Due anni fa lo scoppio della pandemia in Italia. La raccontiamo nel nostro libro “Black Out”

In principio fu il paziente zero di Codogno, subito seguito dai fatti di Vo’ Euganeo e dalla polemica derivante la mancata applicazione della zona rossa. Vennero poi le sirene delle ambulanze, il tam tam di notizie date dai mass media e la fuga in treno, da Milano, di centinaia di persone spaventate per ciò che stava accadendo in Lombardia. L’Italia, tra le polemiche infinite, e altrettante incertezze sanitarie, piombò nel caos.

Prima di allora le mascherine chirurgiche, ffp2 o ffp3, venivano utilizzate solo in alcuni settori lavorativi. Non come in Giappone, ad esempio, dove è uso comune indossarle nello svolgimento delle attività quotidiane esterne a quelle casalinghe. Noi, come italiani, non avevamo mai considerato tale strumento di protezione individuale come facente parte del nostro retaggio culturale. Pertanto mancavano. Quelle disponibili sul mercato vennero esaurite in tempi record.

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La corsa all’approvvigionamento fu selvaggia, spietata, con tutorial diffusi ovunque su come crearsene a casa. Carta forno, ovatta, elastici, tutto pur di aver qualcosa davanti naso e bocca. Al tempo stesso i video messaggi mandati in onda a rete unificati su come essere prudenti: lavarsi le mano, stare a distanza, disinfettare. La società civile era in crisi, il personale medico sanitario viveva un’emergenza nell’emergenza.

Gli ospedali, al collasso, non avevano i dpi per medici, infermieri, oss e personale amministrativo. Le donazioni di privati furono ingenti, nel tentativo di sopperire alle mancanze e consentire a questi professionisti di lavorare in sicurezza. Ma non sapevamo realmente cosa avevamo di fronte. Ora abbiamo le cure e gli strumenti di prevenzione, prima, solo due anni fa, c’erano palliativi. E poi fu la volta del lockdown. Imparammo a utilizzare un vocabolario nuovo. Quarantena, coprifuoco, dpcm, autocertificazione sanitarie, tutte parole che riempivano la nostra giornata, il nostro parlare e il nostro spostarci, quando possibile ed entro determinate fasce orarie.

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Tutto chiuso, restavano aperte solo farmacie, supermercati, attività di pubblica utilità. Tutto il resto chiuso, chi per settimane, chi per mesi.

Fummo il primo paese occidentale a essere colpito dal virus proveniente dalla Cina. Quelle che, all’inizio, sembrano scene lontane dal nostro modo di vivere, rapidamente si proiettarono su di noi, sul nostro modo di vivere e sulla nostra società, già provata da pesanti crisi economiche, politiche, sociali, come un’ombra, uno spettro di paura e inquietudine con cui combattere minuto dopo minuto.

Potremmo scrivere intere pagine e parlare per ore di quei drammatici giorni. Ma la memoria è ancora fresca e la sensazione è che solo tra qualche anno ci guarderemo indietro con rinnovata consapevolezza di quanto vissuto. Adesso facciamo ciò che ci eravamo prefigurati: convivere con la pandemia. Moltissimo è stato fatto, molto deve ancora essere fatto. Ricordare è obbligatorio, non dimenticare è necessità.

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La redazione di The Walk of Fame magazine scelse di parlarne anche attraverso un libro dal titolo “Black Out, dietro le quinte del lockdown”.

Una testimonianza dell’impatto avuto dalla pandemia di Covid-19 sull’universo culturale italiano, e non solo. Con riferimento al periodo clou, avutosi tra febbraio e giugno 2020, propone al suo interno interviste esclusive, riflessioni e articoli pubblicati dalla redazione di The Walk Of Fame durante quei giorni.

Un focus originale su un tempo sospeso, fatto di quartieri dalle strade deserte ma con finestre e balconi carichi di suoni, immagini, storie e aneddoti per esorcizzare la paura e per virare le luci al grigio.

Un diario collettivo scritto senza soluzione di continuità per non dimenticare ciò che è stato. Una volontà, quella messa su carta dalla redazione del magazine, di celebrare il lato artistico dell’essere umano, vero antidoto alle straordinarie difficoltà vissute durante la più grave crisi dal post Seconda Guerra Mondiale.

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Senza la musica, il cinema o la letteratura, saremmo stati in grado di affrontarla ugualmente?

Diviso in capitoli tematici, il libro tiene conto anche dei cambiamenti e delle difficoltà riscontrate nei vari settori artistici, sia per chi produce cultura, sia per chi ne fruisce. Cinema e teatri chiusi, concerti cancellati, interi tour e produzioni rinviati al 2021 con l’unica magra consolazione della musica in diretta streaming.

Sfoglia gratuitamente il libro cliccando sul link: Black Out – dietro le quinte del lockdown

Clicca qui per scaricare il Pdf: Black Out

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Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.