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Musica

Bon Jovi: 37 anni fa lo storico debutto con l’album omonimo

Ad elementi pop si unirono l’approccio duro delle chitarre e l’inconfondibile e squillante voce del frontman

Luigi Macera Mascitelli

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Alzi la mano chi, ad oggi, non conosce i Bon Jovi. Esatto, non credo esista essere umano al mondo che non abbia almeno una volta sentito la blasonatissima It’s My Life. Dai fan di vecchia data ai ragazzini con gli AMV (Anime Music Video) di Dragonball, la band ha saputo cogliere le attenzioni di tutti.

È per questo che oggi vogliamo ricordare quel lontano 21 gennaio 1984, anno in cui il quintetto del New Jersey debuttò con il suo primo album omonimo. Un lavoro che ebbe un grandissimo successo negli Stati Uniti dando il via alla (meritatissima) fama di Jon Bon Jovi e della band che porta il suo nome. In totale vendette 3,5 milioni di copie e vinse due dischi d’oro e di platino.

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Il disco fu tra i capostipiti del cosiddetto hair metal, sottogenere dell’heavy metal. Ad elementi pop e molto catchy (tastiere in primis) e ritmiche incalzanti, si unirono l’approccio duro delle chitarre e l’inconfondibile e squillante voce del frontman. La formula era semplice per quanto funzionale. Non è un caso che i Bon Jovi siano considerati, assieme a Mötley Crüe e Europe, precursori del genere e del futuro glam metal.

Qualche curiosità. La traccia She Don’t Know Me non è stata scritta da nessun membro della band, ma dal compositore statunitense Mark Avsec. Inizialmente essa era destinata al primo album di debutto dei LaFlavour. Questi ultimi infatti, come i Bon Jovi, erano sotto contratto con la Mercury Records, ma vennero licenziati ed il brano passò di proprietà.

Altro fatto interessante riguarda il brano Runaway. Jon lo compose nel 1980 per poi inserirlo in una delle numerosissime demo incise presso i Power Station Studios del cugino Tony. All’inizio senza successo, la traccia venne infine notata dalla radio locale WAPP 103.5FM “The Apple”. Con l’ottimo feedback ricevuto, l’artista decise di incidere un album completo. L’etichetta, poi, suggerì ai neonati Victory di mantenere il nome del leader, dato il grande successo appena riscosso dal singolo. Tutti furono d’accordo e nel 1983 nacquero i Bon Jovi. Ancora oggi la band ripropone in live lo storico brano che, di fatto, le diede i natali.

25 anni, laureato in “Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi” presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Metallaro da quando ha memoria. La chitarra elettrica e il Death metal sono i suoi migliori amici. Appassionato di fitness, sport, videogames, musica e lettura (fantasy e opere filosofiche soprattutto). Speranzoso di trovare, un giorno, il suo posto nel mondo. Nel frattempo “Run! Live to fly! Fly to live! Do or die!”

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Tutti chiedono di Bugo, ma Morgan dov’è? La diretta Instagram che fa discutere

Laura Aurizzi

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Uno degli eventi più criticati ma al contempo più amati al mondo è proprio il Festival di Sanremo. Seppur con molti impedimenti, anche quest’anno “mamma Rai” è riuscita a portare sul palco 34 cantanti italiani: Achille Lauro e i suoi outfit, Orietta Berti, che sta facendo parlare di sé in ogni modo, Ermal Meta che ha rischiato di ritirarsi causa covid, il grande ritorno di Bugo ma… ne manca uno. E Morgan dov’è?

L’ex frontman dei Bluvertigo ha ben deciso di fare un festival a parte. Ieri sera ha dato appuntamento a tutti i fan alle 21 per seguire la sua diretta Instagram.
Puntuale, Marco Castoldi si presenta con tutto il suo team. La scena si apre in quello che dovrebbe essere il suo studio di registrazione. Seduto su un divano di pelle con davanti a sé il fedele piano e alle spalle, in modo totalmente sfacciato, uno schermo in cui passano le immagini del Festival di Sanremo.

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Ma la ciliegina sulla torta è data dal suo outfit: lo vediamo infatti indossare la giacca della ormai celeberrima esibizione con Bugo dello scorso Sanremo. Inizia la serata presentando il suo nuovo brano, quello che Amadeus ha escluso quest’anno dalla competizione canora: “Il senso delle cose”.

Una canzone dal ritmo allegro ma con un testo struggente. Le note della canzone scorrono accompagnate da fiumi di commenti sotto la diretta, molti dei quali negativi, ma ancor più sono quelli dei fan che lo acclamano e che preferiscono seguire lui piuttosto che il Festival. Continua il concerto, arrangia Battisti per omaggiarlo nel giorno del suo compleanno, racconta qualche barzelletta ai fan, accende una sigaretta accompagnata da un bicchiere divino, recita in modo volutamente errato la Divina Commedia su note simili a quelle di “Pierino e il lupo” e la serata prosegue così.

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Alla fine di ogni brano prende una pausa, si gira e guarda con disprezzo lo schermo alle sue spalle, non ne salva nessuno, se non Noemi, che saluta con grande affetto. Al contrario fa con Achille Lauro. Infatti durante l’esibizione di quest’ultimo, sentiamo uscire dalla bocca di Morgan una frase da brivido: “Achille Lauro dice di fare Glam Rock… Non sa neanche che cazzo sia il Glam Rock”.

Il concerto continua ed è il momento della rinomata “Sincero” cantata con le parole del testo riscritto interamente da lui e come ultimo regalo, decide di far felici i fan suonando “Altrove”.
Che dire, sebbene assente dal palco dell’Ariston, Morgan continua a far parlare di sè.

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Måneskin a Sanremo, “Zitti e Buoni” conquista il pubblico: volevamo un suono di forte impatto

Luigi Macera Mascitelli

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«Il disco è perfetto per i live. Si tratta di un contrasto tra il sentimento di ira, apparentemente distruttivo, e il teatro, un luogo calmo. Vogliamo dare l’idea di una rabbia costruttiva e catartica». Con queste parole il gruppo rivelazione Måneskin ha presentato in conferenza stampa il nuovo album Teatro d’Ira – Vol. 1, in uscita al pubblico il 19 marzo. Per l’occasione la band ha anche pubblicato il videoclip del singolo estratto Zitti e Buoni con cui ha partecipato nella categoria CAMPIONI alla 71ma edizione del Festival di Sanremo.

Il brano è stato subito un successo con quasi 2 milioni di interazioni, tra views e riproduzioni in streaming. Frutto di un lungo percorso, tra cui un tour europeo con 70 date sold out ed una maturazione stilistica, il singolo fa parte di un contesto molto più ampio. Il nuovo album, infatti, ci presenta i Måneskin sotto un’altra luce:

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«A chi è rivolto il disco?! A nessuno in particolare. Semplicemente volevamo dichiarare determinati intenti, ossia dimostrare la nostra maturazione ed identità musicale. “Naturalezza” è la parola chiave. Abbiamo registrato l’album in una casa-studio, così da mettere nero su bianco noi stessi. Ecco perché la scelta di un approccio analogico, con l’uso di amplificatori a valvole e una registrazione in presa diretta, come fosse un live. Volevamo far emergere la nostra musica con un sound più crudo e d’impatto»

Ethan, batterista dei Måneskin, ha poi voluto fornire maggiori dettagli sul modus operandi adottato dai quattro nella realizzazione di Teatro d’Ira – Vol. 1:

«tutto il progetto è durato diverso tempo ed è frutto di un lungo percorso che ha sicuramente aumentato la nostra qualità, sia tecnica che espressiva. Le registrazioni sono avvenute in questo casale del XVII sec ristrutturato negli anni Ottanta. L’edificio è composto da due piani: quello inferiore con lo studio e il secondo con le camere da letto. Dormivamo letteralmente nello studio di registrazione. Anche di notte se qualcuno aveva un’idea poteva scendere e buttarla giù sul momento. Questo ha fatto la differenza»

Da semplici debuttanti di X-Factor a veri e propri professionisti del settore, i Måneskin hanno ora un approccio completamente diverso alla musica. Come anche ha puntualizzato il vocalist Damiano, il palco di Sanremo è sicuramente diverso da quello del talent. Tolta l’assenza del pubblico, è il mood di partenza a fare la differenza sostanziale, seppur il quartetto sia sempre legato alla figura del mentore Manuel Agnelli, con il quale hanno suonato Amandoti dei CCCP:

«Agnelli ci è subito venuto in mente per reinterpretare il brano dei CCCP. Ci ha spronato ed è stato bello condividere con lui questa esperienza. Anche dopo X-Factor abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto: spesso ci ha consigliato dandoci degli ottimi giudizi ed osservazioni. A livello umano, poi, c’è un legame di amicizia ed affetto»

Infine una buona notizia per i fan. I Måneskin hanno annunciato due date italiane, ovviamente salvo complicazioni relative al covid. Il 14 dicembre la band si esibirà al Palazzetto dello Sport di Roma ed il 18 dicembre al Mediolanum Forum di Milano. Per il gruppo si tratta della prima esperienza all’interno di un palazzetto.

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Sanremo, a Gaudiano il premio delle Nuove Proposte: “Dedico la vittoria a mio padre”

Fabio Iuliano

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Gaudiano ha vinto il Festival di Sanremo nella categoria delle Nuove Proposte. Il cantante ha trionfato con “Polvere da sparo”. Davide Shorty con “Regina” si è piazzato al secondo posto, Folcast ‘con “Scopriti” al terzo e Wrongonyou con “Lezioni di volo”, classificatosi al quarto posto.

Wrongonyou ha vinto il Premio della Critica intitolato a Mia Martini con 22 voti, precedendo Davide Shorty (12 voti) e Gaudiano (11 voti).

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“Dedico questo premio a mio padre e alla mia famiglia. Due anni fa mio padre è andato via, ma adesso lo sento qua con me. Grazie a tutti”, ha detto Gaudiano, dedicando il premio al padre scomparso due anni fa.

È toccato a Fiorello aprire la quarta serata del Festival di Sanremo, entrando in scena con la parrucca anni ’80-’90, un assaggio dell’annunciato duetto su “Siamo donne”, portato all’Ariston da Sabrina Salerno e Jo Squillo nel 1991. “Con i baffetti tagliati mi dicono che assomiglio a D’Alema senza baffetti”, ha scherzato, saltellando e invitando a “fare sport: muovetevi, sennò non ci arrivate all’età mia.

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