Woody Allen verso il ritiro dalle scene: “Non mi diverto più”

Uno o massimo due film ancora e poi basta: Woody Allen sembra avere le idee chiare sull’ultima parte della sua carriera. Il punto definitivo potrebbe arrivare dunque entro cinque anni al massimo, il tempo di realizzare le ultime pellicole prima di dare l’addio alla macchina da presa. Nonostante sia da pochi giorni uscito “Zero Gravity“, raccolta di racconti umoristici che dimostrano come il nostro sia ancora in grande spolvero, intervistato da Alec Baldwin, amico e attore feticcio di diversi suoi film, ha candidamente ammesso di non avere più l’entusiasmo di un tempo.

“Chissà, probabilmente farò almeno un altro film, ma gran parte dell’eccitazione di fare un film è sparita. Prima, quando facevo un film, restavo nelle sale cinematografiche di tutto il paese. Ora, invece, fai un film e resti nelle sale per un paio di settimane. Forse quattro, se va benissimo sei e poi vai direttamente allo streaming o al pay-per-view. Così non mi piace”.

L’atto d’accusa è verso un’industria cinematografica e sempre più consumistica, votata al profitto immediato a discapito della promozione dei film che vengono messi in commercio. Quella, semmai, è massiccia prima dell’uscita dell’uscita in sala. Segno dei tempi che cambiano e Allen, che ragazzino non è (compirà 87 anni a novembre) di stravolgimenti nel settore ne ha visti a sufficienza nell’arco di una carriera lunga sessant’anni.

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Non mi diverto più a fare un film e a mandarlo nelle sale, anche se è stata una bella sensazione sapere che cinquecento persone lo stavano vedendo una volta. Ma non so più come mi sento a fare film: ne farò un altro e vedrò come ci si sente. Anche se girare all’estero è stata una deliziosa esperienza, mia moglie adora passare mesi a Parigi, Londra, Barcellona”. La posizione nei confronti dell’industria è chiara ed inequivocabile, così come quella verso il mondo dello streaming che ormai fagocita qualsiasi cosa. Invece che semplificare il tutto come un qualcosa al passo coi tempi, sarebbe invece il caso di interrogarsi su come lo streaming tanto dà ma tanto toglie al mondo del cinema.

La crisi delle sale è cosa nota, così come il crollo vertiginoso e inarrestabile dei supporti fisici, dai primi dvd agli ultimi blue-ray e 4k. Da questa fase discendente non sembra esserci margine di ripresa, per lo meno non per il momento, e la paura, fino a poco tempo fa ventilata come spettro, di un crollo del mondo del cinema inteso come luogo di formazione e informazione, di aggregazione e divertimento, non è più così remota.

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Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.