“Un bambino chiamato Natale”, il nuovo film Netflix su Santa Claus

E’ già qualche anno che Netflix si sta cimentando nel mondo delle pellicole natalizie, sfornando un successo dopo l’altro. Da “Qualcuno salvi il natale”, passando per “Klaus – I segreti del natale”, fino ad arrivare alle, ormai diventate saghe, “Nei panni di Una Principessa” e “Un Principe Per Natale”, il catalogo di Netflix si arricchisce ogni anno. 

Questo Natale il suo prodotto di punta è “Un bambino chiamato natale”, disponibile sulla piattaforma dal 24 novembre, dove viene raccontata la storia di Babbo Natale, tratta dall’omonimo romanzo di Matt Haig. La trama è quella di un tipico film natalizio, dove si mescolano fantasia e realtà, magia e valori autentici, in modo da poter ricordare a tutti qual è il vero spirito della festa.

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Tutto inizia quando una scorbutica Maggie Smith, che interpreta la Zia Ruth, deve badare ai tre nipoti la notte della vigilia. I genitori non possono occuparsene, il padre deve lavorare e la madre non è più con loro, così la zia, per intrattenere i tre pargoli, decide di raccontare loro la storia del “bambino chiamato natale”.

In una baita finlandese viveva Nikolas (Henry Lawfull), un bambino da sempre chiamato Natale dalla madre. Prima di ammalarsi, la donna gli raccontava storie di magiche avventure, ambientate nel villaggio degli elfi Elfhelm, dove la magia era a portata di tutti. 

Dopo la morte della madre, il ragazzo viene lasciato in custodia alla zia Carlotta (Kristen Wiig) dal padre (Michiel Huisman), perché l’uomo è stato arruolato per una missione speciale dal Re (Jim Broadbent), alla ricerca di qualcosa di magico nelle nevi del Nord, in modo da poter aiutare il villaggio ad uscire dalla povertà. Qui inizia il viaggio di Nikolas che, dopo aver scoperto all’interno del cappello rosso dal pon pon bianco che gli aveva lasciato la madre una mappa che conduce alla terra degli elfi, parte all’inseguimento dell’uomo, preoccupato di poter perdere anche lui. Così, accompagnato dal topolino parlante Miika e dalla renna Lampo, vivrà avventure inimmaginabili, incontrando sul suo cammino elfi, fate e creature magiche che gli mostreranno la vera origine del suo nome.

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Come ogni film di stampo natalizio, la fiaba è basatasull’alternanza tra reale e fantastico, la magia gioca un ruolo fondamentale, per far superare la paura ai bambini che la ascoltano. La paura dell’abbandono, la paura del mondo intorno a sé e addirittura la perdita di un genitore, vengono esorcizzate dal racconto in cui tutti possono rispecchiarsi. Riesce inoltre ad affrontare temi sociali importanti, come la discriminazione ed il pregiudizio, che vengono sottolineati attraverso il difficile rapporto tra elfi ed essere umani. Ma il messaggio più forte rimane comunque quello positivo, portando gioia e speranza nei cuori degli spettatori.

Oltre al grande cast di altissimo livello, ha fatto un ottimo lavoro Gil Kenan (Ghostbusters: Legacy, Monster House), regista e sceneggiatore della pellicola, che ci ha regalato un esperienza visiva eccellente. I suggestivi paesaggi innevati, gli effetti speciali  e le animazioni curate nei minimi dettagli hanno dato il giusto carattere alla pellicola, permettendo ai tanti abbonati di immergersi totalmente, per un’ora e 40 minuti, in quelle atmosfere e rendendo Un Bambino Chiamato Natale un vero e proprio film cult delle feste.

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Federica Prato
Sono Federica, ho 33 anni e ho frequentato il Dams di Torino con indirizzo cinema. Da sempre appassionata di libri, fumetti, film e serie tv, sono cresciuta disegnando e scrivendo storie fin da quando ero piccola. Non appena ci sarà la possibilità non vedo l'ora di poter tornare a visitare il salone del libro e il Lucca Comics, appuntamenti da sempre segnati nella mia agenda.

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