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Al via il Roma Jazz, primo festival jazz al mondo trasmesso in diretta streaming HD

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La chiusura dei teatri imposta dai recenti provvedimenti governativi per contrastare la diffusione del covid19 non ferma uno dei più importanti appuntamenti internazionali dedicati al jazz e alle sue infinite traiettorie. Ideato e organizzato da IMF Foundation in co-produzione con la Fondazione Musica per Roma e all’interno di Romarama, il Roma Jazz Festival conferma la sua 44° edizione dal titolo Jazz for Change, riorganizzando in tempo record la programmazione che si svolgerà a porte chiuse nelle sale dell’Auditorium Parco della Musica e verrà interamente trasmessa in diretta streaming HD, grazie all’alleanza strategica con la piattaforma internazionale Live Now.

“La Fondazione Musica per Roma – dichiara l’Amministratore Delegato della Fondazione Musica per Roma Daniele Pitteri – continua la sua attività di programmazione avviando anche linee progettuali innovative parallelamente a quelle tradizionali che proseguono normalmente come mostre, esposizioni, visite guidate. Da mesi stavamo sperimentando la possibilità di fare gli spettacoli via streaming nei nostri spazi, e il Roma Jazz Festival è il primo ciclo di concerti trasmessi on line a pagamento che entrerà a far parte della nostra nuova offerta culturale digitale e che utilizzerà il nuovo teatro di posa ad alta tecnologia allestito nella Sala Petrassi”.

“Jazz for Change, un tema, ideato in tempi non sospetti, per indicare come la musica e i musicisti possano rappresentare le istanze di un cambiamento civile, sociale ed economico. Su questo tema abbiamo costruito un programma con grandi nomi internazionali e nazionali. Poi hanno ridotto le capienze degli spazi, hanno anticipato gli orari di chiusura, ed infine hanno chiuso i teatri. Bene, ci siamo adeguati e non rinunciamo. Il festival lo faremo, a porte chiuse, in live streaming ad alta definizione. Il jazz è sempre stato e rimane una musica di resistenza ma non è solo musica, come dice Wynton Marsalis, è anche un modo di stare nel mondo e un modo di stare con gli altri. E pensando al nostro pubblico, agli appassionati, ai lavoratori dello spettacolo abbiamo deciso di andare avanti, riconoscendo il ruolo vitale che la musica può svolgere nella vita di ognuno”.

“Questo è un momento storico per ascoltare, imparare, crescere, agire e cambiare. #JazzForChange” afferma il Direttore Artistico Mario Ciampà. Una dichiarazione che dimostra una straordinaria capacità di adattamento e di reazione a una situazione difficile, pur restando perfettamente in linea con gli intenti iniziali. Jazz for Change inaugura infatti un ciclo tematico triennale dedicato al futuro e all’innovazione: “la situazione imprevista nella quale il mondo si è trovato, ha dato un’accelerazione nell’uso delle tecnologie e della rete internet, coinvolgendo in maniera determinante anche il settore della cultura. Per questo, l’uso dello streaming, della realtà virtuale e dell’intelligenza artificiale saranno da noi sperimentati e sviluppati nei prossimi tre anni, con l’obbiettivo di arrivare a creare una piattaforma integrata che permetta allo spettatore di essere non più soggetto passivo ma interattivo, creando le condizioni di un allargamento del pubblico e un maggiore coinvolgimento” aggiunge il direttore.

Slitta al 10 novembre l’apertura del festival, originariamente prevista il 29 ottobre ma sono ben 8 i concerti confermati sui 14 programmati inizialmente. Dalla prima mondiale di Gong, progetto di Luca Aquino con le immagini inedite di un artista del calibro di Mimmo Paladino alla musica “politica” degli Area Open Project, che presentano il loro nuovo album. Dalle atmosfere caraibiche di Roberto Fonseca, Mino Cinelu e Yilian Canizares alle sonorità nordiche di Nils Petter Molvær. E poi ancora il jazz “ecologista” di Enzo Favata, insieme al celebre geologo Mario Tozzi per un concerto speciale tutto dedicato al Mediterraneo, il concerto ipnotico di Alexander Hawkins e Hamid Drake e la melancolia di Salvador Sobral.

Annullati purtroppo i live di Don Moye, La Batteria, Ugoless, Francesco Diodati, Daniele di Bonaventura e Marco Bardoscia, oltre al già cancellato concerto dei The Comet is Coming a causa delle precedenti restrizioni del governo britannico. Garantiti comunque i concerti in prima assoluta e le esibizioni di ospiti internazionali e artisti italiani di spicco.

In virtù della preziosa collaborazione con LIVE NOW, innovativo e versatile servizio di streaming che consente di assistere a concerti ed eventi sportivi di tutto il mondo, i live potranno essere fruiti in diretta in alta definizione da un pubblico internazionale, assicurando un’esperienza ottimale grazie anche a una regia di altissimo livello qualitativo e alla molteplicità di riprese. I concerti potranno essere acquistati singolarmente (al costo di 5,00€) direttamente su LIVE NOW https://www.live-now.com/it-it/page/romajazzfestival ma anche su Dice e TicketOne e rimarranno on demand per 24 ore dopo la diretta, prevista per ogni concerto alle 21, ora italiana. I link all’acquisto dei live streaming su Dice e TicketOne verranno attivati nei prossimi giorni mentre il pubblico che nei giorni scorsi ha acquistato i biglietti per i concerti in Auditorium Parco della Musica può chiedere il rimborso direttamente sulla piattaforma di TicketOne o al rivenditore fisico.

Il Roma Jazz Festival è vincitore dell’Avviso Pubblico Contemporaneamente Roma e parte di ROMARAMA 2020, il palinsesto culturale promosso da Roma Capitale e realizzato in collaborazione con SIAE.

PROGRAMMA

Dopo Jazz is now nel 2018 e No borders del 2019, tema di questa edizione è Jazz for Change. Un cambiamento necessario in un mondo afflitto dall’emergenza climatica e dalla messa in discussione dei diritti civili, cui stanno reagendo con forza movimenti come Black Lives Matter e Climate for Change. La pandemia ci ha mostrato come sia di importanza strategica cambiare il nostro stile di vita, l’approccio con l’altro, il rapporto con l’ambiente e ripensare i tessuti urbani, immaginare nuovi modi di vivere gli spazi ma anche sfruttare al massimo le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. Il jazz, musica di trasformazione continua, può essere una fonte di ispirazione: un genere basato sulla cooperazione e sull’armonia ma che, al tempo stesso, insegna il rispetto dei ruoli e lascia libero spazio alle individualità.

Il Roma Jazz Festival si apre con una band simbolo di assoluta libertà creativa e di impegno politico, gli Area, formazione musicale aperta nata agli inizi degli anni ’70 intorno alla figura di Demetrio Stratos. Il 10 novembre, nella formula Area Open Project, presentano il loro nuovo album in uscita il 24 ottobre per Warner e registrato durante un live in Giappone: il  repertorio  è  un  viaggio nel mondo del jazz che ha da sempre contraddistinto il gruppo, muovendosi con naturalezza tra sonorità elettroniche, world ed etniche (con brani antichissimi, le cui notazioni risalgono a migliaia di anni fa) reinterpretate con lo stile sperimentale tipico del background Area, che conducono il pubblico in un viaggio nel tempo, tra atmosfere affascinanti e coinvolgenti, dove l’esotismo incontra l’inaudito

Il giorno successivo, 11 novembre, si salpa verso il Mediterraneo con il concerto del sassofonista sardo di fama internazionale Enzo Favata e il celebre geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi. Uno scienziato della terra e un musicista che della musica della sua terra ha fatto un’inconfondibile cifra stilistica. Fra le improvvisazioni di Favata intorno alle tradizioni folkloriche e i grandi temi ecologici sollevati da Tozzi, il racconto affascinante del Mare Nostrum attraverso il particolare punto di vista della geologia e di una musica al confine tra passato e futuro.

Il 12 novembre arrivano al Roma Jazz Festival 2020 il pianista inglese Alexander Hawkins, uno dei giovani musicisti europei più versatili e richiesti, e Hamid Drake, batterista della Louisiana di lunga e consolidata esperienza. Hawkins, apprezzato per la straordinaria concentrazione che dimostra nelle sue esibizioni live, retaggio di una formazione in parte classica, è cresciuto ascoltando il primo Duke Ellington e Bill Evans ma in concerto riesce a far aleggiare lo spirito di Messiaen. Di tutt’altro tipo la formazione di Drake, immerso fin dall’adolescenza nel soul, funk e R&B targato Motown per sviluppare durante la sua carriera un interesse profondo per le molteplici traiettorie e influenze della musica africana. Quello in Auditorium sarà un concerto ipnotico, circolare e intenso, in un continuo e vicendevole inseguirsi di due linee parallele che alla fine si ricongiungono.

Dopo le due strepitose esibizioni all’Eurovision Festival – nel 2017 quando stregò pubblico e critica con la sua esibizione e nel 2018 in duetto con Caetano Veloso – Salvador Sobral arriva al Roma Jazz Festival , il 13 novembre per presentare il suo ultimo album Paris, Lisboa. Sobral ha una voce straordinaria, ha timbro e tecnica, appoggia le frasi della sinuosa lingua portoghese con la stessa sensibilità di un interprete jazz. Vederlo muoversi sul palco usando ogni gesto al solo scopo di accompagnare la canzone, con un atteggiamento del tutto anti-pop, rivela la sua assoluta spontaneità e sincerità.

Il 14 novembre sarà invece la volta dello Chopin cubanol’Herbie Hancock de L’Havana, il pianista Roberto Fonseca, dal 2001 membro stabile del Buena Vista Social Club. Al Roma Jazz Festival presenta il suo ultimo album Yesun, per il quale The Guardian ha parlato di “maestria” di Fonseca, mentre Mojo lo ha definito “formidabile” e Downbeat ipnotico. Ad ogni modo, il disco è un’esplosiva miscela di jazz, musica classica, rap, funk ed elettronica che rompe le forme e abbatte i confini, sempre in costante ricerca delle radici profonde della tradizione afrocubana.Yesun è un gioco di parole che simboleggia l’acqua. E come l’acqua ha il potere di raggiungere lunghe distanze e acquistare qualunque forma, così la musica di Fonseca scorre tra l’antico e il moderno, accogliendo le sfide con un senso acuto della forma, del ritmo e della melodia, fra assoli a volte agili e delicati, altre percussivi e vigorosi, sempre permeati di profondità, lirismo e determinazione.

Appuntamento imperdibile il 17 novembre con la prima mondiale del concerto multimediale Gong. La musica del trombettista Luca Aquino con la partecipazione speciale del percussionista francese Manu Katchè, le opere visive inedite di Mimmo Paladino caposcuola della transavanguardia italiana e i testi di Giorgio Terruzzitra le penne più brillanti e note del giornalismo sportivo italiano racconteranno le grandi storie della boxe: da Primo Carnera a Muhammad Ali, passando per Sugar Ray Robinson, Nicolino Loche, Carlos Monzon, fino a Mike Tyson. Le imprese, le vittorie ma anche le grandi sconfitte di questi atleti entrati nel mito della noble art per mettere in luce anche l’uomo che si nasconde dietro il grande campione, con le sue fragilità, i suoi sogni e i fallimenti. Sei storie di pugili per sei fantastiche parabole di vita: storie di resistenza, impegno e capacità di trasformazione, dove vincere o perdere non ha molta importanza, quando la grande impresa è riuscire a salire su quel ring.

Il Nord e il Sud del Mondo si incontrano invece il 19 novembre nel concerto di Mino Cinèlu e Nils Petter Molvær, che presentano il disco appena uscito (settembre 2020) SulaMadiana. Il titolo dell’album prende il nome da Sula, l’isola al largo della costa occidentale della Norvegia, da cui proviene Molvær, e Madiana, sinonimo di Martinica, da cui proviene il padre di Cinelu. L’album rende omaggio a Manu Dibango, Tony Allen e Jimmy Cobb. Cinelu ha guadagnato fama internazionale negli album di Miles Davis come We Want Miles o Amandla. Ha lavorato con i Weather Report, Herbie Hancock, Pat Metheny, Sting, Santana, Lou Reed e Laurie Anderson. Nils Petter Molvær è una delle figure più importanti del jazz europeo. Il suo viaggio nelle aree inesplorate della musica abbraccia quasi una dozzina di dischi, sui quali ha esplorato varie combinazioni tra sonorità acustiche ed elettroniche. Entrambi sono maestri nella visualizzazione del suono e nel trasformare il visibile in udibile. La loro casa musicale è l’intero pianeta, ma mentre il suono rauco e nuvoloso della tromba di Molvàer evoca il freddo boreale, Cinelu è il fuoco ritmico dell’America Latina e dell’Africa. In SulaMadiana, hanno finalmente trovato il loro spazio comune.

Gran chiusura il 20 novembre nel segno di due elementi centrali per tutti i grandi movimenti che oggi lottano per il cambiamento, la lotta femminista e la ferma volontà di reagire agli imprevisti della Storia. Sul palco salirà una delle cantanti, violiniste e compositrici più apprezzate della scena internazionale, la cubana Yilian Canizares con il Trio Resilient. Da sempre attenta alle tematiche dei diritti civili e femminili, la Canizares presenta al pubblico del Roma Jazz Festival 2020 il suo ultimo album Erzulie dedicato alla divinità femminile haitiana dell’Amore e della Libertà. Un tributo a tutte le donne che vivono in questo momento storico decisamente complicato e che l’artista presenta in questo modo: “Essere donna oggi in questa società è una grande sfida. Ritengo che sia mio dovere come donna, come Artista e come essere umano essere impegnata nella difesa dei diritti femminili e civili in tutto il mondo: uguale retribuzione, stesse agevolazioni per accedere alla scolarizzazione, lotta contro le violenze di ogni genere, maggior presenza delle donne nelle posizioni di potere ma soprattutto rispetto per la nostra indipendenza e integrità morale”.

Per ulteriori informazioni:

www.auditorium.com

www.romajazzfestival.it

www.facebook.com/romajazzfestival

www.instagram.com/romajazzfestival

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Spotify svela gli artisti, le canzoni, gli album e i podcast più ascoltati dell’anno

Redazione

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Il 2020 è quasi finito. È stato un anno particolare e unico – durante il quale siamo stati fisicamente separati per tanto tempo, ma nonostante tutto abbiamo trovato nuovi modi per stare insieme, uniti come una vera comunità. Prima di chiudere ufficialmente l’anno, vogliamo prenderci il tempo per omaggiare gli artisti e i creators che, con la loro musica e i podcast, ci hanno permesso di vivere meglio un anno che sicuramente ricorderemo a lungo.

Wrapped 2020 di Spotify è qui proprio per questo.

Oggi Spotify svela gli artisti, gli album, le canzoni, le playlist e i podcast che hanno definito il 2020e che i 320 milioni di utenti della piattaforma in tutto il mondo hanno ascoltato di più durante l’anno. Sia che si trattasse di tenersi informati, di cantare insieme o semplicemente di svagarsi, le persone hanno sempre potuto contare sul supporto dell’audio e gli artisti non hanno smesso di “creare”.

Quali sono gli artisti e i podcaster più ascoltati del 2020? Qui sotto trovate i risultati completi di Spotify Wrapped 2020 a livello globale e italiano.

MUSICA (GLOBALE)

PODCAST (GLOBALE)

MUSICA (ITALIA)

PODCAST (ITALIA)

ALTRI TREND ITALIANI

  • Il 2020 è stato un grande anno per la scena rap campana
    • Il rapper napoletano Geolier è il quinto artista più ascoltato dell’anno su Spotify. Inoltre, è l’artista più ascoltato in streaming nella sua regione, l’unica in cui tha Supreme non è il numero uno in classifica.
    • La terza canzone più ascoltata dell’anno è M’ Manc (Shablo, Geolier, Sfera Ebbasta), un pezzo prevalentemente in dialetto con uno degli esponenti della scena campana che è riuscito a trascendere il pubblico regionale.
  • Il rap continua ad essere in cima alle preferenze in tutto il paese: Marracash (terzo artista più ascoltato su Spotify), Salmo (settimo), Capo Plaza (dodicesimo) e Luche (ventisettesimo) hanno raggiunto le rispettive posizioni senza pubblicare nuovi album nel corso del 2020, quindi solo attraverso le canzoni pubblicate nel 2019, a cui si aggiungono i featurings e i remix.
  • I tre artisti internazionali più ascoltati in Italia nel 2020 su Spotify sono Ozuna (sedicesimo posto), J Balvin (diciottesimo) e Travis Scott (diciannovesimo), classificatisi più in alto rispetto a pop star internazionali come The Weeknd (quarantesimo) e Dua Lipa (quarantaseiesima). Mentre a livello globale gli artisti Italiani più ascoltati del 2020 sono MeduzaLaura Pausini.

Per saperne di più, sulle tendenze dello streaming del 2020 e su come Wrapped si è evoluto quest’anno, visita il blog di Spotify For the Record.  Di seguito sono riportate le top 5 globali e  italiane.   

Infine, preparatevi per le prossime eccitanti feature disponibili a breve: le esperienze personalizzate di Spotify Wrapped per ascoltatori e creator, che offrono agli utenti la possibilità di scoprire ancor più nel dettaglio la musica e i podcast che hanno definito il loro anno.

Spotify Wrapped 2020 Top List a livello globale:

Gli artisti più ascoltati

  1. Bad Bunny
  2. Drake
  3. J Balvin
  4. Juice WRLD
  5. The Weeknd

Le artiste più ascoltate

  1. Billie Eilish
  2. Taylor Swift
  3. Ariana Grande
  4. Dua Lipa
  5. Halsey

Gli album più ascoltati

  1. YHLQMDLG, Bad Bunny
  2. After Hours, The Weeknd
  3. Hollywood’s Bleeding, Post Malone
  4. Fine Line, Harry Styles
  5. Future Nostalgia, Dua Lipa

Le canzoni più ascoltate

  1. Blinding Lights” by The Weeknd
  2. Dance Monkey” by Tones and I
  3. The Box” by Roddy Ricch
  4. Roses – Imanbek Remix” by Imanbek and SAINt JHN
  5. Don’t Start Now” by Dua Lipa

I Podcast più popolari

  1. The Joe Rogan Experience
  2. TED Talks Daily
  3. The Daily
  4. The Michelle Obama Podcast
  5. Call Her Daddy

I generi di Podcast più popolari

  1. Society & Culture
  2. Comedy
  3. Lifestyle & Health
  4. Arts & Entertainment
  5. Education

Spotify Wrapped 2020 Top List in Italia:

Gli artisti più ascoltati

  1. tha Supreme
  2. Sfera Ebbasta
  3. Marracash
  4. Guè Pequeno
  5. Geolier

Le artiste più ascoltate

  1. Elodie
  2. Dua Lipa
  3. Billie Eilish
  4. Ana Mena
  5. Elisa

Le canzoni più ascoltate

  1. Mediterranea” di Irama
  2. Good Times” di Ghali
  3. M’ Manc” di Shablo feat. Geolier and Sfera Ebbasta
  4. A Un Passo Dalla Luna” di Ana Mena e Rocco Hunt
  5. blun7 a swishland” di tha Supreme

Gli album più ascoltati

  1. 24 6451, tha Supreme
  2. Persona, Marracash
  3. DNA, Ghali
  4. Mr. Fini, Guè Pequeno
  5. Emanuele (Marchio registrato), Geolier

I podcast più popolari

  1. Muschio Selvaggio
  2. Il podcast di Alessandro Barbero: Lezioni e Conferenze di Storia
  3. La Zanzara
  4. Speak English Now Podcast with Georgiana’s mini-stories – ESL
  5. Monologato Podcast – The Filippo Ruggieri Experience

I generi di Podcast più popolari in Italia

  1. Educazione
  2. Società & Cultura
  3. Arti & Intrattenimento
  4. Commedia
  5. Storie

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Prisencolinensinainciusol, la canzone di Celentano sull’incomunicabilità

Antonella Valente

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“Senta professore, come mai ha scritto una canzone con delle strane parole che non dicono niente?
– Chi?
– Lei!
– Beh , vede ragazza io ho capito che oggi nel mondo non ci capiamo più, è proprio è difficile, non c’è dialogo ormai, è rimasto solo lo sguardo, anche un pò afflitto e ho ritenuto opportuno sviluppare il tema dell’incomunicabilità (..) lasciando come riferimento una sola parola Prisencolinensinainciusol che vuol dire ‘amore universale’ “

Il famoso singolo di Adriano Celentano, pubblicato nel 1972, è passato alla storia della musica italiana divenendo particolarmente riconoscibile per l’uso di una lingua inventata, una specie di inglese maccheronico, in cui le parole, tra cui alcune che potrebbero assomigliare a dei suoni inglesi come “ol rait” non formano frasi di senso compiuto.

Il brano, che sarà inserito all’interno dell’album Nostalrock del 1973, sarebbe il frutto di un loop nonsense creato dallo stesso Celentano mentre stava incidendo il famoso “Disc Jockey” e rappresenterebbe “la ribellione alle convenzioni, anche musicali”.

“Prisencolinensinainciusol” non ebbe subito successo, nonostante il suo utilizzo come sigla nel programma radiofonico “Gran varietà”. Non entrò nemmeno in classifica a differenza di altre nazioni come il Belgio, i Paesi Bassi, la Francia, la Germania e anche gli Stati Uniti dove ottenne buone posizioni.

Due anni dopo, però, nel 1974, il singolo fu lanciato nuovamente in due trasmissioni di successo come “Formula due”, in cui Celentano vestiva i panni di professore e “Milleluci”, insieme a Raffaella Carrà.

A distanza di oltre quarant’anni dall’uscita di “Prisencolinensinainciusol”, il singolo di Celentano risulta più attuale che mai, riflettendo le difficoltà di comunicazione dei tempi che corrono che lasciano ad uno sguardo l’unica via di socialità e condivisione.

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#IOSONO l’album di Innocente tra pop, latin-jazz e atmosfere cantautorali

Fabio Iuliano

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Disponibile sul mercato #IOSONO l’album del cantautore e pianista salentino Innocente, che esce oggi per Cinico Disincanto e Pezzi Dischi. Otto tracce che viaggiano tra influenze pop, latin-jazz e cantautorali, per un lavoro guidato dalla voglia di sperimentazione e ricerca sonora, nel quale emerge come Giorgio Innocente, in un momento storico in cui ci si sposta sempre più verso suoni campionati o effettati, si muova in controtendenza, preferendo sonorità acustiche e pulite, complici le produzioni di Luigi Saccà e Vladimiro Boccia. 

#IOSONO, infatti, è un album suonato dall’inizio alla fine, che non vuole strizzare l’occhio a ciò che va di moda nel mainstream ma sceglie la ricerca nelle sonorità e nel tipo di arrangiamento. Brani dal ritmo frizzante con la presenza costante del pianoforte si alternano a brani dai suoni caldi, capaci di creare un’atmosfera intima. Dal punto di vista tematico si sente il forte legame di Giorgio (Innocente) con il territorio italiano, la sua lingua e soprattutto con la sua terra d’origine: un esempio su tutti il brano Bella ci dormi, ripreso dal Canzoniere Grecanico Salentino, che vuole essere un omaggio alle sue radici. Centrale anche il tema del tempo che assume le sembianze di un “Ser”, così come la tematica ambientale, sempre cara all’artista, fino ad arrivare all’amore, narrato in maniera passionale ma mai scontata. Giorgio vuole presentarsi all’ascoltatore negli attimi di quotidianità, nelle sensazioni dei piccoli momenti, come in una piccola biografia, attraverso una forma testuale ben strutturata ed un linguaggio non necessariamente immediato.

In questo disco – spiega Innocente –  sono confluiti brani che hanno caratterizzato non solo il mio percorso musicale, ma anche quello di vita. Ho voluto mettermi a nudo senza filtri, divertendomi a condurre l’ascoltatore/lettore in piccoli labirinti testuali dai quali ognuno può trovare la sua via d’uscita. I temi che affronto sono molto importanti per me, uno su tutti quello ambientale a cui mi sento particolarmente vicino, in quanto attivista del movimento Fridays For Future: la salvaguardia dell’ambiente e i danni ambientali sono diventati una questione sociale, non sono più una questione che riguarda una minoranza. L’amore, invece, lo racconto dondolando tra la ragione e il suo contrario, in un incalzante dubbio. Penso a questo sentimento in maniera utopistica e lontana dal romanticismo, che mi stanca. In Il cuore e l’abat-jour, ad esempio, ho provato a descrivere la storia di un incontro tra un cuore “troppo cerebrale” ed una abat-jour: due soggetti distinti, forse antitetici per i quali “pur considerandone al bisogno l’accensione non ci hanno visto più”. Mi intriga la forza della diversità. In Gitana, poi, l’amore è visto come liberazione dalle abitudini, dalla quotidianità, come trasgressione soprattutto mentale, oltreché fisica, utile a “purificare l’incertezza delle cose”.

L’obiettivo del disco è sperimentare, mischiare, senza necessariamente costruire un “recinto musicale”, senza chiudersi dentro un genere ben definito, cercando di fare buona musica senza seguire gli schemi compositivi che rendono un prodotto sicuramente accattivante dal punto di vista commerciale, ma allo stesso tempo rischiano di farlo risultare anonimo, prodotto in serie.

Giorgio Innocente, classe 1991, è salentino ma vive da diversi anni a Siena. Inizia a studiare pianoforte da giovanissimo, tra i Conservatori di Lecce e Taranto e le accademie, affiancando a questo lo studio delle tecniche vocali. A 17 anni si avvicina al jazz, iniziando a studiarne la tecnica pianistica e vocale, ma si appassiona sempre di più anche alla scrittura che, quasi inevitabilmente, viene messa a servizio della sua musica. Parallelamente all’attività accademica, Giorgio si dedica al lavoro sui suoi brani e all’attività dal vivo, suonando su palchi come il Mediterraneo Festival e il Salent Festival e collaborando con importanti formazioni del territorio pugliese e non solo. Studia jazz con il pianista e Maestro Ettore Carucci presso il Saint Louis College e, nel 2019, pianoforte jazz presso “Siena Jazz” con il Maestro Danilo Tarso, mentre continua a lavorare ai suoi inediti. Il singolo d’esordio, “Il Cuore e l’Abat-Jour”, esce il 28 aprile 2020 per l’etichetta Cinico Disincanto, seguito a giugno da “Gitana”. Il 5 Novembre esce il terzo singolo “Un Raggio a Strapiombo”

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