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Berlino in jazz: i 5 locali storici della città

Luigi Macera Mascitelli

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Se Vienna è stata la capitale europea e mondiale della musica classica, Berlino, nella prima metà del ‘900, ha rappresentato un crocevia fondamentale per il jazz. La storia insegna. Soprattutto negli anni a ridosso del Terzo Reich, la Germania era il paese più ricco e sviluppato al mondo. Lungi dal voler fare un raffronto storico degli eventi, è bene quantomeno inquadrare il contesto. E i fatti dicono che la Berlino nazista fosse un’oasi: giardini verdissimi, cultura, arte e prosperità.

Non sorprende, dunque, che proprio in quegli anni la capitale tedesca fosse a tutti gli effetti un centro culturale di estrema importanza nel mondo e in Europa. Contemporaneamente e dall’altra parte del mondo, negli USA del XX secolo gli afroamericani iniziarono a dare il via alle primissime forme di Jazz. Tra i bassi ceti sociali di New Orleans una nuova musica lentamente stava prendendo forma. Un mix di improvvisazione, poliritmia e blues, detto Dixieland. Il tutto accompagnato dalla triade pianoforte-chitarra-contrabbasso.

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Da qui all’Europa il passo fu breve. Con la crescente popolarità del genere, che da musica povera ed emarginata divenne altolocata e ricercata, l’influenza del jazz superò l’oceano. La crisi americana del 1929 costrinse molti artisti jazz ad emigrare. Quale miglior posto se non l’Europa degli anni Trenta? Qui iniziarono le contaminazioni che resero il jazz “ballabile”, anche detto Swing. Con esso nacquero molti club, all’interno dei quali poter consumare alcolici, ascoltare e perfino ballare questa nuovissima musica.

Berlino, ovviamente, non fu da meno e venne completamente investita dall’ondata jazz americana. Negli anni, poi, numerose sono state le influenze e contaminazioni, derivate soprattutto dal rock ‘n roll e da uno stile sempre più sofisticato e lontano dalle umili radici popolari. Ma ciò che è rimasto è certamente la cultura dei cosiddetti jazz club.

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Ecco quindi una lista dei 5 migliori e più famosi circoli di Berlino dove poter fare quasi un tuffo indietro nel tempo:

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Quasimodo Jazz Club

Situato nel celebre quartiere di Charlottenburg, il club sorge nei pressi del cosiddetto Delphi Palace, costruito tra il 1927 e il 1928 come sala da ballo. A cavallo degli anni Quaranta il locale divenne un vero e proprio crocevia per i musicisti swing, che si esibirono numerosissimi al suo interno. Nel 1975, poi, il genovese Giorgio Carioti acquistò lo stabile e ribattezzò il locale “Quasimodo” ed avviando una grande campagna pubblicitaria. Il risultato fu eclatante tanto da rendere questo storico jazz club il più famoso ed importante di tutta Berlino.

b-flat Acoustic Music & Jazzclub

Altro importantissimo crocevia del jazz a Berlino, situato al al civico quaranta della Dirckenstraße. Seppur fondato nel 1995, il b-flat rappresenta per i berlinesi una vera e propria gemma nel cuore della città, in quanto impregnato di storia e dall’atmosfera soft. Ogni sera il jazz club ospita artisti locali e internazionali. Il mercoledì sera, invece, è l’unico giorno ad ingresso libero riservato alle jam sessions.

A-Trane

Fondato nel 1992, anch’esso situato nel quartiere di Charlottenburg. In quasi trent’anni di attività, il club ha ospitato jazzisti di tutto il mondo, raccogliendo in pieno lo stile americano dei primi anni Trenta. Il nome del locale deriva dal noto musicista John William Coltrane (soprannominato “Trane”) e dal celebre standard Take The A Train di Billy Strayhorn, composto nel 1938. L’ A-Trane è ampiamente considerato uno dei jazz club più importanti d’Europa ed è stato premiato con il Live Entertainment Award (LEA) nella categoria “Best German Jazzclub” nell’aprile 2011.

Zig Zag Jazz Club 

Lo Zig Zag Jazz Club è la gemma nascosta di Berlino sud-ovest. Lontano dalle affollate strade turistiche, il locale è una destinazione popolare per i berlinesi e offre musica dal vivo di livello mondiale e in un ambiente vintage moderno. Soprattutto, qui è possibile ascoltare jazz, funk, soul e blues. Il tutto accompagnato da un’atmosfera accogliente ed elegante. Vincitore, inoltre, del prestigioso premio Initiative Musik Spielstättenprogram per uno dei jazz club più importanti della Germania.

Yorckschlösschen

Con lo stesso nome da ben 120 anni! Il locale è il più importante in assoluto del quartiere Kreuzberg , di cui è un’istituzione. Qui il tempo sembra davvero essersi fermato e dagli anni Settanta, da semplice bar di quartiere, il posto è una meta sacra per artisti, giovani, vecchi, ricchi e poveri. Non esistono distinzioni. I musicisti di Berlino in particolare amano riunirsi qui, il che non sorprende dopo oltre trent’anni di regolare musica dal vivo. In particolare, nel club si propone jazz tradizionale, swing e black rhythm’n’blues. Non mancano ovviamente le esibizioni in puro stile New Orleans. Lo Yorckschlösschen è ben lontano dalle rotte turistiche di massa, il che rende il posto un cimelio del folklore della città.

25 anni, laureato in “Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi” presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Metallaro da quando ha memoria. La chitarra elettrica e il Death metal sono i suoi migliori amici. Appassionato di fitness, sport, videogames, musica e lettura (fantasy e opere filosofiche soprattutto). Speranzoso di trovare, un giorno, il suo posto nel mondo. Nel frattempo “Run! Live to fly! Fly to live! Do or die!”

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Lo sapevi che: perché biciclette e moto hanno il cavalletto sul lato sinistro?

Gaetano Miranda

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Cosa accomuna motociclette, bicilette, antichi romani ed età premedievale? E cosa c’entrano l’Inghilterra, i destrimani e le consuetudini di epoche passate? E quindi, perché i mezzi a due ruote hanno il cavalletto sul lato sinistro?

Le risposte a queste domande sono tutto fuorché scontate. Nella storia dell’uomo e del suo percorso evolutivo nulla accade per caso e tutto ha una spiegazione logica, spesso celata dietro strati di consuetudini secolari. Le stesse che oggi vengono magari sottovalutate oppure sottostimate perché, più semplicemente, si ignorano i passaggi ab origine della domanda.

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Vi chiederete il perché di tante contaminazioni per ciò che, agli occhi dei più, può apparire come una mera scelta tecnica, meccanica, dettata forse dalla praticità e dalla comodità per chi cavalca una sella. Ce lo spiega il professor Gaetano Miranda, antropologo fisico con indirizzo evolutivo e palepateologico. E vi chiederete il perché di tante contaminazioni per ciò che, agli occhi dei più, appare una mera scelta meccanica, dettata, chissà, dalla praticità. Ma c’è molto altro…

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Street Art, approvata in Abruzzo la legge: “volano per turismo e decoro urbano”

Redazione

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E’ stata approvata all’unanimità dal Consiglio regionale d’Abruzzo la legge proposta dal M5S che regolarizza e incentiva la street art in Abruzzo.

L’obiettivo della norma, presentata dal consigliere regionale Pietro Smargiassi che ne è anche il primo firmatario, è quello di valorizzare i piccoli e grandi Comuni della nostra regione, favorendo lo sviluppo e la diffusione delle opere di street art che rappresentano una delle maggiori espressioni di arte contemporanea capace di attrarre turisti e generare decoro urbano attraverso il culto del bello e dell’arte.

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“Sono molto soddisfatto dell’approvazione di questa norma”, spiega il consigliere Smargiassi. La Regione Abruzzo, grazie al M5S, riconoscerà fondi economici volti a favorire la realizzazione di opere nei piccoli borghi d’Abruzzo, che vedranno incrementare il numero di visitatori, ma anche nei comuni più grandi in un’ottica di riqualificazione di alcune periferie in cui palazzi popolari subiscono gli effetti del tempo e dell’incuria”.

“Far conoscere l’Abruzzo, anche attraverso queste opere, nel resto d’Italia e in tutto il mondo è un altro aspetto che questa legge contempla. In quest’ottica ho voluto inserire un articolo che prevede lo stanziamento di 10mila euro all’anno nel bilancio della Regione Abruzzo per la realizzazione di pubblicazioni che raccolgano le varie opere da diffondere, anche con l’ausilio del CRAM, in sedi nazionali ed internazionali”.

Guardiamo al futuro con ottimismo e credo che il turismo sarà una componente fondamentale anche per la ripresa economica post covid. Diamo respiro a un Abruzzo contemporaneo, che sia riconosciuto come un vero e proprio museo a cielo aperto da visitare non solo per le sue innumerevoli ricchezze naturalistiche e paesaggistiche, ma anche per la sua vocazione artistica che guarda verso la contemporaneità”.

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“Esistono già città – continua Smargiassi – che ricevono la visita di migliaia di turisti pronti a fare consumo di un capitale storico-artistico di valore incommensurabile, di cui spesso siamo incapaci di vedere la rilevanza a livello internazionale. Un esempio emblematico e di successo è il comune di Aielli, che ha fatto delle sue mura e di alcuni fabbricati un patrimonio unico nella nostra regione, o il recupero dell’immagine di D’Annunzio attraverso murales d’autore che la Regione ha finanziato a Pescara”.

La Street Art si oppone idealmente al concetto di arte come bene privato: è immediatamente fruibile agli occhi del visitatore che si lascia incuriosire ed affascinare da opere su muri che, altrimenti, resterebbero nell’anonimato. La sua fruizione è praticamente gratuita e ha un ruolo educativo di indubbia rilevanza quando si mette al servizio di tematiche di interesse collettivo”.

“L’arte non è più un affare di pochi – conclude Smargiassi – ma bellezza immediata e fruibile da tutti, generando così un incremento del turismo che inevitabilmente consentirà, attraverso l’intero indotto, un ritorno anche economico per il territorio, oltre che all’indubbio valore culturale”.

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Rendere lo spettatore parte di un sogno indefinito: l’arte di Raffaele Aprile

Redazione

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Classe 1959, nato a Tripoli ma residente ad Aprilia. Il maestro Raffaele Aprile è, ad oggi, uno dei massimi esponenti dell’arte italiana, con oltre trent’anni di esperienza sulle spalle. Il suo è uno stile molto personale che pesca a piene mani nell’Astrattismo. Lo spettatore diventa così partecipe di un sogno ad occhi aperti. In particolare, dopo gli studi statali, nel 1990 segue un corso di pittura imparando le tecniche più disparate: matita, pastello, acquerello, olio, ceramica ,tecnica mista e anatomia del corpo umano.

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Aprile è noto soprattutto nella zona di Latina, dove dal 1990 è impegnato in mostre e presentazioni della sua arte. Inoltre ha partecipato a diverse collettive ed esposizioni di piazza. Nelle sue opere non vi è nulla che possa ricondurre alla percezione della realtà. Guardare un suo dipinto significa immergersi in una sorta di viaggio onirico, nel quale le forme si dissolvono. L’ evoluzione dell’artista si fonde con la più suggestiva introspezione, e il pittore diviene l’esorcista dei fantasmi oscuri della coscienza .

Dopo l’ultima sua esposizione Spazio enigmatico, emblema nel tempo presentata nel 2010, l’artista conserva nelle sue tele il tema del ritratto femminile. Il riferimento alla donna, infatti, è palese e mette in luce come il gentil sesso sia, nel tempo, un punto di riferimento. Che si tratti di una madre, di una moglie o di una figlia, la figura femminile accompagna l’uomo durante tutto il suo sviluppo e ne determina le fasi più importanti della vita. Aprile nelle sue opere rappresenta proprio l’emozione del momento, donandolo all’eternità con le sue pennellate.

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Di lui hanno scritto molti critici del settore, tra cui la dottoressa Maria De Lorenzo, perita ed esperta di arte:

Grande alone di femminile romanticismo accompagna le tele del maestro apriliano, che lascia trapelare la sua grande sensibilità artistica e la sua estrema delicatezza sensoriale. Bellissima è la pennellata. Quest’ultima si presenta fortemente materica e a tratti quasi scultorea nell’estrema ruvidità del suo tocco. Essa si mostra ondulata e palpabile, corposa e duttile alla vista. Delicati sono i chiaro scuri, resi con ombre nette e cupe, date quasi a lievi e nette sciabolate. Sembra quasi aver timore di osservare tali dipinti, nel profondo, avendo paura di trovare quell’inconscio che ci immergerebbe nel più sofisticato sogno onirico, in cui leggiadre e filiformi chimere fan capolino da spazi  ultraterreni e atemporali

Alcune opere:

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