhi, sentire dalle tue orecchie, sentire con la tua pelle, baciare con la tua bocca. Per vederti dal di sotto, vorrei essere la tua ombra nata dalla suola del tuo piede, che si estende lungo il terreno su cui cammini… Voglio essere l’acqua che ti lava, la luce che ti dà forma, vorrei che la mia sostanza fosse la tua sostanza, che la tua voce uscisse dalla mia gola così che tu mi accarezzassi da dentro… nel tuo desiderio e nella tua lotta rivoluzionaria per una vita migliore per tutti, voglio accompagnarti e aiutarti, amarti e nella tua risata trovare la mia gioia. Se a volte soffri, voglio riempirti di tenerezza così che tu ti senta meglio. Quando hai bisogno di me, mi troverai sempre vicino a te. Sempre aspettandoti. E vorrei essere leggera e soffusa quando vuoi restare solo

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Danser encore, la rivoluzione colorata che riempie le piazze d’Europa

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Trampoli, cartelloni, bolle di sapone, sax, grancassa, didjeridoo, chitarre e tammorra. Gli artisti tornano a riempire le strade con la canzone “Danser encore”, scritta da Haddour Hadadi e Les Saltimbanks di satira e denuncia sulle ripercussioni delle restrizioni anti-Covid sulla musica e sull’arte in generale.

Una canzone che sta spopolando in tutta Europa. Suonata e ballata in un flash mob spontaneo ma comunque nel rispetto delle regole imposte dall’autorità sanitaria.

Una rivoluzione colorata dunque, per chiedere un’attenzione su ambiti della società molto spesso trascurati. La situazione, come viene contestualizzato sul sito Magazziniresistenti.it, ha toccato nell’ultimo anno tutti gli ambiti economici. Il settore dello spettacolo, in particolare, fa ancora fatica a ritrovare i suoi luoghi naturali anche perché non c’è stato un movimento unitario che ha portato avanti le istanze degli artisti, molti dei quali sono rimasti per mesi in silenzio.

Cinema, teatri, ma anche piazze e spazi all’aperto, sono stati chiusi e resi indisponibili da una serie di provvedimenti sicuramente importanti, ma che mancano fin qui, colpevolmente, di una visione dei problemi del settore e di una strategia.

Da più di un anno la musica, il cinema, il teatro e tutte le altre forme d’arte trovano una possibilità di esprimersi unicamente via cavo o via satellite. Al gelo salariale per i lavoratori dello spettacolo si aggiunge l’ibernazione spirituale alla quale sono condannati i fruitori, costretti a surrogati di cultura in streaming.

Di qui la canzone proposta in italiano e adattata dal francese “Danser Encore” che si propone come un significativo invito alla mobilitazione dei corpi e delle coscienze.

“La canzone – viene spiegato ancora sul sito Magazziniresistenti.it – è stata ripresa dai vari gruppi attivi oggi per la riapertura dei teatri e dei luoghi di cultura in Francia. La musica è declinata in diversi arrangiamenti, le persone si ritrovano a cantare e a danzare insieme. Pur rispettando le misure di distanziamento, questi gruppi cercano di attirare l’attenzione di tutti sul fatto che la cultura è un bene essenziale”.

A questo link la versione originale della canzone.

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The Underground Railroad: per non dimenticare. Su Amazon Prime Video

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La ferrovia sotterranea“, questo il titolo italiano della nuova serie targata Amazon Prime Video, è tra i prodotti in uscita sulla celebre piattaforma streaming più interessanti degli ultimi tempi. Diretto da Barry Jenkins, premio Oscar per Moonlight, qui anche in veste di sceneggiatore, The Underground Railroad è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Colson Whitehead.

La storia è incentrata su Cora e Ceasar, due schiavi del sud-est degli Stati Uniti del XIX secolo che cercano di liberarsi dalle loro piantagioni in Georgia seguendo la Underground Railroad, descritta nel romanzo come un sistema di trasporto ferroviario anche se, in realtà, era formato anche da case sicure e percorsi segreti.

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Durante la conferenza stampa di presentazione della serie il regista si è soffermato a lungo sull’aspetto storico della produzione:

“Quello che mi è piaciuto di più è stato avere l’occasione di ricontestualizzare la storia dei nostri antenati attraverso l’esperienza di Cora (Thuso Mbedu). Nel corso degli episodi, la protagonista tenta di porre fine alla schiavitù in America. Al tempo stesso cerca di riconciliarsi con sua madre, e trovo che sia un modo interessante di presentare questa storia vera, ma anche di enorme portata. È stato molto complesso non avendo riferimenti biografici sulla sua vita, ricostruire il percorso di sua madre. È stata anche un’opportunità per mettermi alla prova”, ha spiegato Jenkins.

Un grande aiuto nella buona riuscita della serie è stato sicuramente dato dal cast, che ha sempre lavorato in simbiosi con il regista, portando ognuno un pezzo di sé nella produzione, dove troviamo nomi come Thuso Mbedu (nominata agli Emmy per il suo ruolo nella telenovela Is Thunzi), Chase W. Dillon, Aaron Pierre e Joel Edgerton (Il Grande Gatsby).

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In The underground railroad la protagonista Cora, interpretata da Thuso, viene inseguita dal cacciatore di schiavi Ridgeway, interpretato da Joel Edgerton, che durante la conferenza ha spiegato come sia stato coinvolto nel progetto:

“Ho sentito parlare del progetto, ho incontrato Barry in diverse occasioni. Avevo sentito che a molte persone è piaciuto moltissimo lavorare con lui su diversi progetti e quando ho scoperto di questo l’ho contattato subito facendogli sapere di essere interessatissimo all’idea. Gli ho chiesto se ne potessimo discutere insieme. Leggendo il libro la cosa che mi ha un po’ intimorito è che Ridgeway è tipo un gigante e io non lo sono, non sono piccolino ma neanche enorme. In ogni caso, mi sono fatto avanti e l’ho contattato. Quando ero più giovane avevo tantissima energia e slancio per i nuovi progetti, provavo a bussare a tantissime porte, e questo mi ha ricordato l’entusiasmo che ci mettevo. Perciò sono contento di aver cercato io Barry e di essermi proposto per il ruolo. A progetto ultimato devo dire di essere davvero grato di averlo fatto perché l’idea mi è piaciuta tantissimo”.

Altro pilastro portante della serie è Caesar, interpretato da Aaron Pierre (Kripton), che significherà molto per Cora: l’idea di una possibilità concreta della liberta, colui che la aiuterà a conquistare ciò che ha sempre voluto.

La condizione di schiavitù degli afroamericani è forse uno dei tratti più controversi della società americana del XIX secolo, un simbolo di frattura sociale che ancora oggi influenza la comunità statunitense. Il mondo del cinema ha più volte affrontato questo tema negli anni e da qualche tempo anche il mondo seriale si è interessato all’argomento, iniziando a creare prodotti che spaziano in vari generi, dall’horror di Lovecraft Country e Them, a storie più contemporanee come Detroit e Monster.

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Complice anche l’impegno di movimenti come il Black Lives Matter, il tema razziale sta diventando tra i più gettonati e delicati a Hollywood, dove viene affrontato ed esplorato con una libertà mai avuta in precedenza. I dieci episodi che compongono The Underground Railroad saranno disponibili su Amazon Prime a partire da venerdì 14 maggio.

Una serie che si preannuncia come impegnativa, sia per l’impatto emotivo che sarà capace di generare, sia dal punto di vista tecnico dove ogni elemento, dalla colonna sonora alla fotografia, concorre a creare questa dirompente vicenda che ha come obiettivo quello di non lasciare che il passato venga dimenticato.

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“Love, Death and Robots”: quando l’animazione incontra la serialità

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Il 19 aprile Netflix ha rilasciato il trailer della seconda stagione di Love, Death and Robots serie antologica di animazione per adulti creata da Tim Miller e prodotta da Joshua Donen, David Fincher (Mank) e Jennifer Miller.

La serie nella prima stagione, andata in onda a giungo 2019 e composta da 18 episodi, si è rivelata un piccolo gioiello, sia dal punto di vista tecnico che da quello della qualità del racconto. Proprio come Black Mirror, anche questo prodotto si compone di episodi autoconclusivi, la cui trama cambia non solo in ogni episodio ma anche per ognuna delle tre mini puntate che lo compongono.

La seconda stagione sarà composta da otto episodi e da quello che trapela attraverso il trailer tratterà di nuovo di molteplici temi, attraversando generi come il fantasy, l’horror e l’erotismo, il tutto rivisitato in chiave pop.

Elettrodomestici automatizzati che impazziscono; ragazzi che ammirano le balene aliene mentre saltano sul ghiaccio; un astronauta ferito, intrappolato con un robot sanguinario; un viaggio in treno nel bel mezzo di una sinistra pianura; due bambini che sperano di incontrare babbo natale; un agente immortale che deve tenere sotto controllo il sovrapopolamento; un misterioso fuggiasco nascosto in un deserto alieno e un gigante spiaggiato a cui il mondo presto si abitua.

Queste sono le storie che ci vengono presentate attraverso frammenti di immagini, con grafiche e colori che ci ricordano quanto Netflix stia puntando più sulla qualità dei prodotti rispetto alla quantità, perché, anche se con un numero notevolmente inferiori di puntate, questa nuova uscita mira a riconquistare i premi e riconoscimenti (4 Emmy Awards) che gli sono stati meritatamente attribuiti con il primo volume.

Grande attesa anche per la scoperta di chi comparirà nel cast di questa nuova antologia. Un altro punto forte della serie è proprio quello di affiancare alle animazioni attori in carne e ossa, che nella prima stagione ci ha regalato apparizioni di attori del calibro di Topher Grace, Samira Wiley, Mary Elizabeth Winstead, Helen Sandler e Gary Cole, per citarne alcuni.

Questa la sinossi ufficiale rilasciata dalla piattaforma: «Love, Death and Robots è una collezione di racconti brevi animati che spazia tra fantascienza, fantasy, horror e commedia. Caratterizzati da narrazioni audaci, gli episodi sono ideati per essere facili da guardare ma difficili da dimenticare».

Gli otto episodi di Love, Death and Robots volume due saranno disponibili su Netflix a partire da venerdì 14 maggio. La serie è già stata rinnovata dalla piattaforma per una terza stagione, attesa nel palinsesto per il 2022, anche se al momento non è ancora stata resa nota una data ufficiale di uscita.

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