“Come On In ’50/’60”, un altro festival messo a dura prova

Anche questa estate sta volgendo al termine. La seconda con cui ci si è trovati a convivere con la pandemia. Inutile ripetere le solite frasi, le quali ormai risuonano banalmente. Si sa che è un periodo che ha messo e sta mettendo tuttora a dura prova diverse categorie, chi più chi meno.

Provando ad andare avanti e cercando di convivere con la pandemia, l’estate 2021 è stata più che mai un banco di prova, in particolar modo per gli organizzatori di eventi. C’è chi, con grande coraggio e pazienza, ha cercato di adeguarsi alle mille restrizioni e alle tante scartoffie burocratiche, necessarie per poter organizzare eventi in sicurezza, per tentare di far risorgere dalle ceneri il mondo dei festival, dei concerti e degli eventi sociali.

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Chi ha accettato un compromesso, seppur triste e sicuramente in contrasto con la vera natura di un festival, il quale una volta andava a braccetto con le parole unione e vicinanza. Questi vocaboli, si sa, sono stati rimpiazzati, purtroppo, da parole come distanziamento sociale.

Come si è potuto vedere, soprattutto di recente, il mondo degli organizzatori, dei cantanti, degli artisti e, in generale, di chi si occupa di eventi sociali, si sta dividendo in maniera sempre più netta. Da una parte, come accennato sopra, una sfera che pur di riprendere a lavorare e fare ciò che ama si adatta alle mille condizioni. Chi, invece, queste condizioni non le accetta, sottolineando, in maniera del tutto comprensibile, quanto queste vadano a snaturare l’essenza stessa di un festival, di un concerto o di un evento sociale.

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Il periodo storico che viviamo è particolare, ci sono certamente cause di forza maggiore, le quali prescindono da tutto. Non c’è chi ha torto e chi ha ragione. Ognuno ha le proprie giuste e comprensibili motivazioni.

Resta comunque molto triste imbattersi in dichiarazioni di persone che svolgono questo tipo di lavoro, che amano questo lavoro, le quali, piuttosto che vederlo snaturato e privo della propria essenza intrinseca, rinunciano. Sperando in un futuro migliore, in cui le parole “Green Pass” e “distanziamento”, siano solo un ricordo lontano.

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Ne è un esempio la decisione del direttore artistico Christian Tarini, il quale ha deciso di annullare, per la seconda volta, il festival vintage “Come On in ’50/60′” che avrebbe dovuto avere luogo a Pesaro nei prossimi giorni.

Questo quanto ha postato sulla pagina Facebook dell’evento:

“Care amiche, cari amici…Ci spiace annunciare, per il secondo anno consecutivo, che abbiamo deciso di annullare il nostro Festival Vintage: “Come On In ’50/’60“, in programma per questo fine settimana a Pesaro. L’Evento “Come On In ’50/’60” vive di sinergie tra le persone, di energia e carica positiva, di grandi e allegri assembramenti, di ballo, di incontri, di abbracci… tutte cose che ora non si possono mettere in pratica per cause di forza maggiore. Non è dunque, questo il momento per vivere appieno lo spirito che guida il nostro evento. E non è nostra intenzione, snaturarlo o modificarlo, come hanno fatto altri, obbligando le persone a stare sedute, distanziate, o discriminandole con un Pass. Aspettiamo quindi, si possa tornare a farlo, in sicurezza ed in modo naturale, come è sempre stato dalla prima edizione, il prima possibile. Saremo pronti, prontissimi, a far rivivere la magica carica, energia, atmosfera di gioia, degli anni ’50/’60, quando le condizioni torneranno ottimali. Ringraziamo tutti quanti si stanno informando, ci stanno vicini, ci scrivono, ci danno supporto, da due anni a questa parte. Purtroppo il settore eventi/intrattenimento è stato quello più penalizzato. Grazie a tutti per la comprensione”.

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Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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