I meriti di The Crown 4: gli amori del Principe del Galles

Il 15 Novembre è uscita la quarta stagione di The Crown, la famosa serie targata Netflix che ripercorre le tappe fondamentali della vita di Elisabetta II, del suo regno e della famiglia Windsor. Poco tempo dopo il tabloid ”Sun”, citando fonti molto vicine alla monarchia, annuncia che il principe Carlo e suo figlio William sarebbero decisamente contrariati per la ricostruzione proposta dalla serie che nei nuovi episodi affronta il periodo compreso tra l’elezione di Magaret Thatcher e i primi anni novanta.

La bulimia di Diana, i tradimenti del giovane principe, l’insensibilità della Regina e altri particolari poco edificanti emersi nel corso delle 10 puntate. I complottisti diranno che sia un caso che il principe Harry e la moglie Meghan (al netto di tutte le liti con la famiglia reale) abbiano un accordo con la famosa piattaforma streaming, in effetti un contratto da 75 milioni di sterline, proprio per produrre documentari e altri programmi, ma hey, noi siamo qui per i peccati, non per gli spioni.

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Carlo, Diana, Camilla, la Regina, la famiglia, vengono davvero danneggiati dall’immagine che dà di loro la serie? Oppure The Crown ci aiuta in qualche modo a capire l’umanità di individui che per noi comuni mortali sono per definizione fortunati, impeccabili, immuni al dolore e distanti dalle volgari e popolari manifestazioni emotive?

Un uomo, tre donne iconiche.

Camilla Shand

Camilla Rosemary, coniugata Mountbatten-Windsor, conosciuta come Parker Bowles, è sempre stata agli occhi del mondo solamente “l’amante”. Conosce il principe in giovane età e subito se ne innamora. Nonostante fosse sposata intraprende con Carlo una lunghissima relazione che continuerà anche durante il matrimonio di lui.

La “più brutta”, la “più antipatica”, la “più vecchia”, i media la porranno sempre in contrapposizione con la principessa Diana, un’estenuante competizione che le due donne vivranno per tutta la vita e che avrà conseguenze drammatiche per entrambe. Dalla serie Camilla risulta però una persona vivace, intelligente, ironica. Capace anche di mettersi da parte e rinunciare al vero amore della sua vita per il bene del suo Paese e della sua famiglia. Insomma un nuovo punto di vista, al di là della tradizionale narrazione costruita intorno a questa donna. Finalmente.

Diana Spencer

Non servono certo presentazioni per Lady D. Una delle donne in assoluto più amate del pianeta viene per la prima volta liberata dall’aura di santità che le è da sempre stata attribuita. I pregi della Principessa sono indubbiamente tantissimi, madre amorevole e donna compassionevole, a lei va l’assoluto merito di aver aperto gli occhi della monarchia sul mondo dei poveri, dei bisognosi, degli ultimi.

Il punto è che Diana non era un essere di pura luce, aveva i suoi difetti e le sue ombre. Sono da sempre noti infatti i suoi problemi con il cibo e l’inquietudine psicologica. Dalla serie emerge una ragazza fragile, a tratti frivola, che troppo presto è stata chiamata a confrontarsi con un mondo duro e spietato. Spietato certo, quello della corte è da sempre un terreno di intrighi e giochi di potere ma anche di grandi responsabilità, decisioni, comando. Guidare una nazione non è certo un gioco e le persone coinvolte spesso non possono permettersi il lusso delle emozioni.

Mostrare i suoi turbamenti, i suoi difetti e le problematiche, la rende in qualche modo meno brava? No. Ci mostra invece come una storia non si può mai raccontare da un solo punto di vista. Come nessuno sia o solo “giusto” o solo “sbagliato”. Basta giochi delle parti e posizioni drastiche quindi, anche qui, grazie The Crown.

Elisabetta Windsor

La regina Elisabetta II, ultimo pezzo di un’Europa che sparirà con lei, è in assoluto una delle donne più potenti del mondo, di sempre. Salita al trono appena venticinquenne, per più di sessant’anni (in assoluto il regno più lungo di una donna nella storia) ha guidato l’impero britannico superando integerrima il susseguirsi dei governi, delle guerre, dei presidenti, dei ministri, dei casi diplomatici, degli uomini che hanno fatto la Storia.

Guardando The Crown emerge una donna preparatissima, impeccabile, poco incline alle manifestazioni d’affetto e in generale agli eccessi ma attenta ai diritti dei sudditi e alle diversità dei popoli riuniti sotto la sua corona.  Una madre poco presente (dai) che però cerca comunque di monitorare i movimenti dei figli. Si poteva chiedere a questa donna che gestiva contemporaneamente l’IRA, la crisi delle Falkland e l’Apartheid di occuparsi del matrimonio instabile del figlio? Sì, e infatti lei se ne occupa e lo fa attraverso lo strumento che userebbero sia una Regina (e non parlo di presunti omicidi) che una madre : una bella cazziata.

No, non sei tu che soffri. Siamo noi, magari, che dobbiamo sopportarvi.” è il monito di Elisabetta II per il figlio, al quale suggerisce “Di iniziare a comportarti da re”.

E che Dio mi fulmini, se muoio prima di mio figlio! (nota personale)

Il Principe

Anche il povero Carlo, l’eterno secondo, il ragazzo capriccioso che non riesce ad accettare il protocollo reale e le rigide imposizioni che sono la naturale conseguenza dei suoi privilegi, riesce a venirne fuori in qualche modo rinnovato.

Non più solo il bamboccione che morirà all’ombra della gonna di sua madre, ma un uomo a suo modo romantico che alla fine ha avuto quello che voleva ricongiungendosi finalmente con Camilla, l’unico, vero, grande amore della sua vita. Quasi una favola, se non sapessimo come è andata a finire.

Tutto il resto è storia.

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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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