Faccia a faccia coi Lagoona, in occasione dell’uscita del nuovo singolo “Vertigine”

Fuori dal 1 luglio con il loro nuovo singolo Vertigine (Biscottificio Records), in questa loro nuova avventura gli umbri Lagoona hanno potuto beneficiare dei prestigiosi servizi in sede di produzione di Jacopo Gigliotti, bassista dei Fast Animals and The Slow Kids.

Il risultato sono tre minuti e mezzo (circa) estremamente catchy che promettono di catturare grande airplay radiofonico e social nei prossimi mesi.

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Partiamo dalla collaborazione con Jacopo Gigliotti in consolle. Come ha cambiato l’idea della canzone che avevate all’inizio e in che modo avete lavorato in studio con lui?

In realtà questo pezzo nasce proprio con l’idea di iniziare questa collaborazione con lui. Jacopo è incredibile, ha seguito passo dopo passo ogni minima evoluzione della nostra canzone con una professionalità e premura davvero fantastica. È incredibile come sia creata subito una chimica pazzesca tra noi.

Il mood di “Vertigine” sembra perfetto per creare un singolo in grado di fare breccia su larga scala. Quanto è stata mirata, sia dal punto di vista musicale che testuale, l’opera di “cesello” per ottenere un prodotto così fresco? Dove e a chi vogliono arrivare i Lagoona?

In realtà è venuto tutto da sé, partendo dal testo più che dalla musica. L’abbiamo buttata giù in una sola prova (il che è stato abbastanza assurdo, a ben rifletterci. Ma le cose sono andate proprio così). Per quanto riguarda la “freschezza” che hai ravvisato (ti ringraziamo per quello che riteniamo essere un bel complimento), credo sia dovuto all’unione di vari ascolti che abbiamo fatto singolarmente nell’ultimo periodo. Ognuno di noi, più o meno consciamente, ha portato il suo contributo nell’indirizzare il sound finale.

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Il vostro singolo invita a riprendersi la vita dopo un periodo di torpore, proprio come quello che stiamo ancora vivendo a causa della pandemia. Qual è il vero suggerimento che volete dare al vostro ascoltatore?

Il silenzio nasconde così tanto rumore che prima o poi deve liberarsi, uscire fuori. Che la paura è solo un limite che ti priva di una libertà che tutti meritiamo.

Prima del COVID 19, avete portato in giro lungo tutto lo stivale il vostro EP di debutto, “Riparo”. Adesso, con le riaperture, state già ripianificando un tour articolato o procederete con calma? E il repertorio che proporrete sarà completamente vostro o ci saranno anche delle cover?

Come prima cosa, a fine estate andremo in studio con Jacopo e inizieremo a registrare un album intero. Nel frattempo, non abbiamo date in programma. Ma, come non farai fatica ad immaginare, mai dire mai, vediamo se salta fuori qualche cosa di interessante.

Siete insieme da 4 anni, un periodo di tempo forse relativamente breve ma comunque già molto significativo per testare la forza del vostro legame. Quanto è difficile tenere insieme una band oggi e come cambiano le motivazioni nel corso del tempo (soprattutto tenendo presente la difficile situazione economica del mercato discografico attuale)?

Essere in una band vuol dire avere una relazione sentimentale con altre persone, né più, né meno. Questo, naturalmente, innesca tutta una serie di dinamiche che possono essere tanto positive quanto negative, dipende da come si mettono le cose di volta in volta. Probabilmente la nostra fortuna è che ci completiamo molto a livello personale: se uno di noi, per dirti, manifesta una qualche carenza, gli altri sono subito pronti ad andargli in soccorso. E questo vale per ognuno di noi, tra di noi. Ormai siamo letteralmente fratelli, in tutto e per tutto. E le motivazioni e la voglia di fare rendono il nostro legame ancora più forte.

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Se vi proponessero di indicare una band ideale con la quale andare in tour, chi scegliereste e perché e quale sarebbe la venue perfetta per il vostro concetto perfetto?

Oddio, domanda difficile, anche perché è sempre strano fare nomi, magari di amici, eccetera eccetera… Però, sarebbe davvero un sogno riproporre la formula che ha caratterizzato in larga parte gli anni ’90, che prevedeva una band più famosa come headliner e tre band di supporto (senza fare nomi!). Si creava davvero un bel movimento.

In chiusura: nel panorama indie e indie-rock italiano ci sono ormai moltissime realtà, a volte anche piuttosto eterogenee tra di loro per proposta e attitudine. Voi, in qualche modo vi sentite di far parte di una scena davvero riconoscibile o pensate che “indie” e “indie-rock” siano solo delle marche critiche atte a creare dei contenitori non meglio precisati? E come vi ponete nei confronti della vostra identità musicale?

Certe etichette non sono mai state un granché, per come la vediamo noi. Si corre sempre il rischio di ghettizzare le band e limitare la loro capacità creativa, dando vita al classico serpente che si mangia la coda. Per questo ascoltando i nostri primi singoli “VHS”, “4AM” e “LONDRA”, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a tre canzoni completamente diverse tra loro. Quando li abbiamo scritti, volevamo sentirci liberi di fare quello che ci andava di fare in quel preciso momento, e la musica dovrebbe essere proprio, proprio questo: un modo per sentirsi sempre liberi.

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