Un bicchiere al bar Vitelli, nella terra del Padrino che si affaccia sul mare e sul tramonto

“Venite domenica mattina. Mi chiamo Vitelli. Abito in campagna vicino ’o sciumi”.
“Grazie! E come si chiama vostra figlia?”
“Apollonia”

Siamo a Savoca – nel Messinese – e non a Corleone, come invece indicato dalla sceneggiatura di uno dei film più importanti della storia del cinema. Parliamo del Padrino (The Godfather) tratto dal romanzo di Mario Puzo. Francis Ford Coppola, decise di girare le scene italiane del film (altrimenti ambientato negli Usa, principalmente a New York, tra Fiumefreddo di Sicilia, Graniti, Motta Camastra, Forza d’Agrò e, appunto, Savoca.

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Il bar Vitelli è proprio a Savoca, a una decina di chilometri dalla Statale. L’ingresso – ben cinquant’anni dopo – è ancora pressoché simile all’adattamento scenico realizzato in quei giorni. Riconoscibile il punto in cui Al Pacino si mise seduto sotto l’insegna dell’Itala Pilsner. Dentro tantissime foto dell’epoca. Si può entrare e consumare. Da gustare la granita al limone con il pane.

Di fronte, una statua che si affaccia sul mare e sul tramonto, in omaggio al regista. Il paese, ancora oggi, conserva il fascino di un borgo antico, l’ideale per rappresentare l’entroterra siciliano. Ma ci sono ragioni ben precise che spinsero lo staff del film a scegliere questa terra.

Il portale d’approfondimento SikilyNews.it si è trovato a intervistare i responsabili del museo comunale storico-etnoantropologico di Savoca, al cui interno sono conservati diversi oggetti utilizzati durante le riprese.

In quei mesi del 1971, la troupe alloggiava a Taormina, sede a di un film festival estivo, peraltro. Lì, secondo qunto riportato, vennero in contatto con il barone Gianni Pennisi, affermato pittore, che li indirizzò verso Savoca e Forza d’Agrò.

Sito in via San Michele, il museo storico-etnoantropologico è “unico nel suo genere” in quanto offre al visitatore la possibilità di apprezzare su due distinti piani di esposizione, la cultura popolare e la storia locale.

Sebbene piccolo, il museo è ‘su due piani, in primo luogo riservato agli oggetti della vita normale della gente di Savoca, mentre il secondo ha quegli oggetti, così come l’attrezzatura di scena lasciate dalle riprese del film del Padrino, stanza designata per mostrare la tipica camera da letto siciliana e una stanza destinata a uno sviluppo dell’elettricità nella regione.

Il resto lo fanno i colori del paesaggio che rincorre il mare.

Questo articolo lo potete trovare anche su MyZona, l’app internazionale che strizza l’occhio ai luoghi più belli del mondo. “Dalla scoperta nascono sempre esperienze indimenticabili

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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