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Cinema

The Gentlemen, il grande ritorno di Guy Ritchie

La recensione del nuovo film di Guy Ritchi, con Matthew McConaughey, Colin Farrell e Hugh Grant.

Alberto Mutignani

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Era stato annunciato nel 2018, tra l’entusiasmo e la commozione del piccolo-grande pubblico di Guy Ritchie, adesso esce su Prime Video: “The Gentlemen“, il nuovo film d’azione con protagonista Matthew McConaughey, approda sulla piattaforma Amazon e fa il pieno di lodi, tra critica e pubblico.

Non ce la sentiamo di remare contro, il film di Guy Ritchie è davvero una sorpresa. La sorpresa, si capisce, nasce guardando la filmografia recente del regista inglese: King Arthur, poi quei due improbabili capitoli di Sherlock Holmes e infine, colpo di scena, il live action di Aladdin, a riprova che anche il 2019 ha avuto le sue catastrofi. In questo deserto artistico, c’era stata la parentesi ‘U.N.C.L.E.‘, divertente spy-story con Henry Cavill, di cui ‘The Gentlemen’ porta avanti un ampio discorso meta-cinematografico. Torna anche Hugh Grant, ma ha un ruolo più importante: sottoforma di sceneggiatura per il cinema, il suo Fletcher racconta la storia allo spettatore e a Raymond Smith (Charlie Unnam), cercando di vendergli informazioni preziosissime circa il suo boss.

La storia, infatti, ruota attorno a Mickey Pearson (Matthew McConaughey) gangster di origini americane, ma con un impero costruito in Inghilterra grazie al monopolio sulla produzione di cannabis. Sul momento di vendere tutta l’attività per 400 milioni di dollari al miliardario Matthew Berger (Jeremy Strong), deciso a ritirarsi a vita privata, Mickey deve vedersela con una serie di personaggi che vanno dal semplice malavitoso alla definizione più estrema di follia, tra gangster della malavita russa, investitori cinesi, una banda di rapper/youtuber e un allenatore di MMA, noto soltanto come Coach (Colin Farrel).

Follia che, in parte, sarà figlia degli eccessi parossistici della penna di Fletcher, che nel raccontare la storia inventa, esagera, aggiunge. Portando avanti questa idea di cinema che si riflette su stessa, è evidente che ‘The Gentlemen’ deve molto più a ‘Operazione Uncle’ che a pellicole come ‘Snatch’ e ‘Revoler’, dei quali mancano i picchi geniali e le sequenze dal montaggio serrato. Ciò di cui vive il film è un conglomerato di grandi interpretazioni – tra le quali, il ruolo della vita di Hugh Grant –, un ritmo costante, ottime scene d’azione che irrompono inaspettate nella forse eccessiva verbosità del film – in questo ricorda molto il ‘Procuratore’ di Ridley Scott, firmato McCarthy.

Anche qui, la necessità è quella di costruire un puzzle da mille tasselli, ognuno dei quali tornerà a giocare un ruolo importante nel vorticoso finale. Ma a differenza del film di Scott, ‘The Gentleman’ non vuole mai davvero dare l’impressione di essere un film complesso o raffinato, tutt’altro. Allo stesso tempo, cerca di pulirsi di dosso il clima per famiglie delle sue ultime pellicole, e di tornare a parlare di ciò che gli interessa, nel modo migliore che conosce: storie criminali portate fino all’assurdo, un fiume in piena di omaggi, citazioni, rotture della quarta parete. Non è il miglior Ritchie, ma lo amerete.  

Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

Cinema

È morto Walter Bernestein, fu sceneggiatore de Il Prestanome

Antonella Valente

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Come riporta l’Ansa, “Sì è spento a 101 anni Walter Bernstein, sceneggiatore statunitense, oltre che regista, autore di oltre novanta film. L’annuncio della sua scomparsa, avvenuta il 22 gennaio, è stato dato dalla moglie alla Cnn. Tra le sue sceneggiature quella de Il prestanome, con protagonista Woody Allen e diretto da Martin Ritt, che gli valse nel 1977 una candidatura agli Oscar. Scrisse anche Il diavolo in calzoncini rosa, film del 1959 diretto da George Cukor con Sophia Loren, e Quel tipo di donna di Sidney Lumet, sempre con l’attrice italiana.

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Cinema

Luca: il nuovo film Disney-Pixar è ambientato in Italia

Riccardo Colella

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È stata fissata per il 18 giugno 2021 l’uscita di Luca, il nuovo film Disney-Pixar che sarà ambientato in Italia. Se è vero che i precedenti successi della casa statunitense si sono spesso basati sulle esperienze personali e sui ricordi dei registi, non è un caso che la produzione abbia voluto affidare a Enrico Casarosa, la direzione del prossimo progetto.

Sono nato a Genova, e ho trascorso le mie estati sulle spiagge”, ha dichiarato il regista al magazine britannico Empire. “Ho conosciuto il mio miglior amico quando avevo 11 anni. Io ero molto timido e ho incontrato questo ragazzino piantagrane che viveva una vita totalmente diversa dalla mia. Volevo fare un film proprio su quel tipo di amicizie che ti aiutano a crescere”.

Lo stesso regista ha voluto, con Luca, rendere omaggio ai cineasti italiani del passato e ai capolavori felliniani, aggiungendo quel tocco fiabesco e innocente così evidente nei film di Hayao Miyazaki.

L’Italia e la Liguria, quindi, al centro del prossimo film Disney-Pixar. La storia parla della profonda amicizia che nasce tra Luca e Alberto, due ragazzini che trascorrono l’estate sulla riviera ligure, tra trenette al pesto, giri in motorino e gelati sulla spiaggia.

Il rapporto tra i due amici, però, sarà messo a dura prova da un’oscura verità che si cela dietro alla figura del protagonista. Per entrambi, sarà un’importante occasione di crescita personale.

Il sodalizio tra Enrico Casarosa e la Pixar nasce nel 2006, quando il regista genovese collabora come storyboard artist alla realizzazione di Cars – Motori ruggenti. In seguito collabora alla realizzazione di Ratatouille e Up, entrambi vincitori agli Oscar come miglior lungometraggio d’animazione.

Il debutto da regista, invece, avviene nel 2011 col cortometraggio La luna, presentato in anteprima al Festival Internazionale del film d’animazione di Annecy e che, ottiene la candidatura agli Oscar 2012.

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Cinema

Pandemia e cinema chiusi bloccano l’uscita di No Time to Die

Federico Falcone

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Dovremo attendere la fine dell’anno per vedere “No Time to Die“, nuovo film della saga di James Bond. Ben tenendo a mente, però, due fattori determinanti affinché ciò possa realmente verificarsi: l’andamento in meius della pandemia e la possibilità di riapertura per i cinema. Aspetti, questi, indispensabili perché una pellicola che punta a incassi record non può prescindere dal botteghino cinematografico. E ora, purtroppo, i cinema sono in assoluto standby, quindi fare previsioni è altrettanto complesso. Dicasi lo stesso per la pandemia.

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Originariamente il film sarebbe dovuto uscire lo scorso anno ma poi è stato rinviato all’autunno 2020 e successivamente all’aprile di quest’anno. Le previsioni non hanno tenuto conto, però, di una seconda ondata del coronavirus, delle sue varianti e del rischio altissimo di una terza ondata primaverile. Impossibile, quindi, promuovere il film in queste condizioni.

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L’account ufficiale del film ha riportato l’ennesimo cambio data. Tutto slitta all’8 ottobre 2021. Inevitabile. La saga di Bond appassiona, da sempre, il pubblico di tutte le età e anche se questo sarà l’ultimo episodio con protagonista Daniel Craig, l’appeal di 007 è ben lungi dal tramontare. Il cast include Ralph Fiennes, Léa Seydoux, Naomie Harris, Ben Whishaw, Christoph Waltz e Jeffrey Wright, interpreti rispettivamente di M, Madeleine Swann, Moneypenny, Q, Blofeld e Felix Leiter.

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