Il nuovo EP “Tree eyes” dei Wooden City é una boccata d’aria per la musica

Può succedere che, nel mentre si ascolti “Tree eyes“, si bruci il sugo per la pasta. Storia vera. I Wooden City sono un prodotto nostrano: due musicisti talentuosi che vantano collaborazioni variopinte si uniscono per creare un progetto prog ma non troppo, elettronico ma non troppo, il tutto accompagnato da una nota di Angelo Badalmenti (Il genio dietro alle sonorità di Twin Peaks) e da una brillante chitarra acustica che rappresenta in qualche modo la linea conduttrice dell’EP.

Non si capisce come abbiano fatto, Sebastiano Forte e Chiara Calderale, a riassumere generi musicali completamete diversi in soli cinque pezzi, amalgamandoli così bene che la variazione si coglie a fatica. “No Way” é un pezzo elettronico contemporaneo, dove la chitarra acustica di Forte fa capolino timidamente dal retro della drum machine. “In Your Eyes” strizza entrambi gli occhi a Roger Waters. “No Way Home” catapulta l’ascoltatore nel mezzo del pop di fine anni ottanta, quello fatto bene, che condiva linee melodiche orecchiabili con pochi elementi elettronici e qualche immancabile influenza grunge.

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The Greatgrip” è un delizioso pezzo strumentale impostato su una melodia acustica complessa ma catchy. “No Way Home“, il brano di chiusura, è un insieme ben mescolato di tutto ciò che si é sentito nelle prime cinque tracce, con qualche sfumatura prog che non guasta mai. “Tree Eyes” è un EP che merita tutti i riflettori puntati. In un momento storico in cui ci si chiede se il rock è morto, i Wooden City ci ricordano che no, non lo è: è vivo, e si sta evolvendo.

Wooden City è un progetto nato da Sebastiano Forte (siciliano di origine che vive a Roma da moltissimi anni), chitarrista, compositore, arrangiatore è attivo in diversi progetti artistici nella capitale, tra cui "YOU the band too duo", i "Nidi D'Arac", il "Collettivo Angelo Mai” e anche in questo nuovissimo progetto con la vocalist Chiara Calderale. Partire dalle corde di una chitarra acustica, dalla voce umana e dall'intreccio di armonie e melodie è l'esigenza da cui tutto nasce, tornando alle origini della musica moderna, al legno che risuona con le corde, agli alberi che gli hnnoa dato vita e alle domande eterne che sorgono nell'anima e trovano la giusta prosodia nella musica.

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Marta Scamozzi
Valtellinese di nascita espatriata in Danimarca. Tra le sue missioni c’è quella di insegnare al mondo la pronuncia corretta della parola “Måneskin”. Laureata in ingegneria e appassionata di musica e cinema, divide la propria vita tra scrittura, arte e impianti termodinamici. Le sue religioni sono la Scienza, la comunicazione, Ingmar Bergman, gli Iron Maiden e Dodi Battaglia.

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