20 anni di “It’s My Life”, l’inno alla vita dei Bon Jovi più attuale che mai

Sono passati esattamente venti anni da quando i Bon Jovi pubblicarono “It’s My Life“, brano che, senza alcun timore di smentita, può essere considerato tra i più iconici della band statunitense. Era il 10 maggio del 2000 e il gruppo proveniente dal New Jersey irruppe sul mercato discografico con la forza dirompente di una hit anthemica, decisa a riabilitarne il nome dopo una seconda metà dei ’90 non esattamente indimenticabile.

Erano lontani i fasti degli anni ’80, del rock/aor stradaiolo, dei capelli cotonati, dei giubbini di pelle e dei jeans strappati al ginocchio, ma la grinta era sempre quella degli anni d’oro, evoluta, certamente, ma mai sopita. La qualità del gruppo non era mai stata in discussione ma l’ispirazione forse si. “These Days“, album altalenante ma di indubbia qualità, ebbe forse la sfortuna di uscire dopo l’accoppiata “New Jersey” – “Keep The Faith“, probabilmente i migliori episodi discografici dei Bon Jovi, rivelando le debolezze di una band che fino a quel momento aveva vissuto di una rapida e costante crescita, tanto commerciale quanto in termini di appeal sul grande pubblico.

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Qualcuno, sul finire degli anni Novanta ipotizzò addirittura che il gruppo fosse avviato verso la strada del tramonto, incapace di replicare quanto registrato fino a pochi anni prima. Un accanimento senza senso, inutile, fuorviante, approssimativo e ingeneroso. Come se due, tre o quattro anni fossero sufficienti per far calare un velo di nera inconcludenza su una band che aveva conquistato il mondo a suon di album meravigliosi e singoli straordinari.

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It’s My Life” fu la degna risposta alle critiche del tempo. Una sterzata verso sonorità più commerciali, certamente si, ma di fronte a un brano di questo livello non ci si può che inchinare. Come anticipato a inizio articolo, l’impatto che il singolo ebbe sul mercato discografico internazionale fu sensazionale. I Bon Jovi, nel giro di poche settimane, tornarono prepotentemente sotto le luci dei riflettori, gli stessi che qualcuno voleva si fossero spenti, e riconquistarono una dimensione mondiale tanto autorevole quanto strameritata.

“It’s my life, it’s now or never, but I ain’t gonna live forever, I just want to live while I’m alive”

Provateci voi a resistere a un ritornello del genere, provateci voi a non emulare i controcori di un Ritchie Sambora sempre in bilico tra metriche vocali da backing vocals forzate (e anche un po’ sacrificate) e un uso esagerato (ma per fortuna!!!) del talk box. Provateci voi a non farvi venire la pelle d’oca all’intro di tastiera scritto da David Bryan. Provateci voi, insomma, a non lasciarvi guidare all’assalto all’arma bianca dalla potenza di Tico Torres, batterista mai troppo esaltato a dovere. Provateci voi, in definitiva, a non volere impersonare (almeno una volta nella vita) Jon Bon Jovi e quella sua naturale propensione all’essere un leader carismatico e di straordinario impatto visivo.

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Siamo sinceri, se almeno una volta nella vita (e sarebbe comunque troppo poco) non vi siete galvanizzati sulle note di “It’s My Life”, forse avete avuto una brutta infanzia o una modesta adolescenza. Si fa per ridere, ovviamente. Ma neanche tanto…

Il primo estratto di “Crush“, album dai connotati più pop/rock dei precedenti – ma non per questo poco meritevole di attenzioni, anzi – schizzò in vetta a tutte le charts internazionali, arrivando a conquistare il disco d’oro in Francia e Olanda, il disco di platino negli Stati Uniti, in Germania, in Gran Bretagna, in Australia, Italia, Svizzera e Svezia. Un successo planetario, frutto anche di un videoclip girato a mo di cortometraggio: trascinante, carismatico e coinvolgente, esattamente come la coralità del brano, travolgente come uno tsunami. Lo stesso che ad oggi conta più di 836 milioni di visualizzazioni. E poi, diciamocela tutta, in quanti non vorrebbero ricevere una telefonata dalla propria fidanzata che ti chiede di raggiungerla a un concerto nel giro di cinque minuti al massimo?

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Mentre scrivevo It’s My Life stavo in realtà pensando a comporre qualcosa riguardo alla mia vita e al mio ruolo in essa. Non mi rendevo conto, invece, di come la stessa frase “It’s My Life” sarebbe potuta essere presa come modello da diverse persone – dagli adolescenti, dagli uomini, dalle donne, dagli anziani…. da chiunque. Il verso “It’s My Life, and it’s now or never” (“è la mia vita, ed è ora o mai più”) credo rappresenti veramente un inno a vivere la vita giorno per giorno, senza pensare al futuro o al passato, ma a vivere per il momento“, dichiarò in seguito Jon Bon Jovi. E allora che dire, se non buon compleanno a uno degli inni alla vita per antonomasia?

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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