Connect with us

Entertainment

Angela da Mondello, cioè il lato peggiore della televisione italiana

Fabio Iuliano

Published

on

Quando il trash supera la fantasia. Anche la peggiore, la più scadente, quella più gretta e imbarazzante. Quella capace di trascendere moralismo e moralisti, bigotti e bigottismo, cinici e cinismo per mettere d’accordo tutti sulla propria perversa natura e sulla scadenza della sua forma e l’inconsistenza della sua sostanza. Quella di fronte alla quale l’unica risposta è un conato. Quello, almeno, è sincero.

Usiamo parole dure, ne siamo consapevoli, per censurare volontariamente l’ennesimo ed evitabile siparietto tragicomico da serie z che la tv italiana sponsorizza con tanta superficialità e ostentata arroganza. Nei mesi scorsi auspicavamo che dalle tragedie ne saremmo usciti migliori, ma si trattava di false speranze. Nessuno ci ha mai creduto realmente. Perché, di fatto, l’essere migliori, o il provare a esserlo, richiede quanto meno una comprensione degli errori formulati. L’inerzia, come sempre viene sottolineato, non insegna nulla, ma un errore dà l’opportunità al suo autore di non ripeterlo. Quindi è un insegnamento. Un fattore pedagogico la cui utilità, in questo preciso momento storico, è tutto fuorché in discussione.

Angela Chianello da Mondello, resa famosa dallo sciagurato “Non ce n’è di Coviddì“, non fa ridere. Non nell’accezione più nobile del suo significato e del suo intento. Non è neanche intrattenimento, quello che prova a portare avanti con disgraziata goffaggine. A qualcuno piace, ne prendiamo atto. E quindi persevera, insiste nel suo brutto folklore e nella sua triste comicità. E si spinge oltre, verso nuovi orizzonti di inutile bruttezza. Perché il trash piace, lo sappiamo. Anche se noi continuiamo a spingere per la qualità. Perché stupidamente crediamo che la televisione italiana possa e debba ancora ricoprire un ruolo primario nell’educazione di chi la guarda o in essa trova ristoro.

Forse piace a chi non si è reso conto del periodo storico che stiamo vivendo. Dopo la inusuale e profetica espressione gergale (mix di ignoranza, superficialità e dissociazione dal mondo circostante) è tornata alla carica, e del suo tormentone estivo sta addirittura girando un video musicale. Non serve scomodare la Legge di Murphy per sottolineare che quando va tutto male, in fin dei conti può andare anche peggio.

Lasciando da parte la tempestività (girarlo a novembre, sulla spiaggia, in piena seconda ondata della pandemia) che dimostra una totale assenza di consapevolezza di mezzi e misure, la Chianello ha addirittura trovato chi le producesse questo capolavoro. Salvo che la seconda ondata per lei, e per chi la sponsorizza, non fosse un’opportunità di esibizionismo. Ma no, non riusciamo a riderci sopra. Non quando c’è una pandemia che sta flagellando il mondo, la salute di chi lo vive e l’economia di chi prova tra lutti, sofferenze e fatiche, a tirate la carretta. Per sé e per gli altri. Non fa ridere. L’ironia è altro.

L’ironia è un’arte, è una cosa seria. Il saper far ridere richiede sforzi cognitivi estranei al sopra citato tormentone il quale, forse, è riferibile a una nicchia, magari composta da chi è totalmente disinteressato a cosa si sta verificando e vede nel trash televisivo e del web un sollievo. Ma non a chi ha un minimo di raziocinio e sale in zucca. E’ il baratro, semmai, della televisione italiana che vede in Barbara D’Urso – ma guarda un po’ – la sua più fiera portabandiera. Che dura e perdura, che avanza incessantemente tra sgomento e frustrazione.

Sono morte migliaia di persone per il covid 19. Moltissime continuano a morire e moltissime ne stanno soffrendo. Anche i più negazionisti hanno alzato bandiera bianca nel riconoscerne l’esistenza. Viviamo la più grave crisi sanitaria da un secolo e più a questa parte e ridere e ballare (in rigoroso assembramento senza mascherine e distanziamento) su una spiaggia per omaggiare Angela Chianello è qualcosa di cui non abbiamo bisogno e che respingiamo con forza e decisione. Per rispetto di chi, del “coviddì”, si è ammalato. Non fa ridere. Neanche un po’. E a scanso di equivoci lasciate da parte la falsa retorica moralista, perché non troverà terreno fertile in questa critica. Scegliamo volutamente di non pubblicare foto e video di tale sciagurata e insensata idea. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma noi preferiamo prenderne le distanze e non darne ulteriore visibilità.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

Entertainment

“Il risveglio di Mauro” di Massimo Zona, un’altra intrigante avventura dell’investigatore Mauro Baveni

Redazione

Published

on

Proseguono le avventure di Mauro Baveni, il personaggio della serie noir creata da Massimo Zona nel 2015 e giunta al quinto libro intitolato “Il risveglio di Mauro”, che sarà pubblicato a dicembre, come gli ultimi due edito anch’esso dalla LFA Publisher Editore, che continua a sostenere il personaggio con impegno ed entusiasmo.

Massimo Zona è nato a Roma, dove ha frequentato le medie e il liceo classico al Virgilio di Via Giulia. Laureato in Giurisprudenza, ha lavorato in una multinazionale petrolifera. Attualmente in pensione, risiede a Calvi Risorta, piccola cittadina dell’hinterland nord della provincia di Caserta.

Autore di poesie, sia in lingua che in vernacolo romanesco, di racconti brevi e di romanzi, dalla sua penna nasce, come già detto, il personaggio di Mauro Baveni, “l’investigatore della terra dei fuochi”, un personaggio controverso, ma decisamente accattivante, che dopo una vita spesa nei Servizi, si è reinventato detective privato per non morire di noia e arrotondare la pensione.

Circondato da vecchi e nuovi amici, la sua etica elementare lo porterà a scegliere, in maniera pragmatica, tra bene e male, tra amore e giustizia. E come sempre, senza tentennamenti di sorta.

Come recita la sinossi de “Il risveglio di Mauro”, l’ultima, tremenda avventura aveva turbato profondamente Mauro e i suoi migliori amici, salvati in extremis dal decisivo intervento del misterioso Arciere. Dopo la lunga degenza in ospedale, tornato a casa, si ritrova ben presto alle prese con numerose indagini che tanto lo appassionano.

Un caso dubbio di morte del migliore amico di suo padre, un lanciatore di dardi emulo dell’Arciere, una donna oggetto di stalking pesante, il rapimento di una bambina e per finire un cruento scontro con la mafia nigeriana, lo vedono coinvolto nuovamente insieme ai suoi amici Gustavo e Bernardo.

La narrazione si sussegue, al solito, fluida ed emozionante e riesce a portare il lettore all’interno delle scene che la animano, dando allo stesso l’impressione di essere immerso a sua volta nella sceneggiatura.

Insomma, ancora un libro da leggere tutto d’un fiato e da gustare anche nella sua elegante e pregiata veste, curata in maniera minuziosa dalla casa editrice LFA Publisher e impreziosita da una copertina definita dagli esperti “internazionale”, con il disegno di Carlo Gianoglio e il progetto grafico di Giovanni Pezzulo. Insomma, un libro da non perdere. Ha pubblicato i precedenti noir Rosso teatro (2015) e La cantina di tufo (2017) con le Edizioni Italia, Un amore comunque (2019) e L’arciere di dio (2020) con LFA Publisher.

Continue Reading

Entertainment

Una finestra sull’arte: la Litografia Bulla di Roma al fianco degli artisti in difficoltà

Federico Falcone

Published

on

La Litografia Bulla presenta Passaggi, un progetto di Beatrice e Flaminia Bulla. La Stamperia di Via del Vantaggio 2 a Roma apre una grande finestra su strada, attraverso la quale guardare pur non potendo entrare a causa di questa situazione d’emergenza. A partire dal 21 novembre 2020, passeggiando, si potranno vedere i lavori degli artisti che nella stessa Stamperia hanno sperimentato l’arte grafica e che tutt’oggi la indagano in un interessante intreccio di tecniche grafiche tradizionali e contemporanee.

Questo progetto nasce dalla volontà di voler raccontare l’imprescindibile rapporto di comunicazione e confronto che si instaura naturalmente fra artista e artigiano e che si rende visibile nei lavori che verranno presentati. Allo stesso tempo questa necessità di comunicazione sembra tanto più importante oggi dato il complicato momento storico che stiamo vivendo. Passaggi sono quelli che si snodano fra la consapevolezza del sapere artigianale tradizionale e la necessità delle visioni contemporanee e la finestra che si affaccia su uno dei locali della Stamperia è come un piccolo palcoscenico sospeso e aperto nella contemporaneità, che accoglierà alternativamente lavori d’archivio, nuove edizioni e altri progetti.

Il primo a occupare la vetrina sarà Enzo Cucchi, artista con il quale la Stamperia lavora dalla metà degli anni Ottanta. La finestra resterà visibile durante tutto l’orario lavorativo della Stamperia, nella quale si potrà accedere esclusivamente su appuntamento.

La Litografia Bulla è il più antico laboratorio litografico ancora in attività. Fondato nel 1818 a Parigi presso il numero 18 di Rue Saint Jaques, grazie alla lungimiranza di Francesco Bulla, naturalizzato poi Francois. Il laboratorio ha poi trovato la sua sede definitiva nel 1840 a Roma, diventando presto un importante punto di riferimento per la comunità artistica della città. Situato in via del Vantaggio 2 l’attività è oggi portata avanti dai fratelli Rosalba e Romolo assieme alle figlie di Romolo, Beatrice e Flaminia, rispettivamente sesta e settima generazione di stampatori.

La litografia, sin dalla sua nascita alla fine del XVIII secolo, si pone da subito al servizio dell’arte, della scienza e del costume, difatti, nei cataloghi di stampe prodotti dal primo ramo francese dei Bulla, si rintracciano riproduzioni di dipinti, cartine geografiche, vedute di città, menù, cartoline accanto a lavori di artisti quali Adam, Grandville e Maurin. A partire dagli anni Quaranta la Litografia Bulla comincia a consacrarsi all’arte, percorso rintracciabile nel lavoro dei molti artisti che qui lavorarono fra i quali Fontana, Rotella, Scialoja, Schifano, De Chirico, Capogrossi, Dorazio, Twombly.

Con i figli di Roberto Bulla, Romolo e Rosalba, questo fruttuoso sodalizio viene portato avanti in maniera definitiva, la tecnica è spinta verso nuove sperimentazioni e altre tecniche indagate, come quella xilografica, gomito a gomito con artisti quali Kounellis, Cucchi, Dessì, Paladino, Nunzio, Accardi, Tirelli, Ontani, Bianchi, Ceccobelli, Jim Dine, Carl Andre, Ana Mendieta.

Oggi, accanto a Romolo e Rosalba, Flaminia e Beatrice continuano a mantenere viva la tecnica sperimentando con artisti contemporanei quali Matteo Montani, Gianni Politi, Delfina Scarpa, Guglielmo Maggini, Antonio Finelli, Mirco Marcacci portando anche avanti quell’interesse per l’editoria d’arte che già contraddistingueva la scorsa generazione.

Continue Reading

Entertainment

Una giornata dedicata al pensiero e alla Scienza Prima

La filosofia è la capacità di ripensare l’uomo nel tempo e nello spazio

Luigi Macera Mascitelli

Published

on

“Diventa schiavo della filosofia per poter gioire della tua vera indipendenza”

Con questa meravigliosa citazione del filosofo e politico romano Lucio Anneo Seneca vogliamo rendere omaggio alla giornata mondiale della filosofia, l’evento istituito dall’UNESCO il 21 novembre 2002 e celebrato ogni anno il terzo giovedì del mese di novembre. L’intento è promuovere l’importanza della Scienza Prima, affinché essa funga da strumento per costruire una società migliore, più rispettosa e tollerante.

Una ricorrenza che sottolinea l’immenso quanto duraturo valore del pensiero, ossia l’amore per il bello, la cultura e lo sviluppo umano. Perché la filosofia appartiene a tutti, è di tutti e non conosce padroni, ma si insinua nelle menti di coloro che sanno guardare il mondo con gli occhi dell’innamorato: curiosi, ammaliati, perfino spaventati a volte.

In questa giornata di esercizio collettivo del pensiero sulle principali sfide del nostro tempo, tutti i partner dell’UNESCO sono incoraggiati a organizzare le più disparate attività: dibattiti, conferenze, eventi culturali e presentazioni intorno ai maggiori temi attuali (bioetica, intelligenza artificiale e sviluppo sostenibile sono alcuni degli argomenti più trattati nel XXI secolo).

L’edizione 2020, in particolare, si rivolge al significato dell’attuale pandemia, sottolineando la necessità, più che mai, di ricorrere alla riflessione filosofica per affrontare le molteplici crisi che stiamo attraversando.

In Italia l’evento sarà celebrato, come di consueto, a Savona dal polo di filosofia della Regione Liguria.

Continue Reading

In evidenza