Connect with us

Cinema

Superman: annunciato un nuovo film prodotto da J.J. Abrams. E il web impazzisce

Riccardo Colella

Published

on

Gira che ti rigira, ogni news che riguardi l’Azzurrone è un’esplosione di emozioni da far impallidire quella avvenuta su Krypton, e raccontata nel 1986 da John Byrne. Nella giornata di ieri, infatti, il sito americano Shadow and Act ha lanciato la bomba, e tutto il web è letteralmente impazzito, dando il via a un tam-tam di ipotesi, fake news e ardimentose elucubrazioni sulla nuova pellicola che vedrà coinvolto il supereroe della DC.

Visto e considerato che le notizie certe, al momento di scrivere questo articolo, sono ben poche, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su quanto accaduto ieri.

MyZona

Come detto, il sito americano ha confermato che Warner Bros e Bad Robot stanno lavorando ad un nuovo film dedicato a Superman. La sceneggiatura del film è sicuramente stata affidata a Ta-Nehisi Coates, autore e giornalista americano che, recentemente, ha lavorato anche ad alcune serie di Black Panther e Capitan America per la Marvel Comics.

Conferma ben più affidabile, in realtà, è arrivata dalle parole dello stesso Coates: “Essere invitato nel DC Extended Universe da Warner Bros, DC Films e Bad Robot è un onore. Non vedo l’ora di dare il mio contributo all’eredità dell’eroe più iconico d’America”. È bene sapere che non ci sono altre conferme ufficiali.

Non c’è una data di uscita del film, né una certezza su chi s’infilerà nel costume di Kal-El e, pensate un po’, nemmeno se il protagonista del film sarà proprio quel Kal-El che ci ha fatto sognare coi volti di Christopher Reeve, Brandon Routh e Henry Cavill.

Certo è facile perdersi nelle lande desolate del web, e le parole del produttore J.J. Abrams non hanno contribuito a migliorare la situazione: “C’è una nuova, potente e commovente storia su Superman ancora da raccontare. Non potremmo essere più entusiasti di lavorare col geniale Mr. Coates per contribuire a portare quella storia sul grande schermo. E siamo estremamente grati al team della Warner Bros per l’opportunità”.

Apriti cielo, è proprio il caso di dirlo. C’è chi s’indigna per il timore di vedere un Superman nero, chi si straccia le vesti perché ormai non avrebbe senso continuare a parlare di Superman, e chi sbraita, memore del flop di Justice League, ma ignaro dell’imminente uscita della Zack Snyder’s Cut.

La realtà è molto più vicina a noi di quanto si creda. Nonostante Henry Cavill abbia più volte espresso la volontà di voler tornare ad interpretare l’ultimo figlio di Krypton, ai lettori più attenti non sarà certo sfuggita la parola “reboot” pronunciata dal produttore.

Va da sé che dare il via a un progetto di azzeramento della serie, riproponendo un attore che ha già interpretato il protagonista in passato, potrebbe rivelarsi una scelta non del tutto azzeccata. Nonostante il pubblico chieda a gran voce che a vestire i panni di Superman, torni l’attore britannico.

Il discorso dell’attore nero, inoltre, è riconducibile a una querelle legata a un tweet di Michael B. Jordan del 2018, e ribadito nel 2019, nel quale lo stesso attore esprimeva la propria curiosità e disponibilità nell’interpretare Superman, laddove gli fosse proposto.

E anche qui, come accaduto recentemente per 007, parte la gara a chi la spara più grossa. Senza pensare, e sapere, che eventualmente Michael B. Jordan, o chi per lui, non andrebbe a interpretare il Kal-El/Clark Kent che tutti conosciamo ma il Val-Zod del Multiverso DC, chiamato Terra-2. In sostanza, parleremmo di un Superman, ma non quello noto al grande pubblico.

Siamo sicuri che sia la produzione che gli addetti ai lavori, avranno modo di fornire quanto prima ulteriori e fondate informazioni, per placare la sete di news kryptoniane che attanaglia il web in queste ore.

Giornalista, cinefilo e amante della lettura con la passione per il rock, colleziona una gran quantità di strumenti diversi e li suona tutti male. Cresce sotto il segno di Marlon Brando e Robert De Niro. Il cinema italiano, però, ha gli occhi di Tomas Milian, la voce di Alberto Sordi e la regìa di Luigi Magni e Pietro Germi. Quando non risponde al telefono, lo trovate sul tatami.

Cinema

Happy End: come Michael Haneke filtra la sofferenza attraverso lo schermo di uno smartphone

Malaika Sanguanini

Published

on

Correva il 2017 e a distanza di cinque anni da “Amour”, il registra austriaco Michael Haneke tornava con “Happy End”, un film dal titolo totalmente in contrasto con ciò che ne rappresentava in realtà il contenuto. Siamo nuovamente di fronte alla messa in scena dell’estremo pessimismo di Haneke, il quale ci catapulta in una realtà fatta di ipocrisia, crollo di valori, razzismo e da una tecnologia che sta prendendo il posto della vita reale.

Non a caso, in una delle prime scene assistiamo a un crollo all’interno di un cantiere. Qui un uomo muore e Haneke, per impattare sullo spettatore, filtra l’episodio attraverso una telecamera di sorveglianza. La metafora del crollo e della morte la percepiamo fin dall’inizio, così come l’atto del riprendere. Sullo sfondo di una Calais, cittadina francese conosciuta anche come “la giungla” a causa dei molti profughi che vi si trovano, si snodano le vite dei componenti di una ricca famiglia borghese allo sbando.

MyZona

Leggi anche: 84 anni di Jack Nicholson: da Shining a Batman, il ghigno del cinema innamorato di Picasso e Armstrong

Vi sono il patriarca (Jean Trintignant), proprietario dell’azienda di cui fa parte il cantiere che ci viene mostrato all’inizio, costretto in carrozzina, stanco di vivere e convinto che tutti abbiano un prezzo, cerca qualcuno che lo “aiuti” a morire, offrendo soldi o chiedendo a profughi casuali di spingerlo in strada in cambio di un orologio; il figlio Thomas (Mathieu Kassovitz), medico divorziato con una figlia tredicenne e risposato con un’altra donna è un traditore seriale incapace di amare; la sorella di Thomas, Anne (Isabelle Huppert), finta perbenista, intenta solo a preservare le apparenze si affanna per salvare l’azienda prima che le cause legali la annientino.

La famiglia è ridotta a puro costrutto sociale all’interno del quale i personaggi non si capiscono e per farci percepire queste dinamiche, il regista, in diversi momenti riprende le situazioni a distanza, lasciando la macchina da presa lontana dai protagonisti e i dialoghi nell’incomprensione più totale. Figure chiave sono i figli dei due fratelli: il figlio di Anne, nauseato dalla falsità e non interessato a salvare le apparenze cerca di contrastare l’ipocrisia che lo circonda con atteggiamenti che mettono a disagio la famiglia; dall’altra parte c’è la figlia di Thomas, la cui innocenza dista ormai anni luce, vive nel disincanto più totale, con una madre depressa che vediamo solo da lontano attraverso l’IPhone della figlia che la filma anticipando ogni sua mossa, quasi come se la madre non fosse altro che un robot.

Leggi anche: Adesso è ufficiale: Michael Keaton sarà ancora Batman!

Una delle scene più significative è quando vediamo la ragazzina recarsi con il padre in ospedale a far visita alla madre: la macchina da presa ci mostra i due personaggi da lontano che entrano nella camera e che pochi secondi dopo se ne vanno non lasciando trasparire la minima emozione. La tredicenne è semplicemente il frutto malato del mondo privo di valori degli adulti in cui vive o vede nella morte il lieto fine, unica via d’uscita da un’esistenza vuota ed infelice?

Una cosa è certa, Haneke in quest’opera non trova altro modo per parlare della vita se non attraverso la morte, che non è mai rappresentata direttamente ma è presenza incorporea. Il regista, infatti, non ci pone mai davanti all’atto del morire ma lo filtra attraverso un cellulare o una telecamera, esattamente come nella scena che chiude il film. Si arresta sempre un attimo prima dell’evento, non mettendo mai in scena nessun gesto drammatico, ma proprio la scelta di non mostrarci mai la morte conferisce ad essa ancora più potere.

Leggi anche: L’Howard University cancella gli studi classici

Continue Reading

Cinema

Adesso è ufficiale: Michael Keaton sarà ancora Batman!

Riccardo Colella

Published

on

George Clooney o Val Kilmer? Christian Bale o Ben Affleck? E di Robert Pattinson ne vogliamo parlare? Ogni volta che ci troviamo davanti all’annoso dilemma su chi sia il miglior Batman di sempre, partono discussioni da far tremare i pilastri del cielo (cit.).

Se però c’è un nome su cui tutti i fan dell’Uomo Pipistrello non possono fare altro che alzare le mani in segno di doveroso rispetto, è sicuramente quello di Michael Keaton. L’attore americano si è calato nei panni del protagonista DC in ben due occasioni, nel 1989 e nel 1992, e sempre sotto la regìa di Tim Burton, lasciando un segno profondo nei cuori dei fan.

MyZona

Ebbene signore e signori, apponete un Bat-Segnale sul calendario, esattamente in corrispondenza del 4 novembre 2022, perché quella è la data in cui potremo ritrovare Michael Keaton nei panni di Batman. Nei mesi scorsi se ne era parlato abbondantemente ma solo ora è arrivata l’ufficialità. Trent’anni dopo Batman – Il ritorno, l’attore ritornerà nel mondo DC, stavolta accanto ad Ezra Miller, in The Flash di Andrés Muschietti.

Leggi anche: DC Extended Universe, tutti i film secondo l’ordine cronologico degli eventi

Della trama si sa ancora poco ma le prime indiscrezioni parlano di un Berry Allen/Flash che, partendo da una Gotham City protetta dal Batman di Ben Affleck e viaggiando indietro nel tempo nel tentativo di salvare la vita alla madre, creerà inavvertitamente un universo parallelo in cui si muove un Uomo Pipistrello più vecchio di trent’anni e che ha il volto di Michael Keaton. Le riprese del film hanno preso il via questa settimana a Londra.

Continue Reading

Cinema

Road to Oscars 2021: su Sky Cinema Due arriva “Minari”

Riccardo Colella

Published

on

Ancora Road to Oscars 2021 ad accompagnarvi all’evento cinematografico più importante dell’anno. A pochi giorni dalla cerimonia di assegnazione dei 93esimi Academy Awards, oggi parliamo di Minari, uno dei film più attesi alla cerimonia di assegnazione del prossimo 25 aprile.

Arriva in prima visione su Sky Cinema Due il film candidato a sei Oscar®, Minari di Lee Isaac Chung, film rivelazione di questa stagione cinematografica già vincitore del Golden Globe come Miglior Film Straniero e del Gran Premio della Giuria e del Premio del Pubblico al Sundance Film Festival.

MyZona

Leggi anche: Road to Oscars 2021: Tutto ciò che dovete sapere sulla cerimonia del 25 aprile

Minari ha ricevuto sei nomination agli Oscar® come Miglior Film, Miglior Regista a Lee Isaac Chung, Miglior Attrice Non Protagonista a Yuh-Jung Youn, Miglior Attore Protagonista a Steven Yeun (primo interprete americano di origine asiatica nella storia a ricevere questa nomination), Migliore Sceneggiatura Originale a Lee Isaac Chung e Migliore Colonna Sonora Originale a Emile Mosseri. Anche quest’anno si potrà seguire la Notte degli Oscar® 2021 in diretta su Sky Cinema Oscar® (canale 303) tra domenica 25 e lunedì 26 aprile a partire dalle 00:15.

Minari (dal nome di una pianta acquatica coreana simile al crescione europeo) è ambientato negli Stati Uniti degli anni 80 e si ispira alle vicende personali del regista. Tutto ha inizio quando Jacob (Steven Yeun, The Walking Dead, Burning – L’amore brucia), immigrato coreano, trascina la sua famiglia dalla California all’Arkansas, deciso a ritagliarsi la dura indipendenza di una vita da agricoltore. Sebbene Jacob veda l’Arkansas come una terra ricca di opportunità, il resto della famiglia è sconvolto da questo imprevisto trasferimento in un fazzoletto di terra nell’isolata regione dell’Ozark.

Ad aiutare Jacob nella fattoria il veterano di guerra Paul, inarrestabile lavoratore estremamente religioso, interpretato da Will Patton (Yellowstone).  L’arrivo dalla Corea della nonna (Yuh-Jung Youn, Youn’s Kitchen, The Housemaid), donna imprevedibile e singolare, stravolgerà ulteriormente la loro vita. I suoi modi bizzarri accenderanno la curiosità del nipotino David (Alan Kim) e accompagneranno la famiglia in un percorso di riscoperta dell’amore che li unisce.

Un film rivoluzionario in cui una famiglia coreana cerca integrazione e insegue il “sogno americano”, per una storia carica di speranza in un’epoca difficile in cui per ricominciare bisogna sostenersi soprattutto nelle difficoltà. Osannato dalla critica internazionale, il Wall Street Journal parla di una storia “intima, toccante, divertente e costantemente stimolante”, The Guardian lo descrive come “incantevole” nel raccontare la fede e la vita reale, vita che può migliorare una volta che si riescono ad apprezzare le cose semplici e a farne tesoro.

MINARI – Mercoledì 5 maggio in prima visione alle 21.15 su Sky Cinema Due, in streaming su N0W e disponibile on demand

Continue Reading

In evidenza