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Cinema

“Cucina e cambiamento”: la nuova docu-serie di Netflix sulla cucina afroamericana

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Cucina e cambiamento serie netflix chef

Pensavate davvero che la famosa apple pie di New York City fosse nata in qualche tipica caffetteria di Brooklyn? O che il mac&cheese fosse tutto frutto di qualche ricetta tipicamente americana?

Anche la nazione più moderna e tecnologica del mondo può avere una storia ricca di tradizioni alle sue spalle, dalla quale attinge più e più volte anche oggi, spesso senza neanche saperlo.
É mostrandoci tutto ciò che Netflix porta sullo schermo “High on the Hog”, ovvero “Cucina e cambiamento: come i piatti afroamericani hanno trasformato l’America” una docu-serie firmata dal premio Oscar Roger Ross Williams e guidata dallo chef e scrittore gastronomico Stephen Satterfield, che ci accompagna in un delizioso percorso che va dall’Africa fino al Texas, mostrandoci come, ancora oggi, la cucina afroamericana sia fortemente presente in quella degli Stati Uniti d’America.

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L’idea viene dal cartaceo: Jessica B. Harris, autrice di quasi una dozzina di libri di cucina e membro della “Who’s Who of Food and Beverage in America”, ha affrontato un tema particolarmente caldo e controverso con il suo libro, da cui è stata tratta la serie Netflix. La stessa ha voluto sin da subito esporre chiaramente il suo pensiero: ridurre la cucina afroamericana alla cucina degli schiavi d’America, non è corretto.

LA TRADIZIONE ALLA BASE DI CUCINA E CAMBIAMENTO

“Nonostante fossimo all’inferno…creammo tradizione”. É questa una delle frasi citate già nel trailer del documentario, proprio da un afroamericano.
La schiavitù americana prima, gli anni ’60 e ’70 poi non portarono solo “gusti malsani, ineleganti e senza speranza, fuori sincrono con i canoni culinari che definiscono un’alimentazione sana oggi”, concetto che molto spesso si può sentire, anche ai giorni nostri.

Con questa miniserie Netflix ci apre gli occhi non solo su tante ricette che già conosciamo, ma di cui in realtà sappiamo poco e nulla. Mostra le persone, le anime di chi, anni fa, ha lottato per farsi riconoscere, per non farsi additare, scansare o picchiare. La cucina in questo fu un’arma potentissima.
Dal primo grande chef afroamericano a formarsi in Francia nelle migliori cucine del paese, Hemings, dopo esser stato schiavo personale di Thomas Jefferson, al suo collega Hercules, anche lui chef e anche lui schiavo di un altro grande presidente americano, ovvero George Washington.

Le storie che s’intrecciano in questo cortometraggio sono molte, e spesso si avrà modo di guardare lo schermo e meravigliarsi che quel famosissimo piatto o ingrediente che spesso si vede o si gusta, ha in realtà origini così antiche e apparentemente distanti da quelle abituali e locali. Ma non è solo così, l’umanità accomuna. Ma anche il pensiero, le idee e soprattutto le tradizioni. L’eredità non è solo nelle statue o nei libri di storia. Bensì vive in coloro che sono custodi della cultura, del passato.

Con questo messaggio il regista mostra un’America inedita, fatta di emozioni e ricordi di un popolo che vive e vivrà per sempre nella cultura di questo grande paese.
C’è grande aspettativa da questi racconti. Per perdersi nei profumi e nei piatti di una terra che sembra lontana, ma non lo è affatto.

E come gli stessi protagonisti di questo racconto ricordano: “La nostra storia è l’America”.
Non perdete l’appuntamento con “Cucina e cambiamento: come i piatti afroamericano hanno trasformato l’America”, da mercoledì 26 maggio solo su Netflix.

Sono Martina, sommelier da parecchi anni e appassionata di enogastronomia ma soprattutto di tutto quello che riguarda la lettura ( e scrittura!). Amo viaggiare, il mondo del cinema e tutte quelle esperienze che possano arricchirmi.

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Asian Film Festival, il programma della 18° edizione a Roma

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Asian Film Festival a Roma Giappone e Cina

Giappone, Corea del Sud, Cina, Filippine, Hong Kong, Taiwan, Indonesia, Malesia, Thailandia, Vietnam e Singapore. Saranno gli 11 Paesi coinvolti nella diciottesima edizione dell’Asian Film Festival, la manifestazione organizzata da Cineforum Robert Bresson e diretta da Antonio Termenini in programma dal 17 al 23 giugno al Farnese Arthouse di Roma (piazza Campo de’ Fiori 56).

Il ricco calendario, che prevede quattro proiezioni quotidiane, comprende 28 lungometraggi e 2 cortometraggi con 5 anteprime internazionali, 6 anteprime europee e numerose anteprime italiane. Un’iniziativa che rivolge in particolare il proprio sguardo agli esordi e ai “Newcomers”, i giovani registi più promettenti.

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Provengono dal Giappone il film di apertura dell’Asian Film Festival. “Wife of a Spy” di Kiyoshi Kurosawa, già vincitore del Leone d’Argento all’ultimo festival di Venezia e altre pellicole stranianti, divertenti e pieni di contaminazioni. Come “Dancing Mary” di Sabu, “Red Post on Escher Street” di Sion Sono e il più autoriale “Under the Stars” di Tatsushi Ohmori.

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Tra gli eventi speciali, avrà luogo la seconda edizione del Korean Day. Una intera giornata – sabato 19 giugno – dedicata al cinema sudcoreano in cui saranno presentati 4 lungometraggi e un cortometraggio, in collaborazione con l’Istituto di Cultura Coreano di Roma. Lo sguardo impertinente e autoriale dell’Hong Sang-soo di “The Woman Who Ran” si alternerà alla commedia sentimentale amara “Our Joyful Summer Days”, allo sguardo sulle tradizioni delle pescatrici dell’isola di Jeju in “Everglow”, fino al noir al femminile di “Go Back”, della regista indipendente Seo Eun-young.

Altro evento speciale, in collaborazione con l’Ambasciata del Vietnam in Italia è il Vietnam Day, che vedrà presentare il 22 giugno 4 lungometraggi in anteprima assoluta: si passa dagli straordinari successi, ancora nelle sale in Vietnam, di “Dad I’m Sorry”, commedia generazionale, e “Blood Moon Party”, nuovo inaspettato remake di “Perfetti sconosciuti”, all’affascinante “Rom” e l’horror “Home Sweet Home”. L’iniziativa porta a compimento una fruttuosa collaborazione con il Vietnam, dopo la promozione di cinema italiano a Hanoi e Ho Chi Minh City tenutasi lo scorso anno in collaborazione con l’Ambasciata italiana a Hanoi e il consolato a Ho Chi Minh City.

Dalla Cina, verranno poi presentati una serie di opere significative. Le spiazzanti e abbacinanti “The Waste Land” e “Sons of Happiness”, firmate da registi esordienti ma dallo sguardo maturo, forte e riconoscibile, e “Mosaic Portratit”, inteso ritratto di un’adolescente vittima di un abuso.

Altri temi che percorrono in filigrana il festival sono i difficili e complessi rapporti familiari sviscerati nel cinese “Grey Fish”, in “Leaving Hom e” da Singapore, nel malese “Sometime, Sometime”, in “Malu” di Edmund Yeo e nel filippino “Tangpuan”Il senso di perdita dovuto a problemi economici (“Repossession”). Lo sviluppo sostenibile e i cambiamenti climatici dell’omnibus che attraversa cinque paesi “Mekong 2030”, seguendo il corso del fiume Mekong.

Completano il programma dell’Asian Film Festival, “Genus Pan” del maestro filippino Lav Diaz e l’anteprima europea dell’hongkonghese “Stoma”, film quasi-biografico sul fotografo e regista prematuramente scomparso Julian Lee.

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The Gloaming – le ore più buie: dall’Australia il nuovo thriller disponibile su Disney Plus

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Non sono presenti molti prodotti australiani nel mondo delle serie tv e del cinema. Spesso le riprese vengono effettuate in Australia e Nuova Zelanda, grazie alla bellezza dei paesaggi sconfinati e alle molteplici possibilità che questi offrono, ma le produzioni effettivamente ambientate in quei luoghi sono sempre state più uniche che rare. Basti pensare a successi come Il Signore degli Anelli e True Detective, entrambi girati in Nuova Zelanda ma collocati, nella storia, altrove.

Questo è uno dei motivi che rende The Gloaming un prodotto interessante. Una serie thriller- sovrannaturale ambientata in Tasmania, dalle parti di Hobart, dove una donna viene brutalmente assassinata. A indagare sul caso vengono chiamati due detective dal passato tormentato, che si ritrovano a fare i conti, oltre che con le difficoltà delle indagini, anche con la corruzione locale.

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Ad indagare è la poliziotta poco ortodossa e problematica Molly McGee (Emma Booth), insieme all’ex marito e collega Alex O’Connell (Ewan Leslie). I due non si parlano da più di vent’anni, ma ora sono disposti a collaborare per scoprire la verità sull’efferato delitto, che sembra essere collegato ad altri omicidi irrisolti del passato, accomunati dalla corruzione politica e dalla presenza di pratiche occulte.

The Gloaming si sviluppa su una struttura crime piuttosto convenzionale, dove troviamo una coppia di detective che inizialmente si detestano ma pian piano legano sempre di più, c’è un delitto iniziale che scuote una piccola cittadina e rivela segreti inconfessabili e c’è un vecchio trauma, legato ai casi irrisolti del passato, che fa da collante per tutti i protagonisti. Uno schema classico che viene però reso unico dalle atmosfere cupe, che generano una forte suspance, e dalla componente sovrannaturale creata da delle presenze mute, che vivono nell’ombra e possono essere percepite solo da alcuni abitanti del luogo.

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La serie, creata da Victoria Madden e prodotta da Sweet Potato Film per Stan, che ne ha rilasciato tutti gli episodi il 1° gennaio 2020, è stata trasmessa da Starz negli Stati Unti ed è distribuita a livello internazionale da Disney plus, dove appare nella sezione dedicata agli adulti del catalogo Star.

Nel cast della serie troviamo, oltre ai già citati Emma Booth, vista in C’era una volta e Alex O’Connell (Top of the Lake), Martin Henderson, il Dottor Rigs di Grey’s Anatomy e Jack di Virgin River, nel ruolo di Gareth McAvaney. Al suo fianco Aaron Pedersen (Mistery road) nei panni dell’ispettore Lewis Grimsham, Rena Owen (The Orville) nella parte di Grace Cochrane, Josephine Blazer (True History of Kelley Gang) che interpreta Lily Broomhall e Matt Testro (Nowhere Boys) nel ruolo di Freddy Hopkins.

Al momento sembra si stia discutendo della possibilità di una seconda stagione, fortemente voluta dal governo della Tasmania, che si è reso disponibile a finanziare lo sviluppo della sceneggiatura di un potenziale seguito. Per ora non risulta nulla di ufficiale, ma gli autori sono al lavoro su nuove storie, sempre in collaborazione con l’emittente Stan.

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La prima stagione di The Gloaming è composta da 8 episodi, disponibili a partire dall’11 giugno nel catalogo Star di Disney Plus, che saranno rilasciati con cadenza settimanale tutti i venerdì.

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Lavoro, vessazioni e traumi: con “The Morning Show” torna il duo Aniston – Witherspoon

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Apple TV+ ha rilasciato le prime immagini dell’attesissima seconda stagione della serie vincitrice di Emmy, SAG e Critics Choice, The Morning Show, con Jennifer Aniston e Reese Witherspoon, che sono anche produttrici esecutive dello show. La serie, che svela le dinamiche di potere sul posto di lavoro del network televisivo UBA, farà il suo ritorno venerdì 17 settembre su Apple TV+.


Nella seconda stagione di 10 episodi – che sarà presentata con il primo episodio, seguito da un nuovo episodio settimanale, ogni venerdì – il team del Morning Show riemerge dalle macerie delle azioni di Alex (Jennifer Aniston) e Bradley (Reese Witherspoon), con una UBA rinnovata e un mondo in mutamento, dove l’identità è tutto e dove entra in gioco la differenza tra come ci presentiamo e chi siamo veramente. Insieme a Jennifer Aniston e Reese Witherspoon, nel cast troviamo Steve Carell, Billy Crudup, Mark Duplass, Nestor Carbonell, Karen Pittman, Bel Powley, Desean Terry, Janina Gavankar, Tom Irwin e Marcia Gay Harden.

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Ad unirsi a loro nella seconda stagione ci sono anche Greta Lee nei panni di “Stella Bak”, un prodigio del mondo tecnologico che si è unito al team di UBA. Ruairi O’Connor nei panni di “Ty Fitzgerald”, una star di YouTube intelligente e carismatica. Hasan Minhaj che interpreta ‘Eric Nomani’, un nuovo membro del team del Morning Show. il vincitore dell’Emmy Award Holland Taylor nei panni di “Cybil Richards”, l’esperta presidente del consiglio di amministrazione dell’UBA. Tara Karsian come ‘Gayle Berman’, una produttrice. Valeria Golino nel ruolo di ‘Paola Lambruschini’, regista di documentari. e la vincitrice dell’Emmy e del SAG Award Julianna Margulies nei panni di “Laura Peterson”, una nuova presentatrice di UBA.

Da un’idea di Kerry Ehrin, che è anche showrunner e produttore esecutivo, “The Morning Show” è prodotto da Michael Ellenberg con Media Res, insieme a Jennifer Aniston e Kristin Hahn, per conto di Echo Films, Reese Witherspoon e Lauren Neustadter, con Hello Sunshine, e Mimi Leder, che dirige anche diversi episodi.

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