Venezia: tra trash e passerelle, c’è spazio anche per i film

Venezia 78. Siamo ormai nel cuore pulsante dell’importante festival cinematografico tricolore, che il prossimo 11 settembre annuncerà il nome della pellicola vincitrice dell’ambito premio. In un’aura di bellezza e arte, i più grandi attori e registi del momento e del recente passato hanno sfilato sull’iconico tappeto rosso.

Orgogliosi e fieri dell’ennesimo contributo dato alla Settima Arte, in attesa di conoscere le reazioni del pubblico e dei critici davanti alle pellicole che rappresentano e per le quali hanno lavorato duramente e con estrema passione, si danno battaglia a colpi di photo session e sfilate sul red carpet, tra un vodka Martini o un fluttino di champagne.

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Ma da qualche anno a questa parte molti dei festival che dovrebbero rispecchiare l’essenza intrinseca del cinema del talento, sembrano essersi trasformati in sfilate di tiktoker, ex tronisti di programmi assurdi e chi più ne ha più ne metta. Insomma, una pletora di personaggi che per quanto famosi e seguiti, con l’arte in quanto tale c’entrano ben poco. Nulla per l’esattezza. E non è forse questo un modo di svilire l’identità di un festival, in questo caso, a sfondo cinematografico?

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Facciamo un esempio concreto. Durante la quinta serata della rassegna veneziana ha sfilato sul tappeto rosso, al pari di un Pedro Almodovar o di un Pablo Larraìn a caso, la star di TikTok, Khaby Lame. Per carità, ragazzo simpatico che dal nulla, grazie alla propria fantasia e audacia ma anche, diciamolo apertamente, alla molta fortuna che lo ha baciato (beato lui) ha avuto un’enorme successo sul social network. Ma ha forse portato qualche contributo al cinema e all’arte e non ce ne siamo accorti? Sorge spontaneo chiedersi se non siano un pochino fuori luogo presenze di questo tipo in un festival di questo calibro.

O ancora, sul red carpet si è vista sfilare mano nella mano Drusilla Gucci, pronipote di Guccio Gucci, la quale ha partecipato di recente all’Isola dei Famosi, insieme a Francesco Chiofalo, chiamato anche “Lenticchio”, un ex Temptation Island, conosciuto per le numerose relazioni amorose con modelle e influencer.

La scelta di invitare a Venezia personaggi come i due sopracitati, i quali sicuramente hanno molto successo su Canale 5 nei programmi di Barbara D’Urso, è svilente e, chissà, probabilmente anche irrispettoso nei confronti di quegli artisti davvero degni di camminare su quel tappeto. Ma che dire, in fondo la colpa non è nemmeno loro. Chi non sognerebbe di stare a Venezia, con abiti stupendi, riflettori, fotografi e mille occhi puntati addosso? I 15 minuti di gloria, citando Andy Warhol.

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D’altronde, che cosa ci si può aspettare quando il pubblico, colui che idolatra questi personaggi e gli conferisce potere, nel vederli sfilare all’interno di quelli che, una volta, erano festival seri e portatori di una propria dignità, l’unica cosa che si chiede è ah, ma stanno insieme?

Tristemente sembra che l’identità di questi importanti eventi, una volta indiscussa, si stia perdendo sempre di più, per lasciare il posto a quello che sembra diventato, purtroppo, uno show televisivo dove proprio tutti vengono chiamati a partecipare.

Photocredit by Tgcom24

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Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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