Alla scoperta del “Sesso eroico furore” con Paolo Crimaldi: la sfera sessuale tra tabù, disagi e prospettive evolutive

Può essere l’esperienza sessuale un veicolo per scoprire la parte mistica di sé stessi? È possibile scoprire attraverso il sesso un percorso evolutivo che porta alla propria realizzazione? A migliorare la nostra esistenza? A cogliere gli aspetti creativi ed evolutivi? Prova a rispondere a queste domande, e non solo, Paolo Crimaldi, uno dei più famosi astrologi italiani.

Laureato in Filosofia e specializzato in Psicologia e in Psicosintesi, ha dato vita a “Sesso eroico furore” (edito SpazioInteriore), un libro sul sesso, unpolitically- correct, in grado di smuovere il lettore in profondità, sgretolando blocchi e tabù, offrendo nuove prospettive e affrontando il disagio legato alla sfera sessuale, trasformandolo in un potenziale evolutivo.

MyZona

Come nasce l’idea di scrivere un libro sul sesso e perchè questo titolo “eroico furore”?

Il libro nasce dopo un’intervista con Giovanni Picozza sulle nuove frontiere della sessualità. Poi ho tenuto work-shop e lezioni in varie parti d’Italia. Su incitazione di Giovanni ho deciso di mettere su carta i miei pensieri in materia di sesso. “Eroico”, e aggiungerei “furore”, sono presi a prestito da un’opera di Giordano Bruno che, pur non trattando di sesso, per l’epoca sicuramente apparve trasgressiva e non allineata alla cultura fondamentalmente cattolica. Quindi è un libro eroico e furoreggiante perché esce dal politically-correct e prova ad esplorare, quelle dinamiche pruriginose legate al sesso che quasi mai vengono affrontate, come ad esempio la sessualità in relazione alle disabilità o alla terza età. Ho riportato anche storie e percorsi terapeutici di alcuni miei pazienti, o conoscenti, per rendere il libro maggiormente vivo, capace di portare nel quotidiano tutto il non dicibile che riguarda quest’esperienza assolutamente fondamentale della nostra esistenza.

Come si sviluppa la collaborazione con Ivan Cattaneo che scrive la sua prefazione?

Ivan è un carissimo amico da quasi trent’anni. Sono stato dapprima suo fan e poi amico. È grazie a lui, alla sua musica, ai suoi concerti, a quanto ha liberamente detto e fatto in televisione che la mia generazione, gli adolescenti degli anni ’80, hanno potuto avere un modello di omosessualità coraggioso, libero, trasgressivo e forse anche urticante per i benpensanti. Il coraggio che Ivan ha avuto, soprattutto in un periodo nel quale gli altri cantanti ammiccavano a una sessualità diversa, avvolti in tutine, paillettes e trucco scenico, ma poi pronti a farsi fotografare con la showgirl di turno per ribadire un’eterosessualità che forse non importava a nessuno. Ivan è stato un personaggio di rottura, anche nei testi musicali. Penso a “Polisex”, o a una canzone poco conosciuta, “Su”, in cui cantava: “o angelo parassita sulla tua terra nuda”, inizialmente “schiena”, cambiata poi in “terra” per evitare i problemi con la censura. È una canzone del 1978.
Solo di recente molti cantanti hanno fatto “coming out” e devo dire che, forse, se fossero stati zitti era meglio. Facile farlo quando la carriera inizia la fase discendente, le fan da ragazzine sono diventate mamme, e i dischi non si vendono più. Non mi piacciono i loro proclami morali, l’ideale della famiglia, le storie d’infanzie sofferte, di episodi di bullismo, etc. etc. Mancano di dignità.
Essere gay non è una via crucis per tutti per fortuna, e non sono per nulla convinto che un ragazzo o ragazza eterosessuale abbia avuto sempre un’adolescenza facile e priva di sofferenza.
Il dolore aiuta a crescere, a rafforzarsi e non si può diventare paladini di una causa quando il lavoro fatto da altri ha permesso di giungere alla libertà di poter essere sé stessi. Al massimo si è testimoni. L’ amicizia con Ivan è andata avanti negli anni, confrontandoci quotidianamente su tante cose, dal gossip a letture complicate e profonde, ironizzando però sempre su tutto. È diventato un fratello acquisito, una libera scelta e ho voluto che mi facesse la prefazione e la copertina al libro proprio perché è stato una persona importantissima nella mia formazione di uomo.

Cosa le hanno trasmesso i suoi alunni su questo argomento?

I miei alunni sono fonte di stupore continuo. Credo che senza la loro energia, curiosità, voglia di esplorare non avrei scritto nessun libro. Certo, le domande che spesso pongono sono spiazzanti e paradossalmente oggi, nonostante all’apparenza posseggono molti più mezzi per conoscere, anche in tema di sessualità, sono molto fragili. I loro comportamenti talvolta arroganti, sicuri, fieri delle proprie azioni nascondono in molti casi una profonda solitudine, una mancanza di ascolto in famiglia, ma anche dagli amici. Oggi siamo tutti connessi, ma nella solitudine.

Come pensa che i giovanissimi di oggi si approccino al sesso?

Sicuramente arrivano al sesso prima di quanto è accaduto a molti di noi, ma dopo poco il sesso viene privato dell’eros, diventa qualcosa da vivere velocemente e con un’idea di perfezione corporea che poi porta a grandi insicurezze e a ricorrere all’uso della chimica per poter fare qualcosa che alla loro età non ha assolutamente bisogno di nulla, se non del desiderio. Ecco forse il desiderio dell’altro non solo come corpo, ma come persona, è il grande assente dalla vita di gran parte di loro.

Come scrive lei, per intere generazioni di uomini e ragazzi c’è stata una specie di iniziazione al sesso, che in maniera impropria potremmo definire ” educazione sessuale”. Si può dire la stessa cosa per le donne? nel caso negativo, perchè?

Non credo che le donne abbiano ricevuto in passato un’iniziazione alla sessualità come per gli uomini. L’unica cosa che veniva detta loro, spesso dalla madre, o una sorella o cugina maggiore, era che bisognava sopportare e accettare il rapporto sessuale con il marito essendo un obbligo matrimoniale. Piacere, passione, tenerezza erano impensabili, almeno a livello di morale comune. La sessualità femminile è stato un tabù per secoli a causa dell’oscurantismo religioso presente non solo nel cattolicesimo, ma direi in quasi tutte le religioni monoteiste.  Del resto la donna è stata creata dalla costola di Adamo e quindi inferiore all’uomo. È su questa idea che le è stato negato il piacere, l’autonomia. La sottomissione nasceva dall’inferiorità di essere stata creata a partire dall’uomo e non dalla materia divina. Cosa che in realtà è vera solo se consideriamo Eva come prima donna e compagna di Adamo. In realtà nella tradizione giudaica è presente la figura di Lilith, prima sposa di Adamo, fatta identicamente come lui, ma che decise di abbandonare il Paradiso terrestre perché non amava la monotonia di una vita con il suo sposo. Fu punita per tutto ciò e condannata all’inferno e alla negazione al poter generare. Da qui si viene a creare Eva, che a dirla tutta, non è che si trovava tanto bene neppure lei nell’Eden, visto che fece di tutto per uscirne. Insomma Adamo non è che ne esce molto bene!

Crede che ad oggi si ha ancora paura del sesso? se sì, perchè?

Oggi il sesso fa paura in modo diverso. Dalla fine degli anni ’80 l’Aids ha tolto la libertà e la piacevole leggerezza dell’incontro. Da allora in poi si è giustamente iniziato a fare tutto protetto, togliendo a volte di spontaneità. Quante volte, inizialmente ci si è chiesti se il bacio fosse una via di contagio del virus dell’Hiv? Lentamente se ne è usciti fuori, anche grazie alle cure che hanno permesso una buona qualità della vita, però credo che ci sia ancora una sorta di presenza fantasmatica legata all’angoscia di morte. La paura del sesso nei giovani, ma non solo, oggi è maggiormente legata alle “dimensioni”. Vi è una rincorsa alla perfezione fisica, all’”essere super” che il corpo finisce coll’essere svuotato dell’eros per diventare pura pornografia come profeticamente affermava, sempre negli anni ’80, il filosofo e sociologo francese Jean Baudrillard.

A suo avviso, perchè esiste la necessità di porre etichette sull’identità sessuale di un individuo?

Sono assolutamente contrario alla teoria gender ma non per quei motivi beceri che si sentono spesso, anche da persone la cui vita privata non è poi così cristallina. Credo che bisogna andare oltre ogni etichettatura, dobbiamo giungere alla persona, anche se paradossalmente il significato di questa parola è “maschera”. Voglio dire che se davvero vogliamo vivere serenamente il sesso, e non farne motivo di giudizio sociale, allora bisogna che ci relazioniamo con il singolo, con il suo mondo fatto di pensieri, valori, esperienze. Bisogna assolutamente evitare le categorizzazioni e i processi agiografici se si sceglie un modo di vivere la sessualità differente da quello dominante. Oggettivamente uno stupido o un meschino lo si trova tra gli eterosessuali come tra i gay o i transessuali. La normalità sarà acquisita quando si potrà dire di chiunque ciò che realmente è indipendentemente dalla propria scelta sessuale.
In altre parole la propria sessualità non deve diventare una maschera o un insieme di qualità e difetti, perché altrimenti si apre la strada a stereotipi che portano a pregiudizi. Per cui si può essere gay e stronzi, ma la seconda attribuzione non deve essere la conseguenza della prima. Spesso il pregiudizio ne genera un altro, catena che impedisce la vera conoscenza dell’Altro.

Mi ha colpito un passo del suo libro, che cito: “Probabilmente pensare a una sessualità libera, realmente basata sul puro principio del piacere, è ancora oggi qualcosa di sconvolgente e pericoloso, che sovverte le regole di una società costruita su valori quali la normalità (quale però? E chi l’ha definita?), la famiglia, la rispettabilità”. Insomma chi ce li ha imposti questi canoni, queste regole? chi decide cosa è normale e cosa no?

Questi canoni sono principalmente imposti dalla morale religiosa che lentamente si è insinuata anche in quella civile. È pur vero che in genere ha prevalso il principio “del si fa, ma non si dice”, una sorta d’ipocrisia che porta al pentimento e ai sensi di colpa che a loro volta generano non pochi danni sul piano personale e collettivo. In realtà vige una sessuofobia che genera perversione, cosa di per se non negativa, ma essendo vissuta spesso non con serenità, può sfociare nella patologia quanto non nella violenza. Quanto al concetto di cosa s’intende per “normalità” temo sia quasi impossibile poter rispondere. È un concetto fluttuante a seconda delle persone, della cultura dominante, del periodo storico. Si può dire che in genere esiste una “norma ideale”, più o meno riconosciuta ma non necessariamente condivisa da tutti, che detta comportamenti e regole.

Quanto l’esperienza sessuale incide sull’evoluzione di un individuo? e quando può avere effetti negativi?

Credo sia alla base di ogni processo evolutivo. Il sesso parte dal corpo per incrociare la mente e con il raggiungimento dell’orgasmo tocca anche l’”anima”. Naturalmente non per tutti si crea questo processo, dipende molto dal periodo della vita, dalle scelte fatte e tanto altro ancora.
Se penso però a un abuso sessuale, o a una violenza, l’effetto negativo è chiaro. Ma non credo si tratti di una condanna a vita, dipende molto dalla persona, da come riesce a metabolizzare l’esperienza. Forse una sessualità vissuta come coazione a ripetere, goduta grazie al numero dei partner che non in rapporto al piacere ricevuto (il piacere in realtà giunge dalla quantità per queste persone), può essere inibente la propria crescita psicologica e spirituale. Come tutti i comportamenti dipendenti e compulsivi non aprono alla libertà e spesso spingono verso il basso, bloccano l’evoluzione personale e non danno modo di sperimentarsi anche con le altre cose della vita.

Quando il sesso si tramuta in amore e viceversa?

È una domanda di non semplice risposta. Forse è più facile che una forte attrazione sessuale possa trasformarsi anche in amore, allorquando i due partner si aprono e si lasciano andare a quelle emozioni che giungono dall’anima. Più difficile l’inverso, ma non impossibile. Se un rapporto nasce dall’amore, da una tenerezza condivisa, ma non sul sesso, ovvero manca di attrazione fisica, non è facile recuperarla col tempo, ma non impossibile. Non ci sono regole assolute perché fortunatamente l’uomo è unico e possiede risposte infinite dinanzi a un determinato evento, scelta, bisogno. La libertà di poter essere ciò che si è, è l’unica garanzia di crescita psicologica e sviluppo spirituale!


Da leggere anche

Antonella Valente
Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli