Connect with us

Cinema

Via col Vento – Hbo, secondo round: torna in streaming ma avverte: “Nega la schiavitù”

Federico Falcone

Published

on

Dopo che era stato temporaneamente sospeso dalla programmazione in streaming del canale Hbo Max, Via col Vento, film capolavoro tra i più celebrati del secolo scorso, finalmente torna a essere trasmesso. Una scelta, quella precedentemente messa in atto dal canale statunitense, che aveva sollevato non poche polemiche, scatenando reazioni contrastanti in tutto il mondo. Decisione da alcuni ritenuta “folle” o quanto meno “azzardata” che ha, in qualche modo, costretto la Hbo a rivedere le proprie intenzioni.

La scelta, maturata dopo che John Ridley (sceneggiatore, fra le altre cose, del film 12 anni schiavo) aveva dichiarato “Non solo non è all’altezza per quanto riguarda la rappresentazione ma è anche un film che glorifica il sud prima della guerra. È un film che, quando non ignora gli orrori della schiavitù, fa una pausa solo per perpetuare alcuni degli stereotipi più dolorosi sulle persone di colore“, finalmente adesso è cambiata. Una polemica che, fin dal primo momento, apparve volutamente esagerata e fuori luogo.

Ma sarà tutto come prima? Assolutamente no, perché la necessità di restare comunque concentrati sul politically correct che va tanto di moda durante queste settimane, ha dettato un ulteriore canone stilistico cui doversi adeguare. Il film si aprirà con un’introduzione di quasi 5 minuti a opera di Jacqueline Stewart, conduttrice afroamericana che parlerà (ancora non è ben chiaro con riguardo a cosa, nello specifico) del razzismo negli Stati Uniti.

“A ottant’anni dalla sua uscita iniziale, Via col Vento è un film di innegabile significato culturale. Il Sud (ome un mondo di grazia e bellezza senza riconoscere le brutalità del sistema di schiavitù su cui questo mondo è basato, così come i suoi lasciti di disuguaglianza razziale”, ha dichiarato la Stewart. Una svolta positiva, insomma, che almeno restituirà la possibilità di vedere in streaming uno tra i film più celebrati della settima arte.

John Ridley dal canto suo non si fa mancare nulla e, negli ultimi giorni, è finito al centro di un’ulteriore polemica. Oggetto degli attacchi è stato Quentin Tarantino, accusato di essere razzista. Anche qui, però, le parole dello sceneggiatore hollywoodiano sono sembrate un tantino esagerato e decisamente fuori luogo. E allora, scusate, ma il dubbio è legittimo: Ridley, i film, oltre che scriverli e basta, li vede? Li contestualizza nel periodo storico da cui provengono? Riesce a interpretarne la forma, oltre che la sostanza?

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Cinema

Harrison Ford, 78 anni da mito tra replicanti, nazisti e aerei dirottati

Antonella Valente

Published

on

Nell’universo di avventure infinite che ha costellato la sua vita e la sua carriera, Harrison Ford è una stella che brilla di luce propria. Amato dal pubblico di tutte le età, protagonista di alcuni tra i film e tra le saghe più amate in assoluto, oggi spegne settantotto candeline. Attore iconico come pochi altri e certamente uno tra i più celebrati della sua generazione, non vuole saperne di andare in pensione e come ha più volte dichiarato nel corso degli ultimi anni, è “sempre pronto per nuove avventure“.

E dire che, nonostante il successo di pubblico e di botteghino, non ha mai ricevuto un Oscar (addirittura una sola candidatura, nel 1986, come Miglior attore per “Witness – il testimone“) e si è portato a casa un solo Golden Globe (alla carriera, nel 2002). Da qui la domanda che non ha risposta scontata e che si presta a molteplici interpretazioni: la fortuna di un attore/attrice la fa il pubblico o il numero di riconoscimenti ottenuti?

Ford, di questo, non se n’è mai fatto un cruccio. “Non sono l’unico ed è dipeso dalle scelte che ho fatto. Sono scelte che rifarei, nello stesso modo, anche oggi. Il mio lavoro di attore consiste nel dare il massimo per contribuire al successo di un film e qualche volta ci sono riuscito. Sono appagato e soddisfatto così, i film che ho fatto mi hanno permesso di vivere la mia vita liberamente e di affrontarla con serenità. E ancora ne farò”, ha dichiarato tempo fa al Corriere della Sera.

George Lucas, Ridley Scott, Steven Spielberg sono i registi che hanno contributo alla sua affermazione e con i quali ha un legame indissolubile cui deve tanto ma cui ha anche dato tanto. Prendiamo la saga di “Indiana Jones” o quella di “Star Wars“; impossibile quantificare l’impatto avuto sulla società internazionale, così come è impossibile anche solo tentare di dosare l’influenza avuta sulla stessa. Icona, appunto, emblema di un cinema evergreen di cui mai ci stancheremo di tessere le lodi. E pazienza per i detrattori (quelli ci sono sempre e a noi va bene così).

Attivista a favore dei diritti LGBT, sostenitore delle cause in favore delle popolazioni del Tibet, spesso promotore di campagne di beneficenza a favore dei meno abbienti o di cause specifiche, è spesso in prima linea con iniziative a a supporto dell’ecosostenibilità ambientale. Appassionato di velivoli, aerei o elicotteri che siano, in più di un’occasione è stato coinvolto in incidenti (per fortuna mai realmente gravi) a testimonianza della sua grande passione per l’avventura. Pensate ancora che sia sufficiente una carta d’identità a fermarlo? Buon compleanno, Indy.

Continue Reading

Cinema

Un libro e uno spettacolo per conoscere l’Alberto Sordi che non ti aspetti

Fabio Iuliano

Published

on

Si chiama “Alberto Sordi segreto”, lo spettacolo – evento dedicato all’Albertone nazionale, divulgato nell’anno del centenario della sua nascita. Le sue presentazioni, in giro per l’Italia, raggiungeranno domenica 19 luglio (ore 17.30) l’Aquilano, in un evento spettacoli promosso nell’ambito della cornice “Gli incontri letterari di Massari”, nei pressi dell’omonimo ristorante alle porte del comune di Scoppito (L’Aquila).

Lo spettacolo è tratto dal libro del giornalista Igor Righetti, cugino di Alberto Sordi. Un lavoro volto a far scoprire, per la prima volta, chi fosse Sordi fuori dal set e dalle apparizioni televisive ufficiali. Svela, inoltre, le tante menzogne raccontate su di lui. Il volume, unico sia per gli aneddoti e le curiosità sia per le foto esclusive provenienti dagli album di famiglia e da Reporters associati & archivi, presenta anche le testimonianze di alcuni cugini dell’attore: da parte della madre Maria Righetti e del padre Pietro Sordi.

Ci sono, inoltre, i ricordi inediti di alcuni suoi amici, amori e personaggi del cinema e della tv con i quali lavorò. Tra questi, Rino Barillari, Pippo Baudo, Patrizia de Blanck (con la quale Sordi ebbe una love story), Elena de Curtis (nipote di Totò), Sandra Milo, Sabrina Sammarini (figlia di Anna Longhi) e Rosanna Vaudetti.

La stessa de Blanck sarà presente alla serata, insieme all’autore, Gerardo Di Cola (storico del doppiaggio italiano), Francesca Rossilli (assessore alla Cultura del Comune di Scoppito), Marco Giusti e Giacomo Carnicelli, rispettivamente sindaci di Scoppito e Tornimparte.

Continue Reading

Cinema

Dio ci salvi dal cinema sotto le stelle, o almeno ci dia una spiegazione

Alberto Mutignani

Published

on

Sbagliavano quelli che prevedevano, per la fine della quarantena, un aumento di bontà contagiosa da parte degli Italiani colpiti dalla pandemia. Per fortuna, le cose sono andate diversamente: non abbiamo imparato nulla e da un punto di vista prettamente etico questo ci ha impedito di scivolare nella locura delle musichette e degli abbracci tra dirimpettai.

In compenso, gli Italiani hanno scoperto con ingenuo ritardo lo smartworking e l’istruzione digitalizzata, certi insegnanti hanno familiarizzato con le videochat e una fetta del pubblico cinematografico ha iniziato a vedere con meno sospetto i servizi streaming. Sorvoleremo sui primi tre punti per arrivare al cuore della questione. Anche sul cinema ci siamo riscoperti inguaribili romantici: una città già di per sé nota per le iniziative culturali deplorevoli come Bologna ha rilanciato il cinema sotto le stelle, e seguono a ruota molte città italiane, soprattutto costiere.

Un Paese che per tre mesi ha voluto venderci la digitalizzazione delle arti e dei mestieri come l’avanguardia del secolo non ha perso occasione per tornare al suo sport preferito: sciorinare la sensibilità dell’anima. Il problema non è il cinema all’aperto, che è comunque un disturbo per la collettività – per collettività non si intende la parte buona del paese, ma i fortunati che risiedono a ridosso di questi cinema aperti e non ne sono interessati –, soprattutto se la selezione, come si è visto, è un condensato di tutto l’insostenibile che il cinema dalla schiena dritta ha tirato fuori in Italia e all’estero: c’è Palombella Rossa di Moretti, come nel più classico dei cineforum adolescenziali, e qualcosa di Glazer per riflettere sulla trasmigrazione dello spirito.

Le commedie, quelle vedetevele a casa vostra. Il problema è che questa manifestazione non va in nessuna direzione: si propone come balsamo per il senso comune – che non esiste – della visione, per il piacere del grande schermo, per una ritualità che, come avevamo già osservato altre volte, ha qualcosa di teologico forse, ma si muove su un terreno al di fuori dal giro di riflessioni rivelatrici sulla diatriba sala-streaming.

Questo ci permette di pensare, a ragione probabilmente, che l’alfabetizzazione tecnologica in Italia debba per forza fare i conti con quelle esecrazioni di bontà esibita che colmano i vuoti di certi disegni politici e che appartengono, per riflesso, ai giovani che quei disegni pallidi e reazionari li sventolano come una panacea contro i mali del mondo moderno. Sempre a ragione possiamo constatare la piega che questa filosofia ha preso in direzioni diverse. Poche settimane fa, nel carcere di Secondigliano, ad alcuni detenuti è stato chiesto di leggere e analizzare “Il visconte dimezzato” di Calvino. Non solo leggere, ma analizzare.

Una prova punitiva, penserete voi. Ma come rifletteva Gurrado sul Foglio, in Italia la cultura ha sempre un sottotesto punitivo, e da parte di chi organizza queste punizioni, un valore salvifico. Insomma, leggere non basta, ci vuole uno slancio sacrifico. È bastato invece l’arrivo del kindle sul mercato per far tacere le secolari lotte contro la produzione della carta e far tornare i professori liceali e gli studenti più fragili di cuore a campeggiare al fianco dei libri cartacei, insostituibili per odore e tatto. Nostalgia anche per la stagione teatrale: qui a Pescara, dove i teatri si riempiono solo con rumoristi e pernacchioni dialettali, la platea chiede spazientita di riavviare la macchina dello spettacolo. Alla stessa maniera, con la fine della quarantena, il cinema torna ad essere un’arte dal valore comunitario e pedagogico. Impensabile, quindi, lasciare che lo streaming divori tutto. Ma la sala del cinema non basta: ce ne vuole una sotto le stelle. Astenersi perditempo però: se siete tra quelli che pensano che il cinema sia fatto per godersi un film e basta, fuori dai piedi.

Continue Reading

In evidenza