D.N.A. – Decisamente Non Adatti, la recensione del film diretto da Lillo e Greg

Lillo e Greg tornano al cinema ed esordiscono alla regia. Dopo tanti anni di attività insieme faremmo difficoltà a vederli separati, e alla complementarità tipica di un duo di questo genere – un coatto terra-terra e lo stereotipo di un intellettuale raffinato – si aggiunge ora uno scambio di ruoli, sostenuto dal triplice ruolo di Anna Foglietta: una moglie annoiata, un trans, una libraia democratica.

D.N.A. – Decisamente Non Adatti” – era destinato alle sale cinematografiche, prima di essere distribuito in esclusiva su Prime Video – è la storia di due amici, Nando (Lillo) ed Ezechiele (Greg), che si conoscono dai tempi delle elementari, il secondo vittima delle angherie del primo. Da adulti, Ezechiele è un professore universitario di chimica, deriso dagli alunni, vittima degli scherzi dei suoi colleghi, alle prese con una trasmutazione genetica che potrebbe “cambiare il mondo”, mentre Nando si fa chiamare “Bulldog(ghe)”, capobanda di una gang talmente raffazzonata e stupida da non suscitare neppure il sorriso dello spettatore, e che lavora al soldo di una grande catena di fast food, “Mr.Hambu” – Il cattivone che vuole intossicare il mondo con i suoi hamburger colorati è un fantastico Giuseppe De Sando –, che cerca di espandersi costringendo gli esercenti dei negozi più disparati a cedere il proprio locale.

MyZona

Nando sfrutta l’amicizia con Ezechiele per imparare le buone maniere, Ezechiele approfitta dell’ingenuità di Nando per testare su di sé l’esperimento genetico, e da lì i ruoli si invertiranno: bullo Ezechiele e inaspettatamente colto Nando. Anna Foglietta, nel triplice ruolo, salva solo in parte la commedia del duo romano – fantastico il personaggio della libraia indipendente che beve solo tisane – da un susseguirsi senza smalto di gag e sketch radiofonici e televisivi, già sperimentati con successo in passato ma che andrebbero riscritti per il grande schermo (o per lo streaming, che ormai è la stessa cosa), magari con un collante tra le varie scene per non dare l’idea di un best of da caricare su YouTube.

L’esordio alla regia che avrebbe dovuto portare freschezza e più libertà creativa regala solo qualche bel momento durante i titoli di coda, quando passano per pochi secondi alcune gag registrate nel making of. Come è stato per l’ultimo Verdone, anche qui si parla di malattie: c’è un virus che rischia di intossicare tutti quanti, ma il finale è aperto. Lo scopriremo nel prossimo capitolo?

Da leggere anche

Alberto Mutignani
Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli