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Cinema

And the Oscar Goes To: Tutti i vincitori dei 93esimi Academy Awards

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L’edizione 2021 della Notte degli Oscar si chiude rispettando solo in minima parte i pronostici della vigilia. A Los Angeles, in una serata dai toni tutto sommato sommessi rispetto al passato a causa della pandemia, a trionfare è Nomadland. Il film di Chloé Zhao porta a casa tre Oscar su sei nomination: quello per il miglior film, miglior regia e miglior attrice.

Delusione per Mank che, partito come grande favorito con ben 10 nomination, se ne torna a casa con sole due statuette nel sacco. Miglior fotografia e miglior scenografia per il film di David Fincher. A rimanere al “banco degli imputati”, è Il processo ai Chicago 7, che mestamente non raccoglie alcun premio.

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Sorpresa nella categoria miglior attore protagonista. Se le previsioni della vigilia davano per certa la vittoria postuma di Chadwick Boseman, è Anthony Hopkins a trionfare, con la sontuosa prova offerta in The Father di Florian Zeller. Record negativo per Glenn Close che, per l’ottava volta, concede l’onore delle armi. Il premio per la miglior attrice non protagonista va infatti a Youn Yuh-jung per Minari.

Grande amarezza anche per l’Italia. A vincere l’Academy Award per  la miglior canzone originale è, infatti, Judas and The Black Messiah con Fight For You. Le speranze italiane crollano definitivamente quando il Pinocchio di Matteo Garrone deve arrendersi a Ma Rainey’s Black Bottom che conquista gli Oscar per il miglior trucco e i miglior costumi.

Ecco tutti i vincitori della 93esima edizione degli Academy Awards:

MIGLIOR FILM
The Father 
Judas and the Black Messiah
Mank
Minari
Nomadland
Una donna promettente
Sound of Metal
Il processo ai Chicago 7

MIGLIOR REGIA
Thomas Vinterberg, Another Round
David Fincher, Mank
Lee Isaac Chung, Minari
Chloé Zhao, Nomadland
Emerald Fennell, Una donna promettente

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Viola Davis, Ma Rainey’s Black Bottom
Andra Day, The United States vs. Billie Holiday
Vanessa Kirby, Pieces of a Woman
Frances McDormand, Nomadland
Carey Mulligan, Una donna promettente

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Maria Bakalova, Borat Seguito di film cinema 
Glenn Close, Elegia americana
Olivia Colman, The Father
Amanda Seyfried, Mank
Youn Yuh-jung, Minari

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Riz Ahmed, Sound of Metal
Chadwick Boseman, Ma Rainey’s Black Bottom
Anthony Hopkins, The Father
Gary Oldman, Mank
Steven Yeun, Minari

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Sacha Baron Cohen, Il processo ai Chicago 7
Daniel Kaluuya, Judas and the Black Messiah
Leslie Odom Jr., One Night in Miami
Paul Raci, Sound of Metal
LaKeith Stanfield, Judas and the Black Messiah

MIGLIOR FILM STRANIERO
Quo Vadis, Aida? (Bosnia Erzegoniva)
Another Round (Danimarca)
Better Days (Hong Kong)
Collective (Romania)
The Man Who Sold His Skin (Tunisia)

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Onward
Over the Moon
A Shaun Sheep Movie: Farmageddon
Soul
Wolfwalkers

MIGLIOR CORTO D’ANIMAZIONE
Burrow
Genius Loci
If Anything Happens I Love You
Opera
Yes-People

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Judas and the Black Messiah
Minari
Una donna promettente
Sound of Metal
Il processo ai Chicago 7

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Borat Subsequent Moviefilm
The Father
Nomadland
One Night in Miami
The White Tiger

MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE
Da 5 Bloods
Mank
Minari
Notizie dal mondo
Soul

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
Fight for You (Judas and the Black Messiah)
Hear My Voice (Il processo ai Chicago 7)
Húsavík (Eurovision Song Contest)
Io Sì (Seen) (La vita davanti a sé)
Speak Now (One Night in Miami)

MIGLIOR MONTAGGIO
The Father
Nomadland

Promising Young Woman
Sound of Metal
Il processo ai Chicago 7

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Judas and the Black Messiah
Mank
Notizie dal mondo
Nomadland
Il processo ai Chicago 7

MIGLIOR SCENOGRAFIA
The Father
Ma Rainey’s Black Bottom
Mank
Notizie dal mondo

Tenet

MIGLIOR COSTUMI
Emma
Mank
Ma Rainey’s Black Bottom
Mulan
Pinocchio

MIGLIOR EFFETTI SPECIALI
Love and Monsters
The Midnight Sky
Mulan
The One and Only Ivan
Tenet

MIGLIOR TRUCCO
Emma
Elegia americana
Ma Rainey’s Black Bottom
Mank
Pinocchio

MIGLIOR SONORO
Greyhound
Mank
Notizie dal mondo
Sound of Metal
Soul

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Feeling Through
The Letter Room
The Present
Two Distant Strangers
White Eye

MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO
Colette
A Concierto is a Conversation
Do Not Split
Hunger Ward
A Love Song for Latasha

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Collective
Crip Camp
The Mole Agent
My Octopus Teacher
Time

Ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, francamente se ne infischia e la sera non va a letto presto. Pensa in fretta quindi parla in fretta, dal Daily Planet a The Walk of Fame, per un’offerta che non poteva rifiutare e la vita è una questione di riflessi. Ogni tanto dà la cera e toglie la cera ma nessuno può chiamarlo fifone. È un bravo ragazzo, beve Martini agitato, non mescolato e la vanità è decisamente il suo peccato preferito.

Cinema

“Animal House”, da 43 anni pietra miliare dei college movies

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Animal House john belushi american pie

Quando John Belushi e John Landis diedero vita ad “Animal House” probabilmente non avevano idea di aver creato il capostipite di un nuovo genere cinematografico.

Con questa pellicola, che esordì nelle sale il 28 luglio del 1978, fece il suo ingresso al cinema la commedia demenziale in ambientazione scolastica.

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Sarebbero venuti dopo i vari “La rivincita dei nerds”, “Porky’s”, “American Pie” e “Maial college”. Solo per citare i più gettonati e i degni di nota.

Altrimenti sulle varie piattaforme streaming sono decine i film che ricalcano la trama e l’idea concepita da “Animal House”.

Il padre dei college movies fu un mix di satira e politicamente scorretto. Tutto ciò che oggi probabilmente sarebbe censurato.

Ispirato ad una rivista di Douglas Kenney, Henry Beard e Robert Hoffman, “National Lampoon”, che fornì parecchi spunti per le vicende delle matricole Larry (Tom Hulce) e Kent (Stephen Furst), il film di Belushi (nel film John “Bluto” Blutarsky) tratta della rivalità di due confraternite del Faber College.

Leggi anche “Ezio Bosso. Le cose che restano”: in anteprima alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Un tema divenuto poi il più classico dei film di questo genere.

Da una parte la borghesia, i massoni, gli studenti più brillanti e fortemente gerarchizzata. Una sorta di scuola militare fatta di nonnismo e soprusi.

Dall’altra la confraternita che accetterà i protagonisti. Un coacervo di sbandati, ribelli, ripetenti.

Quello che la mamma ti direbbe di non frequentare. Ma che ogni studente sogna di incontrare. 

 La “Delta Tau Chi” (ΔΤΧ) è quel modo ironico di vivere la vita senza troppi pensieri. Unico obiettivo: divertirsi.

In che modo? In qualsiasi. Dal sesso, alle battute, alle sbronze, agli scherzi e perchè no, alle risse. Da che mondo e mondo una rissa è quanto di più presente negli anni del college (o del liceo italiano). Oggi sono tutte situazioni, queste, demonizzate in qualsiasi modo. Ma negli anni che portano gli studenti ad una pseudo maturità, sono quelle che li portano a scoprire se stessi. Anche in questi modi che pochi genitori consiglierebbero ai propri figli.

“Animal House” invece fa proprio questo. Rende fico quei personaggi. Quel tipo di studente. 

Senza i protagonisti di questo film non si avrebbe avuto Steve Stifler, il mito delle “Milf”, gli scherzi da bulli ai ragazzi della banda (con buona pace dei bacchettoni del 2021), Noah Levenstein e il prototipo del padre con un passato (ma anche un presente) tutto da scoprire.

L’irriverenza di questo film del 1978 oggi è ancora controcorrente. Un mix di idee dissacranti che fanno rabbrividire il politically correct.

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Un capolavoro nel suo genere. Che ovviamente ha ispirato tante schifezze. Pellicole che andrebbero cancellate oggi stesso. Non per quello che dicono. Ma proprio perché indegne di essere figlie di questo film che nel 1978 era dato da tutti come perdente in partenza.

Ma che incassò circa 141 milioni partendo con un budget di soli 3 milioni di dollari.

Nel 2000 l’American Film Institute l’ha inserito nella lista delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi e l’anno successivo è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Evidentemente la massima celebre di questo film “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: chi viene con me?” è stata profetica.

Sceneggiatori, produttori e attori si sono messi in gioco. E hanno vinto, se a 43 anni di distanza sono ancora una pietra miliare per chi tenta di riprodurre pellicole ambientate nei college con l’intento di demitizzare.

E allora “Toga, toga, toga”. E via con un bel party tra lattine di birra, approcci tra ragazzi e musica black di Otis Day and the Knights.

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“Ezio Bosso. Le cose che restano”: in anteprima alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

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Dal regista e dai produttori di “Paolo Conte, Via con me”, un nuovo e appassionato documentario musicale, il quale sarà presentato in anteprima nella sezione Fuori Concorso della 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

“Ezio Bosso. Le cose che restano” di Giorgio Verdelli, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film con Rai Cinema uscirà nelle sale italiane con Nexo Digital solo il 4, 5, 6 ottobre.

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IL REGISTA GIORGIO VERDELLI

Al centro del documentario la carriera e la vita di Ezio Bosso (1971-2020), che è stata quanto di più atipico si possa immaginare. Sia per le vicende personali che professionali, all’interno delle quali c’è sempre stato l’amore per l’arte, vissuta come disciplina e ragione di vita.

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Nel film il racconto è affidato allo stesso Bosso, attraverso la raccolta e la messa in fila delle sue riflessioni, interviste, pensieri in un flusso di coscienza che si svela e ci fa entrare nel suo mondo, come in un diario.

La narrazione di “Ezio Bosso. Le cose che restano” è stratificata, in un continuo rimando fra immagine e sonoro. Le parole dell’artista si alternano alla sua seconda voce, la musica, e alle testimonianze di amici, famiglia e collaboratori che contribuiscono a tracciare un mosaico accurato e puntuale della sua figura.

Portatore di un potente messaggio motivazionale nella sua vita e nella sua musica, Ezio Bosso è stato e sarà sempre una fonte d’ispirazione per chiunque vi si avvicini. “Una presenza, non un ricordo”, come racconta lo stesso regista del film, Giorgio Verdelli.

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“Promises”: il film con Isabelle Huppert aprirà La Mostra del cinema di Venezia

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Aprirà la sezione Orizzonti della 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Promises, secondo lungometraggio del regista Thomas Kruithof (La meccanica delle ombre), scritto dallo stesso regista insieme a Jean-Baptiste Delafon (sceneggiatore della celebre serie politica di Canal+ Baron Noir).

Protagonista della pellicola, la carismatica musa del cinema francese Isabelle Huppert, nei panni di un sindaco dei sobborghi parigini in bilico tra fede politica e una ritrovata ambizione. Nel cast anche Reda Kateb, apprezzato interprete di pellicole d’autore come Django e The Specials e l’attrice premio César Naidra Ayadi (PolisseHa i tuoi occhi). Promises arriverà prossimamente nelle sale italiane distribuito da Notorious Pictures.

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Sinossi di Promises

Clémence (Isabelle Huppert), impavido sindaco di una cittadina vicino Parigi, sta completando l’ultimo periodo del suo mandato. Con il suo fedele braccio destro Yazid (Reda Kateb), ha combattuto a lungo per questa comunità afflitta da disuguaglianze, disoccupazione e povertà. Tuttavia, quando a Clémence viene offerta la carica di Ministro, la sua ambizione prende il sopravvento, mentre la devozione e l’impegno per i suoi cittadini iniziano a vacillare. La sua integrità politica e le promesse elettorali sopravvivranno a queste nuove aspirazioni?

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