Ai millennial “Cioè”, alla Gen Z TikTok

È di pochi giorni fa la notizia della morte della piccola Antonella, 10 anni, che ha perso la vita per asfissia dopo aver partecipato a una sfida fatale sul sempre più popolare social network TikTok. La tragedia ha ovviamente scosso gli italiani, molti dei quali sentivano parlare di TikTok per la prima volta. Ma come funziona questo nuovo “social”? cosa sono le “challenge” (come quella che ha ucciso la bimba siciliana)? Chi sono gli utenti?

Per scoprirlo evitando di distruggere la mia reputazione ho fatto quello che fa ogni persona bruttina e inquietante sulle piattaforme di network: ho creato un profilo del mio animale domestico. I cuccioli poi piacciono a tutti e usando la mia coniglietta ariete (interessante coincidenza) come cavallo di Troia ho ingannato la “boomer” che è in me e sono passata attraverso la muraglia di TikTok. E mi si è letteralmente aperto un mondo, come il 2006 ma in HD.

MyZona

TikTok è un social network cinese lanciato nel 2016 con il primo nome di Musical.ly poi diventato TikTok nel 2018. L’utilizzo è molto semplice, si creano delle brevi clip della durata massima di 60 secondi a cui si possono aggiungere musica, doppiaggi, testi, filtri, foto e addirittura esiste un’opzione green screen. Insomma quasi una vera applicazione di videomaking accessibile a chiunque. Secondo il Report Digital 2020 TikTok è in fortissima crescita in Italia co con più 8 milioni di utenti per la maggior parte tra i 18 e i 25 anni.

Gli Utenti

Sicuramente la maggioranza degli iscritti consiste in adolescenti o in generale ragazzi molto giovani ma ci si trova veramente di tutto: dai preti che cantano ai medici che ti insegnano come usare i preservativi, la nutrizionista che ti fa la dieta e la divorziata che sputtana l’ex marito. Mammine indaffarate, adulti in sovrappeso che ballano in costume. Disabilità, disturbi psichici, psicologici, LGBTQ, multietnicità.

Quello che effettivamente colpisce è la facilità con la quale ci si imbatte in argomenti davvero complicati ed espliciti che sono praticamente inesistenti su altri social network con frequentazioni più “anziane”. “Perché non mi fido degli psicologi”, “5 cose da sapere se vai in comunità” o “Come mi vedono gli altri da quando sono sulla sedia a rotelle” “Chi ha la sindrome di down può fare sesso?” “Anoressica mangia insieme a voi”

Inoltre le differenze culturali tra una religione e l’altra tra un’etnia e l’altra. Si vedono quindi continuamente clip tipo: “le cose da sapere se vuoi stare con un ragazzo marocchino”, “5 motivi per cui indosso il velo”, ” quello che mi dicono quando vedono che sono rumeno”, “le cose da sapere prima di stare con un albanese”. E poi i gusti sessuali “5 motivi per stare con una bisessuale”, “Come convincere gli eterocuriosi”, “Se ti chiami così sei chiaramente gay”.

Qualunque genitore inorridirebbe all’idea di vedere la figlia anoressica che si sforza di mangiare in diretta, o la prole omosessuale che si riprede in atteggiamenti espliciti.

Come Fuziona?

Trend

Il modo più comune di ottenere interazioni è quello di seguire dei cosiddetti “trend”: tutti gli utenti registrano il medesimo video, richiesto appunto dal “trend” del momento. Spesso si tratta di una coreografia su una determinata canzone ma prendono sempre più piede video che, veramente, sembrano le pagine di un “Cioè” del 2001.

“Sai perché io no ho la fila dietro di me? – “Hai mai visto la fila fuori da un negozio di lusso?” (Questa direttamente dalla Smemoranda di chiunque a inizio millennio) oppure “Quando lui: sarò single a vita e dopo sei mesi convive…”, “Se sei di uno di questi segni sei toxic”, “Test per vedere se ti piacciono alti o bassi/mori o biondi”, “5 cose che non devi fare per piacere a un ragazzo/a”, “Le cose da non dire a una lesbica”, “La mia storia come anoressica”, “Quello che mi dicono quando vedono che sono grassa”.

Challenge

La challenge è propriamente una sfida, si propone un risultato e un modo per raggiugerlo: non sbattere le palpebre , twerkare, cantare, insomma ogni tipo di scommessa quasi sempre innocua. Il punto è che è davvero difficile imbattersi in richieste violente, per la maggior parte sono veramente stupidate, come era per noi suonare i citofoni e scappare.

I social network sono l’origine di tutti i mali?

Adesso, a meno che tu non sia Anonymous e ci mostri le prove che TikTok è un malware ciese usato per spiarci tutti il punto è: quante volte a scuola, in giro, uno dei nostri compagni, dei nostri amici, ci ha chiesto di fare qualcosa di pericoloso e noi lo abbiamo fatto solo per essere in qualche modo accettati e far divertire il gruppo? Quante volte abbiamo bevuto, fumato, rubacchiato, insultato e rischiato la nostra salute perché lo facevano tutti?

Poi un giorno qualcosa andava storto e qualcuno ci rimetteva le penne. Allora non faceva più ridere ma la colpa di chi era? Della Società? Dei nostri genitori che non ci seguivano passo passo ogni volta che uscivamo? Si può veramente dare a un social network, qualunque esso sia, la totale responsabilità della superficialità di un ragazzino?

Il contatto diretto con le insicurezze sicuramente può essere delicato. L’esposizione continua al giudizio di sconosciuti che possono essere molto cattivi può aggravare disturbi già presenti o addirittura farne nascere di nuovi. La sessualizzazione estrema dei corpi, la familiarità già dalla più tenera età con la violenza e le sempre più marcate differenze sociali, tutto sembra contribuire a cancellare dalle nuove generazioni la curiosità, l’ingenuità e lo stupore. Troppo stupidi per essere vecchi, troppo vecchi per essere giovani.

Prima dell’era di internet ti confrontavi solo col mondo intorno a te, col tuo mondo. In un certo senso ti proteggeva, certo, ma i nostri problemi sono i loro problemi. Solo che noi non potevamo parlarne, “i panni sporchi si lavano in casa”, “Le malattie mentali non esistono”, “Il sesso solo dopo il matrimonio”. Quindi vai di letterina anonima al giornalino: “Posso rimanere incinta dalla bocca?”, “Nessuno si mette con me perché sono grassa”, “Mi piacciono le donne, che significa?”, “A scuola mi picchiano sempre ma no lo sa nessuno”. È cambiata la forma certo, ma la sostanza sembra sempre la stessa.

In ogni caso è il momento di accettare che i tempi analogici non torneranno mai più. Noi siamo il passato, la preistoria dell’era digitale.

Questi ragazzi vedono e parlano di tutto, anche quello che per noi era tabù. Le malattie, i disagi, gli standard di bellezza. Male? perché lo fanno sui “social”? E tu? Ti vedo che sei lì che stai per scrivere su Facebook. Hai appena postato che c’è un lupo dentro di te, che sei un angelo fuori ma un diavolo dentro. Vedi, ancora non lo sai, ma sei un tiktoker perfetto.

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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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