Il discusso futuro di 007

Tirando le somme, il prossimo 007 non sarà James Bond. Sarà Lashana Lynch, una donna nera, e su questo non ci vedo francamente nulla di marcio. La notizia, peraltro, è vecchia di quasi un anno. Si era già discusso a lungo sulle possibilità di evoluzione del brand, dopo una fortunata tetralogia con Daniel Craig e dopo le prime voci su un agente donna in primo piano.

Questo perché il codice “007” è per l’appunto un codice. La cosa più scema capitata nelle ultime ore è stata soprattutto dover spiegare a una moltitudine di tonti che una donna non avrebbe interpretato il ruolo di James Bond, e cioè che non c’erano trans all’orizzonte. Quello che il personaggio della Lynch erediterà sarà infatti il codice con doppio zero fornito dall’MI6 dopo il ritiro di Bond, che è un personaggio evidentemente stanco e prossimo alla vecchiaia, nonostante il fascino – ma sono le parole che potremmo utilizzare anche per Craig, che la saga vorrebbe lasciarla da anni.

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Se la storia del cinema ci ha insegnato che il passaggio di staffetta da un Bond a un altro comporta rischi e scelte meticolose da parte delle case di produzione – spesso infelici, diciamolo –, la scelta di una donna è certamente la più drastica tra le opzioni possibili, e quindi anche la più coraggiosa. La questione aperta sul futuro di 007 non è però né di genere né una finestra sulla polemica razziale. Nel primo caso si tratterebbe di un semplice sconvolgimento del personaggio: Lashana Lynch non sarà James Bond, perciò verrà meno tutto il microcosmo interno all’agente dell’MI6 fatto di maschilismi e dei suoi derivati e ne verrà fuori un altro. Nessun problema su questo.

Nel secondo caso la questione muore sul nascere, perché il mondo del 2020 non ha problemi nell’ammettere un agente segreto nero, e “Tenet”, l’ultimo film di Cristopher Nolan, potrebbe essere uno dei tanti nomi a sostegno di questa tesi. Quindi cosa succede? Perché centinaia di persone negli ultimi giorni hanno riaperto la caccia alle streghe?

Risposta: perché la notizia è stata spiegata male, e diffusa peggio. Spiegata male perché, un anno fa, quando venne fuori che la Lynch avrebbe preso i panni dell’agente 007, non si specificava il contesto in cui ciò sarebbe avvenuto. E cioè una sostituzione momentanea, in una parentesi interna a “No time to die”, il prossimo capitolo della serie. Messo Bond fuori dai giochi per un breve ritiro, il personaggio della Lynch erediterà il codice cifrato della spia inglese nel ritaglio di tempo necessario prima che Craig ritorni in scena come agente scelto dell’MI6. Diffusa peggio perché, dopo un anno, la notizia torna e sembra portare un’aria di novità – altrimenti perché ripubblicarla? – e questo ha indotto molti a pensare che la sostituzione della Lynch sia ormai ufficiale, definitiva: Lashana Lynch prenderà il posto di Daniel Craig.

Niente di più errato, ma ci siamo abituati. Fuori da questo giochino filologico ormai imposto dalla lettura dei giornali (e dei siti), c’è una questione non ancora considerata: sarà possibile, in un futuro prossimo, scindere la figura di 007 da quella di James Bond? Certamente siamo destinati a salutare la magistrale interpretazione di Craig, uno dei Bond più convincenti dell’intera saga: a Craig interessa navigare in altre acque, e dopo qualche fallimento di troppo (La Bussola d’Oro, Millenium) ha trovato in “Knives Out” una via d’uscita destinata al successo – un film magnifico, destinato a diventare il primo di una lunga serie.

Successori di Craig ne sono stati valutati diversi: c’è l’ottimo James Norton, che in Inghilterra lavora moltissimo (Rush, Turner, Guerra e Pace) e che avrebbe il phisique du role adatto alla parte – più ironico, più giovane, più imponente della figura di Craig. Ci sarebbero anche Sope Dirisu, su cui si contava particolarmente per le straordinarie prove d’attore – in Inghilterra va forte, dopo Gangs of London – e quell’armadio inespressivo di Henry Cavill, il dimenticabile Superman ma anche l’ultimo villain di Mission Impossible (Fallout), forse troppo muscoloso per essere il prossimo gentiluomo inglese.

I più quotati, qualche tempo fa, erano Tom Hardy – un bravo attore, ma ha il viso troppo cattivo e legato a dei ruoli da pizzicarolo – e Robert Pattinson, un nome sempre caldo per Hollywood. Messi davanti a questa lista corposa di nomi, non è comunque da escludere la possibilità che questa sostituzione temporanea potrebbe rappresentare, in futuro, una scelta precisa del brand: 007 può uscire fuori dal recinto entro cui ha vissuto finora, superare Fleming e la tradizione cinematografica passata. Con il rischio di assomigliare ad un pallido spin-off senza ragion d’essere, fuori dalle ragioni di una marchetta.

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Alberto Mutignani
Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

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