Allora Fest: Edward Norton benedice Sorrentino e la sua “Mano de Dios”

“Quando ci si trova in contesti in cui si può condividere esperienze sul cinema senza doversi preoccupare delle vendite, del marketing e tutto il resto, riesci a ottenere qualcosa di puro a beneficio della comunità e dei giovani che studiano cinema”.

Edward Norton ha inaugurato con queste parole le masterclass dell’Allora Fest di Ostuni, una sezione promossa in collaborazione con la Roma Film Academy. Tra i relatori e gli ospiti Matt Dillon, Oliver Stone, Jeremy Irons e Marisa Tomei.

Norton ha riproposto visione del film da lui diretto e interpretato “Motherless Brooklyn – I segreti di una città”. Durante la conversazione con la produttrice cinematografica Silvia Bizio, l’attore americano ha affermato che il cinema italiano ha avuto grande importanza durante la sua formazione, citando Fellini, Tornatore, Troisi.

Norton ha inoltre espresso la sua grande stima per Paolo Sorrentino e il suo È stata la mano di Dio, secondo l’attore tra i migliori film del 2021. “Sicuramente il mio film italiano preferito dopo tanti anni è l’ultimo di Paolo Sorrentino ‘È stata la mano di Dio‘, penso che sia uno dei migliori dello scorso anno. Ho pensato che è bello fare un film così intimo, un viaggio nella memoria personale. Sono rimasto sbalordito, penso sia un capolavoro. Mentre un altro film che penso abbia catturato al meglio l’essenza italiana, la sua storia, sia La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, anche quello un capolavoro”.

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Le domande della platea, formata anche da parte di studenti della Roma Film Academy hanno spinto Norton ad affrontare vari temi, come l’importanza della colonna sonora e le possibilità che oggi il cinema offre ai giovani, oltre alla difficoltà che comporta produrre un film.

“Quando sei un attore, hai un po’ di tempo per riposare”, ha spiegato Norton, “hai tempo per pensare e prepararti, e anche quando sei un regista. Quando fai entrambe le cose, non hai tempo per niente. Perdi il il tempo per riflettere come attore e come regista. È troppo lavoro per decidere di fare un film a cuor leggero, credo che valga la pena assumersi quest’enorme compito solo se lo senti profondamente. E per me è successo leggendo il romanzo Motherless Brooklyn, mi ha conquistato la storia di questa persona che sta combattendo con sé stessa, che è invisibile, è stato molto commovente, mi sono legato molto a Lionel, il personaggio che ho interpretato”.

Pochi minuti dopo il termine dell’incontro, si è svolta la masterclass successiva che ha visto invece Alfre Woodward e Sinéad Cusack condividere il palco.

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Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.