Chiudete tutto, Zerocalcare è l’eroe di cui abbiamo bisogno

“Il cielo è azzurro sopra Zerocalcare. Stringiamoci forte e vogliamoci tanto bene”. Se Fabio Caressa e Beppe Bergomi avessero urlato a gran voce tutto ciò, saremmo diventati campioni del mondo due volte. In Germania, nel 2006, nella storica finale contro la Francia, mancava solo Zerocalcare, o Michele Rech, chiamatelo come volete, a calciare uno dei rigori decisivi per consegnarci la gloria eterna. Lo avrebbe meritato. Lo avremmo meritato.

Immaginate se a battere il penalty della vittoria contro gli amatissimi cugini d’oltralpe fosse stato lui invece del magistrale Fabio Grosso. Provate a fantasticare sulla scena di cinquantaquattro milioni di italiani che sbraitavano il suo nome, che piangevano di gioia e che, con fare fulmineo, si azzuffavano sul web per acquistare la sua maglietta.

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Pensate, anche solo per un istante, a quale meravigliosa estate avremmo passato nel fomentarci con il nome di Zerocalcare in tutte le piazze d’Italia e se invece del coro anthemico dei White Stripes avessimo imparato a memoria “About to Crack” dei Vitamin X. Daje!

Insomma, tutto ‘sto casino di mirabolanti e dolci fesserie per dire che Zerocalcare è l’eroe di cui abbiamo bisogno e che, forse, meritiamo anche. Mica è semplice che un fumettista riesca a oltrepassare la soglia della fanbase di nicchia per sdoganarsi agli occhi della società.

In Italia, poi, dove l’ordinario è elevato a credo e dove il mainstream guarda solo a fenomeni di costume contemporanei che strizzano l’occhio ai peggiori trend del momento, è altresì complesso se non impensabile.

Quanti artisti non abbiamo saputo valorizzare negli anni? Quanti sono rimasti nel sottobosco di una scena underground ricca di talenti ma povera di risorse?

Quanti, in definitiva, sono stati respinti dalla massmediaticità, spesso insolente, miope e pavida di fronte all’opportunità di dare risalto a qualsiasi forme d’arte lontana dalla consuetudine del Bel Paese, non di rado ottuso e incomprensibilmente conservatore?

Michelone ce l’ha fatta, attraverso la gavetta, la scena underground, il rapporto con l’hardcore tricolore, con scelte di vita, aforismi e pensieri fuori dal comune, anteponendo il suo rapporto con la politica di sinistra spesso radicale e focalizzata sulle denunce sociali ai salotti televisivi.

È sceso in piazza, ha riempito le aule magna di istituti superiori, si è concesso al pubblico delle librerie per ore. Tutto è declinabile al presente, of course.

Lo ha fatto a modo suo, anticonvenzionale e fuori dagli schemi. Se n’è fregato di trend e di facili acclamazioni, ha preferito percorrere la propria strada e “ciao core” a tutti voi che chiedevate altro.

Parte del merito, oltre allo sconfinato talento di cui è in possesso e all’incredibile capacità di saper raccontare disagi, ingiustizie e sofferenze di miseria, povertà e dolore, va anche al pubblico italiano che ha saputo riconoscere e apprezzare la sua arte figurativa senza chiedergli di cambiare stile per adeguarsi al facile costume.

Anzi, è accaduto un fenomeno quasi raro in Italia, e cioè che la fanbase, allargatasi sempre di più col passare degli anni, si è adattata all’artista. Il meccanismo è stato rotto e stravolto.

Lo abbiamo compreso, accettato e voluto. Finti borghesi e proletari, vegani e onnivori, metallari e amanti dei terrificanti Benji e Fede: tutti abbiamo riconosciuto il valore di Zerocalcare che prende a calci nel culo benpensanti e ipocriti, che se ne frega di mode e che non cerca la gloria a tutti i costi.

Non è sceso a compromessi, siamo noi ad aver compiuto il fantastico sforzo di capirlo. Ci ha chiesto una prova di maturità e gliel’abbiamo data. Ha vinto lui, abbiamo vinto noi, ha vinto con “Kobane Calling” e “Rebibbia Quarantine“, sta stravincendo con “Strappare lungo i bordi” sulla piattaforma streaming più visitata al mondo.

Zerocalcare ha sovvertito gli schemi e noi, nel nostro piccolo, abbiamo accettato l’idea che un fumettista possa diventare un eroe nazionale. E’ la favola di Fabio Grosso che annienta la Francia. E allora, Beppe, urliamo insieme: siamo Campioni del mondo!

Quando The Walk of Fame magazine intervistò Zerocalcare all’auditorium del Gssi (Gran Sasso Science Institute)

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