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Musica

Soldati, omaggio in musica a cinquant’anni dalla morte di Ungaretti

Fabio Iuliano

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Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Nell’anno del cinquantenario della morte di Giuseppe Ungaretti ecco un omaggio a uno dei punti di riferimento per l’Ermetismo. La musica è di Antonio Cericola sui versi di “Soldati”, il soprano è Bianca D’Amore, al pianoforte Sabrina Cardone. Il video è stato realizzato da Mario Cantoresi.

Il componimento, come ricordato da Sololibri.net strutturato in maniera circolare, così che il titolo soldati trovi corrispondenza solo con l’ultimo verso, nella parola foglie, e ci sono due enjambements (come-d’autunno, alberi-le foglie). L’enjambement nei primi due versi serve proprio a dare il senso di fragilità, dal momento che il verso rimane incompleto restituendo bene il senso di precarietà. Questa poesia è quasi come un aforisma, una rapida e incontrovertibile sentenza: soldati e foglie vivono la stessa condizione.


Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

Musica

Da Vasto a Vasco: 300 chilometri sull’A14 per raggiungere l’hotel del Komandante

Fabio Iuliano

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Trecento chilometri a salire, altrettanti a scendere, per buona parte sulla A14. Dalle strade di Lanciano-Vasto (Chieti) – sul tratto costiero d’Abruzzo più prossimo al Molise – al lungomare di Marina centro, cuore pulsante della bella Rimini d’estate. Da solo. Perché così riesci a “trovare un senso a tante cose”. Come la canzone, no?

Chiedetelo a Emanuel, fan di lungo corso di Vasco, originario di Morino (L’Aquila). Uno di quelli che programmano il piano ferie in base al calendario del tour estivo del rocker di Zocca. E, tornati a lavoro, hanno i sensi pieni di ricordi da sovrapporre alla routine . In fabbrica, alla Sevel di Lanciano, c’è sempre da trottare nello svuotamento e nel riempimento linee , ma a volte basta avere in mente una buona playlist “e tutto è più già più semplice”.

Il suo racconto parte da un audio di Whatsapp e arriva a noi con lo stesso mezzo: ci ha raccontato il suo weekend romagnolo tutto di un fiato. Non ci sono parole più efficaci delle sue per trasmettere il suo mood.

Eccole:

Da quando ho scoperto l’esistenza di quest’uomo, il mio desiderio è stato sempre quello di incontrarlo. Sabato ero a lavoro. Il mio turno era di mattina. Verso le 8.30 mi arriva un audio da un’amica: ‘Un senso’ la canzone. Già avevo programmato di andare a Rimini, ma era saltato tutto. Metto la canzone in riproduzione in un momento di pausa.

Mi fermo all’improvviso e mi dico: devo partire per raggiungere lì dove è alloggiato lui, al Grand Hotel. Arrivo a Rimini e mi fermo fuori l’hotel, lì dove c’erano già un po’ di persone in attesa che uscisse. All’improvviso, Vasco passa e saluta per rientrare nella hall. La speranza è vederlo uscire di nuovo. Nulla. Riusciamo solo a notare che era a cena, attraverso una grande vetrata che si apre su parte della sala del ristorante.

Così rimando i propositi all’indomani e prendo una stanza in un altro albergo da quelle parti per tornare a ridosso delle 8.30, a fare le poste davanti al Grand Hotel. L’obiettivo è sempre lo stesso. Verso le dieci esce e dà il buongiorno a tutta la combriccola prima di farsi la sua consueta passeggiata in bici.

Poi, verso le 11.30, ritorna e si ferma sorprendendoci alle prese  con le sue canzoni, tra cori improvvisati e stecche come se non ci fosse un domani. Risco a farmi fare l’autografo su un braccio.

Volevo dirgli qualcosa, ma avevo i battiti fuori controllo e piangevo come un bambino.

Rientra in hotel. Raggiungo lo stabilimento balneare dove va solitamente a pranzo. Solo che lì c’è da prenotare in largo anticipo  per pranzare o, quantomeno, bisogna avere una stanza nel Grand Hotel. Mi fermo davanti a un chioschetto che si trova giusto a metà tra l’hotel e il lido. Me lo ritrovo davanti, ma decido che non è il caso di disturbarlo. Stessa valutazione fanno i ragazzi che sono lì ad aspettare con me. Verso le 15 sbuca fuori dal lido per rientrare in hotel e a quel punto non resisto: mi piazzo davanti a lui, mi tolgo la maglia e gli chiedo: “Scrivimi una canzone sulla schiena”.

Lui non si scompone e mi chiede: “Dove la vuoi, spalla destra o spalla sinistra?”.
Gli faccio: “Da spalla a spalla”.

Lui mi guarda e mi fa: “Nelle mie canzoni, già ti ritrovi. In tutte quante”. Poi, però, si limita a farmi un altro autografo sulla spalla destra.

Ero fuori di me per la gioia, ma non era ancora tutto. Volevo una foto io e lui e basta, “e tutto il mondo fuori!” 

Il modo c’è ma è un po’ caro: prenotare una cena nell’hotel e, magari, procurarmi da un negozio locale un paio di pantaloni lunghi, visto che ero salito solo con un paio di shorts. Il mio “investimento” viene comunque premiato. Neanche  il tempo di sedermi a tavola che me lo ritrovo davanti, ma intuisco subito che è il caso di non disturbarlo tra una portata e l’altra. Come si alza chiedo alla guardia del corpo (credo si chiami Willy o qualcosa del genere) di aiutarmi ad avvicinare Vasco. Mi invita a pazientare qualche istante. In quel lasso di tempo, Vasco si ferma a fare gli autografi fuori l’hotel e scherza con i bambini. Credo adori giocare con i piccoli. Si diverte a chiamare e scherzare ogni bambino che incontra. Poi, entra dentro una stanzetta e ci fanno cenno di entrare uno alla volta. Quando arriva il mio turno, lui mi dice: “Tu sei quello che oggi si è tolto la maglia e mi è saltato davanti, vero? Da dove vieni?”

“Dall’Abruzzo, ho fatto 300 chilometri, solo per te”.

Ci salutiamo col pugno e lui fa: “Beh, non ce lo potremmo neanche dare, però a noi non ce ne frega un cazzo!”

Indica due ragazze nei paraggi e mi dice: “Loro sono con te?”

“No, le ho conosciute qui”.

“Bene, allora questa sera, qualcosa la combiniamo”.

Facciamo la foto e vado via, anche se mi fermo qualche minuto a parlare col suo personal trainer e la security. Sicuramente, questo viaggio ha dato un senso alla mia estate.

EMANUEL VELOCCI

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Musica

Sergio Caputo Unplugged: domenica due agosto il concerto a Roma

Sophia Melfi

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Un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti dei live unplugged! Il prossimo due agosto Sergio Caputo si esibirà sulla terrazza del The Hive Hotel, a Roma, in versione acustica.

Durante il concerto il musicista originario di Roma ripercorrerà la sua carriera d’artista proponendo i brani storici del suo repertorio insieme ai successi più recenti.

Sergio Caputo ha sviluppato un inconfondibile stile musicale e letterario che è solamente suo, abbinando la canzone italiana al jazz, con testi ispirati alla poesia moderna. Nel 1983 esce il suo primo album “Un sabato italiano”. Questo album lo porta subito al successo ed è tutt’ora un classico. La sua musica è un pop-jazz che spesso spazia nel latino e con un uso innovativo del linguaggio, i temi predominanti sono il quotidiano, l’amore, e le nevrosi metropolitane. A “Un sabato italiano” seguono 12 album più varie compilation, Sergio partecipa al Festival di Sanremo tre volte, e negli ultimi anni torna con particolare decisione a sonorità jazzistiche e latine. Fra le sue collaborazioni eccellenti si annoverano nomi come Dizzy Gillespie, Tony Scott, Mel Collins (King Crimson), Tony Bowers (Simply Red), Enrico Rava, Roberto Gatto, Flavio Boltro, Danilo Rea e molti altri. Col nuovo millennio si trasferisce in California, dove vive e lavora per 12 anni a contatto con le sue radici musicali e facendosi conoscere come chitarrista “Smooth Jazz”. Nel 2008 esce il suo primo romanzo per la Mondadori, “Disperatamente (e in ritardo cane) ”. Di recente Sergio ha celebrato il trentennale di “Un sabato italiano” con un nuovo album, “Un sabato italiano 30”, remake in versione più jazz dello storico album, contenente due brani inediti. E’ uscito inoltre il libro “Un sabato italiano memories”, un Oscar Mondadori imperdibile. Nel marzo 2015 esce il nuovo album di inediti “Pop, Jazz and love”, interamente in inglese tranne per il singolo “A bazzicare il lungomare”. Il suo mix di pop, jazz e poesia torna a riaffermare lo stile che da sempre contraddistingue l’autore. Nel 2017 nasce una collaborazione artistica con Francesco Baccini, col quale pubblica l’album di inediti “Chewing gum blues”. Nel 2018, fra le molte esibizioni live, pubblica l’album “Oggetti smarriti”, un unplugged con tre inediti, e altri brani “cult” della sua carriera. Nel mese di novembre 2019 è uscito il suo nuovo singolo “Amo il mio nuovo look”.

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“Asakusa 2077”, l’inno creativo dei Whattafuck!?

Sophia Melfi

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Di recente uscita, il nuovo singolo della band pugliese Whattafuck!?, “Asakusa 2077”, segna l’avvio di un innovativo progetto discografico sotto la nuova etichetta B District Music, sezione 8.

“Asakusa 2077” è un inno dedicato a chi, soprattutto in questo periodo, ha passato giornate intere con gli occhi sognanti e le cuffie nelle orecchie cercando di “volare” altrove. 
La musica ha diversi poteri sovrannaturali, tra cui quello di riuscire a farci viaggiare senza necessariamente prendere un aereo o un treno. L’invito dei Whattafuck!? è quello di salire a bordo della loro prorompente immaginazione, mettersi comodi e volare con le ali della loro musica. Un viaggio dove non esistono limiti nè restrizioni e che vi porterà, anche solo per qualche istante, in un bel posto, quello preferito dai ragazzi pugliesi. Il posto dei desideri, dove qualche volta il sogno si realizza… 

Un sound coinvolgente, immediato e attraente. “Asakusa 2077” è il risultato creativo della forte armonia tra Frak (voce), Nephil (chitarre), Tenchi (basso) e Jay (batteria). 
Asakusa 2077” è stato registrato, mixato e masterizzato da Marco Fischetti presso i Death Star Studio di Cassano delle Murge (Bari). 

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