22/11/63: quando Stephen King provò a evitare l’omicidio di JFK

“Evitare l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy potrebbe cambiare per sempre la storia degli Stati Uniti e del mondo”

Era l’8 novembre del 2011 e Stephen King, il Re della letteratura horror, pubblicava uno dei suoi libri più belli: 22/11/63. Un romanzo che sa di avventura e speranza, che strizza l’occhio ai viaggi nel tempo e alla fantascienza, che parla di amore e amicizia e che si colloca in un periodo storico, quello a cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, spartiacque per la storia dell’uomo.

L’epoca del boom economico, della rinnovata voglia di vivere, dei balli sfrenati, dei ciuffi ribelli sopra al giubbino di pelle e delle pin up. L’epoca delle Cadillac, delle Plymouth e delle Buick, dei motori scoppiettanti e delle macchine con le fiamme cromate, delle due ruote e dei rombi incandescenti. L’epoca dei colori, delle serate in spiaggia al drive in e delle bevute di nascosto dai genitori e dagli adulti. L’epoca di Elvis Presley, del doo wop e del rock’n’roll. L’epoca delle divise militari sfoggiate con vanto tra le strade delle città di provincia, quando i ragazzini sfrecciavano in due seduti sulla stessa bicicletta.

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L’epoca, però, delle lotte per la conquista dei diritti civili, con le disuguaglianze di genere ancora ramificate tra i retaggi culturali del tempo, incancrenite da tabù e pregiudizi e lontane anni luce dal progresso open minded sempre richiesto alla terra dello Zio Sam. E se anche oggi, nel primo ventennio dei Duemila non va meglio, è facile immaginare come all’ora fosse cinicamente peggio. Tra le righe di quest’opera non mancano denunce e critiche alla società del tempo, così come non mancano sinceri omaggi agli usi e ai costumi in vigore in quegli anni.

Tutto questo fa da sfondo al viaggio della speranza di Jake Epping, una missione forse suicida con poche possibilità di successo a prescindere da qualsiasi piano o programma studiato nel dettaglio. Può accadere di portare a termine il proprio compito, ma può anche non accadere, perché Stephen King lo sa bene: “il passato non vuole essere cambiato“. Un romanzo scritto benissimo e tradotto altrettanto bene da Wu Ming 1. E se non sapete nulla di John Fitzgerald Kennedy, il 35esimo presidente degli Stati Uniti assassinato a Dallas il 22 novembre del 1963, non preoccupatevi, se ne parlerà solo vagamente. Perché le pagine della storia sono ricche di ipotesi, possibilità, fatti e atti che devono ancora essere esplorati e King, come Epping, prova ad esplorarle fino in fondo.

Un libro, mi consentirete l’entusiasmo, meraviglioso, da leggere tutto d’un fiato con gli occhi spalancati su un passato che sembra così lontano da noi da farci quasi dimenticare che, in fin dei conti, è poco più che mezzo secolo fa. È storia contemporanea. Stephen King ha creato una trama magistrale dentro alla quale perdersi e il cui finale è tutto fuorché prevedibile. Perché il passato, ricordate sempre, non vuole essere cambiato. Si è travolti dalla fluidità della scrittura dell’autore. Altro elemento che ne caratterizza le pagine: l’eterna lotta tra bene e male, tra chi prova a migliorare la vita degli altri e chi fa di tutto per distruggerla. E poi c’è il Maine. E nel Maine, si sa, ci sono cittadine maledette…

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Trama

Jake Epping ha trentacinque anni, è professore di inglese al liceo di Lisbon Falls, nel Maine, e arrotonda lo stipendio insegnando anche alla scuola serale. Vive solo, ma ha parecchi amici sui quali contare, e il migliore è Al, che gestisce la tavola calda. E proprio lui a rivelare a Jake il segreto che cambierà il suo destino: il negozio in realtà è un passaggio spaziotemporale che conduce al 1958. Al coinvolge Jake in una missione folle – e follemente possibile: impedire l’assassinio di Kennedy. Comincia così la nuova esistenza di Jake nel mondo di Elvis, James Dean e JFK, delle automobili interminabili e del twist, dove convivono un’anima inquieta di nome Lee Harvey Oswald e la bella bibliotecaria Sadie Dunhill. Che diventa per Jake l’amore della vita. Una vita che sovverte tutte le regole del tempo conosciute. E forse anche quelle della Storia.

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Da 22/11/63 è stata tratta anche una serie tv, altrettanto valida se consideriamo la portata del libro. Non era facile, ma il lavoro sviluppato è stato decisamente buono. Forse, ma questa è un’opinione del tutto personale, con una seconda stagione che avrebbe consentito di approfondire maggiormente i vari passaggi narrati e i vari personaggi descritti, avremmo potuto godere di un universo troppo ampio per essere racchiuso in otto episodi.

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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