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Rula Jebreal a Sanremo: “Che non si chieda più ad una donna stuprata come era vestita”

“Fatemi le domande che volete. Domani parlate pure degli abiti indossati dalle presentatrici del festival, ma che non si chieda mai più ad una donna come era vestita quella notte”

Antonella Valente

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Un discorso da brividi ha raggiunto il cuore degli spettatori della settantesima edizione del Festival di Sanremo.

Rula Jebreal, giornalista e scrittrice palestinese con cittadinanza israeliana e italiana, la cui presenza al Festival era stata oggetto di polemiche, ha convinto tutti con il suo monologo contro la violenza sulle donne.

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Un discorso tanto atteso che pesa come i numeri sulle violenze e sui femminicidi che ha riportato. Un monologo semplice, sincero, ma duro e pungente che ha messo a nudo anche la stessa giornalista che ha raccontato parte della sua vicenda personale, di quando a cinque anni è rimasta orfana perchè la mamma non era riuscita a sopportare il peso di uno stupro subito.

Ha alternato le sue parole con la lettura di alcune strofe de “La cura” di Franco Battiato, della “Donna cannone” di Vecchioni o di “Sally” di Vasco Rossi, tutte canzoni – sottolinea -“scritte da uomini”.

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“Lasciateci libere di essere quello che vogliamo nello spazio e nel tempo (..) Donne in carriera o mamme (..)perché siamo rumore, siamo musica”, ha ribadito la Jebreal visibilmente commossa.
“Fatemi le domande che volete. Domani parlate pure degli abiti indossati dalle presentatrici del festival, ma che non si chieda mai più ad una donna come era vestita dopo quella notte”. Ovviamente questo momento non poteva  non suscitare l’apprezzamento e la standing ovation da parte di tutto il pubblico presente nel teatro Ariston.

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Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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Sanremo, il festival senza pubblico e senza contenuti: prima serata sotto le aspettative

Federico Falcone

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Ieri sera ha preso il via la 71esima edizione del Festival di Sanremo. Qualora abbiate perduto la prima serata non disperate, potete recuperarne la cronaca sui principali social network, ideale cassa di risonanza per il tradizionale appuntamento con la musica italiana. Mai come in precedenza, però, la kermesse si è presentata ai nastri di partenza contornata da più ombre che luci, oltre che da un impareggiabile (almeno per ora) ventaglio di polemiche che farebbe impallidire perfino Diego Fusaro.

Le polemiche non sono mai mancate in realtà, neanche negli anni in cui il palco dell’Ariston aveva perduto il suo storico fascino e non era in grado di esprimere la qualità che, invece, avrebbe dovuto garantire prima ancora che esibire, proprio perché punto di riferimento della scena musicale tricolore. La musica italiana, che piaccia oppure no, non può e non deve prescindere dal festival della canzone italiana.

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Le politiche di rinnovamento del festival, mirate principalmente a ringiovanire l’audience e a “svecchiare” la proposta artistica sul palco, hanno invertito il trend e, grazie anche all’avvento di Facebook prima, Instagram, Twitter e tutti gli altri poi, hanno potuto contare su un’esposizione mediatica che in passato era riservata esclusivamente alla televisione e alla carta stampata. Sanremo, dunque, è cresciuto in termini di mainstream parallelamente all’innovazione tecnologica nel campo della comunicazione digitale. Ma i social network sono croce e delizia, possono essere “piuma o fero” per parafrasare l’immortale Mario Brega.

E gli stessi social network che in questi anni hanno contributo al rilancio della manifestazione ieri sera sono stati impietosi e spietati nei giudizi. Potremmo sostenere che sono stati più “fero” che piuma, ecco. Minuto per minuto, a colpi di tweet o post, la rassegna è stata commentata da coloro che si trovavano di fronte a uno schermo. Dapprima è stata la volta dell’Ariston vuoto, privato del suo pubblico, come normativa vuole. “L’Ariston è un teatro, ed è chiuso come tutti gli altri“, aveva dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza. Coerentemente con quanto affermato, ieri sera la sala era vuota.

La lettera di Amadeus, pubblicata da una testata nazionale, per quanto spendibile non è stata però credibile. In più passaggi è sembrata un’arrampicata sugli specchi e se davvero si è voluto individuare il Festival di Sanremo come la voce di un intero movimento artistico, allora la sua organizzazione avrebbe dovuto accettare, rispettare e portare avanti le regole valevoli per tutti con fermezza e convinzione. Non basta una missiva per dimenticare tutte le pressioni delle scorse settimane quando si tentava in tutti i modi di determinare uno strappo alla regola. Dalla folle idea della nave da crociera fino ai test antigenici, ai tamponi molecolari e ai macchinari per processarli sul momento. No, Sanremo è uno dei tanti eventi che in Italia si tengono. Quindi, come tutti, segue le regole. Gli italiani lo sanno e infatti non sono mancate critiche per alcune dichiarazioni avventate.

Così come non sono mancate critiche per degli sketch, delle battutine che hanno giocato con le ristrettezze delle normative. A un pubblico disattento potevano far ridere, ma a un pubblico leggermente più sul pezzo no. La continua rincorsa alla battuta o al siparietto è indicativa. Quanto è importante, per tenere alta l’attenzione su un festival musicale, andare avanti a colpi di varietà televisivo? Quanto è indispensabile far leva sul pur inossidabile Fiorello, chiamato a riempire i vuoti di una platea che non esiste attingendo a tutte le sue doti di showman? L’assenza di pubblico (e di risate e di applausi veri) comunque non lo aiuta.   Fatica un po’ a ingranare. Del resto, Il problema degli ascolti uno come Zlatan Ibrahimovic non può risolvertelo come se fosse una mischia dentro l’area di rigore.

Bene, anzi benissimo, l’appello per Patrick Zaki, in ogni caso.

Già due anni fa, dopo l’era Baglioni, l’arrivo di un direttore artistico come Amadeus ha fatto virare la produzione verso scelte più televisive che musicali. Ma lo scorso anno la formula ha in qualche modo ha tenuto. Ieri sera, non si è visto (o meglio non si è sentito granché), fatta eccezione per i Maneskin, Max Gazzè e il duo rivelazione Colapesce – Di Martino. Magari hanno pagato un po’ di timore reverenziale nei confronti del festival, sono apparsi un po’ tesi, ma la canzone, vagamente vintage con tanto di pattinatrice anni Ottanta in body fluo, tra Alan Sorrenti, Battisti e Battiato, funziona e il ritornello è di quelle che ti si pianta nella mente.

Niente di nuovo Achille Lauro, nella sua (non) trasgressione che (non) prescinde da cliché e che alla fine finisce per diventare qualcosa di tragicomico. Niente di particolarmente diverso da quello che avevamo visto lo scorso anno. Di fatto, fare trasgressione a Sanremo equivale a sparare sulla Croce Rossa. Se lo fai senza neanche apparire genuino lasci il tempo che trovi.

“La vittoria di Diodato nell’edizione 2020 ha rappresentato l’ultimo momento del Paese”, ha detto Amadeus prima di presentare il vincitore dell’anno scorso. Ora, però, dovrebbe anche rendere conto di una frase così ardita, ambiziosa, vanagloriosa ma sinora non ancora smentita dalle vicende.

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“Everybody Here Wants You”, il biopic su Jeff Buckley. Sarà coprodotto dalla madre

Federico Falcone

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Si chiama Everybody Here Wants You il biopic ufficiale su Jeff Buckley. Il film, coprodotto da Mary Guibert, madre dello sfortunato cantante e chitarrista, vede anche il sostegno della Fondazione Buckley e, come precisato, mira a essere “‘unica drammatizzazione ufficiale della storia di Jeff che posso promettere ai suoi fan che sarà fedele a lui e alla sua eredità. Per fortuna, la mia determinazione a riunire tutti i partecipanti giusti, non importa quanto tempo ci sia voluto, sta per culminare nel miglior modo possibile “.

Le riprese dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno, anche se ad ora non c’è una data ufficiale ed è difficile ipotizzarne una per via delle normative anticontagio. A impersonare l’artista californiano sarà Reeve Carney (Spiderman: Turn Off the Dark, The Rocky Horror Picture Show: Let’s Do the Time Warp Again).

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Richard Story di Sony Music Entertainment ha aggiunto: “Jeff Buckley è stato un artista irripetibile la cui musica ha toccato il cuore delle persone e ha cambiato le loro vite. Sony Music è stata onorata di portare la musica di Jeff nel mondo e ora, Everybody Here Wants You offre un’opportunità unica per presentare Jeff a una nuova generazione di fan”. Dalla sua morte, avvenute in circostanze mai del tutto chiarite nel 1997, sono stati girati numerosi film sulla sua vita e sulla sua carriera. 

Il 2012 ha visto l’uscita di Greetings From Tim Buckley, che ha visto l’ attore di Gossip Girl Penn Badgley nel ruolo del defunto cantante. Ha seguito le sue prime lotte per forgiare una carriera discografica mentre è alle prese con l’eredità prepotente di suo padre musicista. Altri film sul musicista includono Amazing Grace: Jeff Buckley del 2009 .

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La regia di Everybody Here Wants You sarà invece affidata al produttore Orian Williams. Per lui si tratta di un ritorno alla pellicola musicale, non essendo nuovi negli ambienti. Fu lui, infatti, a produrre nel 2007 Control, film ispirato alla vita e alla carriera di Ian Curtis, storico leader dei Joy Division, per l’occasione interpretato da Sam Riley. Williams, inoltre, è anche uno dei produttori di Creaton Stories, biopic ispirato alla vita di Alan McGee, produttore discografico scozzese che fondò la leggendaria etichetta indipendente Creation Records.

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Dal palco di Sanremo l’appello per Patrick Zaki

Fabio Iuliano

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Dal palco dell’Ariston, il direttore artistico Amadeus ha lanciato un appello e un messaggio di vicinanza all’attivista egiziano Patrick Zaki, studente dell’università di Bologna incarcerato al rientro in patria per una visita ai genitori.

Accusato di propaganda sovversiva per una decina di post su Facebook, che Zaki ha sempre negato di aver scritto, il giovane studente è in carcere da ormai 13 mesi e proprio in questi giorni, ha detto Amadeus “il suo avvocato ha annunciato che la custodia cautelare in carcere è stata prolungata”.

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“Da cittadini e uomini liberi non possiamo che augurarci che Patrick torni libero a studiare nella sua Bologna”, ha concluso Amadeus.

IL VIDEO: L’appello in diretta Rai

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