Romaeuropa Festival: la presentazione del programma della 37° edizione

Nella meravigliosa location dell’“Accademia Tedesca Roma Villa Massimo” il Presidente Guido Fabiani e il Direttore Generale e Artistico Fabrizio Grifasi hanno presentato la trentasettesima edizione del Romaeuropa Festival, in programma nella Capitale dall’8 settembre al 20 novembre.

“Le accademie internazionali” – commenta la Direttrice di Villa Massimo Julia Draganović – “hanno sempre avuto un ruolo importante nella storia del Romaeuropa Festival e poter accogliere quest’edizione con una prima conferenza stampa dopo la pandemia è come un ritorno a casa, dove il festival è nato.”

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Così il Presidente Guido Fabiani: “Interrogarsi liberamente con la sola forza delle idee e della passione sui temi e le sensibilità del presente: questo sarà il nocciolo dei 70 giorni del Romaeuropa festival. E così, come dall’inizio del REF, intendiamo riaffermare il principio che la creazione artistica contemporanea non deve conoscere frontiere geografiche e temporali. Pur riconoscendo però il valore delle differenze e delle diversità culturali”.

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Provengono, dunque, dai cinque continenti le artiste ed artisti (oltre 400) che animeranno il REF2022 con 80 progetti tra musica, teatro, danza, nuovo circo, arti digitale e creazione per l’infanzia articolato in 74 giorni di programmazione con 80 spettacoli e 155 repliche in 18 spazi di Roma.

“È necessario” – commenta il Direttore Generale ed Artistico Fabrizio Grifasi – “poterci incontrare perché è essenziale che non ci siano frontiere tra di noi. È vitale poterci parlare, poter ascoltare le diversità, le estetiche diverse, i racconti e le storie diverse. E poter creare uno spazio di libertà all’interno del quale queste narrazioni, queste estetiche ed anche questi scontri si possano realizzare. Questo è il compito di un progetto internazionale, di un progetto artistico. E soprattutto in questo momento di drammaticità che stiamo vivendo dopo i due anni della pandemia.”

Un festival ancorato nel presente, che guarda al futuro. Un festival che non ha barriere tra i generi, di accoglienza, ideologiche, generazionali. Questo mettere insieme la creazione contemporanea (anche quella più radicale ed esigente) con un pubblico dalle dimensioni di massa caratterizzano un festival così inclusivo, a livello di arte e di pubblico.

IL PROGRAMMA

L’apertura del festival si terrà en plein air nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” con 4 spettacoli: primo fra tutti l’ICK Dans Amsterdam diretto da Emio Greco e Pieter C. Scholten per presentare il loro evento/manifesto “We Want It All“. Poi l’unica data italiana di Ólafur Arnalds e la settimana successiva due grandi coreografi della danza contemporanea confrontate con il patrimonio del minimalismo americano: Anne Teresa De Keersmaeker, Rosas e l’ensemble ICTUS con “Drumming live” seguiti da Sasha Waltz & Guests e Terry Riley con “In C”.

Fondamentale il supporto di Dance ᴙeflections by Van Cleef & Arpels che presenta insieme all’Accademia di Francia a Roma (Villa Medici) un progetto itinerante di Noé Soulier “Passages”.

Fuori dalla Cavea dell’Auditorium “Ennio Morricone”, ci si sposta presso il Teatro Argentina dove torna dopo 40 anni il Berliner Ensemble con la nuova versione di “L’Opera da tre soldi” per la regia di Barrie Kosky restituendo centralità alle memorabili composizioni di Kurt Weill.

Torna a Roma dopo tanto tempo anche Heiner Goebbels, grande compositore e regista del teatro musicale contemporaneo che si confronta Henri Michaux creando “Liberté d’action”. Molta attesa anche per il ritorno di James Thierrée con la commedia musicale contemporanea “Room”. Un grande ritorno anche quello di William Kentridge con “O Sentimental Machine” su cui il compositore francese François Sarhan ha scritto una partitura musicale interpretata con l’Ictus Ensemble. Ancora teatro musicale: i “Madrigals” di Claudio Monteverdi, la cui parte amorosa ispira Benjamin Abel Meirhaeghe che lavora con il B’Rock Ensemble e Doon Kanda.

La musica si confronta con “1984“: il compositore estone Mihkel Kerem ha scritto una partitura per il New European Ensemble di Amsterdam. L’introduzione sarà di Edward Snowden e la voce recitante di Marco Quaglia. Per la prima volta al Romaeuropa Festival, Maud Le Pladec si confronta con l’incompiuta di Schubert in “Twenty-seven perspectives” ma attraverso lo sguardo e il lavoro di decostruzione e ricostruzione di Pete Harden.

Alcuni appuntamenti musicali: Bryce Dessner torna a Roma con Katia e Marielle Labèque con il “Dream House Quartet”. Poi Ryoji Ikeda con “Music for percussion 2”, Pianohooligan con “Missa Sine Verbis”, Hanna Hartman e Daphne Narvaez con “Undercover”, Ben Frost in “Live” e l’omaggio a Iannis Xenakis per il suo centenario con il PMCE (Parco della Musica Contemporanea Ensemble) e Tonino Battista.

Romaeuropa non può non accogliere quanto di più nuovo e al di fuori di tutti i tracciati internazionali si muove: è il compito di “Line Up”, il progetto musicale curato da Giulia Di Giovanni e Matteo Antonaci che terminerà con un progetto speciale curato da Pietro Turano che porterà live il suo podcast all’interno di una preview del Coming Out Day. Ci sarà anche la seconda edizione del progetto con Treccani: “Le parole delle Canzoni” ragiona sulle scritture e le musiche del nostro tempo, messe in relazione con punti di vista giovani sulla meravigliosa terrazza di Villa Medici.

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Questi due progetti rimandano a quello che è il “secondo cuore del festival”: il racconto del nostro tempo e del nostro mondo. Con questo scopo approdano al Romaeuropa Radouan Mriziga e Dorothée Munyaneza con “Akal” che racconta un’altra storia delle popolazioni autoctone del Nord Africa. Ci sposteremo nelle favelas di Rio De Janeiro con Bruno Beltrão e il Grupo De Rua Niterói con “Nuova creazione”. Poi sarà la volta del Messico con gli spettacoli “Tiburón” e “Lazaro” del collettivo Lagartijas Tiradas al Sol per finire in Sud Africa con la coreografa Robyn Orlin e la compagnia “Moving Into Dance” che presentano “We wear our wheels with pride and slap your streets with colors… we said “bonjour” to Satan in 1820”. In collaborazione con il MAXXI si viaggerà tra Libano e Berlino con “Riding on a cloud” di Rabih Mroué. Ancora Berlino ma questa volta collegata a Singapore da Choy Ka Fai nell’assolo queer, multimediale e multinazionale “Cosmic Wander: Yishun is burning”.

Proprio Choy Ka Fai apre la sezione “Digital live”, in cui Federica Patti cura il rapporto tra musiche, performance e new media. A fianco a questo progetto troveremo “Anni Luce” a cura di Maura Teofili (che scommette sul sostegno alla creatività teatrale under 30) e VRE Virtual Reality Experience di Mariangela Matarozzo dedicato alla scoperta di nuovi mondi virtuali.

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Il racconto del presente continuerà con tre progetti coreografici: “On Earth I’m done (Mountains/Islands)” di Jefta van Dinther e Cullberg, “Any attempt will end in crushed bodies and shattered bones” di Jan Martens, Grip e Dance On Ensemble e infine “Opening night” di Marcos Morau e La Veronal. Da non perdere – per gli amanti della danza e non solo – il progetto “Dancing Days” a cura di Francesca Manica.

Il racconto del presente è anche il racconto di come gli artisti riflettono su alcune questioni essenziali. Tematica che il direttore Grifasi riassume in due parole: “La cura”. Rientrano in questa categoria “Grief and beauty” di Milo Rau e NTGent, “Faith, Hope and Charity” di Alexander Zeldin e “Fraternité – Conte fantastique” di Caroline Guiela Nguyen.

Molto forte la presenza di artisti italiani: Valentino Villa, Monica Piseddu e Claudine Galea con “Au bord”, Paola Di Mitri con “Vita amore morte e rivoluzione”, Martina Badiluzzi con “Penelope”, Enzo Cosimi con l’intera “Orestea – Trilogia della vendetta”, Renato Sarti con “Ottobre 1922”, Bartolini e Baronio con “6900KM_Esercizi sull’abitare #3”, Fabrizio Ottaviucci con Cornelius Cardew e Morton Feldman in “Treatise Part.5 Palais de Mari”, la Compagnia Finzi Pasca con “Bianco su bianco”, IVONA e Pablo Girolami con “T.R.I.P.O.F.O.B.O.F.I.A Jose-Pasqual” e Paola Prestini con Jeffrey Zeigler in “Houses of Zodiac”.

Infine non mancherà la sezione “KIDS” dedicata ad un pubblico dai 6 anni in su e ai loro accompagnatori, il concorso “Vivo d’arte” con il Ministero degli Affari Esteri e il Festival Film Villa Médicis organizzato dall’Accademia di Francia a Roma,

Dunque appuntamento imperdibile a settembre con 74 giorni di Festival: 80 spettacoli, 155 repliche in 18 spazi di Roma e oltre 400 artisti.

Lo staff del Romaeuropa Festival 2022 a Villa Massimo
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Classe 2001 e studentessa di “Letteratura Musica Spettacolo” in Sapienza. Alla continua ricerca di meraviglia, di entusiasmo e di un significato in ogni cosa. Le piace lasciarsi attraversare dalle emozioni davanti ad un film, a una poesia o ad un’opera d’arte, riempire i polmoni di bellezza fino a sentire il bisogno di sospirare. Ama l’arte ai suoi antipodi: sempre con la musica in sottofondo, da Vivaldi a Lady Gaga passando per Queen, Jovanotti, Achille Lauro o Ultimo; perde il fiato davanti alle sculture di Canova, agli stencil di Banksy o alle tele di Perez. Con il cuore diviso tra Abruzzo e nord della Francia, ama viaggiare in treno o in aereo, ma mai senza auricolari o un libro di poesie e una matita tra le mani.