Helloween: le zucche di Amburgo tornano con un capolavoro

Poche, pochissime band riescono ancora, dopo oltre trent’anni di attività, ad emozionare come un tempo. Tra queste un posto di rilievo spetta certamente ai tedeschi Helloween. Le zucche di Amburgo, assieme ai Blind Guardian sono considerate le colonne portanti e pietre miliare del power metal europeo e mondiale. Ma non è una disamina storica della gloriosa carriera dei Nostri quella che andremo ad affrontare in queste righe. Oggi andremo a parlare del gran ritorno degli Helloween con quello che, molto probabilmente, è uno dei migliori dischi mai partoriti in generale negli ultimi vent’anni.

Semplicemente “Helloween“, diciottesimo album omonimo e capolavoro assoluto di una band che da quel lontanissimo 1983 dispensa epicità e maestosità da tutti i pori. Ma in particolare è questo “Helloween” ad avere un’anima e una bellezza interiori che chiunque non potrà non amarlo. Il perché è presto detto: si tratta della primo disco che vede il ritorno dello storico Michael Kiske alla voce e del chitarrista e cantante Kai Hansen. Nessuno, ma veramente nessuno, avrebbe mai pensato che i due, dopo trent’anni di assenza, potessero tornare nel gruppo. Ed invece così è stato; per la precisione nel 2016. Gioia, gaudio e tripudio per i fan di tutto il mondo ed una ritrovata verve che rende gli Helloween di oggi un concentrato di energia allo stato puro.

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Il risultato non poteva che essere una pietra miliare il cui titolo vuole richiamare proprio la rinascita della band; il ritorno alle origini. Le forze finalmente riunite in una formazione che conta ben 7 membri. La doppietta Andi Deris-Michael Kiske alla voce, già sperimentata nel celebre Pumpkin United Alive, affiancata dalla prova canora del mitico Kai Hansen, è la vera forza portante di “Helloween“. I 3 si incrociano, armonizzandosi e gemellandosi, creando di fatto una sezione vocale imponente da far impallidire qualunque altra proposta sul mercato. A sorreggere il tutto, poi, c’è un songwriting variegatissimo, intrigante e pieno di tutta la maestria che conferma ancora quanto gli Helloween siano i signori indiscussi di queste sonorità.

Se da una parte si sente con chiarezza come i nostri abbiano voluto omaggiare il loro glorioso passato, dall’altra la musica in “Helloween” è proiettata in avanti. I riff osano, si fanno spazio tra sezioni prettamente power, dal sentore di Keeper of the Seven Keys (1987-88), ad altre più heavy alla Judas Priest. Lo stesso dicasi per le splendide sezioni melodiche ricche di assoli moderni, tecnici ma mai fini a se stessi. Certamente, siamo ben lungi dall’avere davanti un album in grado di superare le punte di diamante degli anni ’80. Su questo non ci piove, e sarebbe pressoché impossibile.

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Tuttavia la cosa interessante di “Helloween” è la spiccata capacita di saper emozionare traccia dopo traccia. Una piccola curiosità, poi: ciascun pezzo è stato scritto singolarmente da ogni membro, eccezion fatta per Best Time. Un’evidente testimonianza di come tutti hanno voluto mettere del loro, portando nel disco un pezzo della propria esperienza. Senza ombra di dubbio tra i migliori dei 18 album pubblicati dalla band.

A parte qualche passo incerto che si avverte in Angels o Cyanide, Helloween” si presenta con un’energia ed una grinta rinnovate. Potrà sembrare un po’ ruffiano forse, con qualche passaggio prevedibile per ingraziarsi il pubblico. Nessuno nega che questo sia un album esente da difetti. Ma insomma, stiamo pur sempre parlando del primo lavoro con la nuova formazione che inaugura i 38 anni di carriera. Di più non si poteva chiedere. E forse tutta l’anima del disco è proprio la spiccata personalità ed epicità che si avvertono nota dopo nota. A nostro avviso un centro pieno ed un’importante pagina di storia delle zucche di Amburgo. Ascoltare per credere: potreste avere la pelle d’oca per un’ora intera.

Tracklist:

  • 01. Out For The Glory
  • 02. Fear Of The Fallen
  • 03. Best Time
  • 04. Mass Pollution
  • 05. Angels
  • 06. Rise Without Chains
  • 07. Indestructible
  • 08. Robot King
  • 09. Cyanide
  • 10. Down In The Dumps
  • 11. Orbit
  • 12. Skyfall

Formazione:

  • Markus Grosskopf – basso
  • Michael Weikath – chitarra
  • Kai Hansen – chitarra e voce
  • Michael Kiske – voce
  • Andi Deris – voce
  • Sascha Gerstner – chitarra
  • Dani Löble – batteria

Copertina disegnata da Eliran Kantor

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