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Calcata: artisti e streghe nell’incantato borgo della Valle del Treja

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A poche decine di chilometri da Roma, dall’uscita 5 del Grande Raccordo Anulare, imboccando la Cassia bis (Veientana) e proseguendo secondo indicazioni verso la provincia di Viterbo, si erge l’antico e fiabesco borgo di Calcata. Adorata dai romani e meta ambitissima dai turisti che visitano la Città Eterna, Calcata sorge arroccata su di uno sperone tufaceo nel cuore della Valle del Treja, proprio all’interno del Parco Regionale.

Un villaggio medievale chiuso nelle mura del suo castello, dove il tempo sembra essersi fermato e l’atmosfera che si respira vi catapulterà in un sogno alternativo, scanzonato e genuinamente creativo. Noto come il borgo delle streghe e degli artisti, Calcata ha tradizioni antiche e che rimandano a mondi favolistici.

Le origini di Calcata sono, ad oggi, piuttosto confuse ma i primi documenti che ne indicano l’esistenza, risalgono al VII secolo e la collocano sotto il pontificato di Adriano I. Di origine falisca, l’intera zona passerà nel 241 a.C. sotto la dominazione romana, finendo nel novero dei centri agricoli appartenenti alla “domusculta” di Capracorum, atti alla fornitura di cibo per Roma.

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Per via della posizione impervia e difficilmente raggiungibile, il borgo è rimasto immutato nel corso dei secoli e, ancora oggi, conserva una connotazione fortemente medievale. Nel centro storico di Calcata, che attualmente conta circa 70 abitanti stabili, è possibile ammirare abitazioni risalenti al 1200 d.C. e visitare il nucleo centrale del borgo, può essere un’esperienza da farvi rimanere sospesi nel tempo.

Un labirinto di viottoli e botteghe gli conferiscono l’appellativo di “borgo degli artisti”, proprio per via della nutrita concentrazione di creativi che attualmente dimorano e lavorano nella cittadina. L’intero villaggio è disseminato di laboratori e studioli dove gli artisti si dedicano alle proprie produzioni, sotto gli occhi dei visitatori che, incuriositi, osservano i processi creativi. Pittori, scultori e musicisti sono l’anima di un paese che, non troppo tempo fa, ha rischiato di scomparire.

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A partire dalla metà degli anni ’30, infatti, l’area tufacea su cui sorge la parte vecchia di Calcata, subì frequenti smottamenti che indussero le amministrazioni ad evacuare il borgo. I Calcatesi, allora, migrarono in massa sul pianoro sovrastante la rocca, costruendo quel piccolo centro noto come Calcata Nuova e svuotando, di fatto, il villaggio originario. Abbandonata dai propri cittadini e in balìa dei continui assestamenti del terreno, Calcata si guadagnò il triste appellativo de “il paese che muore.

Scampata all’abbattimento per via di un cavillo burocratico che inserì Calcata nel novero dei paesi terremotati da risanare, l’isolamento della cittadina durò fino alla metà degli anni ’60, periodo in cui le nuove verifiche constatarono la solidità della rupe e conferirono nuova linfa vitale alla cittadina.

L’aspetto silente e surreale di Calcata attirò le attenzioni di artisti, hippie e intellettuali che, non solo dall’Italia ma da tutta Europa, fino agli Stati Uniti, presero a ripopolare l’antico borgo fantasma. La realtà culturale di Calcata attraversò una rinascita inaspettata, fondendo una storia già di per sé ricca di folklore, a un desiderio di fuga da una società frenetica e consumistica.

Folklore e leggende, dunque, unitamente a un’atmosfera Bohémien, tipica dell’antico borgo di Calcata, meritevole della Bandiera Arancione, marchio di qualità turistico ambientale per l’entroterra. Si tramanda di quel lanzichenecco al soldo di Carlo V che, reduce dal Sacco di Roma e catturato nel 1527 nella macchia circostante, dopo aver depredato il Sancta Sanctorum di San Giovanni in Laterano si appropriò del reliquiario contenente il Santo Prepuzio di Gesù Cristo, finendo con l’occultarlo nella cella che lo teneva prigioniero. Scoperta trent’anni dopo, la preziosa reliquia fu conservata nella chiesa di Calcata, fino al momento della sua scomparsa.

E se Calcata è nota come il “borgo degli artisti”, non meno celebre è il suggestivo appellativo di “borgo delle streghe” che la caratterizza e che la porta ad essere presa d’assalto dai visitatori nei giorni antecedenti Halloween. Stando a quanto tramanda un’antica leggenda, è nei giorni e nelle notti di forte vento che, per le vie del villaggio, sembra di udire dei lamenti che ricordano il canto delle streghe. Non di meno, si narra di energie esoteriche provenienti dal sottosuolo e di antichi riti magici, risalenti all’epoca falisca, che farebbero di Calcata un centro nevralgico dell’occultismo e della stregoneria.

Laddove foste invece interessati ad esperienze più ponderate ma non meno affascinanti, è consigliabile la visita all’Opera Bosco Museo di Arte nella Natura: un museo-laboratorio sperimentale all’aperto di arte contemporanea, accreditato dall’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio e che si estende su due ettari di bosco nella Forra della Valle del Treja.

Le foto sono state prese dal sito ufficiale del Comune di Calcata, consultabile all’indirizzo: www.comune.calcata.vt.it

L’articolo è disponibile anche su MyZona, partner ufficiale di The Walk of Fame Magazine, l’app di approfondimento e conoscenza degli angoli più belli del mondo.

Ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, gli piace l’odore dei maccaroni al mattino e la sera non va a letto presto. Pensa in fretta quindi parla in fretta, dal Daily Planet a The Walk of Fame, per un’offerta che non poteva rifiutare e la vita è una questione di riflessi. Ogni tanto dà la cera e toglie la cera ma nessuno può chiamarlo fifone. È un bravo ragazzo, beve Martini agitato, non mescolato e la vanità è decisamente il suo peccato preferito.

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Danser encore, la rivoluzione colorata che riempie le piazze d’Europa

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Trampoli, cartelloni, bolle di sapone, sax, grancassa, didjeridoo, chitarre e tammorra. Gli artisti tornano a riempire le strade con la canzone “Danser encore”, scritta da Haddour Hadadi e Les Saltimbanks di satira e denuncia sulle ripercussioni delle restrizioni anti-Covid sulla musica e sull’arte in generale.

Una canzone che sta spopolando in tutta Europa. Suonata e ballata in un flash mob spontaneo ma comunque nel rispetto delle regole imposte dall’autorità sanitaria.

Una rivoluzione colorata dunque, per chiedere un’attenzione su ambiti della società molto spesso trascurati. La situazione, come viene contestualizzato sul sito Magazziniresistenti.it, ha toccato nell’ultimo anno tutti gli ambiti economici. Il settore dello spettacolo, in particolare, fa ancora fatica a ritrovare i suoi luoghi naturali anche perché non c’è stato un movimento unitario che ha portato avanti le istanze degli artisti, molti dei quali sono rimasti per mesi in silenzio.

Cinema, teatri, ma anche piazze e spazi all’aperto, sono stati chiusi e resi indisponibili da una serie di provvedimenti sicuramente importanti, ma che mancano fin qui, colpevolmente, di una visione dei problemi del settore e di una strategia.

Da più di un anno la musica, il cinema, il teatro e tutte le altre forme d’arte trovano una possibilità di esprimersi unicamente via cavo o via satellite. Al gelo salariale per i lavoratori dello spettacolo si aggiunge l’ibernazione spirituale alla quale sono condannati i fruitori, costretti a surrogati di cultura in streaming.

Di qui la canzone proposta in italiano e adattata dal francese “Danser Encore” che si propone come un significativo invito alla mobilitazione dei corpi e delle coscienze.

“La canzone – viene spiegato ancora sul sito Magazziniresistenti.it – è stata ripresa dai vari gruppi attivi oggi per la riapertura dei teatri e dei luoghi di cultura in Francia. La musica è declinata in diversi arrangiamenti, le persone si ritrovano a cantare e a danzare insieme. Pur rispettando le misure di distanziamento, questi gruppi cercano di attirare l’attenzione di tutti sul fatto che la cultura è un bene essenziale”.

A questo link la versione originale della canzone.

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The Underground Railroad: per non dimenticare. Su Amazon Prime Video

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La ferrovia sotterranea“, questo il titolo italiano della nuova serie targata Amazon Prime Video, è tra i prodotti in uscita sulla celebre piattaforma streaming più interessanti degli ultimi tempi. Diretto da Barry Jenkins, premio Oscar per Moonlight, qui anche in veste di sceneggiatore, The Underground Railroad è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Colson Whitehead.

La storia è incentrata su Cora e Ceasar, due schiavi del sud-est degli Stati Uniti del XIX secolo che cercano di liberarsi dalle loro piantagioni in Georgia seguendo la Underground Railroad, descritta nel romanzo come un sistema di trasporto ferroviario anche se, in realtà, era formato anche da case sicure e percorsi segreti.

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Durante la conferenza stampa di presentazione della serie il regista si è soffermato a lungo sull’aspetto storico della produzione:

“Quello che mi è piaciuto di più è stato avere l’occasione di ricontestualizzare la storia dei nostri antenati attraverso l’esperienza di Cora (Thuso Mbedu). Nel corso degli episodi, la protagonista tenta di porre fine alla schiavitù in America. Al tempo stesso cerca di riconciliarsi con sua madre, e trovo che sia un modo interessante di presentare questa storia vera, ma anche di enorme portata. È stato molto complesso non avendo riferimenti biografici sulla sua vita, ricostruire il percorso di sua madre. È stata anche un’opportunità per mettermi alla prova”, ha spiegato Jenkins.

Un grande aiuto nella buona riuscita della serie è stato sicuramente dato dal cast, che ha sempre lavorato in simbiosi con il regista, portando ognuno un pezzo di sé nella produzione, dove troviamo nomi come Thuso Mbedu (nominata agli Emmy per il suo ruolo nella telenovela Is Thunzi), Chase W. Dillon, Aaron Pierre e Joel Edgerton (Il Grande Gatsby).

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In The underground railroad la protagonista Cora, interpretata da Thuso, viene inseguita dal cacciatore di schiavi Ridgeway, interpretato da Joel Edgerton, che durante la conferenza ha spiegato come sia stato coinvolto nel progetto:

“Ho sentito parlare del progetto, ho incontrato Barry in diverse occasioni. Avevo sentito che a molte persone è piaciuto moltissimo lavorare con lui su diversi progetti e quando ho scoperto di questo l’ho contattato subito facendogli sapere di essere interessatissimo all’idea. Gli ho chiesto se ne potessimo discutere insieme. Leggendo il libro la cosa che mi ha un po’ intimorito è che Ridgeway è tipo un gigante e io non lo sono, non sono piccolino ma neanche enorme. In ogni caso, mi sono fatto avanti e l’ho contattato. Quando ero più giovane avevo tantissima energia e slancio per i nuovi progetti, provavo a bussare a tantissime porte, e questo mi ha ricordato l’entusiasmo che ci mettevo. Perciò sono contento di aver cercato io Barry e di essermi proposto per il ruolo. A progetto ultimato devo dire di essere davvero grato di averlo fatto perché l’idea mi è piaciuta tantissimo”.

Altro pilastro portante della serie è Caesar, interpretato da Aaron Pierre (Kripton), che significherà molto per Cora: l’idea di una possibilità concreta della liberta, colui che la aiuterà a conquistare ciò che ha sempre voluto.

La condizione di schiavitù degli afroamericani è forse uno dei tratti più controversi della società americana del XIX secolo, un simbolo di frattura sociale che ancora oggi influenza la comunità statunitense. Il mondo del cinema ha più volte affrontato questo tema negli anni e da qualche tempo anche il mondo seriale si è interessato all’argomento, iniziando a creare prodotti che spaziano in vari generi, dall’horror di Lovecraft Country e Them, a storie più contemporanee come Detroit e Monster.

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Complice anche l’impegno di movimenti come il Black Lives Matter, il tema razziale sta diventando tra i più gettonati e delicati a Hollywood, dove viene affrontato ed esplorato con una libertà mai avuta in precedenza. I dieci episodi che compongono The Underground Railroad saranno disponibili su Amazon Prime a partire da venerdì 14 maggio.

Una serie che si preannuncia come impegnativa, sia per l’impatto emotivo che sarà capace di generare, sia dal punto di vista tecnico dove ogni elemento, dalla colonna sonora alla fotografia, concorre a creare questa dirompente vicenda che ha come obiettivo quello di non lasciare che il passato venga dimenticato.

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“Love, Death and Robots”: quando l’animazione incontra la serialità

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Il 19 aprile Netflix ha rilasciato il trailer della seconda stagione di Love, Death and Robots serie antologica di animazione per adulti creata da Tim Miller e prodotta da Joshua Donen, David Fincher (Mank) e Jennifer Miller.

La serie nella prima stagione, andata in onda a giungo 2019 e composta da 18 episodi, si è rivelata un piccolo gioiello, sia dal punto di vista tecnico che da quello della qualità del racconto. Proprio come Black Mirror, anche questo prodotto si compone di episodi autoconclusivi, la cui trama cambia non solo in ogni episodio ma anche per ognuna delle tre mini puntate che lo compongono.

La seconda stagione sarà composta da otto episodi e da quello che trapela attraverso il trailer tratterà di nuovo di molteplici temi, attraversando generi come il fantasy, l’horror e l’erotismo, il tutto rivisitato in chiave pop.

Elettrodomestici automatizzati che impazziscono; ragazzi che ammirano le balene aliene mentre saltano sul ghiaccio; un astronauta ferito, intrappolato con un robot sanguinario; un viaggio in treno nel bel mezzo di una sinistra pianura; due bambini che sperano di incontrare babbo natale; un agente immortale che deve tenere sotto controllo il sovrapopolamento; un misterioso fuggiasco nascosto in un deserto alieno e un gigante spiaggiato a cui il mondo presto si abitua.

Queste sono le storie che ci vengono presentate attraverso frammenti di immagini, con grafiche e colori che ci ricordano quanto Netflix stia puntando più sulla qualità dei prodotti rispetto alla quantità, perché, anche se con un numero notevolmente inferiori di puntate, questa nuova uscita mira a riconquistare i premi e riconoscimenti (4 Emmy Awards) che gli sono stati meritatamente attribuiti con il primo volume.

Grande attesa anche per la scoperta di chi comparirà nel cast di questa nuova antologia. Un altro punto forte della serie è proprio quello di affiancare alle animazioni attori in carne e ossa, che nella prima stagione ci ha regalato apparizioni di attori del calibro di Topher Grace, Samira Wiley, Mary Elizabeth Winstead, Helen Sandler e Gary Cole, per citarne alcuni.

Questa la sinossi ufficiale rilasciata dalla piattaforma: «Love, Death and Robots è una collezione di racconti brevi animati che spazia tra fantascienza, fantasy, horror e commedia. Caratterizzati da narrazioni audaci, gli episodi sono ideati per essere facili da guardare ma difficili da dimenticare».

Gli otto episodi di Love, Death and Robots volume due saranno disponibili su Netflix a partire da venerdì 14 maggio. La serie è già stata rinnovata dalla piattaforma per una terza stagione, attesa nel palinsesto per il 2022, anche se al momento non è ancora stata resa nota una data ufficiale di uscita.

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