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Brian May: “salverò il rock” e progetta un sistema di ventilazione per i concerti

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Salverò il Rock’N’Roll“. Non lo ha affermato Jack Black in School Of Rock, ma Brian May, chitarrista e co-fondatore dei Queen. Anche astrofisico, non ha mai nascosto la sua passione per la scienza, la tecnologia e il progresso rappresentato dalla fusione di entrambi. E così, armato di un po’ di tempo libero in più (d’altronde i concerti non possono tenersi), tanta buona volontà e fantasia, ha scelto di buttarsi a capofitto in un nuovo progetto. Per salvare il Rock’N’Roll, appunto.

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Come? Mediante un sistema di ventilazione per rendere ulteriormente sicure quelle location al chiuso nelle quali, in linea di pura teoria, dovrebbero tenersi i concerti, gli show e gli eventi musicali con grandi folle, una fola passata la fase calda dell’emergenza sanitaria in itinere. Anche se non ci è dato sapere quando. A May lo spunto è venuto dopo un sopralluogo all‘Hammersmith Apollo di Londra, tra le sale concerti più prestigiose nel Regno Unito. Con lui un gruppo di ingegneri, progettisti e meccanici. Si è discusso a lungo se il sistema ideato dal chitarrista potesse valere e risultare effettivamente funzionante.

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A dare ulteriori spiegazioni ci ha pensato lo stesso musicista con un post su Instagram.

“Mi avete chiesto perché mi trovassi nella leggendaria sala concerti Apollo (che prima si chiamava Hammersmith Odeon, sì! Quanti ricordi!). Ebbene, sono qui per salvare il rock and roll ovviamente! Una mattina mi sono svegliato con questa strana idea in testa, ossia trovare un modo per progettare un sistema di ventilazione per far sì che i teatri e i palazzetti possano essere sicuri abbastanza da poterci permettere di organizzare concerti anche durante la pandemia, per poter tornare a suonare dal vivo”.

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“Così, un piccolo team di esperti, compreso me, un professore di Cambridge e due dei migliori esperti di sistemi di areazione della O2 Arena, ovviamente a distanza di sicurezza, siamo andati all’Apollo per studiare il suo sistema di ventilazione e per testare alcune teorie”, ha proseguito May.

“È ancora presto e ci sono problemi più grandi da risolvere, ma se riuscissimo, anche solo in parte, nel nostro intento, potrebbe rappresentare un passo in avanti verso la salvezza dei concerti che mancano tanto a tutti noi. Ovviamente abbiamo già nel mirino i concerti dei Queen con Adam Lambert alla O2 Arena, i cui biglietti sono stati venduti e prenotati per il prossimo giugno. Insomma, la posta in gioco è davvero alta, ma possiamo quanto meno sognare…”

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Teatro

“A riveder le stelle”: a Bevagna l’Inferno di Dante in piazza

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A pochi km da Perugia, nella Valle Umbra, tra i vigneti di Sagrantino ci si imbatte in un piccolo borgo dove il tempo sembra essersi fermato. Bevagna, uno dei “borghi più belli d’Italia”.

La cinta muraria con sei porte sembra aver lasciato la frenesia del mondo moderno al di fuori di questo paese umbro che sorge tra le acque del Clitunno, del Timia e del Teverone.

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BEVAGNA: I VERSI DI DANTE RECITATI SOTTO LE STELLE

Sabato 31 luglio, dalle 21:00 in Piazza Silvestri, l’Inferno di Dante Alighieri sarà riproposto proprio sotto le stelle. Quegli astri, la cui vista fu sinonimo di speranza e di forza, furono utilizzati dal sommo poeta per concludere la prima cantica della Commedia. “A riveder le stelle” sarà un’opera medievale con musica dal vivo.

Il lungo lavoro di composizione musicale e testuale viene portato in scena nella splendida cornice di Bevagna.

Il soggetto di Davide Gasparrini, l’arrangiamento di Danilo Tamburo e le coreografie di Veronica Taccucci sono parte di un progetto nato nell’estate del 2020 e che, nella piazza del borgo umbro, vedrà luce anche domenica 1 agosto.

La produzione è dell’associazione “Mercato delle Gaite” con il patrocinio del Comune di Bevagna e la direzione artistica della Compagnia Teatrale Agape in collaborazione con Musicanti Potestatis.

È un’opera medievale che si inserisce nell’anno in cui ricorre il 700esimo anniversario della morte di Dante Alighieri.

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Il paese già ad inizio mese aveva ospitato “Dante e Petrarca a Bevagna. La Musica della Poesia e la Poesia della Musica”. Un evento che si poneva l’obiettivo di sottolineare l’incontro tra poesia e musica nelle opere dantesche e petrarchesche.

“Ai tempi di Dante e di Petrarca la poesia correva letteralmente di bocca in bocca. Era, cioè, più ascoltata, più pronunciata che non letta con gli occhi. Soltanto con l’invenzione della stampa e con i secoli più vicini a noi i fruitori della poesia si sono abituati anche alla lettura silenziosa. C’è quindi una sonorità nella poesia di Dante e di Petrarca che è connaturata”. Con queste parole il professor Caputo, che ha partecipato e collaborato alla manifestazione, evidenziò il leitmotiv che gli organizzatori hanno portato avanti.

Bevagna questo weekend si propone, ancora una volta, di essere il palco per apprezzare uno dei più grandi poeti italiani. Uno dei padri della lingua italiana.

Un’occasione per approfondire e apprezzare Dante e lo stesso borgo che ospiterà i tanti artisti presenti. Sotto le stelle del cielo umbro non resta che prenotare il proprio biglietto e abbandonarsi ai versi di Dante. Così da poter “riveder le stelle”, dopo oltre un anno di inferno.

Foto di Stefano Pedra ( FB Stefano Preda Fotografo)

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Musica

The Bastards Sons Of Dioniso: si aggiungono nuove date al tour estivo. Tutti gli appuntamenti

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Continua il tour estivo dei The Bastards Sons Of Dioniso con un calendario in continuo aggiornamento. Dopo la pubblicazione dei nuovi singoli “Tali e Squali” e “Ribelli altrove”, preludio al prossimo album di inediti, il trio trentino è tornato sui palchi della penisola, riabbracciando quella dimensione live che più gli è propria.

Di seguito le date aggiornate:

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31.07 Caldonazzo (TN) Arena Lochere

01.08 Ledro (TN) Età del Rock c/o Museo delle Palafitte

07.08 Treviso Suoni di Marca

10.08 Civitavecchia (RM) Civitavecchia Summer Festival – NUOVA DATA

27.08 Prato Settembre / Prato è spettacolo

03.09 Imola Anteprima MEI2021 – Imola in Musica

25.09 Mestre (VE) – Teatro Toniolo – NUOVA DATA

The Bastards Sons Of Dioniso, secondi a X Factor nel 2009, hanno all’attivo 7 album e un EP (disco d’oro), realizzando importanti collaborazioni e aperture per artisti internazionali come Ben Harper, Robert Plant e Green Day e ottenendo numerosi premi e riconoscimenti. Tra gli ultimi, la ‘Menzione Speciale del Premio Lunezia 2018’ per il valore musical letterario dell’album “Cambogia” e la Targa Tenco 2018 per il ‘Migliore Album Collettivo a Progetto’ con ‘Voci per la Libertà’, dove i TBSOD compaiono con il brano “Sulla Cresta dell’Ombra”.

Un percorso artistico, quello del gruppo, costellato da un’infinità di concerti in tutta Italia, frutto di una propensione e di un’urgenza di esprimersi dal vivo che caratterizza la band fin dalla sua formazione.

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Musica

Green Pass e concerti: le reazioni dal mondo della musica

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Sono giorni di scalpore mediatico e fermento, soprattutto nel mondo della musica e delle grandi esibizioni dal vivo. Il motivo? la decisione del governo, sul modello di quanto fatto in Francia, di introdurre, dal 6 agosto, l’obbligo del Green Pass per accedere, tra le altre cose, ai grandi eventi. Questo, almeno in teoria, per scongiurare la peggiore delle ipotesi: dire ancora addio a concerti, discoteche, partite, fiere e quant’altro. L’idea infatti prevede di esibire il Green Pass, per l’appunto, che attesti l’avvenuta doppia vaccinazione dell’utente che potrà, di conseguenza, partecipare all’evento in questione.

Come è normale che sia in queste circostanze, l’opinione pubblica e la politica sono si sono spaccate a metà: chi grida alla dittatura ritenendo la misura coercitiva e chi, al contrario, ritiene sia giusto questa manovra per la sopravvivenza del settore. Il mondo degli artisti chiaramente non è da meno: anche qui si sono viste le più disparate prese di posizione.

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Una fra tutte è stata quella di Eric Clapton che si è scagliato pesantemente contro la politica di Boris Johnson e l’obbligo del Green Pass: «Voglio dire a tutti che non suonerò mai su alcun palco alla presenza di una platea discriminata. Se non sarà possibile a tutti poter assistere al concerto, mi riservo la possibilità di poter cancellare lo show». Decisione che, peraltro, potrebbe riguardare anche i fan italiani che aspettano il 2022 per poter vedere Clapton a Milano e Bologna.

Repentina è bruciante è stata la risposta di J-Ax, che ha ritenuto l’intervento irresponsabile e veicolo di un messaggio sbagliato. Il rapper ha criticato aspramente le posizioni sempre più no-vax, sottolineando come da oltre un anno e mezzo il settore della musica dal vivo sia fermo proprio per il covid. Poi, con non poca provocazione, ha aggiunto: «forse a qualcuno la “cocaine” non è ancora scesa».

Un’altra importante presa di posizione viene proprio dai Måneskin, la band più chiacchierata del momento. Dopo aver vinto San Remo, l’Eurovision e scalato tutte le classifiche di ascolti, il quartetto di Roma ha detto la sua circa il Green Pass. Victoria, Damiano, Thomas e Ethan sono stati intervistati dopo essersi recati in Campidoglio per ricevere dalla Raggi l’onorificenza “Lupa Capitolina“. Sulla possibilità di tornare a suonare dal vivo, i Måneskin hanno così commentato:

«Ogni Paese in tema di restrizioni ha le sue misure, sono utili e sacrosante perché consentono alle persone di venire ad ascoltarci e anche a noi di suonare. Sono provvedimenti importanti perché aiutano anche il settore della musica martoriato in questo anno e mezzo di pandemia. Sono segnali assolutamente positivi, di cambiamento e di ritorno alla normalità. Vogliamo divertirci e far divertire chi viene ad ascoltarci». È quindi chiara quale sia la posizione della band riguardo le ultime disposizioni in materia di Green Pass.

Dal fronte italiano arriva anche la voce di Al Bano. Non molto tempo fa, a dicembre 2020, il cantante si era rifiutato di fare da testimonial per un V-day, lamentando diverse preoccupazioni e scetticismo nei confronti del vaccino. Anche se alla fine si è sottoposto alla somministrazione con Pfizer avvenuta il 29 marzo scorso. Al termine anche della seconda dose, Al Bano ha dichiarato di sentirsi bene ed anzi, la sua posizione in merito è diametralmente cambiata. Al punto da commentare così il blocco di AstraZeneca:

«Riguardo al blocco AstraZeneca, penso che in un periodo da terza guerra mondiale come questo le decisioni che prende il Governo hanno un senso logico e vanno rispettate»

Di tutt’altra visione è invece Giuseppe Povia. Da molto tempo il cantante milanese si è fatto portavoce, divenendone un simbolo, dello scetticismo più radicale nei confronti di temi quali: governo, vaccini, Green Pass e immigrazione, sfiorando perfino posizioni complottiste. Non da meno le ultime dichiarazioni proprio in relazione al decreto del 6 agosto. In sintesi Povia ha paragonato l’obbligo di esibire il Green Pass (o un tampone negativo) al numero che gli ebrei avevano tatuato sul braccio nei campi di concentramento. La soluzione proposta dall’artista, in un video intitolato “GREENPASS MACHT FREI“, sarebbe quella di organizzare dei concerti privati:

«Gli ebrei avevano un pigiama e un numero di riconoscimento, noi un Pass per entrare nei luoghi pubblici. Ecco perché sulle mie pagine ho lanciato l’idea di fare concerti privati, come nei regimi»

Insomma, una situazione del genere ha messo in luce come tutti siano coinvolti. Che si tratti di un cantante italiano, o uno inglese, o semplicemente un fan che non vede l’ora di tornare sotto il palco. Da entrambe le parti c’è chiaramente una sincera intenzione al ripristino della normalità. Ne sono un esempio i primi esperimenti nel mondo con i quali si è cercato di tastare nuovamente il terreno dei concerti dal vivo per monitorare i nuovi possibili contagi.

Il problema che si ravvisa, tuttavia, sono le modalità con cui il ripristino della situazione pre pandemia si sta attuando. Chi è pro Green Pass, chi è contrario, chi in parte. Non si può stigmatizzare né l’una, né l’altra parte, soprattutto se dalla politica c’è stato un’ evidente differenza di trattamento. L’esempio più noto è stato la presenza del pubblico agli europei di calcio, soprattutto nella finale giocata con la capienza massima.

Un quesito tuttavia vogliamo porlo: vaccini o meno, Green Pass sì o no, si potrà veramente tornare ad una situazione mentale di normalità? La paura e lo scetticismo che in questi quasi 2 anni di pandemia l’hanno fatta da padrona, verranno definitivamente debellati? Oppure siamo di fronte a quella che potremmo definire “la nuova normalità”?

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