L’Howard University cancella gli studi classici

Che il sistema universitario statunitense fosse molto diverso dal nostro è cosa ben nota. In alcuni aspetti anche migliore. Ma l’ultima trovata della Howard University è veramente qualcosa che speriamo mai importeremo. L’Università con sede a Washington ha smantellato il suo dipartimento di studi classici per fare spazio ad altre presunte priorità degli studenti. 

Fondata nel 1867 la Howard era ad oggi l’unica università storicamente a maggioranza afroamericana a possedere un dipartimento di “classics”

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Il college in cui si sono laureati la vicepresidente Kamala Harris, la vincitrice del Nobel Toni Morrison, il giudice supremo Thurgood Marshall nel proprio comunicato sottolinea che è stato “deciso di chiudere il Dipartimento dei Classici come parte dei suoi sforzi di prioritarizzazione e sta attualmente negoziando con la facoltà e con altre unità del college su come meglio riposizionare e riutilizzare i nostri programmi e il personale. Queste discussioni si sono svolte in un clima cordiale, e la facoltà rimane fiduciosa che il dipartimento possa essere mantenuto intatto a un certo livello, con la sua facoltà e i suoi programmi”.

Sulle pagine del Washington Post Cornel West, autore del libro “Race Matters” nonché noto attivista marxista e antirazzista, e Jeremy Tate hanno invece ricordato come i classici siano alla base della formazione di eroi della lotta per i diritti civili dei neri. Frederick Douglass e Martin Luther King su tutti. Quest’ultimo nella sua Lettera dal carcere di Birmingham, pietra miliare dell’antirazzismo, citò per tre volte Socrate.

Secondo West e Tate:“La campagna del mondo accademico volta a ignorare o trascurare i classici è un segno di decadenza spirituale, di declino morale e di una profonda chiusura intellettuale che oggi imperversa nella cultura americana. Coloro che commettono questo atto terribile trattano la civiltà occidentale come irrilevante… il canone occidentale è un dialogo, tra i più grandi pensatori espressi dalla nostra civiltà, sulle questioni fondamentali. Ci insegnano a vivere in modo più intenso, più critico, più compassionevole. Ci insegnano a imparare a prestare attenzione alle cose che contano, e distogliere la nostra attenzione da ciò che è superficiale”.

LE CENSURE PRE HOWARD UNIVERSITY

La cancellazione dei classici greci e latini dalle grandi università americane è cominciata nei reaganiani anni Ottanta. Oggi Omero e Cicerone sembrano essere i colpevoli teorici della supremazia bianca. Sono infatti additati come pericolosi “dead white males” (“uomini bianchi morti”).

Le università americane, infatti, non sono certo nuove a questo tipo di scelte. A Princeton lo storico Dan-el Padilla Peralta, considerato uno dei migliori classicisti della nuova generazione, spera in una distruzione della disciplina e di smontare gli eroi classici romani e graci: “Non voglio aver più niente a che fare per come è stata finora insegnata. Spero che questo campo muoia, e che muoia il più presto possibile”.

L’iniziativa dell’Howard University rischia di far passare l’idea che l’Occidente europeo, il quale affonda le proprie radici storico-culturali nelle civiltà greca e romana, abbia solo perpetrato crimini orribili e che sia la fonte e la causa di inutili razzismi. 

La cultura, qualunque essa sia, non è mai fonte di divisione e odio. Tutto sta nel saperla interpretare. Ma dalle università americane bisogna aspettarsi sempre qualche cosa del genere.

Come quando nel 2015 gli studenti della Columbia University chiesero di cancellare dal corso Great Books (studio delle grandi opere letterarie da Omero ad oggi) le “Metamorfosi” di Ovidio per paura che episodi riguardanti Proserpina e Dafne avrebbero potuto scatenare dei triggers (cause scatenanti di reazioni per chi in precedenza ha subito traumi derivanti da esperienze violente) in studenti di colore e per quelli di bassa estrazione sociale.

Più recentemente invece  Heather Levine, insegnante della Lawrence High School di Lawrence nel Massachusetts, affermò che Omero fosse il capostipite della “mascolinità tossica”. Ma anche razzista, poiché descrive i suoi eroi come uomini dalla pelle bianca e dai biondi capelli. La docente si dichiarò “molto orgogliosa di dire che quest’anno abbiamo rimosso l’Odissea dal curriculum”.

Nella vigilia della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore vi consigliamo dunque di rileggere un noto passo della Divina Commedia che Dante fa pronunciare Ulisse:

“Fatti non foste a viver come bruti per seguir virtute e canoscenza”. Appunto.

Photo by K. Mitch Hodge on Unsplash

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Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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