Ritorno in sala, Trotta: misure folli che stanno devastando un intero settore

Slitta, per l’ennesima volta, il ritorno in sala al 100%. Concerti, teatri, cinema, tutti dovranno attendere il via libera del Comitato Tecnico Scientifico che non vuole saperne di avallare le richieste di chi vorrebbe le capienze piene. Ci sarà da attendere ancora, anche se non è dato sapere quanto. Parliamo di uno tra i settori più flagellati da un anno e mezzo di chiusura a fasi alterne (parziale o totale), che non ha ancora prospettive di rilancio definitivo. Tante ombre, poche luci. Lo stesso Cts ha nei fatti sconfessato Dario Franceschini, ministro della Cultura, che tramite lettera aperta al presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, aveva chiesto di uscire dall’impasse del 50% per tornare all’affluenza pre Covid. Non è andata come sperava e al posto della politica ha deciso la scienza.

La stessa che afferma che il ritorno in sala al 100% non può esservi perché “evidenze scientifiche” ne attestano la pericolosità. “Dove sono queste evidenze tanto acclamate?”, chiede Claudio Trotta, patron della Barley Arts e tra i principali attori del mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento culturale tricolore. Il ritorno in sala all’80% è un compresso che non può soddisfare.

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Cosa ne pensa delle nuove richieste del Cts circa il settore cultura e spettacolo?

La premessa è che stiamo commentando le comunicazioni del Cts e non quelle di un Dpcm che ancora non è uscito ma che, paradossalmente, potrebbe anche essere peggiore di quanto finora emerso. Oppure, chissà, migliore, anche se non ci credo. La tecnica comunicativa dei due governi che si sono succeduti durante questa pandemia non è molto diversa: arriva prima il Cts ad anticipare cosa accadrà e poi il governo che conferma o alleggerisce le misure, anche a seconda delle reazioni popolari all’annuncio del Cts. Nessuno ha detto apertamente che in questi due anni la maggior parte delle decisioni adottate hanno cavalcato le paure dell’opinione pubblica. Sarebbe ora di dirlo apertamente.

Quale crede che sia l’interesse primario da salvaguardare?

A leggere quanto comunicato dal CTS sembrerebbe che sia quello di salvare i grandi concerti della prossima estate. A pensare bene potremmo supporre che sia un errore generato da una rappresentazione incompleta del mondo del live, ma a pensare male potremmo ritenere che sia voluto. Leggo di concerti all’aperto al 100%. Beh, stiamo parlando del niente, visto che le nuove normative entrerebbero in vigore da metà ottobre, quindi non proprio applicabili. 

C’è grande amarezza…

Si, anche per la mancata comprensione da parte dei grandi media che hanno esercitato un ruolo fondamentale durante quest’ultimo anno e mezzo. Come loro anche i vari guru della rete e quei personaggi da milioni di follower che, però, non hanno colto le problematiche derivanti dal tenere fermo questo mondo. Le quali, occorre dirlo a gran voce, non sono esclusivamente economiche ma soprattutto culturali, sociali e psicologiche. Si stanno sviluppando sempre di più momenti di aggregazione illegali con risvolti estremamente negativi come, ad esempio, il proliferare di pseudo rave quotidiani non autorizzati nelle nostre città e non solo in mezzo ai campi come quello avvenuto nel viterbese.

”Spettacoli”, poi, che si svolgono fuori dagli orari consentiti e che oltre a non pagare diritti i d’autore o il costo di occupazione del suolo pubblico ovviamente sono abusivi e avvengono senza alcun rispetto delle più elementari norme di sicurezza, che non hanno alcun rispetto per gli spazi urbani, parchi, piazze e altro che siano che vengono lasciati sporchi, con vetri e avanzi di vendita abusiva di alcool in bottiglie di vetro. L’altro aspetto che non mi stancherò mai di ribadire è che gli esseri umani sono fatti per stare assieme. Il teatro in tutte le sue varianti, la musica sono le più antiche e consolidate forme di cultura che consentono di farlo. Se non stiamo assieme, non capisco quale sia il modello che ci stanno proponendo per la nostra vita. Stare ininterrottamente davanti a telefoni e pc? Stare soli? Perché se è questo non credo che ci si debba adeguare. A 64 anni ho ancora voglia di non stare a guardare che tutto questo avvenga così drammaticamente e con gravissime conseguenze sul tessuto sociale ed economico del paese.

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Il tessuto culturale italiano, ricco di eccellenze, continua a subire colpi su colpi senza vedere concrete prospettive di rilancio. Teme che possa ulteriormente sfilacciarsi?

Questo atteggiamento da parte delle istituzioni alimenta una modalità che vede nello spettacolo dal vivo mero intrattenimento e non costruzione quotidiana della nostra identità, del nostro equilibrio psicofisico e della nostra società presente e futura. Si parla solo di fatturati e di problemi aziendali che sono ovviamente importanti, ma non si considerano aspetti altrettanto primari portatori di benessere psicofisico ed economico. La mancanza di dialogo e di consultazione con il Cts sta diventando sempre più insopportabile e non possiamo più accettare di essere considerati dei “deficienti” che devono subire supinamente decisioni relative alla nostra vita, al nostro lavoro che è per tutti, artisti, maestranze e imprese vissuto con passione e rispetto. Fateci vedere le “evidenze scientifiche” che giustificano la decisione di continuare a limitare tutto il mondo dello spettacolo dal vivo e degli eventi. Io non ne ho ancora mai letta una che giustificasse “scientificamente” queste decisioni  Eppure, relativamente alla sicurezza del pubblico e del lavoro negli spazi dello spettacolo, abbiamo  tra le migliori leggi e normative al mondo. 

Il ritorno in sala all’80% non è la risposta…

E’ inaccettabile che ci siano ancora limitazioni, bisogna aprire irreversibilmente al 100% della capienza, e senza distanziamento fisico tutto il mondo dello spettacolo, senza se e senza ma. Riaprire tutto il mondo degli eventi. C’è un green pass, ci sono più del 70% degli italiani vaccinati, ci sono dei protocolli che la filiera ha elaborato nel corso di questi due anni. Possono essere aggiornati in continuazione, certamente, ma non si può più sentire parlare di noi senza poter essere ascoltati e rispettati, noi che abbiamo decine di anni di lavoro alle spalle e che dobbiamo stare chiusi perché ci sono le evidenze scientifiche del Cts. Ripeto, dove sono? Non sono mai state comunicate. Non c’è una sola persona componente del Cts che lavori nello spettacolo dal vivo. Non è solo il tema dei grandi concerti, ma riguarda soprattutto il mondo degli eventi dal vivo, anche di quelli più piccoli che compongono la stragrande maggioranza degli appuntamenti dal vivo in tutta Italia. I grandi eventi sono rilevanti da un punto di vista finanziario e mediatico ma non rappresentano tutta la filiera. A queste condizioni non si potrà far ripartire un processo di uscita dallo stato di emergenza che è quanto mai necessario. Dobbiamo uscire psicologicamente e socialmente dallo stato di emergenza, bisogna ridare fiato alla vita e al mondo dello stare assieme. Anche l’interesse della gente verso la vita insieme in un teatro, in un palazzetto in una piazza per partecipare a uno spettacolo e non solo ad un “evento” sta passando in secondo piano.

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Va in controtendenza rispetto a chi sostiene, invece, che l’attesa stia alimentando interesse e curiosità

Non è assolutamente vero. Sta succedendo che c’è, sì, un enorme interesse da parte delle fasce giovanili per quegli spettacoli di musica che sono seguiti da loro, così come c’è interesse per i grandi eventi, ma quest’estate quasi tutto quello che è stato organizzato in sicurezza in dimensioni forzatamente ridotte ha fatto una fatica enorme ad avere l’attenzione e a vendere biglietti. La gente è disorientata ed è disinteressata. Quasi due anni senza fare spettacoli dal vivo sta ingenerando nelle nuove generazioni, già di per se legate all’abuso dell’hi-tech e della comunicazione digitale, disagi notevoli. Molti giovani stanno crescendo senza avere la dimensione di che cosa è uno spettacolo dal vivo. Per non parlare dei bambini che stanno crescendo vedendo i loro genitori indossare delle mascherine. Non va bene, è una cosa di una gravità inaudita, è inspiegabile che se ne parli così poco, non bisogna solo parlare dell’aspetto finanziario ed economico ma anche di quello sociale, culturale e psicologico. Se non si da il via a un processo di cambiamento sarà un disastro ancora maggiore.

Il green pass è la soluzione per il ritorno agli spettacoli dal vivo?

Credo che debba essere una procedura temporanea ma non è la soluzione.

Facendo un paragone con il passato, a questo punto della stagione quanti spettacoli aveva calendarizzato?

Nel 2020 la stragrande maggioranza del mondo dello spettacolo dal vivo ha avuto un 10% rispetto a quello che faceva nel 2018. Nel 2022 forse ci saranno una montagna di proposte, probabilmente anche troppe, e non sarà sicuramente un fattore positivo perché molti spettacoli avranno poco pubblico. In questo momento Stati Uniti, Inghilterra e altri paesi fanno spettacoli senza mascherine e distanziamento, previo il fatto che la gente sia vaccinata o tamponata. Continuo a non comprendere come mai la maggior parte delle attività non siano state interrotte e la cultura invece si, anche se capace di esprimere professionalità elevatissima ed estremamente preparata per affrontare qualsiasi genere di rischio collegato alla presenza di pubblico in spazi pubblici. Ma ribadiamolo il rischio zero NON ESISTE. Esistono le procedure e i protocolli organizzativi di sicurezza e rispetto delle parti.

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Il rischio è quello di perdere le professionalità del settore che, disoccupate negli ultimi due anni, hanno scelto altre strade…

Mi viene detto da molti che circa il 70% di queste maestranze sono state attualmente perdute. Parliamo di numeri enormi, irrecuperabili. La maestria trasmessa per secoli la stiamo buttando nel cesso. Inoltre ci sono più di sei miliardi di euro da spendersi all’interno del PNRR alla voce cultura. Ma non ci sono le voci musica, formazione professionale  e informazione . Chi governa questi soldi deve adoperarsi immediatamente per lanciare una grande azione di formazione professionale per le maestranze che non ci sono più perché altrimenti nei prossimi anni avremo un problema serissimo di professionalità e sicurezza. Palchi, scenografie e strutture non possono essere studiati, allestiti e montati da gente che non ha conoscenza ed esperienza nel settore.

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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