Firenze omaggia Koons con una grande mostra a Palazzo Strozzi

Dal 2 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022 Palazzo Strozzi a Firenze ospita Jeff Koons. Shine la più grande mostra mai realizzata in Italia sull’arte dello statunitense, oggi sessantaseienne. La spettacolare retrospettiva, a cura del direttore Arturo Galansino e del professor Joachim Pissarro, ripercorre i quarant’anni di carriera dell’artista attraverso trentatré opere, tra sculture e istallazioni pop provenienti da ogni parte del mondo.

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JEFF KOONS TRA KITSCH E POP ART

Sculture che sembrano giganteschi palloncini, statue di supereroi e fumetti, forme animali o floreali dalle superfici a specchio. L’arte di Jeff Koons ha sempre diviso la critica contemporanea tra chi vede in lui il re del kitsch e chi lo considera il degno erede di Andy Warhol. Le sue opere, realizzate con i più disparati materiali (acciaio, metallo, marmo, plastica, porcellana), sono indissolubilmente legate alla cultura di massa con cui l’artista americano instaura un rapporto ambivalente.

Se da un lato infatti trae la sua massima ispirazione dalle icone della cultura popolare e dal consumismo, dall’altro critica con pungente ironia la superficialità della società odierna. Esplicitamente dissacranti sono le creazioni delle serie The pre-new e The new (fine anni Settanta – primi anni Ottanta) o i giocattoli colorati della serie Popeye (primi anni 2000). In ognuno di questi cicli riprende il principio del ready made di Marcel Duchamp secondo cui un oggetto di uso, se estrapolato dal suo contesto quotidiano e collocato su un piedistallo, può acquisire il valore di opera d’arte.

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SHINE IL VALORE DELLA LUCENTEZZA

L’esposizione Shine a Palazzo Strozzi non si limita a ripercorrere la carriera dell’artista in modo asettico, ma si concentra volutamente, come evoca il titolo, sul tema della lucentezza. Gran parte delle creazioni di Koons hanno una superfice lucida che riflette l’ambiente circostante. La riflettenza assume pertanto un valore simbolico, quale strumento per osservare la propria immagine e stabilire il confine sottile tra essere e apparire, tra fisico e metafisico.

Di fronte, ad esempio, alla grande scultura in acciaio inossidabile Balloon Dog (1994-2000), lo spettatore non si trova semplicemente davanti alla gigantesca riproduzione di un palloncino a forma di cane, ma avrà la possibilità di interagire con il suo corpo riflesso sulla superficie cromata di rosso; ad ogni spostamento l’immagine restituita cambia e il visitatore diventa parte dell’opera stessa. Una vera e propria performance che rende il percorso espositivo, in un certo senso, dinamico e conferisce al manufatto artistico un valore performante oltre che contemplativo.

Anche all’interno di Palazzo Strozzi, le opere sono raggruppate in “serie” in base alle loro caratteristiche predominanti. Tra queste troviamo: Statuary, Celebration e Antiquity.

Balloon Dog

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UN DIBATTITO CON L’AUTORE SUL TERMINE SHINE

In occasione dell’inaugurazione della mostra, Fondazione Palazzo Strozzi ha proposto un evento speciale in presenza dell’artista al Cinema Odeon di Firenze. Durante l’incontro, andato sold out in poche ore, si è sviluppata una riflessione a più voci sul significato della parola “shine” (lucentezza, splendore) quale termine chiave nell’arte di Jeff Koons in stretta correlazione con la storia dell’arte, la filosofia e la spiritualità. Questa accezione trascendentale propone Koons attraverso una veste nuova e, se vogliamo ancora più inclusiva, che comunica con lo spettatore e ne stimola il pensiero.

Ai detrattori dell’artista, accusato spesso di speculazione e business (si pensi che nel 2019 la sua scultura Rabbit è stata battuta all’asta per 91 milioni di dollari), risponde il direttore Arturo Galansino.

“Il tema dello shine rappresenta per Jeff Koons il desiderio di creare un’arte democratica, accessibile, inclusiva, quindi esattamente il contrario di come certi pregiudizi dipingono l’artista. Jeff è un artista che vuole parlare a tutti, ben lontano da questa idea finanziaria dell’arte; per quanto sia vero che le sue opere hanno battuto un record all’asta, non è questo il messaggio di Jeff. Jeff vuole includere lo spettatore all’interno della sua arte, all’interno di una storia culturale lunga 2500 anni […]”

L’esposizione, che rimarrà aperta al pubblico fino al 30 gennaio 2022, è il primo appuntamento di Palazzo Strozzi dopo l’emergenza Covid-19 e rappresenta a pieno titolo la tenacia dell’istituzione a voler veicolare i grandi nomi dell’arte contemporanea di tutto il mondo.

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Nata a L’Aquila nel 1985, Francesca Massaro consegue la laurea magistrale in Storia dell’Arte nel 2011. Nel 2016 scrive il catalogo della mostra Babele e inizia rapporti di consulenza e critica artistica per artisti aquilani e abruzzesi. Nel 2020 vince il premio letterario Fëdor Dostoevskij- sezione narrativa. Attualmente redige articoli per riviste e siti web del settore e coltiva la sua passione per la scrittura creativa.