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Musica

Sregolato e imprevedibile, ma Franco Califano è ancora un miraggio per la musica italiana

Nel giorno in cui il Califfo avrebbe compiuto 82 anni, abbiamo deciso di ricordarlo con alcuni dei suoi testi più famosi

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“Esistono uomini che fanno la storia, ed esistono uomini che sono la storia. Franco Califano si pone in mezzo fra le due categorie, con la sua consueta e scellerata voglia di spezzare gli schemi e di non uniformarsi al mondo che lo circonda, se non per godere delle sue bellezze senza freni.”

Franco Califano nacque per puro caso fra le poltrone di un aereo il 14 settembre 1938. La mamma Jolanda lo diede alla luce nel cielo della Sirte. Suo papà, Salvatore, si era arruolato nell’esercito italiano e risiedeva in Libia insieme alla moglie e alla primogenita Liliana. Decisero, però, di tornare presto in Italia, a Nocera Inferiore, presso la famiglia materna d’origine, prima di trasferirsi definitivamente a Roma dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

L’ascesa artistica e musicale del “Califfo” avvenne alla soglia degli anni ’60, dopo un breve periodo dedicato alla poesia, subito dopo abbandonata perchè “compresi che sarei morto di fame“.

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Il successo esplose con l’attività di autore, prima che come cantante. Il suo stile disincantato e allo stesso tempo trasgressivo piacque a molti artisti dell’epoca.

Impossibile non ricordare “E la chiamano estate” del 1965 scritta per Bruno Martino e “La musica è finita” del 1967 per Ornella Vanoni che la presentò – in coppia con Mario Guarnera – al Festival di Sanremo di quell’anno.

(..) Ecco, la musica è finita
Gli amici se ne vanno
E tu mi lasci sola
Più di prima
Un minuto è lungo da morire
Se non è vissuto insieme a te
Non buttare via così
La speranza di una vita d’amore

Il Maestro vantò collaborazioni illustri, prima fra tutte quella con Mina con cui lavorò nel 1973 scrivendo i testi dell’Ep “Amanti di valore” e anche nel 1993 quando la cantante ripropose la cover di “Un’ estate fa” dello stesso Califano.

In quegli anni ebbero inizio anche i primi problemi con la giustizia. Nel 1972, infatti, venne arrestato per possesso di stupefacenti – poi assolto con formula piena – ma da quel momento in poi il suo personaggio fu sotto l’occhio del ciclone e nel corso del ventennio successivo fu accusato e arrestato nuovamente.

Nel 1973 Franco Califano scrisse insieme a Dario Baldan Bembo per Mia Martini una delle canzoni più belle di sempre e destinate a rimanere nella storia della musica italiana: “Minuetto.

Il brano, diventato il 45 giri più venduto di quell’anno, è rimasto nelle classifiche italiane per 22 settimane consecutive, raggiungendo la seconda posizione. Successivamente, anche Califano pubblicò una sua versione della canzone.

(..)Rinnegare una passione no
Ma non posso dirti sempre sì
E sentirmi piccola così
Tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te
Troppo cara la felicità per la mia ingenuità
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore

Ma quell’anno fu memorabile per l’artista nato a Tripoli. Compose, infatti, “Un grande amore e niente più” per Peppino di Capri, insieme a Ernest John Wright e Giuseppe Faiella, brano che vinse il Festival di Sanremo 1973.

Solo nel 1976 il Califfo riuscì a coronare il suo sogno come cantante e diede vita ad un disco – il quarto – che finì addirittura tra i banchi di scuola.

“Tutto il resto è noia” ha venduto oltre un milione di copie ed è rimasto primo in classifica per ben 7 settimane. Dodici tracce che parlano di amore e di avventure, in cui il cantante racconta anche il suo modo di intendere la vita, ben lontana dalla disprezzata noia.

(..)Si, lo so il primo bacio
Il cuore ingenuo che ci casca ancora
Col lungo abbraccio l’illusione dura
Rifiuti di pensare a un’avventura.
Poi dici cose giuste al tempo giusto
E pensi il gioco è fatto è tutto a posto
Si, d’accordo ma poi…
Tutto il resto è noia (..)

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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Waters replica a Zuckerberg: “Vuoi usare The Wall? No fucking way”

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“No fucking way – se ne parla proprio”. Così Roger Waters ha risposto alla possibilità di permettere l’utilizzo della canzone di “Another Brick in the Wall – Part 2” per una pubblicità legata a Facebook e Instagram.

Leggi anche: Il mito di The Wall

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Il bassista dei Pink Floyd ha declinato qualsiasi offerta in denaro. Waters ha raccontato l’episodio durante un evento pro-Assange, mostrando una lettera da Facebook, con la firma di Mark Zuckerberg in cui gli veniva fatta la richiesta, a fronte di una enorme somma di denaro, di usare il brano: “La risposta è “fottetevi””.

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Il Pagan Fest resiste e rilancia: il 7 agosto l’appuntamento col folk-metal

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Torna il Pagan Fest! Considerato il successo della passata edizione e per svolgere l’evento in tutta sicurezza, il festival sarà nuovamente nella location open air, suggestiva, incantevole e in mezzo al verde di Arci Laghi Margonara nei pressi di Gonzaga, sempre in provincia di Mantova, a 8 km dal casello autostradale di Reggiolo-Rolo sull’autostrada del Brennero. La capienza è limitata a 450 persone.

Quindi il Pagan Fest sarà molto più del solito concerto e del solito Pagan: oltre a super band italiane di folk-pagan metal apprezzatissime a livello mondiale, vi troverete proiettati in una dimensione surreale antica e pagana. Troverete danzatrici del fuoco e spettacoli, mercato celtico e tante altre sorprese. Ci troverete il meglio del pagan-folk.

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Headliner di questa 4° edizione i fantastici Nani del folk metal Wind Rose, già presenti dell’indimenticabile prima edizione e che da diversi anni calcano i più grandi palchi mondiali facendo saltare migliaia di persone al ritmo delle loro ballate. Negli ultimi due anni sono letteralmente esplosi nel panorama folk mondiale e possono vantare tour e presenze nei principali festival mondiali, grazie all’ultimo album “Wintersaga” per Napalm Records e al singolo con  video “Diggy diggy hole” che vanta più di 25 milioni di visualizzazioni su YouTube. 

Abbiamo poi l’onore di presentare al Pagan il ritorno di una delle più interessanti band del panorama folk metal italico degli ultimi 15 anni, assente dai palchi da 4 anni, infatti tornano i grandi Krampus di Matteo Sisti (fiati Eluvetie).  Un connubio tra metal e musica celtica, chitarre, violino e flauto. La band friulana presenterà i successi di tanti anni, con tour con Eluvetie, Korpiklaani, Wintersun per dirne alcune, e qualche inedito.

E ancora, nel 2004 a Pisa, in Toscana, è nata la banda dei Vexillum,  come parte dello spettacolo, ma soprattutto come rappresentazione della propria passione verso il mondo celtico, nordico e folk, la band mostra il kilt scozzese come “divisa”. I Vexillum sono orgogliosi di presentare il nuovo album “When the good men go to war” , dopo i fasti di “Unum” che li ha portati in tour con band del calibro di Orden Ogan, Eluvetie, Freedom Call, Skalmold e tante altre.

Le ballate inizieranno con il ritorno on stage della band mantovano veronese Duir, che tornano più agguerriti che mai con formazione rinnovata e l’ Ep “Obsidio” che presentarono nel primo Pagan Fest.

Anche in questa edizione del Pagan Fest Elisabetta Simonetti curerà la parte artistica extra concerti con la partecipazione di attori, cosplayer e artisti pronti a intrattenervi nei cambi palco, oltre all’immancabile e incantevole spettacolo del fuoco, grazie alla collaborazione con la Compagnia Ordallegri,  inoltre ci saranno numerosi banchetti con articoli a tema direttamente dai migliori fest folk italiani.

Quindi in alto i corni e brinderemo con ottima birra o con il sublime Idromele artigianale della rinomata ditta Drakon o l’ippocrasso di Ombraluna.

La rinomata cucina di Arci Laghi Margonara vi proporrà risotto alla mantovana e le sue note specialità e sarà attiva anche la paninoteca. Ci sarà la possibilità di campeggio gratuito per i possessori del biglietto d’ingresso (tende o camper) per chi preferisce godersi il fest con la massima calma.

Leggi anche: “Le follie di Lercio diventano uno show: il tour satirico in giro per l’Italia

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Paura per Omar Pedrini, ma il suo sole non resterà spento a lungo

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omar pedrini

“In gergo tecnico ho un (fottuto) aneurisma aortico”. Così, qualche giorno fa, Omar Pedrini – ex leader dei Timoria – aveva motivato il suo ricovero in ospedale. Poi l’operazione, condotta nella clinica Villa Torri di Bologna dal cardiochirurgo vascolare Roberto Di Bartolomeo e dalla sua equipe. L’intervento, come si apprende dai canali ufficiali dello “zio rock”, è riuscito dopo 5 ore. Il musicista ha ripreso conoscenza dopo poco.

Sabato, lo stesso cantante aveva rivolto ai fan un messaggio per rassicurarli, annunciando peraltro di doversi sottoporre all’intervento. Nella foto, il braccialetto del reparto di Cardiochirurgia esibito come se fosse un pass per il backstage. “L’agenzia che cura i miei tour sta già contattando gli organizzatori delle serate imminenti per trovare soluzioni ed io li ringrazio” ha scritto. “Sarebbe stata l’estate della ripartenza e invece resterò un po’ ai box. Ma devo accettare serenamente il mio karma”.

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“Diceva qualcuno – ha aggiunto Pedrini – ‘Un guerriero sa imparare ad amare il suo dolore’. Questo è quanto. La mia volontà è di tornare sul palco quanto prima e riprendere il viaggio con la mia fantastica band, ma ora sarebbe stupido fare programmi o peggio annunci, prima di domani. Ci siamo salutati alla fine del 2019 col vento in poppa, ora dobbiamo essere pronti per volare senza vento. Intanto vi abbraccio forte, almeno da qui e mi raccomando, ‘col pensiero tu, tu stammi accanto!'”

Foto: OmarPedriniOfficial

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