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J. R. R. Tolkien: 129 anni dalla nascita del Maestro del fantasy

Descrizioni minuziose e sublimi, un susseguirsi di eventi e narrazioni epici in quel mondo a metà tra Medioevo e fiaba

Luigi Macera Mascitelli

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La Fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione; né smussa l’appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà” J.R.R. Tolkien.

Con queste parole vogliamo omaggiare l’anniversario di nascita del nostro amatissimo professore, John Ronald Reuel Tolkien. Ad oggi considerato il padre del fantasy moderno e autore de Il Signore Degli Anelli, il capolavoro dei capolavori, portato poi sul grande schermo dal celebre Peter Jackson.

Nato il 3 gennaio 1892, Tolkien diede il via con le sue opere ad una vera e propria rivoluzione letteraria e linguistica. Non c’è da stupirsi se il maestro sia uno degli autori più importanti di tutto il XX secolo.

La fama mondiale del professore di Oxford iniziò nel 1937, anno in cui vide la luce The Hobbit: la prima grande opera ambientata nel mondo fantastico della Terra Di Mezzo. Fu un successo clamoroso, soprattutto tra i più giovani a cui lo scritto era dedicato. Le avventure di Bilbo Baggins, il minuto protagonista della storia, diedero inizio a qualcosa di inimmaginabile fino ad allora.

Quasi vent’anni più tardi infatti, tra il 1954 e il 1955, Tolkien pubblicò The Lord Of The Rings: la punta di diamante che gettò le basi per un nuovo modo di intendere il fantasy. Descrizioni minuziose e sublimi, un susseguirsi di eventi e narrazioni epici in quel mondo a metà tra Medioevo e fiaba, personaggi che sembrava fossero davvero vivi…

I due scritti saranno poi le basi per ulteriori sviluppi attraverso i quali Tolkien creerà un vero e proprio universo fantastico. Con The Silmarillion, pubblicato postumo nel 1977, si chiude tutto il ciclo narrativo, arricchito poi da ulteriori racconti, tutti curati dal figlio Christopher. É quest’ultimo che disegnò le mappe dei territori descritti. E sempre a lui va il merito di aver raccolto e riadattato gli appunti del padre, confluiti poi nelle opere postume.

Del Maestro si potrebbe stare a parlare per ore. E non basterebbero comunque per descrivere l’enorme impatto che ha avuto a livello culturale. Basti pensare alle articolate lingue inventate (con tanto di alfabeto e grammatica) ed alle numerose band metal che prendono ispirazione direttamente dalle sue opere.

Caro professore, è con le parole del buon Bilbo Baggins che oggi celebriamo il tuo centoventinovesimo compleanno:

“Conosco la metà di voi soltanto a metà; e nutro, per meno della metà di voi, metà dell’affetto che meritate”

25 anni, laureato in “Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi” presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Metallaro da quando ha memoria. La chitarra elettrica e il Death metal sono i suoi migliori amici. Appassionato di fitness, sport, videogames, musica e lettura (fantasy e opere filosofiche soprattutto). Speranzoso di trovare, un giorno, il suo posto nel mondo. Nel frattempo “Run! Live to fly! Fly to live! Do or die!”

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Tra mente, cuore e carne: la poesia di Patrizia Valduga

Redazione

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Poetessa e traduttrice veneta Patrizia Valduga è stata la compagna del poeta, traduttore e critico letterario Giovanni Raboni con cui ha condiviso un’intensa storia d’amore durata 23 anni, dal 1981 fino al 2004, anno della morte di Raboni.

La vita di Patrizia Valduga è intrisa di grande letteratura. Nei suoi scritti troviamo, infatti, un uso impeccabile e sensuale della metrica. Tutto accade in una stanza, in quattro mura: un uomo e una donna sono uno davanti all’altra, pronti al combattimento amoroso. La donna è la scrittrice. La stanza è la sua mente, dove l’incontro d’amore si trasforma in un teatro di parole e di carne, dove le voci ben distinte dei due amanti si alternano e dialogano durante l’incontro, in un andamento emotivo che segue il ritmo di una marea, di un’onda trasportata, schiaffeggiata e gonfiata dal vento.

Ma quel che accade è soprattutto poesia.

Leggi anche: Street art, geometrie e working class: New York fotograta da Marco Cimorosi

Di seguito un componimento tratto da  “Medicamenta e altri medicamenta”(Einaudi, 1989)

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami. 

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgmominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.
Legami annegami e infine annientami.

Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Di Erica Ciaccia

Leggi anche: Riscoprire la poesia con il MeP, il movimento che opera al servizio dell’arte

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Librerie aperte nei centri commerciali, anche nei giorni festivi

Redazione

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Le librerie resistono, provano a farlo anche con le piccole ma significative novità rappresentate dall’ultimo Dpcm. “Nell’ultimo Dpcm il governo ha concesso anche alle librerie ubicate nei centri commerciali di rimanere aperte nei giorni festivi”.

Lo dicono i librai di Ali Confcommercio sottolinenando di essere contenti che siano “state accolte dal governo le nostre sollecitazioni”. “Come Associazione ci siamo spesi molto per sensibilizzare le istituzioni affinchè il principio dell’essenzialità del libro valesse anche per le librerie nei centri commerciali che molto hanno sofferto nelle settimane scorse; diamo pertanto atto al Governo di aver risposto positivamente alle nostre sollecitazioni” ha affermato Paolo Ambrosini, presidente di Ali Confcommercio.

Leggi anche: La cultura è sparita dai Dpcm. L’urlo disperato degli operatori: “quale sarà il nostro futuro?”

Il libro ha comunque dimostrato la sua forza di bene primario e grazie a un impegno di forze congiunte, del governo, degli editori e dei librai, ha saputo percorrere le nuove sfide con una grande capacità di resilienza. Leggi il nostro articolo.

Una novità che lascia ben sperare per l’immediato futuro, dove si dovrà ridare vigore a un comparto economico in profonda crisi. E’ stata definita l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, nell’ambito del disegno di legge, depositato in Senato e alla Camera per lo “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” che protegge con un reddito di discontinuità i lavoratori intermittenti dell’industria culturale. Leggi il nostro articolo.

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La cultura è sparita dai Dpcm. L’urlo disperato degli operatori: “quale sarà il nostro futuro?”

Fabio Iuliano

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Aggiorniamo il conteggio. Siamo oltre gli 81 giorni. Quelli che intercorrono tra la pubblicazione di questo nuovo articolo e il Dpcm che il 24 ottobre aveva disposto per la prima volta la chiusura di teatri e cinema. Siamo anche alla vigilia di un nuovo Dpcm di contrasto al coronavirus, che tra le altre cosa proroga lo stato d’emergenza per la pandemia da Covid-19 fino al 30 aprile.

La situazione, dal punto di vista dei luoghi della cultura non cambia. Da domenica quasi tutta l’Italia rischia di finire in zona arancione, con Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia che rischiano addirittura le misure più stringenti da zona rossa. Confermati il coprifuoco, lo stop all’asporto dalle 18 (sarà consentito solo il domicilio). Ristoranti e bar aperti fino alle 18 nelle zone gialle, chiusi nelle altre. Negozi aperti nelle zone gialle e arancioni. Con indice Rt maggiore di 1 si finisce in area arancione, maggiore di 1,25 in area rossa. In arancione finiranno anche tutte quelle Regioni classificate a rischio alto secondo i 21 parametri, anche se l’indice Rt è minore di 1.

Confermata la chiusura di palestre, piscine, cinema, teatri. Da valutare la riapertura di alcuni musei nelle zone gialle.

Il Dpcm prevede anche l’istituzione della zona bianca, in cui riaprirebbero palestre, piscine, teatri, cinema, ristoranti e bar h24. Ma per ora non ci rientra nessuno: riguarderà le Regioni con uno scenario di tipo 1, un livello di rischio basso, indice Rt inferiore a 1 e un’incidenza settimanale dei contagi per due settimane consecutive inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti. Un’utopia per il momento.

E intanto, cosa succede a chi campa con gli spettacoli?

Ha colpito tutti la storia di Adriano Urso, pianista per vocazione e rider per necessità colpito da un infarto mentre stava effettuando una consegna. Una vicenda tragicamente simbolica che la dice lunga sulla condizione di molti artisti e operatori culturali.

Gestori che continuano a pagare spese senza avere la benché minima possibilità di lavorare, allo stato attuale. Per non parlare dei soldi buttati per le operazioni di sanificazione, con dispositivi che stanno “marcendo” dentro alle sale. Come abbiamo scritto tempo fa, il problema potrebbe essere legato alle code all’ingresso o al botteghino. La prenotazione obbligatoria degli spettacoli potrebbe essere una soluzione, magari con un sistema elettronico che garantisce l’arrivo scaglionato nella struttura.

Definita l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, nell’ambito del disegno di legge, depositato in Senato e alla Camera per lo “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” che protegge con un reddito di discontinuità i lavoratori intermittenti dell’industria culturale.

Ne dà notiziail Sole 24 ore che fa riferimento a un testo portato avanti da Francesco Verducci vicepresidente della Commissione Cultura a Palazzo Madama, ed dal deputato dem Matteo Orfini. Con questa proposta si cerca di riportare al centro del dibattito politico e dell’agenda del paese il settore dello spettacolo a lungo trascurato. Qui il nostro articolo.

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