“Ligabue – è andata così”: su Raiplay la prima docu-serie su Luciano Ligabue

A mezzanotte arriva sulla piattaforma digitale Rai “Ligabue – è andata così”: la prima docu-serie che ripercorre i 30 anni su e giù da un palco del Liga, attraverso la voce narrante di Stefano Accorsi, con la regia di Duccio Forzano.

Un biopic in 7 capitoli, (ciascuno composto da 3 episodi di circa 15 minuti), nel quale Ligabue ripassa le tappe della sua vita: gli esordi, il boom alla fine degli anni Novanta, le canzoni più intime, i 3 film da regista, le 3 crisi professionali, il rapporto con il pubblico e l’anima dei posti che lo hanno visto esibirsi, dai parcheggi dei supermercati all’amata arena RCF di Campovolo. Un totale di circa 300 minuti che non bastano per raccontare una vita così ricca, in cui – riconosce Ligabue – “Credo di aver fatto tutto quello che mi piaceva e che fortunatamente mi hanno permesso di fare”.

MyZona

“Un entusiasmo crescente ci ha accompagnato in questi mesi, mentre i vari capitoli di “Ligabue – è andata così” erano in preparazione” – commenta Elena Capparelli, direttrice di RaiPlay e Digital – “Una storia di musica, parole ed emozioni, raccontata da due grandi artisti come Ligabue e Stefano Accorsi davvero in punta di piedi, con una delicatezza ed eleganza in armonia con le folle che rivedrete grazie a tante immagini inedite di persone presenti ai concerti di Liga.”

Leggi anche: So happy it hurts: a marzo 2022 il nuovo album di Bryan Adams

Un progetto che Ligabue definisce “grosso, intrigante, affascinante”, in cui ha rivelato tutto se stesso sentendosi a proprio agio. Per la buona riuscita è stata fondamentale la presenza di Stefano Accorsi che “non solo è un amico di vecchia data, ma soprattutto è uno che sa cazzeggiare ed insieme ci viene abbastanza bene. Mi piaceva l’idea che ci fosse un po’ di sdrammatizzazione, per cui Stefano è da una parte il dj che racconta gli eventi e dall’altra è il mio complice. Così ho potuto confidarmi con un amico piuttosto che essere intervistato da un giornalista.”

E proprio Accorsi dice: “Il divertimento, il ridere insieme, il raccontare in modo onesto e così diretto, non in forma poetica non solo luce e successo, ma anche i momenti d’ombra: così abbiamo raccontato bene chi è Luciano”.

La narrazione coinvolge le testimonianze di tanti amici e colleghi che in qualche modo hanno fatto parte della vita e della carriera dell’artista. Questi gli ospiti delle prime 3 puntate: Max Cottafavi, Mauro Coruzzi, Francesco De Gregori, Elisa, Eugenio Finardi, Gino e Michele, Marco Ligabue, Linus, Claudio Maioli, Nicoletta Mantovani, Giovanni Marani, Robby Pellati, Federico Poggipollini, Mel Previte, Camila Raznovich, Massimo Recalcati, Rigo Righetti, Gerry Scotti, Walter Veltroni.

Prodotta da Friends & Partners e Zoo Aperto, “LIGABUE – È andata così” rappresenta una cavalcata mozzafiato, dal 1987 ad oggi, in un viaggio che mescola, senza soluzione di continuità, immagini di repertorio, dialoghi scritti ad hoc e testimonianze di ospiti, con un continuo avvicendarsi di registri narrativi (fiction, doc, attualità).

Leggi anche: I Måneskin sono un copia-incolla fatto male

La carriera della rockstar si interseca ai fatti di cronaca e di costume più salienti degli ultimi 30 anni, che non rappresentano solo semplici elementi di un contesto storico, ma hanno avuto un’influenza sulle scelte e sulla vita dell’artista. Oltre il percorso musicale, la docu-serie evidenzia lo sguardo intimo e inedito dell’artista che si racconta dai suoi luoghi d’elezione: il suo studio e la sua amata Correggio, a cui resta sempre fedele.

Rivedere tutta la mia vita” – racconta Luciano – “è stato appassionante: se uno dà un’occhiata a quello che ho fatto nei trent’anni precovid resta abbastanza impressionato dal numero di canzoni pubblicate, di film, libri, raccolte di racconti e di poesie. Questo vuol dire che sono sempre andato a testa bassa, a spada tratta, senza mai soffermarmi. Il Covid, nella sua tragicità, mi ha costretto a non poter guardare avanti, quindi a guardare indietro. È stato il primo momento in cui ho fatto i conti con il passato: mi ha fatto impressione, mi ha dato un enorme piacere ma anche parecchia nostalgia e tenerezza.”

In genere i best-off come “77+7” rappresentano dei “punto e a capo”, degli spartiacque, ma guardando al futuro Luciano Ligabue sente il bisogno di pensare che ci sia una ripartenza anche per lui: “Dopo trent’anni salire su un palco a cantare le mie canzoni per me è a tutti gli effetti una forma di dipendenza. Ora vengo da un’astinenza lunga due anni – non mi è mai capitato – e guardo a giugno 2022 come un obiettivo che merito insieme a chi, nel frattempo, ha avuto la bontà di conservare il biglietto per già più di due anni.”

Il rapporto con quello che Liga non riesce a chiamare “il suo pubblico” -per non peccare di arroganza-, è sempre stato fondamentale. Dice infatti: “Anche quando pensavo di mollare tutto, la mia stella polare è sempre stata una: non potevo rinunciare a fare concerti. Perché guardare il pubblico sarà sempre il mio spettacolo personale, di gran lunga migliore di quello che io offro perché è tutto per me”.

Leggi anche: La storia di Lugano Addio, canzone simbolo di Ivan Graziani

Forse è proprio in questa autenticità che risiede il segreto del grande successo di Ligabue: il sincero rapporto reciproco con la sua gente. Tutto quello che ritiene “collaterale al successo” vien da sé, non è frutto di progetti ma di fortunate circostanze e coincidenze. E proprio parlando di ciò, Luciano anticipa: “non posso spoilerare troppo, ma nelle scene finali di questa serie, io e Stefano ci siamo scambiati una promessa”.

Da leggere anche

Sara Paneccasio
Classe 2001 e studentessa di “Letteratura Musica Spettacolo” in Sapienza. Alla continua ricerca di meraviglia, di entusiasmo e di un significato in ogni cosa. Le piace lasciarsi attraversare dalle emozioni davanti ad un film, a una poesia o ad un’opera d’arte, riempire i polmoni di bellezza fino a sentire il bisogno di sospirare. Ama l’arte ai suoi antipodi: sempre con la musica in sottofondo, da Vivaldi a Lady Gaga passando per Queen, Jovanotti, Achille Lauro o Ultimo; perde il fiato davanti alle sculture di Canova, agli stencil di Banksy o alle tele di Perez. Con il cuore diviso tra Abruzzo e nord della Francia, ama viaggiare in treno o in aereo, ma mai senza auricolari o un libro di poesie e una matita tra le mani.

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli