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Musica

Da Gomorra al dream pop, Da Blonde pubblica il primo disco solista “Parlo ai cani”

Federico Falcone

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“Volevo realizzare questo progetto da anni, volevo semplicemente che le mie canzoni mi rappresentassero”, con queste parole Da Blonde descrive la forte esigenza artistica che l’ha portata, finalmente, a realizzare il primo lavoro completamente solista. “Parlo ai cani” è il titolo del nuovo EP disponibile in tutte le piattaforme digitali da venerdì 8 maggio, pubblicato da Octopus Records.

Lasciando alle spalle importanti e costruttive collaborazioni con il mondo del rap, ora l’artista si concentra su sé stessa, sulla sua voce, sui suoni e sulle parole che la rappresentano al meglio. Un disco melodico, introspettivo, intimo e sincero, essenziale negli arrangiamenti, lineare nelle produzioni ma emozionale e diretto. Un dream pop che flirta con il rock, dove le chitarre rincorrono linee vocali sensuali e graffianti. In questo viaggio dal mondo urban al pop rock è stata accompagnata dal produttore e chitarrista Giuseppe Fontanella, già membro dei 24 Grana.

Fare musica per me è come una terapia, mi aiuta ad accettare la realtà, avevo semplicemente voglia e bisogno di scrivere quello che sentivo senza che per forza qualcuno dovesse dirmi quanto andasse bene o meno”.

Atmosfere malinconiche, anche cupe e riflessive fanno da sfondo a testi che parlando della sua vita, delle esperienze di questi anni, dei suoi pensieri così come li sente nel profondo, senza forzature, senza dover per forza trovare la parola più accattivante. Ma la grande novità con il passato risiede anche nella scrittura, dove prima veniva realizzata su beat preesistenti, mentre per il nuovo corso tutte le composizioni sono partite da sessioni di piano e voce.  

Volevo che fosse essenziale, che la gente potesse conoscermi semplicemente ascoltandomi, il mio intento era realizzare qualcosa che emozionasse me per prima, e che somigliasse alle cose che mi hanno sempre fatto appassionare”.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Sindacati di polizia vs Gianna Nannini. La replica dell’artista: “È una canzone contro gli abusi di potere”

Antonella Valente

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Immagini inaccettabili, ingiuriose e istigano all’odio sociale”. Così i sindacati di polizia hanno commentato “L’aria sta finendo”, il nuovo singolo di Gianna Nannini.

Nel videoclip gli agenti di polizia vengono ritratti con il volto di suini che picchiano una persona di colore e poi in uniforme da reparto mobile.

Vincenzo Chianese, segretario generale di Es Polizia, ha dichiarato: “Gianna Nannini farebbe bene a scusarsi subito con i poliziotti italiani. Un’animazione che offre, soprattutto ai più giovani, una rappresentazione offensiva dei servitori dello Stato, raffigurati come maiali intenti a picchiare selvaggiamente inermi persone di colore mentre sono a terra”.

La reazione di Gianna Nannini

Con riferimento a quanto dichiarato ieri, l’artista toscana non ha fatto mancare la sua risposta: “Non posso credere che una canzone d’amore come “L’aria sta finendo” scateni tutto questo odio. La musica ha i suoi messaggi e così i video che li rappresentano. L’ “Arte” è uno stato indipendente. Nessuno di noi, e me per prima sia chiaro, vuole offendere la polizia e chi rischia ogni giorno la propria vita, ma nemmeno vogliamo che un altro essere umano abusi del proprio potere.

Purtroppo siamo tutti a conoscenza di tragici episodi in cui è capitato, vedi il caso di George Floyd negli USA – continua la Nannini – È per questo che nel video alcune istituzioni vengono raffigurate, per esempio, con volti di maiali e non di persone: proprio per evidenziare forme di potere degenerate e non umane. Love and peace sempre. Gianna».

L’aria sta finendo” è il nuovo singolo in radio di Gianna Nannini, estratto dal suo ultimo album di inediti “La differenza e parla della necessità di cambiare le nostre abitudini di vita prima che ‘l’aria finisca’. Il videoclip del brano, in animazione rotoscopica, è scritto e diretto da Luca Lumaca. Punta il dito sulla nostra società che da tempo ha perso l’armonia: una parte del mondo spreca le risorse, è resa insensibile da una cultura dello scarto e prevarica i più deboli costruendo muri mentali e fisici.

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Musica

Brian May: “salverò il rock” e progetta un sistema di ventilazione per i concerti

Federico Falcone

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Salverò il Rock’N’Roll“. Non lo ha affermato Jack Black in School Of Rock, ma Brian May, chitarrista e co-fondatore dei Queen. Anche astrofisico, non ha mai nascosto la sua passione per la scienza, la tecnologia e il progresso rappresentato dalla fusione di entrambi. E così, armato di un po’ di tempo libero in più (d’altronde i concerti non possono tenersi), tanta buona volontà e fantasia, ha scelto di buttarsi a capofitto in un nuovo progetto. Per salvare il Rock’N’Roll, appunto.

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Come? Mediante un sistema di ventilazione per rendere ulteriormente sicure quelle location al chiuso nelle quali, in linea di pura teoria, dovrebbero tenersi i concerti, gli show e gli eventi musicali con grandi folle, una fola passata la fase calda dell’emergenza sanitaria in itinere. Anche se non ci è dato sapere quando. A May lo spunto è venuto dopo un sopralluogo all‘Hammersmith Apollo di Londra, tra le sale concerti più prestigiose nel Regno Unito. Con lui un gruppo di ingegneri, progettisti e meccanici. Si è discusso a lungo se il sistema ideato dal chitarrista potesse valere e risultare effettivamente funzionante.

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A dare ulteriori spiegazioni ci ha pensato lo stesso musicista con un post su Instagram.

“Mi avete chiesto perché mi trovassi nella leggendaria sala concerti Apollo (che prima si chiamava Hammersmith Odeon, sì! Quanti ricordi!). Ebbene, sono qui per salvare il rock and roll ovviamente! Una mattina mi sono svegliato con questa strana idea in testa, ossia trovare un modo per progettare un sistema di ventilazione per far sì che i teatri e i palazzetti possano essere sicuri abbastanza da poterci permettere di organizzare concerti anche durante la pandemia, per poter tornare a suonare dal vivo”.

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“Così, un piccolo team di esperti, compreso me, un professore di Cambridge e due dei migliori esperti di sistemi di areazione della O2 Arena, ovviamente a distanza di sicurezza, siamo andati all’Apollo per studiare il suo sistema di ventilazione e per testare alcune teorie”, ha proseguito May.

“È ancora presto e ci sono problemi più grandi da risolvere, ma se riuscissimo, anche solo in parte, nel nostro intento, potrebbe rappresentare un passo in avanti verso la salvezza dei concerti che mancano tanto a tutti noi. Ovviamente abbiamo già nel mirino i concerti dei Queen con Adam Lambert alla O2 Arena, i cui biglietti sono stati venduti e prenotati per il prossimo giugno. Insomma, la posta in gioco è davvero alta, ma possiamo quanto meno sognare…”

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New York Dolls, morto lo storico chitarrista Sylvain Sylvain

Federico Falcone

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E’ morto Sylvain Sylvain, storico chitarrista e co-fondatore della leggendaria band glam rock New York Dolls. Aveva 69 anni e da due anni era gravemente malato di cancro. Le sue condizioni erano apparse da subito gravi e tramite la piattaforma di crowdfunding GoFoundMe aveva lanciato una raccolta fondi per provare a coprire le ingenti spese cui doveva sottoporsi. Purtroppo, però, non c’è stato niente da fare, la malattia non ha lasciato scampo.

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Un ricordo toccante arriva da William Duvall, cantante e chitarrista degli Alice In Chains: “Ho idolatrato i New York Dolls fin da bambino. Insieme a MC5 e Stooges, erano come supereroi per me. Ricordo di essere stato in quarta elementare nel 1979 a scrivere racconti romantici per la scuola che aveva Johnny Thunders come protagonista. In qualche modo ho stretto una veloce amicizia con Sylvain Sylvain nel 1995-96”.

“Lui viveva in ATL allora e non riesco a ricordare come ci siamo incontrati ma ha sentito alcune delle canzoni che stavo scrivendo e producendo per la mia band al Temple, Madfly, e mi ha chiesto di produrre un album da solista per lui. In particolare, amava una mia canzone intitolata ′′ Chains Around My Heart.” Mi ha detto che voleva registrare quella canzone o almeno scrivere qualcosa del genere con me. Per diverse settimane, o ci siamo incontrati o abbiamo parlato al telefono praticamente ogni giorno”.

“Questa era l’era pre-cellulare delle segreterie telefoniche. Quindi ogni volta che Sylvain chiamava il mio appartamento e io non ero a casa, cantava ′′Chains around my heart′′ sulla mia segreteria telefonica con il suo folto accento No Yawk. È uno dei ricordi più preziosi della mia carriera. Penso di avere ancora alcune di quelle microcassette di quella vecchia macchina da qualche parte. Non abbiamo mai finito per fare quel suo disco, ma mi è piaciuto molto quel tempo conoscerlo e sentire le sue tante storie fantastiche. Per quanto possa sembrare cliché, nel caso di Sylvain, il vecchio adagio è vero: semplicemente non ci sono più persone così. Riposa in pace e in pace, Sylvain Sylvain. Grazie per tutto quello che hai fatto per il Rock’N’Roll”.

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“RIP Syl. Grande e fantastico ragazzo. Molto talentuoso. Sottovalutato. Sempre carico di energia positiva. Membro essenziale di leggendari New York Dolls”, ha commentato Stevie Van Zandt, chitarrista della E-Street Band molto legato al circuito rock newyorkese.

“RIP Sylvain Sylvain, portando lo stile e l’arroganza alle originali Glam-Punk dei New York Dolls! Eroi, i miei eroi. Indosserò ′′ Trash ′′ e ′′ Pills ′′ in onore di Sylvain e del resto dei killer del rossetto”, ha scritto Mike McCready, chitarrista dei Pearl Jam. A lui era morto legato e non ha mai nascosto la grande influenza che la band newyorkese ha avuto nella sua formazione musicale, spingendolo, assieme a poche altre band, a imbracciare la chitarra.

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“Oh cavolo, uno degli originali New York Dolls, Sylvain Sylvain è morto. Era un vero amore. Nel 1980 seduto su un divano nel mio vecchio loft della band, mi ha dato il mio nome d’arte di Steve Stevens. ‘Dove hai preso quel battito, hai preso quel battito sulla 14 esima strada’ “, ha scritto il chitarrista Steve Stevens.

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