Connect with us

Cinema

I dolori del giovane Ferro

Novanta minuti di tristezza con ‘Ferro’, nella vita dell’artista più sofferente d’Italia, su Amazon Prime Video.

Published

on

Inizia con una preghiera il nuovo documentario di Prime Video, “Ferro”. Una preghiera di congedo durante i saluti di un gruppo di alcolisti anonimi. La macchina da presa gira a 360 gradi dentro al cerchio degli alcolizzati. A turno ci si presenta dicendo nome, cognome e motivo della propria presenza: “sono un alcolista”. Dal primo sguardo in macchina sai già come andrà a finire: l’ultimo inquadrato sarà Tiziano Ferro, che è il protagonista di questo documentario, il titolo lascia intendere. Infatti, l’ultimo a guardare in macchina è lui: non si presenta – l’avete letto il titolo, no? – e fa uno sguardo truce.

Poi viene avvolto dal buio e si torna indietro, agli inizi: Tiziano Ferro è uno studente delle superiori in sovrappeso, ma ha già una voce degna di nota quando canta davanti a un pubblico striminzito “Finalmente tu” di Fiorello. A scuola era quello che veniva picchiato se non suggeriva alle interrogazioni, e quello di cui le ragazze si fidavano, perché era ciccione.

MyZona

Non è che la prima di una serie di disgrazie che cadono sulla sua testa: il peso, l’orientamento sessuale, la depressione, i paparazzi. Ogni ritaglio di vita all’interno di Ferro è un canto di disperazione per una vita passata alla ricerca dell’anonimato, mentre il pubblico acclama il nome della pop-star. Ragazzine innamorate gli chiedono se è fidanzato, ma lui fa il vago: il trauma più grande era stato, anni fa, un produttore che gli aveva chiesto di farsi paparazzare con una ragazza, per togliersi quell’aria da effeminato e ogni sospetto sulla sua omosessualità. “Non voglio dire bugie”, dice Ferro appoggiato alla finestra. Qualche anno prima del coming out, però, aveva chiarito a un settimanale rosa che “Mi piacciono le donne” e che “sono state ricamate tante bugie sul mio conto”.

Poi arriva l’alcolismo: “Ero l’adolescente perfetto, non fumavo, non bevevo nemmeno la birra. Poi un giorno degli amici mi invitano a bere, e da lì non ho più smesso.” Anche questo è un problema. Minuto dopo minuto il film ci risucchia in questo vortice di tristezza, che decenni di banalità ci hanno abituato ad accostare all’essere celebri. Justo Gonzales che racconta di quando Klaus Kinski gli perforò il cranio con una spada non ha lo stesso vuoto negli occhi. In termini documentaristici, il lavoro fatto dal regista Beppe Tufarolo è un collage di finzioni ed escamotage visivi, per far apparire anche la più graziosa villetta losangelina una “gabbia dorata” (per citare un’altra banalità).

Finzioni, perché se riavvolgiamo il nastro e torniamo a quella preghiera che dà inizio al film, la prima cosa che ci si chiede è per quale motivo ci sia una cinepresa all’interno di un centro per alcolizzati. Ma anche perché sia tutto così pulito, così perfetto, dall’impostazione cinematografica al linguaggio edulcorato. Ci se ne rende conto sempre di più, mentre Ferro sciorina le sue perplessità sul mondo finto delle celebrità: “Dirò tutta la verità, non nasconderò nulla”, e pensi che questo sarà il personalissimo ‘Glamorama’ di un artista insofferente e ripulito.

Ma se faceste vedere questo documentario a un bambino, non imparerebbe nemmeno una mezza parolaccia da rivendere con gli amici. I ciccioni sono ‘persone con problema di peso’, gli acolizzati sono ‘alcolisti’ e neppure il già correttissimo ‘gay’ si nomina senza imbarazzi e risatine isteriche. Problemini da niente vengono amplificati per essere l’ennesimo coltello nella schiena di Ferro che nessuno è capace di vedere, da semplici questioni discografiche al doversi relazionare con il pubblico.

Tant’è vero che, ci dice, ha scelto Los Angeles come fuga dalle persone che lo riconoscono e lo fermano per strada. Non è che la California sia un paradiso ideale da vivere con un bel gruzzolo di soldi, è che voleva nascondersi come l’Antonio Ligabue di Elio Germano. Stona a Sanremo ma è l’emozione, nessuno prima di lui aveva cantato dal punto di vista maschile quella canzone. Nessuno prima di lui aveva fatto coming-out.

‘Ferro’ è una finestra sulla pioggia battente nella vita dell’artista più sofferente d’Italia. Si chiude come si è aperta dopo qualche lacrima e molti vanti, pochi interventi esterni (il marito, il produttore) e molte sequenze da videoclip melodrammatico – Ferro cammina lentamente nella città buia, si gira, ride, poi ovviamente inizia a piovere.

Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

Cinema

“La banda della uno bianca”: la docuserie in esclusiva su Sky il 24 e il 25 giugno

Published

on

Questo Giovedì 24 e venerdì 25 giugno alle 21.50 andrà in onda in prima visione e in esclusiva su History Channel (canale 407 di Sky) la docuserie La banda della Uno Bianca”, con la regia di Claudio Pisano (Emanuela Orlando, il caso è aperto, La strage di Piazza Fontana). La docuserie è una produzione Stand By Me per A+E Networks Italia.

La banda della Uno Bianca è basato sul racconto delle macabre vicende che hanno insanguinato l’Emilia Romagna e le Marche tra il 1987 e il 1994. Queste verranno, però narrate da un punto di vista unico, quello dei due poliziotti che arrestarono i creatori della scia di sangue.

MyZona

Attraverso audio inediti, interviste e documenti processuali, si andrà a delineare il ritratto di una delle bande criminali più spietate che l’Italia abbia mai visto.

Leggi anche: ““Provvidenza”: in arrivo la serie tv prequel dei Promessi sposi”
SINOSSI

La docuserie di Claudio Pisano è il racconto di una lotta tragica tra bene e male e tra guardie e ladri. Una vera e propria caccia alla volpe che verrà narrata attraverso le dichiarazioni delle persone che furono coinvolte in prima persona.

Primi fra tutti, Luciano Baglioni e Pietro Costanza, i due poliziotti che furono coinvolti nel primo dei ventiquattro omicidi della banda. Questi due esponenti delle forze dell’ordine, sette anni dopo riuscirono a catturare gli assassini.

Qui verrà fuori una ancora più macabra scoperta: i cattivi della vicenda erano in realtà i loro colleghi poliziotti, i tre fratelli Savi: Alberto, Roberto e Fabio, quest’ultimo era l’unico che non faceva parte della polizia.

Oltre ai racconti e al punto di vista dei due poliziotti, ci sarà anche quello di Eva Mikula, la donna che al tempo era la fidanzata di Fabio Savi. Eva era presente al momento dell’arresto del fidanzato, il quale voltandosi verso di lei le disse “l’ho fatto per te”.

Nelle due puntate ci saranno, inoltre le importanti testimonianze del magistrato che fece arrestare la banda, del cronista giudiziario dell’ANSA, del sindaco di Rimini e di alcuni parenti delle vittime.

La banda della Uno bianca, ribattezzata così per il modello di automobile che i fratelli utilizzarono in molte delle loro azioni criminali, commise in totali centotre crimini, in particolare rapine a mano armata, uccidendo ventiquattro persone e ferendone circa centodue.

Continue Reading

Cinema

A Bologna torna la magia di “Sotto le stelle del cinema”

Published

on

L’estate di Bologna s’illumina di Cinema. Nella splendida cornice di Piazza Maggiore, affiancata quest’anno dall’arena alla Lunetta Gamberini, torna lo storico appuntamento con le proiezioni all’aperto di “Sotto le stelle del cinema”. L’attesa kermesse cinematografica, giunta ormai alla XXVII edizione e diventata autentica tradizione per i bolognesi e non solo, ha preso il via il 21 giugno e proseguirà fino al 14 di agosto.

E allora proiezioni, omaggi, dibattiti, incontri con registi, autori ed attori, fino alla finale dei Campionati Europei di calcio dell’11 luglio. La rassegna della Cineteca di Bologna troverà il suo fulcro, nella settimana del Cinema Ritrovato a luglio, ripercorrendo la storia del cinema tra grandi classici e autentiche rarità della settima arte.

MyZona

Spazio ai restauri di Fantozzi, La banda degli onesti, Ferie d’agosto, Febbre da cavallo, La classe operaia va in paradiso e tanti altri. Così come molteplici saranno gli omaggi: da Ennio Morricone a Gigi Proietti, fino a Pasolini, Aldo Fabrizi e Giulietta Masina. Largo anche al cinema d’oltreoceano e mondiale, con l’omaggio a Meryl Streep, i 20 anni di Mulholland Drive di David Lynch, John Ford, Romi Schneider, Billy Wilder e Wong Kar-wai. Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano e/o inglese e accompagnati da musica dal vivo.

Leggi anche: Magie e rituali della notte di San Giovanni: un ponte tra passato e presente

La modalità di accesso alla manifestazione seguirà i ben noti protocolli sanitari, atti ad evitare assembramenti e la possibile diffusione dei contagi. Previa prenotazione, da effettuarsi direttamente online, i biglietti saranno sempre gratuiti e consentiranno l’accesso alle proiezioni a partire dalle ore 21:10 di ogni serata. Presso il “crescentone” di Piazza Maggiore, sono stati istituiti quattro punti d’accesso, mentre alla LunettArena si accede attraverso un unico ingresso.

Recita la Cineteca di Bologna: “È il cinema più bello del mondo. E si illumina cinquanta notti d’estate, inchiodando migliaia di occhi rapiti. Sotto le stelle del cinema è una manifestazione unica, da difendere, perché fa bene a tutti: è un bene prezioso, in uno spazio architettonico unico, con uno schermo immenso, con una qualità di proiezione eccezionale. Nell’epoca dei non-luoghi, Piazza Maggiore e questo schermo rappresentano l’emozione che nessun multiplex, nessuna proiezione a casa, nessun telefonino potranno mai restituire. L’emozione di una visione collettiva: tante persone assieme, diverse e vicine, in una piazza che si fa ancora una volta luogo d’incontro. Allo splendore della cornice centralissima di Piazza Maggiore “sotto le stelle” si affianca quest’anno la location “alternativa”, immersa nel verde e nella prima periferia cittadina, della LunettArena“.

Sul sito ufficiale, è possibile trovare tutte le info e scaricare il programma della manifestazione.

Photocredit by Cineteca di Bologna

Continue Reading

Cinema

“Provvidenza”: in arrivo la serie tv prequel dei Promessi sposi

Published

on

Creare un passato ai protagonisti del celebre romanzo di Alessandro Manzoni. Questo è l’intento di “Provvidenza“.

È ormai ben noto che tantissime delle serie tv che vengono proposte sono ispirate a libri e a romanzi. E da sempre questo fatto schiera molti appassionati su due fronti. Da una parte, i tradizionalisti delle opere cartacee inorridiscono all’idea di una serie tv con protagonisti i personaggi preferiti dei loro libri, quasi come fosse un tradimento verso l’idea pura e originale. Dall’altra parte, c’è chi invece non vede l’ora di vedere la personificazione sullo schermo del personaggio tanto amato.

MyZona

Ma quando si parla di trasposizioni di romanzi storici il campo si fa ancora più minato e pericoloso. L’idea, ma soprattutto il rischio, dal punto di vista dei “puristi” è quello di andare a snaturare, quasi ad insultare proprio la storia. Perlopiù se si parla di una serie tv, la quale viene associata molto spesso al puro intrattenimento e che quindi va a stridere maggiormente, rispetto ad un film, con ciò che sta alla base di un romanzo storico.

Sarebbe, ora, il caso di tornare a porsi domande sull’argomento. Il motivo? La proposta di una serie tv prequel dei “Promessi sposi”. Esatto, il romanzo storico del 1827 di Alessandro Manzoni sarà il protagonista di una trasposizione che prenderà la forma di una serie tv, la quale andrà narrare il passato dei protagonisti del romanzo dello scrittore italiano.

L’idea è venuta nientemeno che a Vince Gerardis, il co-produttore di Game of Thrones (2011-2019). Il produttore, famoso per il suo lavoro di trasposizione del ciclo di romanzi fantasy “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin, ha deciso di cimentarsi, questa volta nel genere storico. La serie tv si chiamerà “Provvidenza” e sarà un prequel della storia che tutti conosciamo raccontata dal Manzoni.

Sarà, dunque incentrata su ciò che è accaduto prima dei fatti narrati nei “Promessi sposi” e si concentrerà sulla figura del religioso Fra Cristoforo, dell’Innominato, del cardinale Federigo Borromeo e di Lucia. Partendo circa quarant’anni prima dei “Promessi sposi”, si scoprirà il passato di Lucia legato alla stregoneria. La peste, inoltre sarà un elemento centrale che cambierà il destino di Renzo.

Leggi anche: “Tra le pagine della storia: la peste di Manzoni e i suoi dintorni…”

I produttori hanno descritto “Provvidenza” come “una tragedia dark ambientata in un mondo crudele con elementi notturni e psicologici di alcuni dei film di Batman, l’estetica carnale e spirituale dei quadi di Caravaggio ed elementi narrativi simili a Il trono di spade”.

“Provvidenza” è inoltre ispirato a un libro che è prossimo alla pubblicazione (ottobre 2021) scritto dal giovane studioso Francesco Musesti, intitolato “Ludovico”. Il titolo del romanzo rimanda a Fra Cristoforo, il quale, prima della vocazione religiosa si chiamava appunto Ludovico.

Al momento non c’è ancora nessuna certezza legata alla produzione e i creatori stanno proponendo il progetto a diversi emittenti, prediligendo piattaforme streaming.

UN’IDEA PERICOLOSA?

Di trasposizioni cinematografiche dei “Promessi sposi” ce ne sono state nel corso degli anni, ricordiamo il film del 1964 di Mario Maffei, la miniserie televisiva del 1967 di Sandro Bolchi o, più recente, il film diretto da Salvatore Nocita diviso in cinque puntate del 1989.

Nonostante ciò, questi registi nei loro lavori sono rimasti molto fedeli alle vicende e alle vite dei personaggi nati dalla penna del Manzoni. Non si sono cimentati in lavori di inventiva su un possibile passato dei protagonisti. La scelta di parlare di una vita e di eventi accaduti prima del romanzo, inevitabilmente, potrebbe portare a dare una nuova forma ai personaggi e contribuire a modificare l’idea creatasi su di loro.

Leggi anche: “Alessandro Manzoni e il covid ante-litteram”

Questa dovrebbe essere esclusivamente basata sulle psicologie e sulle caratteristiche attribuite loro dal Manzoni nel proprio romanzo. Viene dunque da chiedersi, quanto sia giusto avventurarsi in un lavoro di questo tipo. Che cosa ne avrebbe pensato Alessandro Manzoni a riguardo?

Forse ci sono storie e racconti che non necessitano di un passato e di un futuro, perché proprio in questo risiede la loro potenza immortale.

Continue Reading

In evidenza