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Cinema

Iniziate le riprese di “Due inquiline di troppo”, nel cast Enrica Guidi e Carlotta Rondana

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Sono iniziate a Roma le riprese di Due Inquiline di Troppo di e con Nunzio Fabrizio Rotondo e Paolo Vita al loro debutto alla regia.

Autori e attori, Nunzio e Paolo lavorano nell’industria dell’intrattenimento dagli anni ’90, dopo essere diventati popolari come VJ per il noto canale televisivo romano Magic TV, questo è il loro terzo lungometraggio scritto a sei mani con Herbert Simone Paragnani che li vede per la prima volta cimentarsi nel ruolo di registi; i loro precedenti lavori Innamorati di me e Non è vero ma ci credo, hanno avuto grande successo sulla Pay Tv italiana.

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La direzione della fotografia è di Claudio Zamarion (Parasitic Twin, Niente può fermarci, In questo mondo di ladri).

Prosegue la collaborazione con Maurizio Mattioli (Sconnessi, Sei mai stata sulla luna?, Immaturi – La Serie) già presente nel cast dell’ultimo film Non è vero ma ci credo, a cui si aggiunge un altro nome noto della comicità italiana Enzo Salvi (Lockdown all’italiana, Box Office 3D, Io che amo solo te, Matrimonio al Sud).

Le due fantasmesse, la duchessa Gilda e la sua dama di compagnia Cettina saranno interpretate da Carlotta Rondana (Così in cielo, così in terra, Let me out) ed Enrica Guidi (I delitti del Bar Lume, Tutto Molto Bello, Innamotati di me). 

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Nunzio e Paolo interpretano, uniti da una grande amicizia, ma anche da un passato fatto di imprese fallimentari, nell’ennesimo tentativo di sbarcare il lunario si indebitano con uno strozzino e devono assolutamente trovare il modo di ripagarlo. Così, sfruttando le abilità tecnologiche di Nunzio, si imbarcano in un folle business nelle vesti di medium improvvisati. Di casa in casa consentono ai loro creduloni clienti di incontrare i propri cari estinti, ovvero degli ologrammi che gli assomigliano, finché un giorno incappano in due veri fantasmi, o per meglio dire due fantasmesse: Gilda e Cettina. Col passare dei giorni, gli iniziali e vani tentativi di liberarsene, lasceranno il posto ad un’insolita storia d’amore.

Guglielmo Marchetti, CEO & Chairman di Notorious Pictures ha dichiarato: “E’ un piacere tornare a collaborare per la seconda volta con la collaudata coppia di Nunzio e Paolo, e siamo felicissimi di poterli supportare in questo importante nuovo traguardo del loro percorso professionale, il loro debutto alla regia.”

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“Importante poter cominciare questa avventura! Due inquiline di Troppo ha un doppio significato, da un lato di ripartenza contro questa emergenza sanitaria, andando sul set, dall’altro prosegue la strada della sperimentazione del genere” afferma Emanuele Nespeca, produttore per Solaria Film “e questo film ha tutte le caratteristiche per lasciare il segno tra le nuove proposte di commedia all’italiana.”

“Nunzio, Paolo, Guglielmo, Emanuele e Andrea. Non è un gruppo di lavoro, sono più che amici, quasi parenti. Tornare a lavorare con loro per Minerva è una grande gioia, prima ancora che una bella avventura creativo-imprenditoriale. Poi l’esordio alla regia di Nunzio e Paolo… Delizia assoluta!”, dichiara Gianluca Curti.

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Cinema

“Animal House”, da 43 anni pietra miliare dei college movies

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Animal House john belushi american pie

Quando John Belushi e John Landis diedero vita ad “Animal House” probabilmente non avevano idea di aver creato il capostipite di un nuovo genere cinematografico.

Con questa pellicola, che esordì nelle sale il 28 luglio del 1978, fece il suo ingresso al cinema la commedia demenziale in ambientazione scolastica.

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Sarebbero venuti dopo i vari “La rivincita dei nerds”, “Porky’s”, “American Pie” e “Maial college”. Solo per citare i più gettonati e i degni di nota.

Altrimenti sulle varie piattaforme streaming sono decine i film che ricalcano la trama e l’idea concepita da “Animal House”.

Il padre dei college movies fu un mix di satira e politicamente scorretto. Tutto ciò che oggi probabilmente sarebbe censurato.

Ispirato ad una rivista di Douglas Kenney, Henry Beard e Robert Hoffman, “National Lampoon”, che fornì parecchi spunti per le vicende delle matricole Larry (Tom Hulce) e Kent (Stephen Furst), il film di Belushi (nel film John “Bluto” Blutarsky) tratta della rivalità di due confraternite del Faber College.

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Un tema divenuto poi il più classico dei film di questo genere.

Da una parte la borghesia, i massoni, gli studenti più brillanti e fortemente gerarchizzata. Una sorta di scuola militare fatta di nonnismo e soprusi.

Dall’altra la confraternita che accetterà i protagonisti. Un coacervo di sbandati, ribelli, ripetenti.

Quello che la mamma ti direbbe di non frequentare. Ma che ogni studente sogna di incontrare. 

 La “Delta Tau Chi” (ΔΤΧ) è quel modo ironico di vivere la vita senza troppi pensieri. Unico obiettivo: divertirsi.

In che modo? In qualsiasi. Dal sesso, alle battute, alle sbronze, agli scherzi e perchè no, alle risse. Da che mondo e mondo una rissa è quanto di più presente negli anni del college (o del liceo italiano). Oggi sono tutte situazioni, queste, demonizzate in qualsiasi modo. Ma negli anni che portano gli studenti ad una pseudo maturità, sono quelle che li portano a scoprire se stessi. Anche in questi modi che pochi genitori consiglierebbero ai propri figli.

“Animal House” invece fa proprio questo. Rende fico quei personaggi. Quel tipo di studente. 

Senza i protagonisti di questo film non si avrebbe avuto Steve Stifler, il mito delle “Milf”, gli scherzi da bulli ai ragazzi della banda (con buona pace dei bacchettoni del 2021), Noah Levenstein e il prototipo del padre con un passato (ma anche un presente) tutto da scoprire.

L’irriverenza di questo film del 1978 oggi è ancora controcorrente. Un mix di idee dissacranti che fanno rabbrividire il politically correct.

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Un capolavoro nel suo genere. Che ovviamente ha ispirato tante schifezze. Pellicole che andrebbero cancellate oggi stesso. Non per quello che dicono. Ma proprio perché indegne di essere figlie di questo film che nel 1978 era dato da tutti come perdente in partenza.

Ma che incassò circa 141 milioni partendo con un budget di soli 3 milioni di dollari.

Nel 2000 l’American Film Institute l’ha inserito nella lista delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi e l’anno successivo è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Evidentemente la massima celebre di questo film “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: chi viene con me?” è stata profetica.

Sceneggiatori, produttori e attori si sono messi in gioco. E hanno vinto, se a 43 anni di distanza sono ancora una pietra miliare per chi tenta di riprodurre pellicole ambientate nei college con l’intento di demitizzare.

E allora “Toga, toga, toga”. E via con un bel party tra lattine di birra, approcci tra ragazzi e musica black di Otis Day and the Knights.

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“Ezio Bosso. Le cose che restano”: in anteprima alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

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Dal regista e dai produttori di “Paolo Conte, Via con me”, un nuovo e appassionato documentario musicale, il quale sarà presentato in anteprima nella sezione Fuori Concorso della 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

“Ezio Bosso. Le cose che restano” di Giorgio Verdelli, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film con Rai Cinema uscirà nelle sale italiane con Nexo Digital solo il 4, 5, 6 ottobre.

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IL REGISTA GIORGIO VERDELLI

Al centro del documentario la carriera e la vita di Ezio Bosso (1971-2020), che è stata quanto di più atipico si possa immaginare. Sia per le vicende personali che professionali, all’interno delle quali c’è sempre stato l’amore per l’arte, vissuta come disciplina e ragione di vita.

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Nel film il racconto è affidato allo stesso Bosso, attraverso la raccolta e la messa in fila delle sue riflessioni, interviste, pensieri in un flusso di coscienza che si svela e ci fa entrare nel suo mondo, come in un diario.

La narrazione di “Ezio Bosso. Le cose che restano” è stratificata, in un continuo rimando fra immagine e sonoro. Le parole dell’artista si alternano alla sua seconda voce, la musica, e alle testimonianze di amici, famiglia e collaboratori che contribuiscono a tracciare un mosaico accurato e puntuale della sua figura.

Portatore di un potente messaggio motivazionale nella sua vita e nella sua musica, Ezio Bosso è stato e sarà sempre una fonte d’ispirazione per chiunque vi si avvicini. “Una presenza, non un ricordo”, come racconta lo stesso regista del film, Giorgio Verdelli.

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“Promises”: il film con Isabelle Huppert aprirà La Mostra del cinema di Venezia

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Aprirà la sezione Orizzonti della 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Promises, secondo lungometraggio del regista Thomas Kruithof (La meccanica delle ombre), scritto dallo stesso regista insieme a Jean-Baptiste Delafon (sceneggiatore della celebre serie politica di Canal+ Baron Noir).

Protagonista della pellicola, la carismatica musa del cinema francese Isabelle Huppert, nei panni di un sindaco dei sobborghi parigini in bilico tra fede politica e una ritrovata ambizione. Nel cast anche Reda Kateb, apprezzato interprete di pellicole d’autore come Django e The Specials e l’attrice premio César Naidra Ayadi (PolisseHa i tuoi occhi). Promises arriverà prossimamente nelle sale italiane distribuito da Notorious Pictures.

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Sinossi di Promises

Clémence (Isabelle Huppert), impavido sindaco di una cittadina vicino Parigi, sta completando l’ultimo periodo del suo mandato. Con il suo fedele braccio destro Yazid (Reda Kateb), ha combattuto a lungo per questa comunità afflitta da disuguaglianze, disoccupazione e povertà. Tuttavia, quando a Clémence viene offerta la carica di Ministro, la sua ambizione prende il sopravvento, mentre la devozione e l’impegno per i suoi cittadini iniziano a vacillare. La sua integrità politica e le promesse elettorali sopravvivranno a queste nuove aspirazioni?

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