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Musica

Sregolato e imprevedibile, ma Franco Califano è ancora un miraggio per la musica italiana

Nel giorno in cui il Califfo avrebbe compiuto 82 anni, abbiamo deciso di ricordarlo con alcuni dei suoi testi più famosi

Antonella Valente

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“Esistono uomini che fanno la storia, ed esistono uomini che sono la storia. Franco Califano si pone in mezzo fra le due categorie, con la sua consueta e scellerata voglia di spezzare gli schemi e di non uniformarsi al mondo che lo circonda, se non per godere delle sue bellezze senza freni.”

Franco Califano nacque per puro caso fra le poltrone di un aereo il 14 settembre 1938. La mamma Jolanda lo diede alla luce nel cielo della Sirte. Suo papà, Salvatore, si era arruolato nell’esercito italiano e risiedeva in Libia insieme alla moglie e alla primogenita Liliana. Decisero, però, di tornare presto in Italia, a Nocera Inferiore, presso la famiglia materna d’origine, prima di trasferirsi definitivamente a Roma dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

L’ascesa artistica e musicale del “Califfo” avvenne alla soglia degli anni ’60, dopo un breve periodo dedicato alla poesia, subito dopo abbandonata perchè “compresi che sarei morto di fame“.

Il successo esplose con l’attività di autore, prima che come cantante. Il suo stile disincantato e allo stesso tempo trasgressivo piacque a molti artisti dell’epoca.

Impossibile non ricordare “E la chiamano estate” del 1965 scritta per Bruno Martino e “La musica è finita” del 1967 per Ornella Vanoni che la presentò – in coppia con Mario Guarnera – al Festival di Sanremo di quell’anno.

(..) Ecco, la musica è finita
Gli amici se ne vanno
E tu mi lasci sola
Più di prima
Un minuto è lungo da morire
Se non è vissuto insieme a te
Non buttare via così
La speranza di una vita d’amore

Il Maestro vantò collaborazioni illustri, prima fra tutte quella con Mina con cui lavorò nel 1973 scrivendo i testi dell’Ep “Amanti di valore” e anche nel 1993 quando la cantante ripropose la cover di “Un’ estate fa” dello stesso Califano.

In quegli anni ebbero inizio anche i primi problemi con la giustizia. Nel 1972, infatti, venne arrestato per possesso di stupefacenti – poi assolto con formula piena – ma da quel momento in poi il suo personaggio fu sotto l’occhio del ciclone e nel corso del ventennio successivo fu accusato e arrestato nuovamente.

Nel 1973 Franco Califano scrisse insieme a Dario Baldan Bembo per Mia Martini una delle canzoni più belle di sempre e destinate a rimanere nella storia della musica italiana: “Minuetto.

Il brano, diventato il 45 giri più venduto di quell’anno, è rimasto nelle classifiche italiane per 22 settimane consecutive, raggiungendo la seconda posizione. Successivamente, anche Califano pubblicò una sua versione della canzone.

(..)Rinnegare una passione no
Ma non posso dirti sempre sì
E sentirmi piccola così
Tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te
Troppo cara la felicità per la mia ingenuità
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore

Ma quell’anno fu memorabile per l’artista nato a Tripoli. Compose, infatti, “Un grande amore e niente più” per Peppino di Capri, insieme a Ernest John Wright e Giuseppe Faiella, brano che vinse il Festival di Sanremo 1973.

Solo nel 1976 il Califfo riuscì a coronare il suo sogno come cantante e diede vita ad un disco – il quarto – che finì addirittura tra i banchi di scuola.

“Tutto il resto è noia” ha venduto oltre un milione di copie ed è rimasto primo in classifica per ben 7 settimane. Dodici tracce che parlano di amore e di avventure, in cui il cantante racconta anche il suo modo di intendere la vita, ben lontana dalla disprezzata noia.

(..)Si, lo so il primo bacio
Il cuore ingenuo che ci casca ancora
Col lungo abbraccio l’illusione dura
Rifiuti di pensare a un’avventura.
Poi dici cose giuste al tempo giusto
E pensi il gioco è fatto è tutto a posto
Si, d’accordo ma poi…
Tutto il resto è noia (..)

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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Garbagnate Open Jazz Festival: due giorni all’insegna della musica d’autore

redazione

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Due giorni di musica di qualità con quattro imperdibili concerti a ingresso libero: è quanto promette il Garbagnate Open Jazz Festival, manifestazione organizzata dall’associazione culturale Jazz Company con il patrocinio del Comune di Garbagnate Milanese, in programma sabato 24 e domenica 25 ottobre nel cortile della biblioteca comunale di via Monza 12.

La rassegna vedrà la partecipazione di giovani e talentuosi musicisti locali e della Big Band Jazz Company, una delle più note e apprezzate orchestre italiane, diretta dal sassofonista Gabriele Comeglio. Che, per l’occasione, ha invitato, in qualità di special guest, quattro solisti di grande valore quali il pianista Claudio Angeleri, il trombonista Andrea Andreoli e i trombettisti Emilio Soana e Sergio Orlandi.

La due giorni musicale prenderà il via sabato 24 ottobre con il doppio set (alle ore 16 e 17.15; ingresso libero con prenotazione obbligatoria allo 0287618711) della vocalist Caterina Comeglio e della Garbagnate Music Academy Big Band, che porteranno in scena il progetto “Ella & Billie”, dedicato a Ella Fitzgerald e Billie Holiday, le due celeberrime cantanti statunitensi che hanno scritto la storia del jazz.

In scaletta alcuni dei loro brani più noti, tra cui “A tisket”, “Paper Moon”, “How High The Moon” e “I’m Beginning To See The Light” per quanto riguarda il repertorio di Ella Fitzgerald e “God bless The Child”, “The Man I love” e “Solitude” per quanto concerne quello di Billie Holiday.

Il pubblico avrà l’occasione di apprezzare le qualità vocali di Caterina Comeglio, che lo scorso anno si è aggiudicata il prestigioso Premio Lelio Luttazzi nella categoria “Cantautori”, uno dei più importanti riconoscimenti in ambito musicale, istituito dalla Fondazione Lelio Luttazzi allo scopo di tenere viva la memoria del grande artista triestino e scoprire nuovi giovani di talento.

Cantante, compositrice e docente (insegna canto alla Garbagnate Music Academy di Garbagnate Milanese), Caterina Comeglio, classe 1990, ha condiviso il palco con artisti di caratura nazionale e internazionale – sia nell’ambito del jazz sia in quello della musica leggera – quali Bob Mintzer, Pee Wee Ellis, Franco Ambrosetti, Roby Facchinetti, Sarah Jane Morris, Paola Folli, Massimo Lopez e Mika.

Domenica 25 ottobre (doppio set; ore 15 e 16.15; identiche modalità di partecipazione)

Sarà la volta della Big Band Jazz Company diretta da Gabriele Comeglio, sassofonista, compositore e arrangiatore di vaglia, che eseguirà un repertorio di jazz “mainstream”, con un’attenzione particolare ad alcuni autori del passato, come Attilio Donadio, Giorgio Azzolini e Bruno De Filippi.

Da sottolineare la presenza di quattro noti solisti della scena nazionale: il pianista Claudio Angeleri (nome di spicco del pianismo italiano), il trombonista Andrea Andreoli (ha suonato, tra gli altri, con Mike Mainieri, Gianluigi Trovesi, Dave Weckl, Fabrizio Bosso, Enrico Rava ed Enrico Intra) e i trombettisti Emilio Soana (una delle migliori prime trombe a livello internazionale, già prima tromba dell’Orchestra Rai di Milano) e Sergio Orlandi (che vanta collaborazioni con musicisti di livello internazionale quali Bob Mintzer, Kenny Wheeler, Clark Terry, Martial Solal ma non solo).

La Big Band Jazz Company è una delle più importanti formazioni stabili italiane

Fondata da Gabriele Comeglio, ha al suo attivo, in 35 anni di vita, centinaia e centinaia di concerti in Italia e all’estero e ha accompagnato solisti jazz internazionali di grande valore quali Bob Mintzer, Lee Konitz, Phil Woods, Randy Brecker, Patti Austin e Dee Dee Bridgewater, solo per citarne alcuni. Inoltre, la Jazz Company si esibisce, ormai da più di un decennio, con Massimo Lopez e i suoi musicisti accompagnano Nick the Nightfly negli abituali appuntamenti del Blue Note di Milano.

On line: https://garbagnateinjazz.webs.com

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Coronavirus, Conte chiede aiuto a Fedez per lanciare un appello ai giovani

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Giuseppe Conte ci ha chiamati nella giornata di ieri, non ce lo aspettavamo. Ci ha chiesto un aiuto per esortare la popolazione a usare la mascherina. Se posso, in qualche modo, anche in minima parte, contribuire in ciò, lo faccio ben volentieri”. Ad affermarlo è Fedez che pochi minuti fa, tramite il proprio account Instagram, ha svelato la telefonata ricevuta dal presidente del Consiglio dei Ministri.

Leggi anche: Nuovo Dpcm, Conte: è il momento del sacrificio, ognuno deve fare la sua parte

Ieri sera Conte ha parlato alla nazione per spiegare le novità principali contenute nel nuovo Dpcm. Sulla cultura non si è pronunciato, però. Pertanto restano in vigore le disposizioni emanate nelle scorse settimane dove si pone il limite di 200 spettatori nei posti al chiuso e di 1000 in quelli all’aperto. Fatta eccezione, ovviamente, per strutture con capienza inferiore che dovranno riparametrizzare il numero di ingressi.

Leggi anche: Cinema e teatri restano aperti: nessuna indicazione nel nuovo decreto, risorse extra nella legge di Bilancio

“Ci troviamo in una situazione molto molto delicata e non possiamo permetterci un nuovo lockdown“, ha proseguito il rapper milanese famoso anche per essere il marito di Chiara Ferragni, l’influencer italiana più conosciuta all’estero nonché una tra le più popolari in assoluto.

Il futuro e il destino dell’Italia sono nelle nostre mani, nella responsabilità individuale di ognuno di noi che, in qualche modo, potremo evitare gli scenari brutti visti nei mesi scorsi adottando le misure richieste”, ha concluso.

Quanto, dunque, prospettato nei mesi addietro, cioè di “sfruttare” la popolarità di influencer e personaggi noti per parlare ai giovani, specialmente tramite social network, si è effettivamente verificato. Era una proposta, una discussione più volte finita sui tavoli che contano, oltre che nei dibattiti dei salotti televisivi. E’ diventata realtà e, anche se inconsueta come modalità, speriamo che possa contribuire alla causa.

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Greta Margareth, un pianoforte su Marte tra Satie, Liszt, Piazzolla e la passione per i Pink Floyd

Fabio Iuliano

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Il romanticismo di Chopin, la scrittura ruggente e imprevista di Prokofiev, l’intimismo minimalista di Satie, la nostalgia latina di Piazzolla e, perché no, le idee di Liszt per la spettacolarizzazione. Se chiedi a Greta Margareth Cipriani di parlarti delle sue influenze classiche, queste sono le grandi firme che hanno accompagnato la sua formazione al pianoforte. Un percorso artistico che non tralascia melodie pop-rock o la musica d’ambiente, fino ad accarezzare le sonorità elettroniche. Questo è l’ambiente creativo della musicista e docente 38enne originaria dell’Abruzzo che vive e lavora a Roma.

Disponibile da qualche settimana, sulle principali piattaforme digitali, “Piano Universo”, il suo album d’esordio si propone come un ulteriore viaggio al di fuori dei confini classici. Aveva già tentato questa strada con il suo singolo “Tanguería”, il brano che si è imposto al Tour Music Fest del 2017, il cui videoclip è ambientato tra le montagne abruzzesi. La compositrice utilizza gli effetti elettronici come compimento compositivo di una visione della musica tendenzialmente romantica, con al centro la melodia “classica”, per cui l’effetto non è solo suggestione timbrica e soluzione ardita di comunicazione ulteriore, ma è ambientazione sonora, ambiente atmosferico nel quale la melodia trova l’ideale sostegno per uscire fuori da confini troppo stretti. La visione classica si sovrappone alla modernità come ambiente di enfatizzazione sonora delle visioni della compositrice, cosicché i suoni, i sibili, i “rumori”, le suggestioni che spesso sembrano richiamare lo spazio e l’universo, sono quel naturale rimando verso mondi ulteriori, mondi che non si esauriscono nella fisicità terrena. Il suo, prendendo in prestito un aneddoto dallo scrittore Alessandro Avenia, è “un pianoforte su Marte”.

IL PODCAST CON L’INTERVISTA RADIO

“Questo album”, spiega, “si pone a conferma di un atteggiamento che vuole proiettare la musica pianistica, di ispirazione certamente classica, verso orizzonti diversi, passando attraverso l’uso di effetti elettronici direttamente nella cultura pop”. Non mancano infatti i riferimenti al mondo reale, attraverso ad esempio l’uso di effetti presi dalla vita reale, come lo schiamazzo di bambini, l’intercettazione radiofonica di qualche trasmissione straniera, lo strepitìo del fuoco, il vociare del vento. Ricordiamo che la compositrice è anche poetessa e ogni pezzo rappresenta un viaggio introspettivo dentro il proprio mondo oltre che una storia.

Pop Valse ad esempio rappresenta il tentativo di mischiare una malinconica melodia di valzer con elementi ambientali. “Tanguería” è un pezzo dalle tendenze prog, che giustappone sezioni dal carattere differente in maniera dinamica ed efficace. In “Space” c’è l’idea di un vero e proprio viaggio nell’Universo. “Rosamadre” è un inno alla bellezza della terra, con una melodia struggente e altamente evocativa. Tra i titoli anche dei riferimenti diretti al terremoto dell’Aquila. “Purtroppo ho perso anche una giovane allieva e ho voluto ricordarla nelle mie composizioni”, ricorda Greta. “Nel 2011, ispirata dai fatti tragici di 2 anni prima, ho scritto Grido di Terra, un testo poetico per immagini fotografiche”. La sua penna potrebbe ora tornare a lavoro per trasformare “Piano Universo” in un progetto per orchestra e voce recitante, in collaborazione con Venus Rey Jr.

Ci parli delle sue composizioni

Utilizzo effetti elettronici come compimento compositivo di una visione della musica tendenzialmente romantica. Al centro, però, c’è sempre la melodia “classica” che definisce i confini dell’ambientazione sonora.

Un ponte tra presente e passato

In “Piano Universo” si fondono le mie suggestioni. Le melodie principali sono di stampo minimalista. Di base ho seguito quel filone che da Satie ha portato alla musica riconosciuta attuale. Però l’ho impreziosito dei miei ascolti di musica più leggera, come ad esempio Pink Floyd o musica ambientale cinematografica. Mi sono sempre tanto domandata a che punto è la musica. Cosa vogliamo dire oggi. Cosa vuole dire un pianista oggi. Di certo non appartengo a quella schiera di compositori di musica rilassante o musica “prima di dormire” che va in voga adesso. Ho sempre voluto bilanciare minimalismo e virtuosismo.

A cosa sta lavorando in queste settimane?

Sto lavorando per far uscire un singolo, “Mozart Parodie”, che è una personale rivisitazione della Marcia alla Turca di Mozart in chiave più moderna, giustapponendo sezioni di carattere differente e sviluppando il linguaggio in maniera a volte grottesca, teatrale. Mi auguro che la riflessione sulla musica non smetta mai e non ci si adagi mai in zone di ‘comfort’ troppo semplici per la comprensione solo perché sono già state ampiamente battute. Per il resto, ho intenzione di riprendere la mia attività live, nei modi e nei tempi consentiti da questa situazione, ma mi manca il contatto con il pubblico, con la gente.

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