Striscia la Notizia, il tapiro della vergogna

Striscia la Notizia sembra aver adottato la linea del “purché se ne parli”. Il programma di Antonio Ricci è al centro di una shitstorm mediatica. Il Tapiro d’Oro consegnato ad Ambra Angiolini ha provocato numerose critiche per l’inutilità del gesto.

Nato come premio satirico a persone vittima di sfortuna, di cattivi eventi ironici, non certo per persone appena lasciate dal compagno. L’attrice recentemente si è separata dal compagno Massimiliano Allegri con accuse di tradimenti.

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Non si vuol certo fare un’apologia del buonismo. Né tantomeno essere contrari al black humor. Ma tutto ha un limite. Valerio Staffelli ultimamente sta prendendo alcune cantonate. Non si è certo presentato come il cavaliere del buon gusto.

Perché si può avere buon gusto ed essere ironici, pungenti allo stesso tempo. Non per forza la battuta, uno scherzo devono essere compagni di cattivo gusto.

Basti pensare ad “Amici Miei”. Una continua burla, un non prendersi sul serio, ed essere seri mentre si scherza. Una visione della vita con il sorriso celato.

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Dinanzi alla gag di Striscia la Notizia persino lo scherzo al vedovo del film di Monicelli sembra assumere l’aureola del buon gusto.

Quello per lo meno era un film. Qui invece si è dato del “perdente”, perché questo sembra essere il significato della statuetta, a una persona ferita. Un accanirsi poco cavalleresco. Ma evidentemente è la direzione presa da un programma che non ha molto ancora da dire. Un format ormai stantio che tenta periodicamente di rilanciarsi assumendo simpatici ragazzotti, che per i famosi 15 minuti di notorietà di cui parlò Andy Warhole accettano qualsiasi ruolo.

Mascherati in mondo ridicolo vanno a destra e sinistra sentendosi wanna be poliziotto e un po’ Batman. Un continuo puntare il dito contro categorie molte volte alla fine della catena alimentare. Come il ciclista acrobatico Brumotti.

Il tizio in questione sta prendendo cazzotti e pugni un po’ ovunque. Tutto per la brillante idea di andare a fare il “kamikaze” in piazze di spaccio et similia.

Il suddetto cosa pensa di ottenere, se non la reazione violenta degli abitanti cresciuti in quel contesto? Non si vuole giustificare la violenza, ma le realtà specifiche esistono. E in quanto tali vanno capite e accettate. Non si arrischia mai ad andare oltre l’ultima ruota del carro criminale.

È inutile dire che il comportamento da assumere nei confronti di una realtà periferica sia lo stesso adottato per esempio in centro città. E andare a immettersi in maniera mitomane in un equilibrio stabilito da decenni tra Stato e popolo locale, è voler farsi pubblicità.

Il dover risolvere queste situazioni di disagio sono e devono rimanere di competenza statale. Non un qualcosa nella quale sbandierare il proprio ego e mettere tutto davanti a una telecamera come se fosse una puntata di “Distretto di Polizia”.

Creare lo scandalo in cui sguazzare. Per avere rimbalzi nel resto delle televisioni e dei social. Un megafono fondamentale di se stessi. Linfa vitale per chi, ormai dopo oltre 30 anni, sembra aver esaurito la benzina.

Perché anche se molti volti storici del programma sono spariti, il problema maggiore sembra comunque aver perso la caratteristica fondamentale: il saper far ridere. Ora sembra tutto più finto, più distante dalla realtà.

Ad un passo dalla vergogna. Come questo tapiro.

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Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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